Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
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Ogni tanto anche “la casta” deve stringere la cinghia di fronte alla crisi economica del Paese: infatti, il collegio dei questori della Camera ha comunicato all'ufficio di presidenza della stessa, che il Ministero del Tesoro ha bloccato i 50 milioni di euro destinati al rimborso per le spese elettorali ai partiti, relativi alle elezioni dello scorso aprile. I soldi dovrebbero essere così ripartiti: circa 19 milioni al Pdl (12,5 a Forza Italia e la metà ad An), poco meno di 14,5 al Pd (8 all'Ulivo, 4,5 ai Ds, 2 alla Margherita), quasi 5 alla Lega, 3,5 all'Udc, 3 circa dell'Italia dei valori, e poi quelli destinati ai partiti che non sono entrati alla Camera ma hanno comunque superato la percentuale simbolica dell'1%: 2 milioni di Rifondazione comunista e giù a scendere ai Comunisti italiani, ai Verdi, a La Destra e all'Udeur.
Una notizia positiva, anche se bisogna capire quanto questo blocco durerà. Dopo il ciclone di “Mani pulite”, il finanziamento pubblico ai partiti fu cancellato tramite Referendum, ma fu reintrodotto nel ’99 dal Governo di centro-sinistra, come “rimborso elettorale”. Un rimborso elettorale che sarebbe anche giusto, perché in fondo non tutti i partiti hanno le risorse per stare in piedi e giocarsi alla pari la partita della campagna elettorale, rispetto a chi magari ha grossi finanziatori alle spalle. Se non fosse però che la somma totale del rimborso viene calcolata non su quanti vanno a votare, ma su gli aventi diritto: alle ultime elezioni ha votato l'80% degli aventi diritto; se il rimborso fosse stato calcolato in base a chi ha realmente votato, sarebbe stato pari a 41 milioni e 789 mila euro, invece è lievitato di otto milioni. Altra beffa è quella relativa alla soglia a partire dalla quale si può beneficiare del rimborso, ossia l’1%. In questo modo, si incentiva la nascita di tanti partitini, molti senza concrete speranze elettorali fin dalla nascita.

Anche quest’estate sulle coste meridionali italiane, si sta consumando la ormai consuetudinaria tragedia dei migliaia di immigrati che arrivano nel nostro Paese, scappando da fame, sete, guerre e disgrazie varie, in cerca di fortuna. Molti muoiono prima di arrivare, e se si spengono sulla barca, uomini, anziani o bambini che siano, vengono buttati in mare, perché il loro corpo, da morto, pesa ancor di più che da vivo: la disperazione non fa differenze di sesso ed età.
La provenienza è la solita ormai: libici, mahrebini, sudsarhiani. La modalità è sempre la stessa: attraverso barche che a mala pena ne potrebbero sostenere un terzo di quanti ne salgono; fornite da meschini mercenari senza scrupoli, che si fanno pagare profumatamente. I centri di prima accoglienza sono ormai al collasso. Sembrano tanti lager o per essere più crudi, gabbie, dove animali in attesa della propria destinazione, aspettano anche per mesi. Ovviamente i fondi per queste strutture sono sempre scarsi, mentre andrebbero aumentati e migliorati, fungendo magari da ufficio anagrafico per i nuovi arrivati, e quindi da reale rifugio per donne, bambini ed anziani, e da collocamento per chi è in età lavorativa. Perché da ex popolo di migratori di massa, dovremmo sapere per bene cosa significa andare in un altro Paese, anche lontanissimo, e farsi una nuova vita.
L’Italia ha scoperto di essere un Paese non solo di emigrazione ma anche di immigrazione a partire dalla fine anni ’80, quando a qualche filippino, mahrebino e sudamericano, giunto tra gli anni ’70 e gli anni ’80, si sono aggiunti i migliaia di disperati provenienti dall’Albania (molti ricorderanno le scene dei telegiornali che mostravano barconi stracolmi di persone), con due ondate: nell’89 e nel ’92 (a seguito del crollo del regime di Patos Nano). Non è un caso, che la prima vera legge sull’immigrazione è considerata quella del Ministro degli interni, Martelli, datata 1989.
Poi gradualmente nel corso degli anni ’90, arrivarono gli immigrati dall’Est europeo, a seguito del crollo, tipo domino, dei vari regimi comunisti. Inoltre, più consistente si è fatta, nell’ultimo ventennio, la presenza anche di africani e cinesi, con questi ultimi che si sono impossessati di interi quartieri.
Insomma, la situazione immigrazione nel nostro Paese si sta facendo drammatica: gli arrivi aumentano; i fondi destinati a seri progetti di inserimento degli immigrati appaiono sempre scarsi; la lotta alla clandestinità sembra solo uno slogan elettorale della destra per attirare le folle impaurite “dal diverso”, mentre la sinistra fa demagogici discorsi di accoglienza e integrazione (ho usato ancora i termini destra e sinistra per convenzione, ma sapete come la penso a riguardo); l’Unione Europea ci ammonisce continuamente, parlando anche di politiche xenofobe da parte nostra, ma in realtà non ci aiuta a mettere in piedi una seria rete di collaborazione tra i Paesi membri e non, per smistare i disperati…
Il discorso è sempre lo stesso: come si suol dire in questo caso, usando una metafora: non dobbiamo offrirgli il pesce, ma insegnare loro a pescare. Ci provò il Fascismo settant’anni fa circa, quando conquisto l’Etiopia e promosse opere stradali ed acquedotti…non possiamo farlo ora, in tempi di pace e di amorevole (almeno apparente) collaborazione tra i Paesi industrializzati? I quali però fanno solo riunioni sulle nostre spalle, nelle quali, i loro rappresentanti, fanno giri turistici e abbuffate varie, ma soprattutto hanno la convenienza di mantenere in uno stato di povertà certi Paesi, per rubarne le risorse primarie a prezzi ridicoli, o tenerli in balia di guerre civili per vendergli le armi…
Intanto loro arrivano qui, e un giorno saranno anche più di noi, visto che di figli noi italiani, per varie ragioni, siamo sempre più restii a farne. E da anziani diremo che sono venuti a prenderci il nostro Stato, il nostro lavoro, le nostre donne, a sposare i nostri figli…e recrimineremo. Scordando però, che se sono venuti qui ad arrecarci “disturbo”, la colpa è anche nostra, perché non li abbiamo aiutati a vivere bene nel proprio Paese quando potevamo; anzi, abbiamo contribuito sensibilmente alla loro situazione drammatica.
Dopo 14 anni il Napoli (ironia della sorte tanti quanti il Commissariamento della Regione Campania per l’emergenza rifiuti), torna a disputare la Coppa Uefa, dopo aver battuto nell’Intertoto con un doppio 1 a 0 la squadra greca del Panionios. L’ultima partita risaliva al 7 dicembre ’94, contro l’Eintracht Francoforte.
Ben 14 anni, tanti, troppi per una città come Napoli, da 2 milioni di abitanti e dalla calorosa tifoseria, forse unica al Mondo (per la partita col Panionios ben 60 mila spettatori).
Sono stati anni difficili per la società, finita prima in B, poi risalita in A, poi però declassata in serie C1 per fallimento; e da qui l’acquisto di De Laurentis che ha fiutato l’affare, visto che acquistare per “pochi” euro una società come quella del Napoli è effettivamente un affare da non farsi sfuggire, visto che poi il ritorno economico è a dir poco consistente, soprattutto grazie ai tifosi che anche in serie C hanno seguito in modo accanito la squadra (alcune partite hanno fatto registrare le 60 mila unità), per non parlare dei diritti TV. Certo la bravura di De Laurentis (e di chi gliela consigliato) è stata soprattutto quella di scegliere Pierpaolo Marino come Direttore sportivo, un uomo che ha già fatto le fortune dell’Udinese (sia economicamente attraverso l’acquisto di giocatori sconosciuti per poche centinaia di milioni di lire e poi valorizzarli e farli rivendere ad un prezzo 10 volte maggiore; sia tecnicamente tramite i risultati ottenuti sul campo, arrivando anche alla Champions League).
Se nella squadra friulana scoprì futuri talenti quali Amoroso, Bierhoff, Jorgensen, Jankulovsky, tanto per citarne alcuni, nel Napoli ha pescato talenti quali Lavezzi, Gargano, Hamsick, e chissà forse da quest’anno anche Denis.
Speriamo che questo successo calcistico sia di buon auspicio anche per la rinascita di Napoli come città; anche perché i problemi della città partenopea non sono solo quelli legati alla spazzatura (come certi politici vogliono far credere), ma ce ne sono altri che non vengono etichettati come “emergenza”, forse perché ormai purtroppo sono cronici: su tutti disoccupazione, e criminalità organizzata e non.

Quando ho saputo della norma inserita nella prossima finanziaria, con la quale un lavoratore a termine vittima di irregolarità o ingiustizie, che si rivolge ad un giudice per far valere i suoi diritti, può ottenere solo un indennizzo economico pari a 6 mensilità, e non più l'assunzione a tempo indeterminato (decreto pensato soprattutto per il settore delle Poste, maggiormente interessata agli abusi; e pensare che un tempo il posto alle Poste era ambito), ho pensato subito ai lavoratori precari, di cui faccio parte anche io; ma soprattutto a quelli che hanno votato destra alle ultime elezioni, perché non si sentono più rappresentati dalla sinistra. Infatti, molti lavoratori precari e disoccupati del Nord-est votano Lega perché si sentono più rappresentati da esso (ormai la sinistra in quella zona d’Italia ha raggiunto elettoralmente i minimi storici) o al Sud votano per il PdL.
In fondo la sinistra è lontana da essi ormai da un po’: il Partito democratico cerca di stare con ambiguità in mezzo, di mediare tra “padroni” e “lavoratori”, finendo però per essere malvisto da entrambi. I partiti della sinistra massimalista, dopo il fallimento del progetto di riunificazione dell’Arcobaleno, tornano a farsi la guerra tra loro, a ritornare ai simboli precedenti ad esso. E dopo l’investitura a Segretario di Rifondazione comunista di Paolo Ferrero, più conservatore e proiettato verso un isolamento del partito (alias difficile unificazione con gli altri soggetti della sinistra massimalista), rispetto al più possibilista e di moderne vedute, Nicky Vendola, Governatore della Puglia (a dire il vero dato per favorito nel dualismo), il partito sembra aver scelto la strada dell’eterna opposizione, con scarse possibilità di far parte di un progetto di Governo.
D’Altronde, Ferrero era tra i Ministri più astiosi del precedente Governo Prodi; ma più in generale, in tutti questi anni, Rifondazione è stato il partito che maggiormente ha dato filo da torcere alla coalizione di centro-sinistra (ricorderete che il primo Governo Prodi durò 2 anni, cadendo per una mozione di sfiducia sulla Finanziaria da parte di Rc). Una guerra interna che l’elettorato ha fatto pagare al partito con un’umiliante sconfitta elettorale.
Ed è proprio da quest’ultimo punto che sono partito. I voti persi dalle sinistre nelle ultime elezioni politiche, sono andati solo in parte all’Italia dei valori e quasi per nulla al Partito democratico, mentre si sono maggiormente spostati a destra. Ma stando alla norma contenuta nella prossima manovra finanziaria, a quanto pare, i più deboli politicamente smarriti, subiranno un altro oltraggio al proprio status di lavoratore. Un oltraggio talmente imbarazzante per lo stesso Governo, che qualche Ministro ne prende le distanze, come gli stessi Ministri addetti alle questioni del welfare e mondo del lavoro, ossia Sacconi e Brunetta, già alle prese con la “caccia al lavativo” nella pubblica amministrazione.
Insomma, tempi duri per i lavoratori, ormai maltrattati da chiunque vada al Governo: sia da chi un tempo ne difendeva le istanze in Parlamento ed oggi pensa solo a resuscitare simboli e slogan utopistici fuori tempo; sia da chi si proponeva come la nuova valida alternativa, e invece poi mostra il vero volto perseverante al Capitalismo.
Ci salvi chi può…già, chi può?






Il 23 luglio è stato riaperto al traffico il tratto “Sicignano degli Alburni-Atena Lucana”, lungo 29 kilometri, con 3 svincoli, 23 viadotti, 5 gallerie e 350 opere d´arte minori per un investimento complessivo di 597 milioni di euro, co-finanziati dall´Unione europea nell´ambito del Pon Trasporti 2000-2006. A tagliare il nastro, erano presenti tra gli altri, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, il Presidente dell´Anas Pietro Ciucci, il Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, l´Assessore regionale ai Trasporti della Regione Campania Ennio Cascetta, il Cardinale Renato Raffaele Martino e il Vescovo di Teggiano-Policastro Angelo Spinillo. Tutti molto entusiasti della cosa, in quanto tali lavori erano attesi ormai da 34 anni (quindi da sempre), e portano così quasi metà tratto autostradale ad essere completamente nuovo.
L’Anas afferma che entro l’inizio del 2013 punta al completamento dell’intero tratto autostradale, da sempre incubo per i vacanzieri, o fonte inesauribile di soldi per le criminalità organizzate locali. Anche l’Anas, dal canto suo come utili non scherza, visto che ogni anno fa gravare sull’utenza costanti aumenti del servizio (il pedaggio in pratica), a fronte di uno scarso miglioramento di esso, anzi a volte anche di un peggioramento.
Inoltre, non bisogna dimenticare in quale stato impietoso versa il tratto precedente la Salerno-Reggio C., ossia la Napoli-Salerno, che a tratti diventa ad una corsia, ed ha un tratteggiamento delle corsie a dir poco pericoloso, visto che in alcuni tratti, si accavallano 2-3 strisce sul pavimento della strada, di cui una ti porta dritto dritto contro ad un muro che chiude la strada (il tratto di Castellammare di Stabia in particolare). Del resto, è ormai accertato che ogni tratto dell’autostrada è ancora (o era) gestito da un clan camorristico.
Certo, se per completare 29 kilometri ci sono voluti 34 anni, non oso immaginare quanto ci vorrà per rinnovare i restanti oltre 250 Km dell’intero tratto ancora da rinnovare, anzi se includiamo anche il tratto da Napoli a Salerno, allora superano i 300 Km. La cosa che mi fa sperare almeno un minimo, è che da qualche anno i fondi arrivano direttamente dall’UE, quindi un minimo di vigilanza sul loro effettivo utilizzo c’è (il PON dal 2000). Di fatto, in 7 anni sono stati realizzati 29 Km, e facendo un breve calcolo su 300 Km, bè forse la vedrò completa prima di morire.

E’ durato fortunatamente solo qualche giorno il gioco introdotto al Luna Park dell’Idroscalo di Milano, con il quale basta inserire un euro per vedere per un minuto, un pupazzo di lattice contorcersi su una sedia elettrica dopo il terzo suono della sirena: ovvero la simulazione di una pena di morte. Il gioco è stato importato da Las Vegas, terra, come si sa, di perdizione.
Un gioco sadico, in quanto le persone dovrebbero divertirsi nel guardare un finto uomo condannato alla sedia elettrica soffrire per un minuto prima di piegarsi sfinito. E a quanto pare alle persone piace (considerazioni tratte dal sito di Repubblica): bambini accompagnati da papà, donne che fingono paura e ridendo si stringono al braccio del fidanzato, ragazzini che si lanciano in commenti entusiasti: «Guarda come frigge», «La testa gli balla di brutto», «Era più figo se dopo che moriva si risvegliava ancora un attimo». Fortunatamente ha generato anche tanta indignazione.
Fortunatamente il buon senso è ancora di questo Paese, così che il gioco è durato solo qualche giorno. In America a quanto pare invece, il gioco è ancora lì; del resto non ci si può aspettare di meglio in un Paese dove vige la pena capitale reale, e non solo virtuale. Certo, se un gioco simile riscuote successo c’è da preoccuparsi: sia per il lato sadico degli adulti che si divertono nel guardarlo; sia perché assisterebbero al piccolo spettacolo anche i bambini; sia perché è il simbolo di qualcosa di moralmente discutibile: la pena di morte, per di più quella più agonizzante, come quella eseguita sulla sedia elettrica.
Per chi non avesse ancora visto il gioco, ecco l'immancabile video su Youtube:
Il lodo Alfano, dopo l’approvazione anche del Senato (171 voti a favore, 128 no e 6 astenuti), ottiene anche il consenso del Presidente della Repubblica, diventando di fatto legge. Con esso, si garantisce, fino alla fine del loro mandato, l’immunità alle quattro alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, dei Presidenti delle due Camere, e del Presidente del Consiglio. Il tutto avvenuto anche con una certa rapidità, visto che il provvedimento ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri il 27 giugno e in meno di un mese è divenuto legge a tutti gli effetti. Chissà perché, i provvedimenti che riguardano la Giustizia, sono sempre quelli approvati con una certa rapidità, tra i primi di un Governo (senz’altro ricorderete l’approvazione dell’indulto a poco più di un mese dall’insediamento del Governo Prodi). Ora il Ministro della Giustizia Alfano, promette o minaccia (a seconda della prospettiva con la quale si legge la dichiarazione) anche la riforma della Giustizia.
La ratio che guida l’immunità alle più alte cariche, è quella di evitare che sopraggiungano diatribe giudiziarie contro di esse, magari montate “ad hoc” per disturbarne lo svolgimento delle proprie funzioni, o con l’intento di provocarne le dimissioni. Una motivazione che sulla carta può essere anche giusta, perché chi ci dice che un manipolo di magistrati non voglia colpire volutamente una carica istituzionale. Il problema però sorge quando tale provvedimento va a proteggere tali cariche dai reati commessi precedentemente alla loro investitura; e da qui trae fondamento l’idea che il Lodo Alfano sia il solito artifizio creato ad arte per proteggere il Presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari, il quale per altri 5 anni si è garantita la protezione dalla Giustizia. Nel caso del Cavaliere poi, l'anomalia è doppia, visto che per i processi che gli pendono a carico, già non potrebbe affatto candidarsi, figuriamoci essere eletto e difeso dalla giustizia. Non mi meraviglierei se venisse reintrodotta l'immunità parlamentare.

Durante il comizio della Lega tenutosi ieri a Padova, Bossi ha lanciato un gestaccio (il dito medio alzato) contro l’inno di Mameli, riferendosi alla parte del testo dove viene detto che l’Italia è stata creata schiava di Roma; è andato giù duro anche contro i professori meridionali che dovrebbero restare al Sud e non inquinare così le scuole settentrionali.
Il Mondo politico si è indignato, con gli alleati del Senatur che ne hanno preso le distanze almeno verbalmente; in particolare, i Presidenti delle Camere hanno parlato di sacralità dei simboli nazionali, tra cui anche l’inno.
Sulla gravità di certi gesti e dichiarazioni, soprattutto da parte di un Ministro della Repubblica, che sebbene tale, continua a fare discorsi campanilistici come se stesse al bar con gli amici, non ci sono dubbi. Come non vi sono dubbi sulla scarsa credibilità che mi suscitano le prese di distanza dei suoi alleati, visto che ormai Bossi ci regala perle simili da vent’anni. Perché Berlusconi, all’indomani della caduta del primo Governo dal lui guidato, nel 94, disse che non si sarebbe mai più alleato con lui; bè, ci ha fatto altri due Governi insieme. E poi Berlusconi dice che Di Pietro, che altro non fa che sbattergli in faccia i suoi vari guai con la giustizia, e i tentativi di nasconderli, gli fa orrore. E Bossi cosa gli fa? Del resto qui al Sud il PdL becca molti voti, e quindi dovrebbe tenere meglio a bada Bossi. Ma in fondo gli elettori hanno dimostrato di seguirlo comunque, aiutati anche da una controparte politica che si anestetizza sempre più. Quindi perché scomodarsi?
Qualche anno dopo, Fini, che prima guidava un partito ancora minimamente vicino all’amor di patria mentre ora si è svenduto al Cavaliere, disse che con Bossi non avrebbe preso più neanche un caffè. Ma grazie all’alleanza con la Lega è diventato successivamente prima Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli esteri, ora Presidente della Camera; insomma perché perdere questa proficua alleanza?
Vorrei infine ricordare ai cari Leghisti, che vorrebbero far restare i professori meridionali al Sud, che se il Nord è così virtuoso come dicono, lo devono anche ai tanti meridionali che hanno lasciato le proprie famiglie d’origine per emigrare al Nord, facendo anche i lavori più umili, oltre ad essere denigrati dai settentrionali più intolleranti. Se un domani, un gruppo di ragazzi originari di Venezia, sbeffeggeranno e offenderanno studenti o insegnanti di origine meridionale, la colpa sarà solo sua signor Bossi e dei messaggi che lancia continuamente, ad un Mondo adolescenziale sempre più facilmente influenzabile e privo di propri filtri di pensiero.
Ultimo pensiero per Berlusconi, che venerdì scorso durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri sull’emergenza rifiuti tenutosi a Napoli, ha affermato che l’emergenza è ormai quasi risolta, in soli 58 giorni di Governo, e che Napoli e la Campania sono tornati nel Mondo occidentale, essendo più civili. Ora, non so come il problema si stia risolvendo: se è solo bravura dell’attuale Governo; se è perché ora magicamente le regioni del Nord accettano più volentieri i nostri rifiuti (chissà perché quando c’era il centro-sinistra al Governo no); se le amministrazioni locali legate al colore politico dell’attuale Governo stanno collaborando di più; se ci sono poco lecite dinamiche dietro a questa magica risoluzione del problema (proprio stasera andrà in onda uno speciale di Lucignolo sulla pseudo-rinascita di Napoli; un ennesimo spot al Governo da servire ai cittadini disinformati e creduloni, come il concerto di Pino Daniele in onda su Raiuno due martedì fa. Che delusione)…Ma voglio ricordare al Cavaliere, che Napoli ha sempre fatto parte del Mondo civile, e che ha commesso un’altra gaffe etnocentrica parlando di Mondo occidentale, perché così facendo non ha fatto altro che considerare il resto del Mondo in un livello inferiore. E che durante questi anni, alcuni suoi colleghi imprenditori del Nord hanno sfruttato le nostre terre campane per sversare i propri rifiuti tossici, e quindi anche il suo Nord ha contribuito al disastro ecologico campano.
Certo, se poi si guardano solo i fatti separandoli da tutto il contesto, è chiaro che gli ultimi 15 anni di governo locale guidato dal centro-sinistra, danno a Berlusconi e ai suoi le spalle larghe per pavoneggiarsi.

Lo scorso weekend si è tenuto il quinto Congresso del partito dei Comunisti italiani, ormai spariti dal Parlamento, ed esistenti solo in qualche consiglio locale.
Rieletto segretario Oliviero Diliberto, che auspica in una riunificazione con Rifondazione poiché l’andare divisi è solo un suicidio; nonché per il fatto che ormai la piazza è fomentata da Grillo o Di Pietro, con la totale rimozione dei partiti comunisti, un tempo fautori della “lotta di piazza”. Apre anche uno spiraglio al PD, che non è a suo dire di sinistra, ma a milioni di elettori che si professano tali. Ha anche etichettato un errore il progetto dell’ ”Arcobaleno”.
Il prossimo esame, che potrebbe essere quello definitivo, sono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, che si terranno l’anno prossimo. Che forse daranno il colpo definitivo ai nipoti di terzo grado del PCI o li terranno ancora in vita, per una sorta di accanimento terapeutico. Si rivedono le bandiere rosse con falce e martello…quelle che tra poco anche in Cina forse non ci saranno più.
Il Mondo va avanti, volenti o nolenti; e per quest’Italia, bistrattata dalla malapolitica (da sempre si può dire), non c’è posto per malinconici slogan o nostalgici simboli; i quali appaiono più una masturbazione per pochi, che una speranza per tanti. Gli elettori di sinistra lo sanno, tant’è che hanno punito alle ultime elezioni politiche quel progetto chiamato “Sinistra arcobaleno”, che è apparso solo un camuffamento e riciclo di vecchi politici (vedi Bertinotti) e quindi qualcosa di cui diffidare per i nuovi elettori di sinistra, o un tradimento per i vecchi elettori. Tant’è che una buona parte dei loro voti sono andati addirittura ad un ex PM, quale Di Pietro.
Insomma, se i partiti comunisti vogliono ritornare alla ribalta, devono farlo seriamente e non con progetti a metà strada tra il nuovo e il nostalgico. E soprattutto, visto che a destra c’è stata l’unificazione di due forze che ha creato un partito unico (diciamo così) che vanta il 38% dei consensi, sforzarsi di aprire un progetto col Partito democratico, lasciando da parte inutili divisioni, quasi capricciose. Cosa che auspico a questo punto anche col PSI, no tanto per un fatto personale (chi mi legge da un po’ sa per chi voto), bensì per creare un soggetto laico-progressista unitario. Perché se si continua su questa strada, non si fa che rendere ancora più semplice il cammino del Cavaliere; se si può, considerando ciò che il centro-sinistra ha fatto negli ultimi 15 anni.
