Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Politicamente mi reputo un laico-riformista.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
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martedì, 30 settembre 2008

QUANDO LO STATO E’ PRESENTE…NEL BENE E NEL MALE

Nuovo colpo ai Casalesi. Nella notte di martedì 30 settembre sono stati arrestati ben 127 personaggi vicini al clan, tra cui Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, di cui i primi due sono tra i presunti killer della strage di Castel Volturno (6 extracomunitari uccisi), ed insieme a Letizia (detto 'o zuoppo), erano tra i cento latitanti più pericolosi d'Italia. Restano invece ancora latitanti, 3 importanti esponenti: Antonio Iovine, Michele Zagara e Giuseppe Setola.

Tra gli arrestati, anche Giuseppina Nappa, moglie del boss Francesco Schiavone (detto Sandokan), da dieci anni in carcere, accusata di ricettazione per avere percepito lo stipendio che l'organizzazione assicura mensilmente ai familiari dei detenuti,  nonché un avvocato di Casal di Principe, Mario Natale, accusato tra l'altro di estorsione.

Sequestrati inoltre beni per un valore di oltre 100 milioni di euro, costituiti da 43 società, 134 immobili, 13 cavalli, vari veicoli e altre attività, situate nel Casertano, nella zona di Napoli, basso Lazio e Toscana.

Del resto, dopo l’uccisione dei 6 extracomunitari a Castel Volturno, il Ministro degli interni, Maroni, aveva parlato dell’inizio di una guerra che la camorra aveva lanciato allo Stato, dove, in quel di Caserta, come a Napoli, è da anni ormai persa. E la risposta dello Stato c’è stata.

Venendo all’altro problema tutto campano che la destra si impegnò di risolvere, ossia quello dell’emergenza rifiuti (domani il Premier sarà qui per un ennesimo punto della situazione e per pavoneggiarsi), in questi giorni sono riesplose le contestazioni a Chiaiano.

Lo scorso sabato mattina, infatti, alcuni comitati di cittadini, hanno organizzato nei pressi della futura discarica di Chiaiano (dove si trovavano le cave), il “jatevenne day” o per usare un acronimo grillino, il “J-Day”.

Come si sa, le aree destinate alla costruzione di discariche sono state militarizzate, pertanto l’accesso è severamente vietato. Inoltre, severissime sono le sanzioni per chi crea tumulti e disagi per ostacolarne i lavori. La gente non si è fermata però dinanzi all’autoritarismo del Governo in carica, ed è sfilata in corteo lungo la città, nonché manifestando nei giorni successivi anche in modo più violento, capovolgendo e bruciando i cassonetti. Insomma, si stanno rivedendo le tristi scene della scorsa primavera, tra i cittadini da un lato e l’autoritarismo dello Stato dall’altro. Come già dissi in un altro post sull’argomento di qualche mese fa, lo Stato non dimentichi che se in Campania siamo giunti a quell’imbarazzante emergenza, è proprio per colpa della sua assenza. Ed ora impone scelte discutibili per una sua risoluzione. Anche se le reti televisive, questa volta, non hanno dato tanto risalto all’accaduto.

Che stia finendo già la fantomatica risoluzione del problema rifiuti in Campania, nonché la luna di miele tra cittadini che hanno perfino gridato a “Berlusconi santo subito”, e quest’ultimo giungente fiero ogni weekend a Napoli per prendersi i meriti della fine dell’emergenza?!

In realtà, in alcune aree del casertano e del napoletano, la situazione non è mai migliorata. E i dubbi su questa risoluzione in me non si sono mai sedati. I nodi, prima o poi, si sa, vengono al pettine; e a quanto pare, visto il ritorno in piazza della gente a Chiaiano, il momento non sembra tanto lontano.

In generale comunque, il Governo sta dando un segnale che lo Stato in Campania c’è, dopo anni di abbandono. Un suo uso così consistente della forza qui non si è mai visto, dopo decenni, se non secoli di abbandono a sé stessi. C’è chi dice che si tratta solo di operazioni di facciata, c’è chi invece dice che si tratta di vera efficienza. Ma il Governo sa che in Campania si gioca una partita molto importante per la sua credibilità, anche in virtù del fatto che ormai il centro-sinistra l’ha persa totalmente, causa l’emergenza rifiuti e il feroce agire della Camorra negli ultimi anni, peggio che negli anni ’80. Quindi, una dura lotta serrata alla criminalità locale organizzata, che sia di facciata o meno, è necessaria per avere un larghissimo consenso della gente.

Comunque sarà il tempo a giudicare, perché non ho pregiudizi politici, ed in fondo dei dubbi ce l’ho ancora. Dico solo però che negli ultimi anni il centro-sinistra in Campania è stato un disastro, su tutti i fronti.


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domenica, 28 settembre 2008

ALITALIA, L'ULTIMO PASTICCIO ITALIANO

Dopo un’estenuante trattativa, presentata quasi al limite del drammatico da parte degli attori in scena (Governo e parti sociali), si è conclusa la vertenza Alitalia. Manca solo la firma di hostess e assistenti di volo, data ormai quasi per scontata.

L’epilogo è stato da copione: Alitalia sarà ceduta ad una cordata, la CAI, formata dai soliti imprenditori italiani riciclati, con le loro storie fatte di chiaro-scuri alle spalle; la società resta quindi italiana ed il Governo ha mantenuto la sua promessa data quando la coalizione che lo forma era opposizione e fece saltare l’accordo con Air France prima, e in campagna elettorale poi. La casta dei piloti, vero scoglio da superare nella trattativa, hanno ottenuto così i propri privilegi e diritti, conducendola basandosi sullo slogan minaccioso: ”tanto senza di noi gli aerei non volano”. Le altre categorie di lavoratori, diciamo la parte operaia, si è dovuta invece fin dall’inizio affidare alla sorte, non avendo la stessa posizione dei piloti; e quindi si sono accontentati da subito di ciò che gli è stato propinato.

I tanto temuti stranieri entreranno comunque nella società, con una quota di minoranza. Il Governo sembra preferire la tedesca Lufthansa alla francese Air France, forse per la solita questione di Malpensa, che con la seconda rischierebbe un ridimensionamento, data anche la maggiore vicinanza geografica dei transalpini rispetto ai tedeschi e quindi l’inopportunità di avere vicini due grandi aeroporti; ma forse anche perché cedere una quota ai francesi, sarebbe una mossa poco coerente dopo le barricate costruite, come detto, quando il Governo Prodi cercava di cedere loro la maggioranza della società.

Il vero eroe di questa vittoria sembra essere il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, anche per incredibile ammissione del Cavaliere stesso, che per la prima volta si fa da parte e non vuole tutti i meriti; addirittura dipinge Letta come un “dono di Dio”. Anche Veltroni ne parla bene, ma cerca però di intrufolarsi nei meriti del buon esito della trattativa. Casini glissa il successo con un democristiano “tutto bene quello che finisce bene”, come per dire il pericoloso “il fine giustifica i mezzi”. Critica invece l’Italia dei valori, mentre la sinistra massimalista avrebbe preferito una ridicola ed anacronistica nazionalizzazione della società.

Già mi immagino lo scenario futuro. Tra qualche anno i salvatori della Patria che oggi la rilevano, cominceranno a fare i conti con i debiti, e a voler cedere la società perché non ce la fanno. E così, gira e rigira, sarà lentamente ceduta ad una compagnia o più compagnie straniere. Salvo il presentarsi di qualche nuovo rampante imprenditore italiano.

Insomma, se non si fosse capito, vedo questa risoluzione della vertenza Alitalia, come il solito pasticcio italiano, fatto da imprenditori che si beccano solo gli utili senza andarci a perdere, caste, debiti per lo Stato. Del resto, se Alitalia si trova in uno stato impietoso, la colpa è dei cattivi amministratori designati dai politici stessi, nonché dalle tante consulenze esterne inutili, e dalle tante forme di lottizzazione alle quali la politica ha sottomesso la compagnia. E in un altro Stato industrializzato liberaldemocratico, una cosa del genere non si sarebbe mai vista. Sia perché non si sarebbe arrivato ad uno stato economico così impietoso per un Ente pubblico, sia perché qualsiasi società in quello stato impietoso sarebbe sicuramente fallita (vedi il fallimento di storici istituti di credito in America).

Il Cavaliere potrà così riempirsi la bocca con un boccone in più: dopo la risoluzione dei rifiuti a Napoli e l’aumento della sicurezza mediante l’utilizzo dell’esercito nelle città, si aggiunge il salvataggio di Alitalia per mano italiana. Tutti i temi sbandierati durante la campagna elettorale.

I prossimi appuntamenti sono la riforma della giustizia e del federalismo. E la maggioranza di cui gode il Governo, lascia presagire che andranno tranquillamente entrambe in porto; e a noi non resta che sperare che siano fatte bene, o se volete, il meno male possibile.


| Categoria: politica, economia |

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sabato, 27 settembre 2008

TORNANO I QUEEN...SENZA IL LORO QUEEN

Si chiama “The Cosmos Rocks” il nuovo album dei Queen, dopo ben 13 anni di silenzio discografico (l’ultimo album fu “Made in Heaven”, pubblicato nel 1995, dove erano inclusi gli ultimi pezzi registrati con Freddie Mercury).

Della band originaria è rimasto ben poco, data la morte del grande Freddie Mercury (per Aids) nel 1991, e l’abbandono della band da parte del bassista John Deacon, nel 1997, ritenendo ormai conclusa la vita del gruppo. Imperterriti invece il chittarista Brian May e il batterista Roger Taylor, che a differenza di Deacon ritengono che la band debba esistere ancora, nonostante la scomparsa di Mercury. E così, hanno stretto una collaborazione dal 2004, con un cantante inglese, Paul Rodgers, ex cantante dei Free e dei Bad Company, facendo vari tour, ricantando vecchi successi del gruppo.

Dal 2006 però hanno iniziato a registrare nuovi pezzi, dando vita ad un album di 14 brani inediti, uscito da una settimana anche in Europa.

Non discuto sulla bravura del nuovo cantante, e nemmeno sull’indiscutibile bravura di May e Taylor, e ammetto di non aver ancora sentito il nuovo album. Ma con questo post non voglio discutere i suoi contenuti, bensì criticare l’utilizzo del nome “Queen”, anche se ormai metà gruppo originario non c’è più, soprattutto data l’assenza del membro più importante della band, il suo insostituibile frontman, sia per bravura che per immagine, Freddy Mercury. Del resto, anche il nome “Queen”, con tutta l’ambiguità che contiene (indica sia la Regina Madre, sia il gergo inglese “prostitute”), è fortemente ispirato al suo cantante di sempre.

Almeno hanno avuto la decenza di chiamarsi “Queen + Paul Rodgers, ma comunque il nome Queen per me resta improprio. Meglio se formavano un gruppo ex novo, anche perché, dato il talento di May e Taylor, qualcosa di buono avrebbero comunque fatto; in un panorama musicale sempre più scadente.

E’ vero che lo stesso Mercury cantava “Show must go on” (lo spettacolo deve andare avanti). Ma quello dei Queen si è concluso con la sua morte, ed è giusto che si fermi; o almeno continui sotto un altro nome.


| Categoria: musica |

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giovedì, 25 settembre 2008

GASCOIGNE, UN NUOVO CASO BEST

Il calcio di tanto in tanto ci regala qualche genio dannato; ossia un grande talento che però, per i suoi vizi, alimentati dai soldi che il business del calcio concede, finisce per autodistruggersi.

Uno di questi drammi che si sta consumando, è quello di Paul Gascoigne, calciatore inglese che ha militato anche nella Lazio. Oggi combatte una partita difficile: quella contro l’alcolismo, che lo ha portato alla follia.

Un vero peccato, perché al caso umano si aggiunge quello di un giocatore di talento, che ha regalato sul campo molte perle ai tifosi, ma che poteva regalarne ancora di più, se non fosse stato per quel maledetto vizio.

Gascoigne iniziò la carriera nel New Castle nel 1985, ma è approdando al Totthenam che si mette in luce, venendo anche convocato dalla nazionale, dove si mette in luce nel Mondiale italiano del 1990.

Nel ’92 approdò in Italia, nelle fila della Lazio, ma un po’ per gli infortuni e un po’ per il caratteraccio, segna solo 6 gol in 47 partite giocate. Si riprende poi nei Rangers, dove si rimette in luce in nazionale, durante gli Europei del ’96.

Dal ’98 però inizia il suo declinio, quando prima viene estromesso dalla nazionale per problemi caratteriali, e alterna varie militanze in squadre diverse, dove però non riesce a riemergere: Middlesbrough ed Everton prima, poi sbarca in America nel 2002 nelle fila del Burnley, poi addirittura in Cina nel 2003, dove addirittura viene dato per disperso. Infine, prova anche la carriera di allenatore-giocatore al Boston United l’anno successivo, ottenendo però risultati deludenti.

Oggi entra ed esce dalle cliniche di riabilitazione, con un corpo ormai danneggiato, anche mentalmente, mentre neanche la famiglia lo accetta più.

La sua storia ricorda quella di un altro campione del Regno Unito, sponda irlandese, rovinato dall’alcool: George Best. Campione del Manchester United degli anni ’60-inizio anni ’70, vinse due campionati ed una coppa inglese, una Coppa Campioni e un pallone d’oro; ma dovette lasciare i “Red Devils” a soli 28 anni, continuando la carriera in squadre inglesi minori, sbarcando poi in America e in Australia; lontano dal calcio che conta insomma. Morì tre anni fa, lasciando un messaggio ai giovani con tanto di foto che lo ritraeva in condizioni pietose in un letto d’ospedale: "Don't die like me" diceva la frase.

Speriamo che “Gazza”, così come veniva soprannominato da calciatore, si riprenda; perché se è vero che ormai la carriera è compromessa definitivamente, resta il caso umano, che non è poco, per chi come me ricorda le sue (se pur poche rispetto a quante poteva farne se non fosse stato per l’alcool) gesta sportive, nonché le simpatiche esultanze ad ogni gol.


| Categoria: calcio |

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mercoledì, 24 settembre 2008

MAI PIANGERE SU LATTE VERSATO…SOPRATTUTTO SE CINESE

Il selvaggio capitalismo cinese non risparmia nemmeno i bambini. Non che questi ultimi fossero molto tutelati in quel Paese, viste le agghiaccianti immagini che le tv ci mostrarono qualche anno fa, di bambini abbandonati a sé stessi negli orfanotrofi, con la speranza che morissero in fretta; oppure lo scandalo dei giocattoli di un anno fa, costruiti con coloranti nocivi e materiali scadenti, facilmente staccabili e quindi ingeribili (fu accusata anche la multinazionale Mattel).

Questa volta il famigerato “Made in China” ha colpito i neonati, attraverso l’utilizzo di melamina nel latte in polvere, un composto chimico utilizzato per la produzione di plastica e solventi, usato nell'alimento affinché sembrasse più "ricco" di proteine. Una produzione senza scrupoli che ha ucciso ben 4 neonati ed intossicato, per ora, 53 mila bambini, messi sotto cura per disintossicazione.

I Paesi confinanti con lo Stato cinese fanno sapere di aver bloccato le importazioni, soprattutto perché anche la multinazionale Nestlè, che ovviamente smentisce, avrebbe utilizzato le sostanze nocive. Così Hong Kong, Taiwan e Giappone sono corse ai ripari.

Anche in Italia sono iniziati i primi sequestri e controlli a tappeto; ma per ora, fortunatamente, non sono stati trovati prodotti contaminati.

E questo sarebbe il Paese in ascesa? Un Paese che, per meri scopi di lucro, è pronto a mettere in pericolo anche la vita dei propri pargoli, nonché quella di quelli di altri Paesi?! Oltre a non dare garanzie ai propri lavoratori, artigiani e contadini, maltrattati, sfruttati e spodestati delle proprie attività e proprietà, in nome dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione?! Ed andare in barba ai trattati internazionali sul rispetto dell’ambiente?!

Se il comunismo cinese era criminale perché in nome dell’appiattimento socio-economico, faceva stare male più o meno tutti, il capitalismo di oggi non è da meno. Perché se ha portato il Paese al passo degli altri grandi Paesi industrializzati, ed ha fatto arricchire qualche cittadino, non fa stare però meglio il resto del Popolo, che forse almeno prima aveva una piccola attività con la quale sopravviveva. Per non parlare poi dei continui massacri di Tibetani e Birmani.


| Categoria: esteri, economia, giustizia |

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martedì, 23 settembre 2008

FINALMENTE LA NOTIZIA CHE TUTTI ASPETTAVAMO

Finalmente è arrivata la notizia che tutti aspettavamo! No, non sto parlando della risoluzione del problema Alitalia o della fine del conflitto israelo-palestinese, bensì delle due ragazze che nella prossima edizione di Striscia la notizia, saranno le nuove veline.

Infatti, la notizia è arrivata dopo quasi due mesi di dure selezioni in cui in prima serata, dopo il Tg5, tante ragazze esteticamente desiderabili ma culturalmente improponibili, per la gioia di guardoni affamati di osservare donne mezze nude alle prese con balletti sensuali, e di molti genitori che sono fieri di pensare che la propria figlia sia spogliata con gli occhi da milioni di depravati e chissà, un giorno anche dal Cavaliere (non solo con gli occhi); rigorosamente una bionda ed una bruna; premiate con tanto di corona e di scettro.

Al di là del cadere nel solito discorso banale sulle veline, e sul fatto che i media stiano incitando le adolescenti ad avere come massima aspirazione quella di apparire mezze nude in TV, credo che il vero spunto critico provenga proprio dall’eccessiva enfatizzazione che si da all’evento; ossia trasmettere per quasi due mesi estivi una trasmissione che ha come obiettivo finale solo quello di scegliere due ragazze immagine. Come se stessimo parlando di premiare future laureate, impegnate a dare esami col voto più alto possibile.

La tv commerciale è anche questo. Rendere anche l’evento più banale, un evento impedibile. E la cosa più triste è sapere che programmi del genere sono visti da milioni di italiani, e non certo pochi simpatizzanti. La qualità della televisione italiana sta andando verso il ribasso, e temo, anche quella della cultura degli italiani.


| Categoria: mass-media |

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lunedì, 22 settembre 2008

BULLI & PUPE

In attesa dell’approvazione in Parlamento del DDL Carfagna per la lotta alla prostituzione, a Roma già ci si è attivati in merito, e tramite un’ordinanza voluta dal sindaco Alemanno, sono previste multe di euro 200 sia per chi esercita in strada, sia per i clienti. Salvo il caso in cui la prima non sia palesemente oggetto di racket e di usura. Per loro inoltre, multe anche se vestono in modo succinto e provocante, tanto da distrarre gli automobilisti e poter essere causa di incidenti; mentre per chi non potrà pagare la multa, è prevista l’espulsione con tanto di foglio di via. Anche Milano sembra voler attuare la stessa politica di lotta alla prostituzione. Città che vai, destra che trovi.

Sinceramente questa caccia alla prostituta a mò di caccia alle streghe, mi fa sorridere, perché credo che un’amministrazione che si comporta così, utilizzi la via della censura e del terrore, come manna che risolve tutti i problemi. Ma forse non ci si rende conto che molte prostitute sono costrette  a farlo e sarà difficile praticare l’esenzione della multa per chi è schiavizzata, data la difficoltà che sta nel dimostrarlo; un modo per colpire l’anello più debole della catena insomma. Inoltre, come già dissi in occasione del post sul testo del DDL Carfagna sulla stessa materia, così facendo si incentiva la prostituzione clandestina nelle abitazioni.

E poi, come si fa a stabilire quanto sia provocante una gonna? Certo se copre a malapena le parti intime lo è. E mettiamo il caso che una ragazza voglia vestirsi un po’ più provocante, magari nei mesi estivi dove fa più caldo, sarà considerata una prostituta? E se un autista chiede informazioni stradali ad una ragazza magari vestita in quel modo, viene scambiato dalle forze dell’ordine per un cliente? E come farà a dimostrare che invece è solo un povero malcapitato?

Insomma, siamo tornati alle vecchie soluzioni democristiane basate sul diffondere timori e censure al fine di risolvere i problemi; mentre in realtà si finisce per limitare delle normali libertà, nonché, cosa più grave, innescare dei processi negativi causati dai vuoti dei provvedimenti di turno.


| Categoria: politica, giustizia, attualità |

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domenica, 21 settembre 2008

LA TRATTA DEI NEGRI

I Casalesi tornano a farsi “sentire”, semmai avessero smesso, stavolta uccidendo ben 6 extracomunitari ed un italiano.

Partendo dall’italiano, visto che cronologicamente è stato la prima vittima, era il titolare di una sala giochi di Baia Verde (provincia di Caserta), massacrato con venti colpi di mitraglietta. Si tratta di Antonio Celiento, 53 anni, fratello di un affiliato al clan degli Schiavone.

Una ventina di minuti dopo, 6 extracomunitari (di cui 3 ghanesi, un liberiano e un immigrato del Togo morti sul posto, mentre un altro liberiano morto stamane in ospedale; tutti tra i 25 e i 34 anni. Grave le condizioni di un altro, che potrebbe così portare il numero a 7) sono stati uccisi nella vicina Castel Volturno (sempre in provincia di Caserta), da anni ormai territorio palcoscenico dello schiavismo di extracomunitari, pagati poco e male, per lavorare nelle campagne o peggio ancora spacciare droga. Tuttavia, secondo le prime ricostruzioni delle motivazioni della strage, gli extracomunitari volevano spacciare droga senza pagare la tangente. O forse chissà, lavoravano per un altro clan, e il loro terribile sacrificio è servito per dare a quest’ultimo un duro colpo dal punto di vista della manovalanza. Anche se, visto l’alto numero di immigrati che vi sono in zona, non sarà difficile sostituirli.

In questi territori del casertano, l’alto numero di immigrati clandestini è molto alto, e per i clan camorristi non è difficile trovare come detto prima, manovalanza a basso costo, per le attività apparentemente legali o quelle illegali. Mentre la presenza dello Stato è alquanto inesistente. Un vero peccato, per aree che offrono grandi potenzialità sia a livello agricolo, che balneare, ed invece sono da decenni controllate in modo indisturbato dai gruppi criminali, che ne fanno un alto guadagno per sé stessi.

Ma non vi è solo questa ovvietà. Conseguenza di ciò è anche la nascita di ghetti stile Parigi o New York, dove intere aree delle città sono completamente abbandonate a sé stesse e quindi preda degli immigrati posti colpevolmente ai margini. E la riprova di ciò sono i cassonetti bruciati, le auto o le vetrine dei negozi distrutte a Castel Volturno (dove è accaduta la strage), scene che rievocano quelle viste nei ghetti di Parigi o New York. Un pericolo quello della ghettizzazione che non riguarda ovviamente solo la Campania: basta ricordare ad esempio anche la rivolta dei cinesi a Milano di qualche tempo fa.

Di questo passo, scene come queste, in un Paese soggetto da anni a forti flussi migratori, se ne vedranno sempre più; e a perderci saranno i cittadini che da anni vivono in un territorio, dove sono nati e cresciuti, e che non riconosceranno più come il “proprio”.

Comunque, il Governo ha deciso di inviare 400 uomini in quei territori (150 poliziotti, 150 carabinieri e 100 finanzieri) per intensificare il controllo del territorio. Da valutare invece l'impiego di militari.

Come si suol dire, meglio tardi che mai. Anche se, a parte inviare unità armate nei territori, bisogna anche razionalizzare il loro utilizzo (ossia schierarli soprattutto nelle zone "franche" in balia della camorra, e non nei centri o nelle strade principali), nonchè avviare una seria politica di recupero del territorio, soprattutto dal punto di vista socio-economico. Perchè dove c'è sviluppo e controllo, la criminalità organizzata fa fatica a reclutare manodopera e intensificare i propri traffici illeciti.


| Categoria: campania, attualità |

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venerdì, 19 settembre 2008

LE MORTIFICAZIONI DEL LIBERISMO

Anche nel Paese liberista per eccellenza, come gli USA, servono i soldi pubblici per salvare il sistema economico nazionale ed evitare così il collasso.

L'amministrazione Bush e la Federal Bank lavorano infatti ad un maxi-piano per affrontare la crisi finanziaria. Si parla di un primo intervento da 50 miliardi di dollari per stabilizzare i fondi mutualistici più esposti; ma il segretario al Tesoro Henry Paulson, ha spiegato che l'intero intervento costerà centinaia di miliardi, se non oltre mille, come ha precisato il senatore repubblicano Richard Shelby. Si pensa ad un’operazione simile a quella degli anni ’80, dove pure il tanto decantato liberalismo dell’era Regan, per affrontare la crisi del risparmio, creò una struttura chiamata “Resolution Trust Corporation (Rtc)”, che raccolse i titoli delle istituzioni fallite per poi venderli in modo ordinato.

Proprio una decina di giorni fa, due colossi bancari, Fannie Mae e Freddie Mac, due istituti che controllano la metà di tutti i mutui immobiliari del Paese, sono stati salvati da un intervento del Tesoro pubblico. Un intervento che, secondo gli esperti, è il più oneroso da parte del settore pubblico americano, da sempre, come si sa, il meno interventista per antonomasia.

Del resto gli USA, che, in una crisi finanziaria che rievoca la famosa “Grande Depressione” del ’29,  stanno vedendo crollare diversi istituti finanziari, tra cui anche il plurisecolare “Lehman Brother” (fallimento che però, bisogna dirlo, è avvenuto anche perché lo Stato non è voluto intervenire). Del resto, Fannie & Freddie sono due istituti che gestiscono o garantiscono ben 5.200 miliardi di dollari di mutui per la casa; per un volume di prestiti pari al 58% dell'intero debito pubblico americano. Insomma, un loro fallimento avrebbe conseguenze apocalittiche per l’economia americana e mondiale.

Certo, non siamo di fronte ad un intervento pubblico stile Italia, dove gira e rigira, tra prestiti (che poi nel tempo diventano regali a fondo perduto), e accordi di sottobanco tra politici ed imprenditori, lo Stato aiuta le società a gestione pubblica o i grandi colossi privati in crisi o sull’orlo del fallimento, in nome di un caritatevole salvataggio di migliaia di posti di lavoro e di un tornaconto politico (vedi Alitalia, di cui parlerò non appena la trattativa che dura ormai drammaticamente da giorni, si concluderà).

Però sicuramente in America, un intervento dello Stato nel sistema finanziario, è sempre indice di crisi profonda e preoccupazione. Crisi che, in tale sistema, estremamente flessibile e basato sul continuo indebitamento, è parte integrante dello stesso; come se un terremoto lo rigenerasse e lo facesse ripartire di nuovo. D’altronde, in un sistema basato sulle speculazioni finanziarie, bastano poche “voci di corridoio” per far aumentare i titoli di una società quotata in borsa, o ridurla sull’astrico; creando poi reazioni a catena.

Altro indicatore del vento di crisi che soffia sul mercato finanziario mondiale, è l’immissione di denaro da parte delle principali banche centrali mondiali, quali la Federal Bank americana, la Banca centrale europea, la Banca del Giappone, la Banca d'Inghilterra e la Banca del Canada, per un importo pari a 180 miliardi di dollari (che potrà salire fino a 267 miliardi da qui alla fine di gennaio).

Sembra che le misure adottate e i progetti futuri, stiano già avendo effetti positivi sulle borse europee e asiatiche, con rialzi che vanno dal 4% all’oltre 10% a secondo dei titoli.

Le crisi economiche vanno e vengono, scuotendo i mercati, che poi ritornano di nuovo in equilibrio. Come un gioco più grande di tutti noi, dove però a perderci sono migliaia di persone, sbalzati qua e là come se fossero pesci in balia delle onde. Tutti appesi ad un filo, fatto solo di un segno + o – davanti ad un numero in una tabella elettronica di una borsa valori.


| Categoria: economia |

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giovedì, 18 settembre 2008

GANDHI E LA TELECOM

Da qualche anno, ed ora è tornata in voga, sta girando la Telecom sta utilizzando l’immagine di un gigante della storia dell’Umanità, quale Gandhi.

Ma dico, come si fa? Lo so, ci sono ben altri argomenti per i quali scandalizzarsi, ma proprio non digerisco che una società dal passato poco chiaro, utilizzi un Premio nobel della Pace per i propri spot. Che utilizzi qualche personaggio figlio della stessa Tv, come Corona, una velina, un giornalista leccaculo, un calciatore, un attore da quattro soldi…come fanno altre compagnie telefoniche. Ma Gandhi no! E’ un’offesa alla sua memoria, e alla storia e alla cultura contemporanea.

Posto qui il video sfottò, in cui al posto di Gandhi c’è Berlusconi, con una domanda finale inquietante e una risposta non certo confortante.


| Categoria: mass-media |

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