Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Politicamente mi reputo un laico-riformista.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
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domenica, 30 novembre 2008

I TIFOSI PIU' CATTIVI DELLA STORIA

Il Times, che ogni tanto si diverte a stilare classifiche particolari e spesso riguardanti anche personaggi storici di un certo spessore, questa volta ha stilato la graduatoria dei tifosi peggiori della storia, riferendosi ai personaggi più spietati tifosi di qualche compagine sportiva.

Al primo posto si è classificato Adolf Hitler, tifoso dello Shalke 04, che avrebbe aiutato a vincere 6 campionati tra il 1933 e il 1945.

Tra i cattivi contemporanei risulta quarto Bin Laden, tifoso dell’Arsenal.

Il “nostro” cattivo, Benito Mussolini, si è classificato ventisettesimo, tifoso del Bologna, che avrebbe aiutato a vincere quattro scudetti tra il 1925 e il 1937.

 


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sabato, 29 novembre 2008

NOSTALGIA CANAGLIA

Curiosa iniziativa del partito MSI-Fiamma Tricolore della Regione Basilicata. In pratica, saranno donati 1500 euro ai residenti dei Comuni di Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e S. Paolo Albanese, se daranno il nome Benito o Rachele ai loro figli che nasceranno nel 2009 (proposta valida anche per gli extracomunitari). I paesi sono stati scelti perché, a causa dello spopolamento e del bassissimo tasso di natalità in cui versano, sono a rischio cancellazione; mentre i soldi donati, dovranno essere spesi esclusivamente per i bambini.

Il partito, è inoltre disposto a proporre un bonus di 1500 euro l'anno, fino al raggiungimento della maggiore età, per ogni bambino nato in qualsiasi comune della Basilicata per i prossimi 20 anni.

Secondo il segretario regionale del partito fautore dell’iniziativa, Vincenzo Mancusi, con questo piccolo progetto si intende aiutare quei comuni a rischio estinzione, oltre a rinvigorire le radici del fascismo. E invita la Regione Basilicata a fare di più in questo senso.

In effetti concedere aiuti economici a chi decide di avere figli, scelta coraggiosa in un Mondo sempre più difficile per svariati motivi, è un fatto positivo, ma certo è discutibile la chiave romantico-ideologica che il partito neofascista ha dato all’iniziativa.

Se poi vogliamo allargare il discorso, non fermandoci solo al fatto storico-politico in sé, credo che concedere questi bonus a chi fa figli, cosa sporadicamente anche proposta dai Governi centrali negli ultimi anni, sia alquanto insufficiente, poiché dare una mancia di un migliaio di euro può bastare ai genitori al massimo per i primissimi mesi (su ciò mi può confermare chi ha figli piccoli), ma una giusta misura sarebbe quella di aiutare i genitori “coraggiosi” (purtroppo bisogna ormai definirli così) per tutto il percorso di crescita del nascituro; il problema infatti non sta solo nelle pappine, i medicinali e i pannolini, ma anche l’iscrizione a scuola, l’acquisto dei libri, il vestiario, la partecipazione ad attività ludiche extrascolastiche, ecc.

Chissà, forse il presente Governo presenterà una iniziativa simile a quella dello MSI della Basilicata, proponendo fondi per chi chiama Silvio il proprio figlio maschio, mentre il problema riguarderebbe la nascita di una femmina, perché è difficile individuare la partner fissa del Cavaliere, essendosi lui stesso definito un “tombeur de femme”.


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venerdì, 28 novembre 2008

LA STORIA CHE POCHI CONOSCONO

Ho sempre pensato che buona parte dei libri di storia siano stati scritti con la “mano sinistra”, forse perché gli storici, così come gli studiosi in generale, sono prevalentemente di estrapolazione politica di sinistra (vuoi perché la cultura è qualcosa che ha sempre attratto di più personalità di quella idea politica, vuoi perché, come si suol dire, la storia la scrivono i vincitori); una deduzione frutto del fatto che, in vent’anni di studi scolastici ed universitari o d’interesse a dibattiti storici in generale, quando si tratta di evidenziare i crimini nazi-fascisti si sprecano pagine e parole a fiumi, mentre quando si tratta di evidenziare quelli comunisti, bè non vi è un effettivo controbilanciamento (tra l'altro il comunismo si è diffuso in più Paesi e per più tempo, quindi ha mietuto molte più vittime del nazi-fascimo nel corso dei decenni).

Tra gli eventi di cui non ero a conoscenza nello specifico (anche se sapevo dei crimini di Stalin), vi è l’ ”Holodomor”, ossia la terribile carestia che colpì l'Ucraina sovietica tra il 1932 e il 1933, e che viene ricordata il quarto sabato di novembre.

In pratica, Stalin, a partire dagli anni ’30, in nome della statalizzazione dell’economia russa, impose alte quote di prelevamento di grano a tutte le regioni sovietiche rientranti nell’orbita dell’URSS, inviando severi funzionari affinché si assicurassero che gli ordini del dittatore fossero eseguiti. L’Ucraina però, essendo la regione russa più florida dal punto di vista agricolo, nonché quella più “ribelle” rispetto alle altre, e dove erano presenti il più alto numero di proprietari terrieri (che ovviamente erano lontani dalla mentalità statalista comunista), fu più delle altre vittima di queste imposizioni, che di fatto si estesero anche ad altri prodotti quali barbabietole, patate, verdure ed ogni tipo di cibo.

A peggiorare la situazione però, ci pensò la carestia che ad inizio anni ’30 colpì l’intera URSS, e l’Ucraina, già costretta a molte restrizioni, non solo economiche ma dei diritti civili in generale, patì ancora più delle altre la situazione, che divenne drammatica.

Le stime sono tutt’oggi fortemente oscillanti: i russi che parlano di un milione e mezzo di vittime e gli ucraini tra i sette e i dieci milioni. E’ però largamente diffusa l’idea che si sia trattato di un vero genocidio voluto da Stalin nei confronti degli ucraini, visto che, anche in un momento difficile di carestia, egli impose al popolo ucraino severe restrizioni, che costarono la vita a milioni di persone, tra chi fu condannato a morte per eversione e chi fu lasciato morire di fame (secondo alcuni storici, i bambini che venivano raccolti in strada in tentativo di fuga, venivano portati negli orfanotrofi e lasciti lì morire).

Fortunatamente oggi c’è internet (le notizie le ho racimolate soprattutto su Wikipedia, ma vi sono varie fonti a disposizione), che ci permette di venire a conoscenza di certi eventi, che vari studiosi hanno cercato negli anni di nascondere o minimizzare. E capisco ancor di più un Paese come l’Ucraina, che oggi cerca di staccarsi politicamente definitivamente dalla Russia, in virtù delle barbarie a cui è stata sottoposta, e della politica russa odierna, non del tutto liberata dalle tentazioni nazionaliste ed imperialiste, sotto la gestione Putin.


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giovedì, 27 novembre 2008

TORNA LA TESSERA DEL PANE

Il Governo, per bocca dei Ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, e il Ministro del lavoro, salute, politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha presentato la “social card”, una sorta di carta di credito per i soggetti economicamente più sfortunati. In pratica, essa spetta ai cittadini ultrasessantacinquenni e alle famiglie con figli piccoli (fino a tre anni) che abbiano un reddito Isee (indicatore della situazione economica equivalente) fino a 6.000 euro. Per chi ha più di 70 anni la soglia di reddito Isee che dà accesso alla carta acquisti è fino a 8.000 euro. Nel caso di più figli sotto i tre anni gli accrediti si sommano. La social card serve inoltre anche per aderire alle “tariffe sociali dell'Enel”, con adesione automatica. Inoltre, nelle catene commerciali abilitate, la card porterà ai suoi possessori il 5% di sconto sugli acquisti, anche se Tremonti spera in un aumento dell’aliquota.

La card consterà di una ricarica mensile di 40 euro, e riguarderà circa un milione e 300 mila italiani.

La social card dovrebbe costare in finanziaria 450 milioni di euro, una volta entrata in pieno regime. Sarà approvata venerdì in Consiglio dei Ministri e proposta con DL.

Più critici parlano del provvedimento come una sorta di ritorno alla tessera del pane, istituita dal Regime Fascista per i meno abbienti. Per carità, qualcuno dirà che almeno questo Governo un’iniziativa concreta la presa, e in effetti penso che, se c’è una cosa che ha distinto i Governi di destra da quelli di sinistra da quando c’è la “Seconda Repubblica” (anche se adesso mi sa che siamo in Terza), è che i primi hanno preso provvedimenti, se pur magari “di pancia”, se pur magari discutibili, sbagliati, apparenti…ma li hanno presi; mentre i secondi si sono fermati alle buone intenzioni, mai però messe in atto, o comunque messe in atto solo parzialmente.

Considerata questa dovuta obiezione che qualcuno può farmi, dico però che avrei preferito un provvedimento riguardante la fonte di guadagno (se pur basso) del meno abbiente, anziché dargli una sorta di carta di credito per sfigati tra le mani; che poi tra l’altro andrà ad agevolare un italiano su 6, mentre ormai gli economicamente sofferenti sono 1 su 4 (secondo l'ottavo rapporto sulla povertà della Caritas italiana - Fondazione Zancan, basato sui dati Istat), e in forma ridottissima, ossia 40 euro al mese (1 euro e 33 centesimi al giorno in più). Non sarebbe stato meglio ridurgli le tasse e i contributi, se non esentarli del tutto, aumentargli seppur di poco i redditi, controllare il prezzo dei beni di strettissima necessità (quale pane, latte, carne, pesce, olio, burro, ecc…), anziché umiliarli all’atto del pagamento alla cassa di un supermercato o centro commerciale, dinanzi a decine di persone, facendogli estrarre la tessera? Forse esagero, ma parlerei di insufficienza ed umiliazione.

Se poi vogliamo allargare il discorso, invece di 450 milioni di euro, potevano essere molti di più, anziché regalare agli eroi della Cai, per pregarli di acquistare Alitalia, ben 300 milioni di euro.

Però poi così cominciamo col solito valzer delle responsabilità e dei “se, però, ma, forse…”. E soprattutto, la frase che taglia la testa al toro: “noi almeno qualcosa abbiamo fatto, e gli altri?”


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mercoledì, 26 novembre 2008

LA PARTITA DEL CUORE

Domenica pomeriggio, mentre guardavo come abitudine la partita del Napoli su Mediaset Premium (data la fede calcistica di mio padre, perché chi mi conosce sa che sono napoletano ma interista), ho notato un fatto alquanto ridicolo se non vergognoso: la presenza del senatore Villari (di cui credo tutti conoscete la vergognosa vicenda che lo lega alla Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Per i distratti: (http://lucascialo.splinder.com/post/19081131/I+CONTROLLATI+SI+SCELGONO+I+CO) seduto davanti al Presidente del Napoli De Laurentis.

Ora, molti probabilmente nemmeno lo conoscono, però spero che chi conosce il caso ed ha visto la partita, si sia accorto della cercata e ottenuta posizione strategica del caro ex UDEUR senatore Villari; quale migliore occasione di una partita di calcio per farsi pubblicità, in un momento così delicato per lui (espulso pure dal PD, per il sua ostinato e ridicolo senso di responsabilità istituzionale). Le telecamere di Mediaset (e credo anche di SKY) lo hanno così sovente inquadrato, trovandosi davanti a De Laurentis, sia per le esultanze ai gol del Napoli, sia per la rabbia quando la partita è finita in parità.

De Laurentis in qualche intervista ha fatto carpire una certa simpatia per Berlusconi, e mi pare strano che Villari, di cui non discuto la fede calcistica per il Napoli, sia apparso per la prima volta in una postazione così importante, essendo comunque un Senatore, proprio in questo momento delicato. Insomma uno più uno fa due. O forse sono troppo esagerato, vedendo del marcio ovunque. Però mi dite come si fa a non esserlo in un Paese come il nostro?!


| Categoria: politica, calcio, napoli, mass-media |

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martedì, 25 novembre 2008

ISOLA...TI

Durante la visita in Abruzzo in occasione della campagna elettorale in vista dell’elezione del Presidente della Regione (dopo lo scandalo Sanità che ha visto il crollo della giunta Regionale), Berlusconi non perde tempo per parlare, tra le altre cose più o meno serie, male di Di Pietro, reo secondo il Premier di essere un violento (nei toni), la cui alleanza col PD sta inguaiando tale partito, e di voler spadroneggiare.

Ma oltre alle solite accuse, Berlusconi accenna anche alla riproposta del progetto del Ponte sullo Stretto, bloccato dall’ex PM quando era Ministro delle Infrastrutture (Di Pietro propose di investire in metropolitane ed altre infrastrutture in quel di Sicilia, anziché fare il ponte); un ponte, che a detta del Premier, porterebbe la Sicilia a far parte a tutti gli effetti dell’Italia, essendo un’isola.

Traduzione: per il Premier, le isole non fanno parte a tutti gli effetti dell’Italia.

Ma se la pensa effettivamente così, perché non proporre un ponte anche per la Sardegna, che tra l’altro è anche più lontana dalla Penisola rispetto alla Sicilia, e magari tanti miniponti che collegano le isole tra loro e infine all’Italia? Perché questo problema lo si avanza solo per la Sicilia, in una zona tra l’altro, ad alto rischio sismico e geologico in generale (come è stato accertato anche da alcuni ingegneri internazionali)? Una promessa alla Mafia e alla ‘ndrangheta, nonché a vari politicanti locali, non c’entra nulla? Chissà.

Vista la maggioranza in Parlamento che appoggia il presente Governo, credo, anzi temo, che il ponte si farà. Mentre le scuole cadono a pezzi uccidendo bambini ed adolescenti, gli ospedali sono un obbrobrio, i treni viaggiano su binari risalenti al periodo post Unità d’Italia, la segnaletica stradale è inesistente o confusa, l’illuminazione è in molte strade (anche principali) inesistente o insufficiente, ecc…

Cari abitanti delle isole, grandi o piccole che siano, cosa pensate dell’uscita di Berlusconi? Vi sentite italiani/e? O avete bisogno di un ponte sul mare per esserlo al cento per cento?


| Categoria: politica |

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lunedì, 24 novembre 2008

MORTO SANDRO CURZI, COMUNISTA DOC

E’ morto sabato mattina, all’età di 78 anni (nato il 4 marzo 1930), Sandro Curzi, giornalista di vecchio corso (iniziò da adolescente nell’Unità clandestina), nonché politicamente impegnato fin da adolescente (si tesserò al PCI a 14 anni). Da tempo lottava contro una brutta malattia.

Non citerò la sua biografia, che troverete abbondantemente on line o su giornali. Riporterò qualche passo significativo della sua vita, oltre a quelli già sopra riportati. Come quando divenne direttore del TG3 (dal ’87 al ’93), dandone una forma dinamica, aggressiva, ricercatrice della verità, ancora oggi caratterizzante il TG (che fu per questo soprannominato “Telekabul”). Oppure il suo costante occhio critico verso la sinistra italiana, scegliendo dopo lo scioglimento del PCI, Rifondazione al PDS; partito che seguirà anche nella breve avventura della Sinistra arcobaleno. O ancora, i tre anni come consigliere del CDA Rai (dal 2005 ad oggi), che hanno sicuramente apportato alla TV di Stato, un freno alla sua crescente commercializzazione e abbassamento di qualità. Aveva infine criticato il Parlamento uscito dalle elezioni dello scorso aprile, parlando di “pensiero unico” (cosa che ho fatto anche io nel mio piccolo, con il libro “Addio alle armi”).

Proprio per il suo impegno in politica e in Rai, Curzi lascerà un vuoto sia nella sinistra italiana, sia nella TV di Stato. Nella prima, come voce critica e come personaggio tutto d’un pezzo, che non ha mai cambiato parere e posizione su certe idee (ogni riferimento a Sandro Bondi è puramente casuale); nella seconda, come ho detto prima, perché ha sempre mantenuto una posizione ferma verso la qualità del servizio pubblico, come dimostra la ancora esistente messa in trasmissione di programmi di alto livello culturale, soprattutto su Rai Tre.

Sinceramente non so a sinistra quante voci “di coscienza” restano ancora, mentre in Rai vedo un freno in meno alla decadenza di un servizio pubblico già visibilmente di scarsa qualità.

Arrivederci Sandro, grazie per il patrimonio che ci hai lasciato. Un patrimonio non materiale o economico, ma uno immateriale, che i costanti tagli economici e il malaffare, tentano quotidianamente di attaccare: la cultura.


| Categoria: politica, mass-media |

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domenica, 23 novembre 2008

LA SCUOLA E' A PEZZI, IN TUTTI I SENSI

Poco più di dieci giorni fa, in occasione del dramma della scuola crollata ad Haiti (post: http://lucascialo.splinder.com/post/19001348/HAITI%2C+DRAMMA+IN+UNA+SCUOLA), avevo scritto che anche nel nostro Paese, settima potenza industriale del Mondo, molte scuole versano in uno stato di pericolo, dovuto alle fondamenta costruite male, alla sopraggiunta di nuovi piani su edifici già esistenti, o lavori di manutenzione inesistenti, scarsi o fatti male (citai infatti il dramma della scuola crollata a San Giuliano di Puglia, dove persero la vita 27 bambini e un’insegnante).

Purtroppo, stamattina un nuovo dramma. Nel liceo scientifico Darwin a Rivoli, comune della prima cintura torinese, è morto questa mattina un ragazzo di 17 anni, in seguito al crollo di un soffitto di un'aula. Altri venti ragazzi sono rimasti feriti, di cui quattro in gravi condizioni. La prima ipotesi è stata quella del vento, che in questi giorni batte forte sulla città piemontese; anche se i vigili del fuoco pare stiano escludendo questa causa. Probabilmente trattasi di vecchie crepe mai riparate.

Bè certo sarebbe il colmo se per una raffica di vento, volasse via un pezzo del soffitto di un edificio che invece è preposto all’accoglienza sicura, per la loro crescita culturale e personale, di bambini e/o adolescenti. Se invece si trattasse di vecchie crepe mai mitigate, si tratterebbe di incoscienza di chi gestisce la scuola; se si trattasse di problemi di costruzione originaria o di aggiunte successive, si tratterebbe di responsabilità di chi ha fatto e voluto i lavori. Insomma, non c’è scampo in questi casi, qualcuno ha delle responsabilità e deve pagare. Non come è successo nel sopra citato dramma di San Giuliano.

Molte scuola in tutta Italia versano in situazioni penose, da Nord a Sud, come dimostra questa tragedia accaduta nel profondo Nord (spesso dipinto come virtuoso rispetto al Sud). E pregherei all’attuale Governo, di mettere in piedi un programma di investimento proprio nella ristrutturazione delle scuole esistenti, previo serio e preciso controllo degli edifici stessi; il tutto frutto di una collaborazione tra il Ministero delle Infrastrutture, quello dell’Istruzione, le Regioni e i Comuni, senza quel vergognoso “ping pong” di responsabilità, che genera solo incoscienza e vittime innocenti. Ma non ci spero tanto in una cosa del genere, visto che questo Governo sembra dare la priorità alle grandi opere che servono solo per far finta di essere all’avanguardia, e che nel passaggio di fondi verso i Comuni, i soldi si perdono come la classica “farina nel sacco”.

Ho paura, perché ho dei nipoti adolescenti che vanno a scuola. Ho paura, una triste mattina, di essere sorpreso da una notizia del genere. Non lo perdonerei ai responsabili (forse lasciati pure impuniti dalla nostra (in)giustizia italiana), come ho sempre fatto quando è successo ad estranei.


| Categoria: attualità |

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sabato, 22 novembre 2008

DEL PIERO, UN PROFESSIONISTA SERIO

E’ con un po’ di rammarico interista che dedico questo post ad un professionista serio, anche se juventino: Alessandro Del Piero. Da premettere che il presente post è solo elogiativo verso di lui e non certo verso le nefandezze del club di Torino.

Da amante del calcio che cerca di essere obiettivo nei giudizi, sia sulla propria squadra del cuore, sia sulle vicende che accadono in generale, non posso esimermi dall’ammettere quanto Alex Del Piero sia un’atleta serio, che è riuscito a riprendersi dai momenti difficili, conducendo una vita sana, lontana dai riflettori. Certo qualcuno obietterà che anch’egli indubbiamente, dato il fisico che mostrò nella seconda metà degli anni ’90, ha fatto uso di sostanze poco lecite. Ma in fondo, credo che era tutto il sistema che girava così (il sistema Moggi in particolare), o almeno, visto quello che ha fatto nella carriera successivamente, non credo sia dipeso dalla sua volontà.

Calcisticamente è emerso con il Padova in serie B, mentre l’esordio in A è proprio con la Juventus, il 12 settembre 1993, nella partita Foggia-Juventus (finita 1-1), entrando al 74' al posto di Fabrizio Ravanelli. Già sette giorni dopo arrivò il primo gol in Juventus-Reggiana, finita 4-0. La domenica successiva firma addirittura già la sua prima tripletta in carriera.

Gradualmente Alex si fa spazio, a suon di prestazioni sempre più convincenti e complice la condizione fisica sempre precaria di Roberto Baggio, che porterà Lippi a preferirlo sempre più al “divin codino” (come l’Avvocato Agnelli, Presidente della Juventus, amava chiamare Baggio, mentre per Del Piero sceglierà il nomignolo “Pinturicchio”). Si fa valere anche in campo europeo, attraverso il “gol alla Del Piero”, ossia un tiro con effetto di rientro, ancora oggi una delle armi principali del giocatore, soprattutto su tiri da fermo. Riesce a scalzare Baggio anche in Nazionale, sia ai Mondiali del ’98 in Francia, sia a quelli di Korea e Giappone nel 2002 (malgrado gli italiani volessero ancora Baggio in Nazionale).

Ha dimostrato anche di sapersi riprendere alla grande, come quando contro l’Udinese, l'8 novembre ‘98 al 92esimo, s’infortunò gravemente al ginocchio sinistro, riportando la lesione dei legamenti crociati anteriori e posteriori che lo costrinse a rimanere fermo per 9 mesi; non è un caso, infatti, che la sua squadra finì la stagione con l'abbandono di Marcello Lippi ed al settimo posto in campionato. Si riprese con il ritorno dello stesso Lippi, dopo tre anni di alti e bassi con Ancelotti allenatore.

Lippi si dimostra l’allenatore con cui più va d’accordo, sia perché con il suo ritorno vince due scudetti (dal 2001 al 2003), giocando due stagioni straordinarie in coppia con il bomber francese Trezeguet, sia perché con l’addio di Lippi e l’arrivo di Capello, Del Piero rivive un periodo di alti e bassi, anche per l’arrivo di un grande giocatore, quale Zlatan Ibrahimovic. Vinse comunque uno scudetto (2004-05), revocato però dopo la sentenza relativa a “Calciopoli”. In questo periodo, nonostante Capello lo sostituisse spesso, Alex non ha mai fatto particolari polemiche, anche dietro istigazione dei media.

Calciopoli porterà inoltre la “vecchia signora” anche in serie B, e qui Del Piero ha mostrato ancora la sua serietà, restando in squadra anche nella serie cadetta, facendo per di più, il capocannoniere con 21 reti.

Dopo un ottimo campionato sia suo (capocannoniere con 21 reti) che della squadra (terza in classifica subito dopo il ritorno dalla B), come quello dell’anno scorso, anche quest’anno Alex è destinato a concludere la stagione figurando tra i protagonisti assoluti.  

Insomma, una bandiera di quelle sempre più rare nel nostro calcio, dove, non volendo cadere nella solita retorica e banalità, domina sempre più il business. Basta dire semplicemente che non ha mai fatto polemiche anche quando veniva messo in panchina; che anche in B è voluto restare con la sua squadra; che si è sposato nella semplicità e non nella buffoneria come Totti (in diretta su SKY); che ha rinnovato il contratto l’anno scorso, il quale prevede riduzioni graduali del compenso nel tempo.

Certo sono tutte caratteristiche che un tempo erano scontate e chi non le rispettava veniva considerato un rivoluzionario, un folle (pensiamo a Best negli anni ’60 ad esempio). Nel calcio moderno, i rivoluzionari sono invece i campioni che si comportano bene.


| Categoria: calcio |

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venerdì, 21 novembre 2008

PRIMA IL NEMICO ERA UN FALCO, ORA E' UN TRADITORE

Tra le critiche, per non dire accuse, fatte ad Obama durante la sua lunga (come del resto è prassi in America) campagna elettorale, vi era quella che lo voleva spalleggiatore dei terroristi islamici, forse solo per la sua idea meno aggressiva di politica estera.

Stando però a ciò che gli sta rinfacciando Al Qaeda in questi giorni, pare proprio che anche il povero Obama sia visto come un nemico, per la precisione, un traditore del Mondo islamico. In particolare, il numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, in un messaggio vocale, lo ha definito servo negro, nato da padre musulmano ma che poi ha scelto di stare con i nemici, e che si contrappone a un rispettabile nero americano come Malcolm X (leader afroamericano che a metà del 1900 si batté per i diritti degli africani ed umani in generale, oltre a promuovere la fratellanza tra le religioni, essendo lui un musulmano).

Il messaggio è stato diffuso su alcuni siti estremisti islamici, e se la sua autenticità sarà confermata, si tratterebbe del primo commento pubblico di Al Qaeda sulla vittoria elettorale di Obama. Al Zawahiri esorta i musulmani a compiere attentati contro l'America “criminale” e soprattutto attacca il Presidente neoeletto per aver garantito il suo sostegno a Israele durante la campagna per le presidenziali.

Insomma, siamo alla solita storia. Se prima il nemico da battere era un Presidente “falco” guerrafondaio, ora è un “traditore”. Probabilmente Obama sarà più prudente per quanto riguarda la politica estera, ammesso che le lobbies petrolifere glielo permetteranno. Di certo però, anche se gli USA si ritireranno definitivamente dai territori afgani ed iracheni, resterà un territorio sottratto “a chi c’era prima”, con un cambiamento “imposto” dagli occidentali; quindi il fermento in quei territori resterà sempre, per un bel po’ di decenni, forse secoli. Basti pensare alla Spagna, da secoli sottratta definitivamente ai musulmani, e ancora oggi considerata dai fondamentalisti, un territorio perso da riconquistare. Inoltre, fin quando non si farà qualcosa di concreto in favore dei Paesi del Terzo Mondo, l’odio verso gli sfruttatori occidentali sarà continuo; perché la religione costituisce solo una maschera di un odio viscerale che ha come motore principale, quello del disagio socio-economico; o, all’opposto, quello dell’interesse di chi ha il potere economico.


| Categoria: politica, economia, religione, storia |

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