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Se il 2007 lo avevo chiuso con un post dal titolo "2007...Un anno difficile per l'Italia, da dimenticare per Napoli e la Campania", quello relativo al 2008 posso solo intitolarlo: "2008...Un anno da dimenticare", senza distinzioni territoriali. Partirò dagli eventi a livello internazionale, per arrivare a quelli della mia bistrattata Napoli.
Partiamo dagli eventi internazionali. Quello che ha segnato socio-economicamente il 2008, è stato senza dubbio la crisi finanziaria esplosa in America e che ha arrecato, per forza di cose, nel resto del Mondo, in modo diverso da Paese a Paese, delle conseguenze economiche rilevanti. La crisi finanziaria ha avuto come causa, secondo gli economisti esperti, i prestiti facili che gli istituti di credito hanno concesso ad aziende e privati, senza particolari garanzie, per rilanciare l’economia Americana ferita nell’orgoglio e nella fiducia dopo i misfatti dell’11 settembre 2001. Così, tanti milioni di dollari dati in prestito negli ultimi anni non sono più tornati indietro, comportando il fallimento di alcuni Istituti di Credito storici, come la Lehman Brother, fondata nel 1850. E’ parzialmente intervenuto anche il Governo americano, per una manovra economica storica, visto che per la prima volta ingenti somme di denaro pubblico sono state investite appannaggio di privati; anche se la cifra finale investita è stata limitata dall’ala congressuale più conservatrice e liberista, che aveva già parlato di socialismo nel sistema economico americano.
Con il crollo del comunismo nei Paesi dell’est europeo, per vent’anni si è parlato di vittoria del Capitalismo. Ma il crollo dell’economia americana insegna che la via di sviluppo più consona e razionale è un tipo di “economia mista”, perché come già ci aveva insegnato Keynes ormai ottanta anni fa, il mercato da solo non si aggiusta, come invece ci aveva detto Say due secoli prima.
Dall’America però arriva l’altra importante notizia del 2008, ossia la vittoria di un uomo di colore alle elezioni Presidenziali, dopo otto anni di disastri internazionali ed interni del repubblicano Bush. Per Obama si tratta di una sfida delicata, dovendo riportare un certo equilibrio dal punto di vista delle relazioni internazionali rispetto al suo predecessore guerrafondaio; nonché innestare una fiducia economica ormai persa per la crisi prima descritta. D’altronde, gli americani si aspettano molto da lui, visto che gli stessi sondaggi lo attestando ad oltre l’80% della fiducia degli americani. E non solo gli americani; tutto il Mondo ferito dalla politica estera aggressiva di Bush.
Non sono mancati nel 2008 gli attentati, ultimo rilevante in ordine di tempo quello avvenuto a Mumbai, in India, costato la vita a 125 persone (centinaia i feriti). Molto probabilmente, la causa è sempre da additare alla pluridecennale diatriba con il vicino Pakistan, soprattutto per la contesa del lembo di terra del Kashmir (guarda caso, dove c’è oro nero). E “ovviamente” "l'intifada” tra Israele e Palestina: proprio negli ultimi giorni di quest’anno Israele ha sferrato un potente attacco allo Stato palestinese, provocando centinaia di morti.
Protagonista in negativo è stata anche la Cina, riconosciuta come potenza in ascesa insieme all’India, ma che non ha ancora risolto la questione del Tibet, ormai occupato violentemente da sessant’anni; ha fatto il giro del Mondo la marcia pacifica dei monaci tibetani, repressa nel sangue dalle autorità cinesi. Altro scandalo riguardante la Cina è stato l’utilizzo della melamina nel latte in polvere per i neonati; e il malessere che si respira nel Paese è stato ben dimostrato in più zone del Mondo, in occasione dell’arrivo nei vari Stati della fiaccola Olimpica per la simbolica marcia della torcia, per le Olimpiadi svoltesi proprio in Cina.
A Cuba, dopo cinquant’anni di carica, Fidel Castro ha lasciato il ruolo di Presidente-dittatore al fratello Raul, e in effetti si sono già notate delle piccole aperture al mercato, come l’introduzione di pc, cellulari, DVD, televisori di misura compresa fra 19 e 24 pollici, biciclette elettriche, forni a microonde, antifurti per auto, il permesso d’ingresso negli Hotel anche ai cubani e non solo agli stranieri (prima gli unici cubani che potevano alloggiare in Hotel erano coppie in luna di miele, studenti o operai che avevano acquisito qualche merito), concessioni di terre incolte in usufrutto ai privati.
Ultima notizia degna di nota è la liberazione della politica colombiana Ingrid Betancourt, tenuta per più di 6 anni sotto prigionia dalle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia).
Per quanto riguarda il nostro Paese, bisogna segnalare la caduta del Governo Prodi ad inizio anno, durato solo 20 mesi, come molti (compreso io) avevano pronosticato. Tuttavia, la fine della sua legislatura non è stata causata dalla disomogeneità della coalizione componente, bensì dalle dimissioni del Ministro della Giustizia Mastella, in seguito a due inchieste giudiziarie che hanno riguardato lui e la moglie, poi svanite come una bolla di sapone. Ad aprile nuove elezioni, con il ritorno del centro-destra al Governo, una larga maggioranza (più di 100 deputati e 40 senatori in più delle opposizioni) e senza l’UDC. Prima prova elettorale per i neonati PdL e PD. Presidente del Consiglio per la terza volta Silvio Berlusconi, mentre Romano Prodi si è allontanato dalla politica italiana, lasciando la guida del centro-sinistra a Veltroni. Lo scontro politico, nonostante i vari problemi che attanagliano il Paese, ha riguardato come al solito il mondo della giustizia e dei media.
Il 2008 è stato segnato tragicamente dalle morti bianche sul lavoro, e dagli incidenti stradali provocati dall’abuso di alcool e droghe. Non è bastato per entrambi i flagelli, l’inasprimento delle pene. Non sono mancati neanche gli scandali di malasanità, con vari interventi sbagliati banalmente qua e là per il nostro Paese (alcuni causanti anche il decesso del paziente); ma soprattutto quelli clamorosi, su tutti, a Milano dove una clinica privata effettuava operazioni non necessarie, con il solo scopo di lucro, e in Abruzzo, dove il solito intreccio politica-sanità ha causato la caduta della coinvolta giunta regionale.
Difficile anche la situazione di Alitalia, ad un passo dai francesi dell’AirFrance, ad inizio anno, poi ceduta ad una famigerata cordata italiana in nome del mantenimento della proprietà italiana della compagnia; ma il tutto si è rivelato solo una bufala in campagna elettorale, visto che sono ancora tanti i problemi che riguardano la compagnia, soprattutto per il rinnovo dei contratti di alcune categorie, nonostante il corposo prestito-ponte senza obbligo di restituzione che la stessa ha ricevuto.
Per quanto riguarda lo sport, le principali soddisfazioni non sono pervenute dallo sport più popolare nel nostro Paese, ossia il calcio, bensì dalle Olimpiadi, avendo vinto gli atleti italiani 8 medaglie d’oro, su un totale di 203 nazioni (sia come classifica generale dei medaglieri, sia se si guarda solo a quelle Oro). La nazionale di calcio ha fatto invece registrare l’uscita della nostra squadra ai quarti negli Europei, con l’addio di un bistrattato Donadoni, e il ritorno del tutto “italiano” di Lippi come CT.![]()
Siamo giunti alla bistrattata Napoli e alla Campania in generale. Napoli e Caserta ad inizio anno si sono ritrovate sommerse dalla spazzatura per la cattiva gestione del centro-sinistra della Regione e della città, nonché per le colpe dei vari Governi nazionali che si sono susseguiti negli ultimi 15 anni, i quali hanno solo rinnovato i vari commissariamento senza però entrare nel merito della risoluzione del problema.
Con l’arrivo del Governo Berlusconi, a fine giugno la situazione è tornata sostanzialmente alla normalità, tant’è che il Premier annovera il successo della “questione rifiuti in Campania” tra i grandi successi del Governo (chi mi legge spesso sa i dubbi che ho in merito).
Passi in avanti sono stati fatti nella lotta alla Camorra, grazie ad una lotta militare alla criminalità, nonché al successo di Gomorra (anche all’estero), che ha scoperchiato un autentico “vaso di Pandora”. Non sono mancate però le vittime della stessa, con la clamorosa uccisione non del tutto chiarita di 6 extracomunitari a Castelvolturno, zona dalle alte potenzialità turistiche, ridotta però negli ultimi decenni a zona franca preda della malavita.
Comunque, Berlusconi sa che in Campania si gioca una parte importante del suo successo elettorale, vista anche la calante credibilità dell’altra parte politica; pertanto per questa Regione sta avendo un occhio di riguardo (d’altronde i seggi in Senato si assegnano su computo regionale).
Proprio a fine anno, la Giunta comunale di centro-sinistra è stata colpita da due inchieste, una riguardante le gare d’appalto che avrebbero favorito l’imprenditore Romeo, e una riguardante le auto blu. La Jervolino non si vuole dimettere, dichiarando di essere, almeno lei, pulita. Forse vuole emulare il suo compagno di partito e di (dis)avventure Bassolino, da oltre 16 anni sulle poltrone campane che contano, nonostante tutto.
Uniche soddisfazioni (e ciò la dice lunga) sono pervenute dal Napoli calcio, qualificatosi per lo spareggio di Coppa Uefa nella scorsa stagione (uscendovi però subito contro il Benefica), e nella stagione in corso sta facendo sognare la Champions ai suoi tifosi attestandosi attualmente al quinto posto in classifica.![]()
Speriamo che il 2009 ci porti buone notizie, su vari fronti: esteri, nazionali e locali. Le previsioni non preannunciano niente di buono. Ma noi dobbiamo sperare; sempre con razionalità, si intende.
BUON ANNO!

L’Inter, con due giornate di anticipo, è campione d’inverno, con 6 punti di distacco dalla Juventus seconda in classifica.
Non molti lo avrebbero detto, tra cui io. Non perché ad inizio stagione non credessi nelle potenzialità della squadra nerazzurra e nelle capacità di Mourinho, ma mi aspettavo al massimo nella migliore delle ipotesi, un primato pari merito o al massimo a tre punti di distanza dalla squadra seconda in classifica. Il tutto perché non sapevo come lo "Special one" (come veniva chiamato Mourinho quando era al Chelsea), avrebbe reagito al primo anno in massima serie italiana.
L’allenatore portoghese, definito da tanti arrogante e presuntuoso, soprattutto per le dichiarazioni che ormai sovente rilascia dopo una partita, ha invece dimostrato una grande umiltà nel non schierare due giocatori che egli stesso ha accolto con favore, soprattutto il primo espressamente richiesto, Quaresma (l’altro è l’ex romanista Mancini). Inoltre, sta dimostrando una tempra non indifferente con i giocatori più indisciplinati, cosa che si è vista solo parzialmente con Mancini e da anni ormai non si vedeva in generale sulla panchina dell’Inter (forse dai tempi di Trapattoni): mi riferisco soprattutto ai casi Adriano e Balotelli. Per tanto, a parte qualche immancabile cambiamento (come Cambiasso in un ruolo più di copertura, o il neoacquisto Muntari, o Stankovic da frangiflutti tra centrocampo e attacco), Mou sta schierando la stessa formazione dell’allenatore precedente Mancini, a dispetto di tanti allenatori che pur di fare di testa propria (è successo sovente all’Inter durante l’era di Moratti come Presidente), pretendono nuovi campioni che vanno solo ad ingolfare una rosa che ne ha già tanti di suo.
E poi, ben venga qualche dichiarazione sopra le righe, inusuale, fuori dal comune. Basta frasi fatte, luoghi comuni, di cui allenatori e giocatori ci hanno da sempre abituati. Mourinho è uno che spiega apertamente le sue scelte, e non come tanti allenatori che finiscono solo per nascondersi dietro a degli spilli.
Certo, la Champions non sta andando come noi interisti ci aspettavamo, anche perché con Mou avevamo magari pronosticato un primo anno con un minore ruolo di protagonisti in campionato e una maggiore convinzione nella massima coppa europea. Per ora, sembra solo il contrario, visto che in Champions la squadra nerazzurra si è qualificata solo seconda, con 8 punti (pari merito con il Panathinaikos). Il destino ha voluto che l’Inter beccasse subito il Manchester negli ottavi, come voleva Mourinho. Forse lo stratega portoghese gioca su un maggior tempo a disposizione per preparare e caricare la squadra, in egual modo di quanto dice di essere caricato lui (si giocherà a febbraio).
Per il resto, come avevo previsto, l’anti-Inter è la Juventus, seguendo come detto i milanesi a sei lunghezze, con prestazioni convincenti, ritrovando anche quest’anno uno strepitoso Del Piero, cui anni anagrafici sembrano non passare mai. Più indietro (9 punti dal primo posto) il Milan, che pure come avevo previsto, è atomico in attacco, ma ridicolo in difesa (leggere il post su Beckham per un mio recente commento sulla squadra rossonera).![]()
Grande rivelazione è stato per ora il Napoli, con un Lavezzi trascinatore e ormai insostituibile, e una buona vena anche di Hamsick, che però ha come pecca la discontinuità e la “timidezza” mostrata in più occasioni contro grandi squadre (entrambi i giocatori interessano soprattutto al Real Madrid). Molti qui a Napoli parlano di Champions, mentre io credo fin dall’inizio del campionato, che la squadra si piazzerà al sesto posto; che pure non butterei, visto che, fino a due anni fa, la squadra militava in serie B. Buono per ora anche il campionato del Genoa, sesto, anch’essa squadra fino a due anni fa e per più di dieci, in serie B. Buon campionato anche per il Catania di Zenga.![]()
Deludente invece la Roma, solo 11ma, ma con una partita in meno e comunque in ripresa; anche se lo stop bimestrale di Totti, fa tremare i tifosi giallorossi, essendo stata la ripresa della squadra concomitante a quella fisica del loro capitano. Discorso inverso invece per l’Udinese, partita a razzo e da diverse partite in netto calo.
Vedremo cosa accadrà a maggio; ma credo che a parte quattro-cinque posizioni, l’attuale classifica dovrebbe essere quella finale.

Prima delle feste dei prossimi giorni, il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha presentato i 4 decreti che riformeranno radicalmente la scuola; lei stessa ha affermato che si tratta della prima riforma organica della scuola, dopo quella Gentile del 1923. I tempi però saranno diversi tra scuola primaria (ex materna ed elementare) e scuola secondaria (media e superiori; se non usiamo termini inglesi o americani, proprio non ci sentiamo a nostro agio, vabbè…), poiché la prima cambia dal primo settembre 2009, la seconda dal primo settembre 2010.
Andiamo per ordine, partendo dalla scuola dell’infanzia e quella primaria:
Per quanto riguarda la scuola dell'Infanzia, dal prossimo anno scolastico, l'ex scuola materna potrà nuovamente accogliere i bambini di 2 anni e mezzo, ripristinando così l'anticipo morattiano abolito dal successivo Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni. Per andare incontro alle esigenze delle famiglie vengono anche confermate le "sezioni primavera" per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi, introdotte dal governo Prodi.
Nella scuola primaria, sarà abolita l'organizzazione modulare introdotta nel 1990, e ripristinata l’antica figura del maestro unico di riferimento. In base alla scelta della propria famiglia, ogni alunno resterà con un solo maestro per classe per 22 ore, lasciando ad un collega le restanti ore da svolgere in classe; le famiglie possono di fatto scegliere tra le 24, 27, 30 o 40 ore settimanali.
Per quanto riguarda la scuola secondaria:
La scuola secondaria di primo grado (ex media), dal 2009/2010 sarà articolata in 29/30 ore settimanali; e sarà possibile per le famiglie, al posto di due lingue straniere, scegliere 5 ore di Inglese a settimana (il cosiddetto Inglese potenziato). Resta la possibilità di optare per il tempo prolungato che si articolerà in 36/40 ore settimanali. E per gli alunni stranieri sarà possibile utilizzare due ore della seconda lingua per attivare “corsi di Italiano per stranieri”.
Le principali novità riguardano la scuola secondaria di secondo grado (ex superiore) la cui riforma partirà dal 2010/2011, essendo forse più complessa. Al posto dei 750 indirizzi (tra sperimentazioni e ordinamenti) attualmente esistenti ce ne saranno 20: 9 per i licei (classico, scientifico, delle scienze umane, linguistico, musicale e artistico con tre indirizzi) e 11 per gli istituti tecnici. Lo studio dell'Inglese diventerà obbligatorio in tutti e 5 anni gli anni, nei licei Musicale, Artistico e delle Scienze umane si studieranno due lingue straniere e al quinto anno una disciplina non linguistica sarà insegnata in Inglese. Verrà potenziato anche lo studio della Matematica e delle Scienze in tutte le scuole e rilanciati i laboratori. Negli istituti tecnici, al quinto anno sarà possibile svolgere stage aziendali, mentre negli istituti sarà possibile per esperti e professionisti, entrare nel comitato scientifico della scuola.
Si sta pensando di dare anche un premio ai docenti meritevoli fino a 7000 euro l'anno. Ma l'obiettivo appare piuttosto lontano visto che occorre stabilire come assegnare queste eventuali risorse.
Di contro, il personale della scuola deve accontentarsi di un rinnovo contrattuale per il 2009 che la Cgil si è rifiutata di sottoscrivere, definendolo una miseria che offende la dignità dei lavoratori. Infatti, per i docenti e il personale ATA (amministrativi, tecnici e ausiliari) per il prossimo anno è previsto un aumento di 79 euro lordi in più al mese, che per una maestra di scuola primaria con appena due anni di servizio scende a poco meno di 60 euro lordi mensili.
Volendo fare un commento finale su questa riforma (almeno per quanto riguarda la parte tecnica, visto che per quella economica si è già visto che prevede un taglio in nome di una presunta “razionalizzazione” delle risorse), diciamo che sostanzialmente sono favorevole, a parte per la questione del maestro unico alle elementari (qualcuno insomma dica ad Epifani che il Governo non ha fatto nessuna marcia indietro; lui che già rivendicava una mezza vittoria della CGIL su questo tema); soprattutto in virtù del fatto che la nostra scuola primaria è considerata una delle migliori al Mondo, anche da recenti studi internazionali.
Positiva invece la parte che riguarda la scuola superiore, poiché si investe di più nell’inglese e nelle materie scientifiche; scelta molto giusta perché la prima è ormai una lingua fondamentale da anni, mentre le seconde sono ancora un handicap per gli studenti italiani. Ottima, se davvero si concretizzerà, anche la maggiore attenzione al mondo del lavoro, con stage aziendali e l’ingresso di esperti del settore nel mondo della scuola, oggi troppo teorica e poco pratica, come del resto lo è l’università.
Staremo a vedere. Innanzitutto se la riforma sarà effettivamente portata a termine nei tempi annunciati, e soprattutto, quali risultati darà nel tempo.

Il 23 dicembre 1984, il treno “RAPIDO 904” partì da Napoli diretto verso Milano alle ore 12:55 sull’undicesimo binario, stracolmo di passeggeri in gran parte diretti verso il Nord, per ricongiungersi con i propri cari in vista delle festività natalizie. Purtroppo, quel treno non riuscì a compiere fino al termine l’itinerario che gli competeva. Infatti, sul tratto ferroviario Firenze-Bologna, nella lunga galleria appenninica in San Benedetto Val di Sambro, nei pressi di Bologna, una valigia piena dell’esplosivo di tipo T-4, collocata nel vagone numero 9, quart’ultimo di seconda classe (proprio quello centrale), esplose alle ore 19:08. Nell’impatto morirono 15 persone: Giovanbattista Altobelli, Anna Maria Brandi, Angela Calvanese in De Simone, Anna De Simone, Giovanni De Simone, Nicola De Simone, Susanna Cavalli, Lucia Cerrato, Pier Francesco Leoni, Luisella Matarazzo, Carmine Moccia, Valeria Moratello, Maria Luigia Morini, Federica Tagliatatela, Abramo Vastarella, mentre ne restarono ferite oltre 250. Il bilancio fu poi aggravato dalla morte, tempo dopo di un’altra persona, Gioacchino Taglialatela, per le gravi ferite subite, il 24 maggio 1987. Il bilancio delle vittime poteva essere ancor più grave, in quanto sul binario opposto transitava un altro convoglio e solo il tempismo del conducente, che prontamente bloccò la linea, evitò una strage maggiore.
L’iter processuale relativo al caso del RAPIDO 904, durato 10 anni (’84-’94), è costituito da ben sette sentenze, di cui due relative al solo caso Abbatangelo (il quale seguì un iter processuale a parte essendo un parlamentare e godendo quindi dell’immunità); l’inchiesta giudiziaria sul caso del RAPIDO 904 ha individuato nella Mafia la principale responsabile della strage, in virtù del fatto che sono stati condannati all’ergastolo come autori della strage due esponenti di spicco della stessa, Pippo Calò, definito nell’ambiente mafioso il “cassiere”, e il suo braccio destro Guido Cercola, suicidatosi in tarda serata del 2 gennaio 2005, nel supercarcere di Sulmona, non nuovo a questi avvenimenti (soprannominato infatti “il carcere dei suicidi”). E’ stato invece attribuito un ruolo marginale agli esponenti della camorra Misso, Galeota, Pirozzi, Esposito e Luongo, condannati “solo” per detenzione abusiva di esplosivi o, come nel caso di Esposito, per favoreggiamento. Anche una possibile implicazione politica, rappresentata nella persona del deputato del Movimento Sociale Italiano, Massimo Abbatangelo, è stata alquanto “limitata” al solo reato di detenzione abusiva di armi ed esplosivi, quando in realtà la sentenza di primo grado lo aveva individuato come responsabile della strage e condannato all’ergastolo.
Da ciò si evince che la “Strage di Natale” è il frutto di una fitta rete di collaborazioni, che vanno dalla partecipazione di due noti esponenti della Mafia, quali Pippo Calò e Guido Cercola, al noto esponente della Camorra Giuseppe Misso in collaborazione con il suo gruppo napoletano (Cardone, Esposito, Galeota, Luongo, Pirozzi); all’esperto in elettrotecnica, esecutore materiale dell’ordigno, il tedesco di origine croata Friedrich Schaudin e infine, all’esponente politico del Movimento Sociale Italiano, Massimo Abbatangelo.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia soffermandosi sul caso del treno “RAPIDO 904”, ne ha messo in luce alcune particolarità rispetto alle stragi avvenute tra il ’69 e il ’74, quali Piazza Fontana, Piazza della Loggia e il treno ITALICUS, in quanto essa era avvenuta in un contesto storico-politico interno ed internazionale, molto diverso da quello in cui si erano verificate le altre stragi, ma anche perché per questa strage, una pur parziale individuazione dei responsabili vi è stata, rispetto ad altre stragi restate impunite o, quantomeno, non del tutto chiarite sono ancora oggi determinate assoluzioni degli indagati per esse.
In particolare, per quanto riguarda un cambiamento del contesto storico-politico interno ed internazionale, le ragioni vanno ricercate nel fatto che il quadro politico internazionale, che si era stabilito dalla fine degli anni ’60 alla prima metà anni ’70, era ormai da tempo venuto meno. Ci riferiamo, in particolare, all’asse Kissinger-Nixon, formatosi negli USA, che con l’operazione CHAOS, avviò un’intensa relazione con i Servizi Segreti di diversi Paesi, tra cui l’Italia, con lo scopo di destabilizzare le organizzazioni delle sinistre extra-parlamentari europee, allora in pieno fermento e cui solo lo scandalo Watergate pose fine; mentre, sul fronte interno, era venuta meno quell’alleanza tra Servizi Segreti e l’estrema destra, in chiave anti-comunista.
L’estrema destra, nella fattispecie tra la seconda metà degli anni ’70 e la prima metà anni ’80 e soprattutto nel contesto romano, strinse dei legami di collaborazione con alcune organizzazioni criminali, in particolare con la Banda della Magliana e Cosa Nostra. Quest’ultima, in quegli anni, conobbe un enorme salto di qualità, dovuto al traffico di cocaina, che permise all’organizzazione criminale, di “investirli” nell’edilizia turistica e residenziale, intervenendo massicciamente anche nel mondo della finanza. Fu soprattutto a Roma che Cosa Nostra, strinse i legami più importanti con organizzazioni criminali locali, in particolare grazie all’operato di un vero e proprio “uomo di frontiera”, quale Pippo Calò, che agiva sotto falso nome di Mario Aglialoro, definito, non per caso, “cassiere della mafia”. Inoltre, tale attentato, è stato valutato, in sede processuale, come una minaccia della Mafia verso la magistratura, proprio perché, Cosa Nostra, poté agire indisturbata per tutto il corso degli anni ’70, visto che l’attenzione delle forze di giustizia, era spostata tutta verso le organizzazioni politico-eversive di estrema destra ed estrema sinistra, in quel periodo, in pieno attivismo. Del resto, sarà proprio a partire dagli anni ’80, che l’operato dei gruppi eversivi, comincerà a scemare. Quindi, Cosa Nostra, si sentì venir meno quella “foglia di fico” soprattutto nel contesto romano, dove in quegli anni si era stabilito il già citato “crocevia eversivo” e agiva Pippo Calò. A riprova di ciò, proprio ad inizio anni ’80 era iniziata una lotta più dura ed incisiva dello Stato contro la criminalità organizzata.
Passando invece ad analizzare l’altro fattore che determina, secondo la Commissione, la particolarità del caso del treno “RAPIDO 904”, cioè l’individuazione dei responsabili della strage, in sede giudiziaria vi è stata di fatti, se pur parziale, una individuazione dei responsabili; in particolare, vista l’unica condanna all’ergastolo inflitta ai due mafiosi, Pippo Calò e Guido Cercola, la “chiave di lettura” dei magistrati data alla strage, è quella di considerarla un avvertimento della Mafia, verso le istituzioni, dopo la collaborazione di alcuni pentiti come Buscetta e Contorno, che sembrava mettere in crisi dei legami istituzionali, quella sorta di antico patto armistiziale creatosi soprattutto negli anni ’70, che, come abbiamo detto, permise a Cosa Nostra di agire quasi indisturbata nei propri affari.
Tuttavia, durante i lavori della Commissione, sono state avanzate anche ipotesi diverse da quelle formulate in sede giudiziaria e che farebbero rientrare anche la strage del treno “RAPIDO 904” nel contesto unitario delle altre stragi precedenti, in quanto tali ipotesi farebbero riemergere quegli scenari oscuri che hanno fatto da sfondo a tutta la Strategia della Tensione. A tal proposito, è interessante citare un intervento su tutti, quello del senatore comunista Luigi Cipriani, per il quale la “Strage di Natale” ha le caratteristiche di un avvertimento da parte della struttura dei Servizi Segreti Nato, affinché i politici intervengano per bloccare tutte le inchieste che li stanno mettendo di fronte alle loro responsabilità, come già avvenne nel 1974. In secondo luogo, per la logica delle stragi, la bomba di Natale avrebbe dovuto influire sulla situazione politica, nel senso che l’elezione del Presidente, revisioni costituzionali, governabilità e ordine, elezioni amministrative, dovevano andare secondo gli obiettivi previsti dal Piano di rinascita democratica, complottato dalla P2. In questo senso e in questo quadro si potrebbe nuovamente parlare di “Strage di Stato” mettendo in evidenza che, a differenza di quelle del 1969-1974, è molto meno probabile un coinvolgimento della manovalanza nera e più probabile un'azione diretta dei Servizi italiani e Nato; e mentre le stragi di allora avevano un carattere difensivo e l'obiettivo di spegnere le lotte operaie, quella di Natale s’inserisce in una strategia programmata con obiettivi ben definiti, proprio perché il ruolo dei Servizi Segreti non sarebbe quello di coprire gli eventuali responsabili, ma proprio di agire in prima linea.
Comunque, restando nella prospettiva giudiziaria, “la strage di Natale” del 1984, sembra preannunciare una stagione successiva che abbraccia eventi quali le stragi di Capaci e Via D'Amelio e gli attentati dell'estate '93, che esorbitano dalle competenze della Commissione d’inchiesta sul terrorismo, rientrando probabilmente in quelle della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia.
Per chi volesse approfondire la cronistoria dell’oscuro, e tutt’oggi ancora non del tutto risolto dalla giustizia italiana, fenomeno della “Strategia della tensione”, messa in atto dall’estrema destra italiana dall’attentato di Piazza fontana agli attentati di inizio anni ‘90, vi rimando al mio libro “Le stragi dimenticate”, acquistabile anche mediante questo link (alla Strage di Natale è dedicato il V Capitolo): http://www.boopen.com/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=3785
E’ arrivato anche nelle sale italiane il film “Il bambino con il pigiama a righe”, regia di Mark Herman, tratto dall’omonimo best seller di John Boyne, con David Heyman (che si occupa anche della serie di Harry Potter) come produttore.
Lo sfondo è quello spietato dell’Olocausto, e Bruno (Asa Butterfield) è un bambino di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla comoda casa di Berlino in un’area desolata. Qui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. È così che, incurante delle continue raccomandazioni della madre, decide di esplorare il giardino posteriore e di spingersi verso la “fattoria”. Ma lì vicino incontra Shmuel (Jack Scanlon), un coetaneo vestito con un pigiama a strisce che vive una vita totalmente diversa dalla sua dall’altra parte del filo spinato. Da questa impossibile amicizia, Bruno acquisirà una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda.
In maniera inusuale, la Disney questa volta utilizza una favola triste per spiegare un’atroce pagina della storia contemporanea. Un ottimo modo però per sensibilizzare anche i più piccoli su ciò che la follia umana è riuscita a compiere, come appunto l’Olocausto, e che in realtà ancora oggi compie ancora, tra genocidi vari sparsi per il Globo.
Forse si tratta della solita storiella ambientata in uno scenario tragico, tipo la “Vita è bella”; ma credo (non avendo ancora visto il film, sperando di avere quanto prima l’occasione), che sia ben fatto e che i propositi siano validi.
E spero che, se proprio le persone vogliono giustamente scegliere un film spensierato da andare a vedere al Cinema durante queste feste, non scelgano il solito cinepanettone di Neri Parenti “Natale a Rio”, il quale ogni anno propone la solita solfa fatta di bei posti in cui è in parte girato, storie fatte di equivoci tra coniugi, belle ragazze, e qualche volgarità. Ed è preoccupante ciò che ha dichiarato Cristian De Sica, dicendo che questo filone di film, proposto ormai da 25 anni, rispecchia l’Italia.
In fondo non ha torto. Nel nostro Paese l’appiattimento culturale e la mediocrità sono ormai dilaganti.
E’ atterrato ieri a Milano con l’aereo privato messogli a disposizione dal suo Presidente (e nostro Presidente del Consiglio), il campione inglese David Beckham, insieme alla moglie, la Space Girl Victoria. Giocherà con il Milan fino a marzo con la formula del prestito, ossia dopo la partita contro l’Atalanta, per poi ritornare ai Los Angeles Galaxy.
Anche se giocare, è una parola grossa, o almeno se la si intende in un contesto quale è il nostro campionato, e a certi livelli, ossia quelli che quest’ultimo pretende. Infatti l’acquisto di Beckham è, per molti esperti del Mondo del calcio, e anche per me (oddio non ci vuole molto per pensarlo), una mossa commerciale, visto che durante questo periodo di feste la società ha organizzato alcune amichevoli in giro per il Mondo, che hanno già fatto registrare il tutto esaurito; a ciò bisogna aggiungere la vendita di magliette col suo nome, i diritti d’immagine che la società milanista ha acquistato su di lui (pare perfino i diritti relativi al primo arrivo qui a Milano), gli spettatori paganti che porterà allo Stadio in campionato e coppa, pur giocando magari per pochi minuti. Si calcola che l’introito per il club sarà di circa 13-14 milioni di euro.
Certo, molto probabilmente il campione giocherà anche qualche partita, magari segnando pure qualche gol; ma di sicuro il suo prelevamento ha il sapore di una bella mossa commerciale, avendo egli 33 anni ed essendo ormai lontano, da qualche anno, dal calcio che conta come protagonista.
In effetti la società rossonera, non avendo quest’anno disputato la miniera d’oro della Champions League, ha ben pensato il modo per guadagnare milioni di euro da investire, lo spero per loro, per rinforzare la squadra; dato che in difesa schiera ancora vecchietti quali Maldini e Favalli, spera ancora nel ritorno di Nesta, si ostina a giocare con un’ala come terzino, ossia Jankulosvky; a centrocampo punta ancora su giocatori logori quali Pirlo, Gattuso ed Emerson; in attacco, a parte Ronaldinho e Kakà, punta ancora su vecchie glorie quali Inzaghi e Shevchenko, o sull’inesperto Pato.
Al Vaticano proprio non va giù la politica laica messa in piedi dal Premier Zapatero, in uno Stato cattolico per eccellenza quale è la Spagna. Infatti, secondo Mons. Angelo Amato, attuale Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi (ex segretario della Dottrina della Fede, ed amico personale di Papa Raizinger), in Spagna sta avanzando l'indottrinamento laico, una sorta di “Statolatria”, ovvero l'ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno; una tendenza pericolosa ormai in forte espansione in tutta Europa.
Non è la prima frecciata che il Vaticano scaglia contro il Governo socialista di Zapatero, che in effetti ha approvato numerose leggi volte ad aumentare la libertà delle scelte personali, soprattutto a proposito di materie riguardanti l'etica e la laicità. Ad esempio, è stato introdotto il divorzio breve, una nuova procedura legale per l'annullamento dei matrimoni dedita a diminuire tempi e costi; è stata approvata una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita; è stato allargato l'accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali, garantendo così anche agli omosessuali gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui quello di adottare figli. Lo stesso diritto di adozione è stato poi allargato anche alle coppie di fatto (ossia adozione da parte anche di coppie dello stesso sesso); a partire dall'agosto del 2007, è stato approvato ed applicato un sistema di sussidio che prevede la donazione di 2.500 euro alla nascita di ogni figlio, indipendentemente dalla fascia di reddito della famiglia.
Sono state inoltre alleggerite le pratiche di modifica delle generalità per i transgender, legalizzata la sperimentazione medica della cannabis e ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini di ricerca scientifica.
In materia di laicità, è stata eliminata l'obbligatorietà per gli studenti di ricevere l'insegnamento della religione cattolica a scuola. Sempre in termini di educazione è stato introdotto a carattere obbligatorio l'insegnamento dell'educazione civica, innovazione che ha suscitato violente polemiche da parte dei settori filo-ecclesiastici, nonché della stessa Chiesa cattolica, che vede nel nuovo insegnamento un'imposizione dello stato nella formazione della coscienza e della morale dei giovani.
Insomma una serie di riforme laico-progressiste in materia di diritti civili, che chissà quando vedremo in Italia. Paese quest’ultimo, che pure ultimamente si trova un po’ in conflitto col Vaticano. Certo un conflitto ancora lontano da quello che ha lo stato Spagnolo, e basato non sulla questione dei diritti civili poiché l’attuale Governo è conservatore su questi temi (anche se sentire certe omelie e prediche da alcuni politici che nella vita privata sono loro per primi separati, divorziati e conviventi, mi fa alquanto disgusto), bensì su tematiche quali l’integrazione e la tolleranza verso gli immigrati (ricorderete la polemica relativa all’utilizzo delle impronte digitali per catalogare soprattutto i Rom); oppure sull’intenzione di tagliare i fondi alle scuole private cattoliche; o ancora, proprio in questi giorni, la polemica relativa alle parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini, sulla mancata opposizione della Chiesa alle leggi razziali fasciste del ’38, con la risposta di quest’ultima sul proprio principale organo di stampa, l’Osservatore Romano, con la quale afferma senza mezzi termini che: “sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo — che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze — chiami ora in causa la Chiesa cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico”.
Del resto, ogni tanto il Governo ricorda di essere di destra e non democristiano, prendendo quindi anche delle distanze ed entrando in conflitto con la Chiesa; mentre Fini prosegue la sua fruttuosa redenzione dal Fascismo iniziata con la visita da Vice Presidente del Consiglio nel 2003 in Israele (quando ricorderete affermò che il Fascismo fu un male assoluto), perché già sente odore di Premierato quando Berlusconi si farà da parte (perché prima o poi dovrà pur accadere).
Il Vaticano è in allarme quindi, visto che i due principali Paesi cattolici europei, Italia e Spagna appunto, ne stanno prendendo le distanze, se pur in modo diverso. Certo, a me piacerebbe che l’Italia lo facesse secondo il modello di politica spagnola (ossia per le riforme laico-progressiste). Però già non vedere tanto zelo di un Governo nei confronti del Vaticano, dopo sessant’anni di vita della Repubblica (a parte la parentesi negli anni ’80 del Governo Craxi, forse il più laico della storia italiana), è un buon segnale.![]()

Mi ritrovo ancora una volta a dover scrivere un post sui guai dei nostri politici con la giustizia. Dico “a dover” perché seppur non voglio che questo Blog sia un quotidiano che riporta le notizie con puntualità, bensì riporti il mio punto di vista su qualche argomento, non per forza trattandolo in “tempo reale”, mi sento il dovere di riportare ancora una volta notizie del genere; soprattutto quando si tratta di politici legati al mio territorio (cosa purtroppo sovente anche questa).
Scrivo con un grande senso di sconforto, perché avevo sperato in un’alternativa vera e pulita ad un certo “tipo” di politica, ma mi accorgo che non è così, o se c’è, è ancora troppo piccola. Il tutto considerando la crisi socio-economica grave che stiamo vivendo, mentre i nostri bei politicanti si fanno i loro belli affarucci, anche giocande senza scrupoli con la salute dei cittadini, che tra l'altro li delegano per gestire i propri "beni pubblici".
Consapevole, che altri post del genere purtroppo ancora mi toccano. Pertanto, capirò chi si annoierà e non vorrà leggere…
E giunse anche il momento della Giunta comunale di Napoli. Martedì mattina è stato arrestato a Napoli l'imprenditore Alfredo Romeo, mentre altre 12 persone sono agli arresti domiciliari, tra cui due assessori della giunta comunale di Napoli. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli appalti, abuso d'ufficio e corruzione. Coinvolti anche due parlamentari, Italo Bocchino (PDL) e Renzo Lusetti (PD), nonché l'ex assessore Giorgio Nugnes (PD), morto suicida alcune settimane fa.
La Jervolino però dice di non voler mollare, perché dice di avere “le mani candide”. Già, però guidare una Giunta nella quale ben 3 assessori sono stati coinvolti in abusi d’ufficio vari ed eventuali, sinceramente mi sembra alquanto ridicolo, e soprattutto poco credibile agli occhi dei già delusi e diffidenti cittadini napoletani. IDV annuncia la possibile decisione di uscire da tutte le Giunte campane, ed infondo, come già avevo detto, non so quanto sia favorevole alla propria immagine essere alleati con persone che in varie zone d’Italia si stanno scoprendo non proprio “pulite”.
Quest’ultima inchiesta partita da Napoli, va ad aggiungersi ad altre nelle quali sono soprattutto coinvolti esponenti del PD: quella in Molise riguardante la giunta regionale ed una società multinazionale di consulenza.; quella di Firenze relativa all'area di Castello di proprietà della Sai-Fondiaria, dove dovrebbero partire vari lavori pubblici; quella in Basilicata, nell'ambito dell'inchiesta riguardante la società petrolifera Total; le due in Abruzzo, riguardanti la giunta regionale e la sanità (che ha portato alle elezioni anticipare di domenica scorsa vinte dal PdL), e la giunta comunale di Pescara, in merito a presunti “favori” amministrativi.
Si sono così avviate varie inchieste paragonabili ad una sorta di fiammelle sparse per il Paese che potrebbero portare poi ad una grande fiammata giudiziaria; qualcuno già parla di “Tangentopoli 2”. Bè se così fosse, spero che la relativa inchiesta “Mani pulite 2” vada fino in fondo e non come terminò quella del biennio ’92-’94, conclusasi con varie assoluzioni, e con personaggi ancora oggi nel nostro Parlamento. Con l’aggravante che, rispetto ad allora, il potere mediatico di alcuni imputati più importanti, ha portato molte persone ad interessarsi meno delle vicende politiche, accettando quasi come parte integrante del sistema certi “sottobanchi”, attraverso un appiattimento culturale delle coscienze, e della cultura in generale. A ciò va aggiunto che, se allora il sistema era stato messo in piedi da due partiti principali, DC e PSI, oggi a livello locale quasi nessun partito si salva; anzi dei più grandi, nessuno.
Per questo spero che se deve esplodere una “Mani pulite 2”, faccia davvero una pulizia profonda, per far sì che non si ripropongano dopo qualche anno, di nuovo le stesse illiceità; come sta accadendo da un po’.
Il PdL si aggiudica le elezioni regionali in Abruzzo, con Giovanni Chiodi che stacca di 6 punti il candidato del centro-sinistra Carlo Costantini (48% a 42%). Poco più del 5% per il candidato dei democristiani UDC-UDEUR Rodolfo De Laurentis.
Prima di entrare nel merito su vincitori e vinti, è doveroso soffermarsi sul dato più allarmante, ossia il forte astensionismo, visto che alle urne si è recato solamente quasi il 53% degli aventi diritto al voto. Un astensionismo provocato soprattutto dallo scandalo in materia sanitaria che ha colpito questa estate la giunta regionale di centro-sinistra guidata da Ottaviano Del Turco, tant’è che il calo di voti si è fatto sentire proprio tra le fila del centro-sinistra (PD e PSI in primis rispetto alle regionali del 2005).
Analizzando i risultati di queste elezioni e confrontandoli con quelli delle regionali del 2005, si può infatti notare l’avanzata del PdL che si è aggiudicato il 35,18%, ben l’8% in più rispetto alle precedenti, quando Forza Italia e AN correvano ancora separate (27%). Di contro, il vero crollo riguarda il centro-sinistra, poiché il proprio candidato (Del Turco) nel 2005 prese il 58% dei voti, mentre Costantini oggi solo il 42%, mentre i voti dei singoli partiti si sono spostati verso l’IDV di Di Pietro, che così conferma la propria ascesa elettorale. Già, perché il PD è arrivato ad uno stentato 19%, facendo registrare un calo del 16% rispetto al 2005 (DS e Margherita correvano separate, aggiudicandosi rispettivamente oltre il 18 e 16 percento). Crollo netto anche per lo PSI (1,7% adesso rispetto al 5,2% del 2005), per Rifondazione (2,8% adesso rispetto al quasi 5% del 2005), Comunisti italiani (quasi il 2% adesso contro il quasi 3% del ’05); grossomodo si confermano solo i Verdi con il 2% (denominati per questa elezione “La sinistra”) come nel 2005.
Unico partito che sorride è l’Italia dei valori, che è passata dal 2,4% del 2005 al 15% di oggi, segno questo che il grosso delle “perdite” degli altri partiti, si è spostato verso il partito di Di Pietro, che così conferma in modo ancor più estremizzato il trend positivo a livello nazionale (i sondaggi lo danno al 7%). Veltroni fa mea culpa, mentre all’interno del partito, incalzati anche dalle solite accuse del Cavaliere il quale dice che il PD sta pagando l’alleanza con Di Pietro, si alzano voci sulla necessità di prendere le distanze dall’ex PM. In fondo, i leader principali del centro-sinistra negli ultimi dieci anni si sono lasciati condizionare dalle invettive del Cavaliere, lasciandogli così campo aperto; quindi non mi sorprenderà se, in nome di una fantomatica rimozione pregiudiziale che faccia riprendere il dialogo, il PD mollerà Di Pietro.
La cosa però mi fa sorridere, poiché stando ai risultati elettorali (questi dell’Abruzzo ma anche quelli in Veneto di qualche settimana fa), che confermano ciò che dicono i sondaggi, mi sembra ridicolo volersi staccare da un partito in grande ascesa che sta attirando anche i voti dell’elettorato della sinistra definita “radicale”; nonché per il fatto che secondo vari sondaggi di società diverse, il grosso dell’elettorato del PD vuole proprio un alleanza con IDV anziché con l’UDC.
Insomma siamo al solito discorso. Il PD sta pagando amaramente i tentennamenti mostrati in più occasioni e su più fronti da un anno a questa parte (da quando cioè è nato); e sicuramente un distacco da Di Pietro voluto soprattutto dagli ex democristiani (Follini in primis) porterà un allontanamento ancora maggiore a chi crede oggi nel PD come grande partito di opposizione. Ma soprattutto, fin quando il PD non farà delle scelte politiche nette su vari temi (questione più volte dibattuta in questo Blog), e continuerà ad essere “né carne né pesce”, non costruirà mai una vera alternativa al PdL. Del resto, se il partito avesse almeno confermato il già negativo trend che gli assegnano alcuni sondaggi (attestandolo al 28%), avrebbe vinto le elezioni abruzzesi.
Ironia della sorte, proprio mentre il PD subiva questa sonora sconfitta, un suo uomo e proprio in quella terra, il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, che è anche segretario regionale del Pd, è stato arrestato dalla polizia giudiziaria su ordine della procura della repubblica di Pescara con l'accusa di concussione. Attualmente è agli arresti domiciliari.
Assieme all'esponente del Pd sono state arrestate altre due persone: l'imprenditore dei servizi cimiteriali di Pescara, l'imprenditore Massimo De Cesaris, e l'ex braccio destro del sindaco Guido Dezio, dirigente dell'ufficio appalti e patrimonio del Comune, già arrestato a maggio per concussione e tentata concussione. Anche loro sono ai domiciliari.
L'inchiesta riguarda la gestione dei cimiteri, affidata da qualche tempo dall'amministrazione ad alcuni privati. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato.
Tra gli indagati anche il patron di Air One, Carlo Toto, suo figlio Alfonso e due tecnici del Comune; secondo l'accusa Toto e il figlio avrebbero fornito al sindaco di Pescara un'auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One, pranzi e cene per circa 11 mila euro. I Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D'Alfonso.
A D'Alfonso, che si è dimesso da sindaco e da segretario regionale del Pd, sono in pratica contestati circa 30 capi d'imputazione dalla corruzione in rapporti con imprenditori per lavori pubblici e accordi programma. Il filone degli appalti cimiteriali è solo uno, e Toto è indagato nel filone che riguarda la riqualificazione dell'Area di Risulta dell'ex ferrovia di Pescara.
L’arresto del piddino D’Alfonso va ad alimentare la “questione morale” relativa al PD; e sicuramente l’ex sindaco di Pescara riceverà la solidarietà di Berlusconi che non perde tempo nel cercarsi nuovi alleati colpiti da “sviste” giudiziarie per portare a termine la riforma della Giustizia.
Ma i Magistrati non erano rossi?! Perché a me pare che da un po’ stiano indagando anche esponenti del PD; e poi il precedente Governo Prodi non è forse caduto dopo l’inchiesta che ha colpito Mastella (suo Ministro) e consorte? 
Gli esponenti del PD parlano tanto della necessità di volersi staccare da Di Pietro. Ma mi sa che come stanno andando adesso le cose, forse conviene più all’Italia dei valori prendere le distanze da loro.