Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
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T-Red…No, non è un antenato del temutissimo dinosauro T-Rex,; bensì trattasi di un congegno escogitato per rimpinguare le casse dei Comuni a danno degli automobilisti.
La truffa consisteva nell’adoperare semafori con un giallo che durava meno di quattro secondi (mentre il codice della strada vuole che siano almeno 4, senza dare un numero preciso, a seconda della pericolosità e complessità dell’incrocio), cosicché gli automobilisti sovente incappavano nel rosso, e quindi in multe salate.
Il trucco è stato scoperto con l’arresto di Stefano Arrighetti, amministratore unico dell’impresa Kria di Milano, che è quella che produce il T-red. L’aggravante per i Comuni inquisiti, è l’aver assegnato il servizio alla Kria tramite trattativa privata e non con una regolare gara di appalto. Così, i Comuni non acquistavano direttamente i dispositivi elettronici, ma li noleggiavano, pagando le imprese fornitrici con una percentuale sulle contravvenzioni elevate grazie ai dispositivi opportunamente tarati dalle aziende stesse, e posizionati non in zone “sensibili” (scuole, giardini pubblici), ma presso strade a scorrimento veloce, allo scopo di garantirsi un guadagno maggiore.
Nell’inchiesta sono coinvolti 80 Comuni, 63 dirigenti di polizia locale, quaranta amministratori pubblici e sei amministratori di società private. Centonove persone in tutto: nove delle quali in Umbria (6 a Perugia e 3 a Spello).
Chi ha già pagato la multa può richiedere un risarcimento presso il Giudice di pace, mentre chi non ha ancora pagato può comunque chiedere l’annullamento della stessa.
Intanto a Perugia (Comune che ha più degli altri coinvolti utilizzato la trovata per spillare soldi ai cittadini) scoppia il caso politico, con l’opposizione di centro-destra che chiede al Sindaco Renato Locchi di dimettersi.
Siamo alla solita Italia degli eccessi. Laddove la tecnologia viene meticolosamente utilizzata sulle strade, non è per mitigare il problema della sicurezza sulla stesse, ma per fregare i cittadini; gli stessi che votano certe persone per farsi governare…anzi direi appunto fregare.

Utilizzo il titolo di una canzone di Ligabue (anche se modificandola, poiché il titolo originale dice seduto e non seduti), per ben descrivere quello che noi campani viviamo ogni qualvolta le condizioni meteo fanno si che sulle nostra regione piova più del dovuto e del previsto.
Non so precisamente quanti ml di pioggia siano caduti in più rispetto alla media stagionale, ma ad occhio e croce, qui in Campania da metà ottobre, piove per 3-4 giorni di continuo, per poi fare una pausa della stessa durata, per poi riprendere. Certo, il maltempo sta flagellando un po’ tutt’Italia, dalla neve del Nord, agli straripamenti dei fiumi al Centro, fino ai dissesti stradali del Sud.
Qui in Campania ad esempio, bastano le già citate 3-4 giornate di pioggia continua, per creare disagi alla circolazione stradale, derivati da dissesti delle strade dovuti ai cattivi lavori in sede di creazione delle stesse, o della cattiva o mancata manutenzione delle stesse nel tempo; di qui, si creano voragini che creano disagi, che vanno dall’inciampare per i pedoni con conseguenze anche di non poco conto, a quelli per gli automobilisti, le cui ruote ed ammortizzatori delle proprie auto, sono messi a dura prova; poi se la voragine è una vera e propria crepa, l’auto ci finisce dentro, e solo un carroattrezzi può soccorrerla.
Poi ci sono le frane o la caduta di massi, dovute al sovrasfruttamento dei terreni e alla rimozione degli alberi (che non possono compiere il naturale assorbimento dell’acqua piovana), causanti strade interrotte per giorni, forse mesi.
La Campania ha ricevuto dall’UE il 75% dei fondi per mitigare il rischio idrogeologico (la restante parte dell’investimento per i lavori è divisa tra Regione e Comune destinatario dell’opera), il così detto “POR Campania 2000-06”. Ma sia la visione diretta di molti progetti messi in atto con questi fondi quando ho lavorato in Legambiente Campania (prevalentemente quelli per Salerno, principale destinataria dei fondi, essendo maggiormente soggetta al rischio; mentre per Napoli non sono stati previsti…mah!), sia la visione ad occhio nudo senza particolari conoscenze ambientaliste dei disagi provocati dalla pioggia, mi lasciano perplesso sulla reale efficacia dell’utilizzo dei suddetti fondi.
Insomma, basta “un po’ ” di pioggia in più per far emergere tutte le disfunzioni e la cattiva gestione dei lavori, dalla creazione di una rete stradale alla sua manutenzione. E credo che qui ce la vedremo sempre peggio, visti gli sconvolgimenti climatici cui siamo ormai soggetti.











Da qualche giorno la turistica isola siciliana di Lampedusa, da anni primo punto di approdo per centinaia di migliaia di clandestini che arrivano in Italia carichi di speranza, vive nel caos, soprattutto da quando sabato scorso vi è stata una fuga in massa degli extracomunitari dal centro di accoglienza, nonché dopo la grande manifestazione di domenica scorsa, che ha visto scendere in piazza ben 4 mila cittadini (su un totale di 6 mila), insieme agli extracomunitari stessi, e al Sindaco Dino De Rubeis.
Le questioni che stanno facendo esplodere l’ira dei lampedusani e degli extracomunitari stessi, sono sia la ormai inagibilità in cui versa il centro di prima accoglienza, il quale contiene 2 mila persone invece delle 800 previste al massimo; sia il fatto che per molti clandestini è prevista l’immediata espulsione, di cui loro stessi sono molto preoccupati; ma soprattutto, il fatto che sull’isola sarà costruito un nuovo centro di identificazione e di espulsione degli extracomunitari in arrivo in Italia.
Ad alimentare le critiche dei protestanti, è stata domenica anche la presenza dell’ex sindaco, ora senatrice della Lega, Angela Maraventano, accusata di tradimento dai suoi concittadini.
Ora, la situazione è palesemente insostenibile, sia per gli extracomunitari, sia per i lampedusani stessi, i quali rischiano di vedere la loro bella isola trasformata nella sede di una sorta di Alcatraz per clandestini. Però non bisogna nemmeno scadere nel populismo, additando tutte le responsabilità all’attuale Governo, in quanto, se è vero che la Bossi-Fini del precedente Governo di centro-destra ha creato un eccessivo “precariato” per gli immigrati stessi, e se è vero che le politiche demagogiche e buoniste del centro-sinistra non hanno certo fatto molto meglio in materia di politica migratoria (parlo del primo e secondo Governo Prodi, con le brevi parentesi di quello D’Alema ed Amato), la verità è che l’Italia, data la propria posizione geografica molto prossima ai Paesi Africani, è fortemente soggetta all’arrivo di orde di disperati, e da sola, senza una rete internazionale di collaborazione, non può certo farcela (vi ricordate i barconi carichi di albanesi che giunsero sulle coste pugliesi a fine anni ’80-inizio ’90? Oppure le attuali immagini dei mahrebini o dei libici…).
L’Unione Europea e l’ONU, anziché continuare a definirci razzisti, incapaci e xenofobi, dovrebbero porre le basi per una maggiore cooperazione tra Stati, poiché non è detto che il problema sia e debba essere solo italiano. Inoltre bisogna cercare la responsabilizzazione dei Paesi di origine di queste persone, e non solo con suggestive immagini in riva al mare, come quelle che ogni tanto ci regala il nostro Premier quando va a trovare il leader libico Gheddafi.
Fermo restando che poi tali extracomunitari non devono essere visti solo come problema ma anche come risorsa, perché ricorderei ai cari Leghisti che molti di questi lavorano nei “loro” campi o nelle “loro” fabbriche.
Pertanto, se il Mezzogiorno d’Italia è destinato ad essere il primo punto d’approdo di questi poveri disperati, ciò deve durare giusto qualche giorno, con successivo smistamento di queste persone anche al nostro Centro-Nord, ma soprattutto negli altri Paesi europei. Poi, ove necessario e possibile, eseguire l’espulsione, possibilmente accertandosi che la persona sia consegnata alle locali forze dell’ordine.
Dopo il pomposo rituale di insediamento da neo Presidente degli Stati Uniti, con tanto di giuramento sbagliato e ripetuto (non per sue colpe però) e di balletto impacciato con la moglie calpestandogli il vestito (questa volta però le colpe sono le sue), Obama deve fare i conti con i tanti problemi che attanagliano gli USA, sia internamente, sia per quanto riguarda le relazioni internazionali con gli altri Stati.
Dato che per certi problemi (come la recessione economica in primis) ci vorrà un po’ di tempo per prendere decisioni precise e mirate, il neo Presidente si occupa di provvedimenti secondari, ma comunque di primaria importanza per quanto riguarda i diritti civili e sociali dell’uomo. Di fatto, ha dapprima annunciato nero su bianco che la prigione di Guantanamo, dove si trovano dal 2002 i sospettati di terrorismo in seguito agli attacchi terroristici dell'11 settembre, sarà chiusa entro un anno; in seguito ha ordinato il ripristino del finanziamento delle organizzazioni impegnate nella pratica e nella promozione dell'aborto nei paesi in “via di sviluppo” (abolizione della Mexico City Policy).
Il primo provvedimento ha suscitato i favori di gran parte dell’opinione pubblica internazionale, poiché a Guantanamo si trovano attualmente più di 200 detenuti, di cui molti da anni senza mai ricevere processo; nonché perché all’interno della stessa, si attuano pratiche di tortura per farli confessare; del resto, varie organizzazioni promotrici della difesa dei diritti umani, hanno da sempre denunciato la violazione degli stessi da parte degli USA in tale prigione (su tutte, la violazione della Convenzione di Ginevra che difende i diritti dei prigionieri).
Il problema principale legato a tale provvedimento, è relativo alla successiva collocazione dei detenuti, soprattutto di quelli che sarebbero a rischio una volta rientrati nei propri Paesi di origine (alcuni si sono già pronunciati in modo negativo sulla possibilità di dare la cittadinanza a questi detenuti rientranti; in altri c’è il rischio che questi ultimi siano condannati alla pena di morte). Ci sono però Paesi come il Portogallo e la Svizzera già offertisi di accoglierne una parte per facilitare il lavoro ad Obama.
Con questo provvedimento, sono inoltre destinate a chiudere tutte le sedi detentive “di transizione” sparse per il Mondo, che la CIA utilizza in prima istanza per i sospettati prima di spedirli a Guantanamo. Una decisione che, secondo qualcuno, rischia di porre la CIA in conflitto con Obama.
Per quanto riguarda il secondo provvedimento, ovviamente esso ha trascinato con sé molte polemiche, sia da parte delle associazioni “pro-life” e “anti-abortiste”, sia chiaramente da parte del Vaticano. I fondi in favore di tali Organizzazioni internazionali non governative per il controllo delle nascite, che accettano l’aborto, hanno una storia alquanto travagliata: vennero aboliti dal Presidente repubblicano Ronald Reagan nell'84, dopo la conferenza dell’Onu a Città del Messico; vennero poi ripristinati dal Presidente democratico Bill Clinton nel gennaio del ’91; vennero infine proibiti da George W. Bush nel gennaio del 2001. Obama ha però aggiunto che occorre prevenire le gravidanze non volute, riducendo cioè il ricorso all’aborto, allargando quindi l’accesso delle famiglie ai contraccettivi e ai servizi preventivi.
Una strada che secondo me è giusta, poiché con tale provvedimento non si vogliono sterminare tanti nuovi nati in zone diciamo “sfortunate” o quasi, bensì si cerca di introdurre anche in queste culture la possibilità per le donne di scegliere se portare avanti una gravidanza, magari anche frutto di violenze subite, finendo per accollarsi un carico psicologico ed economico molto pesante, in un contesto socio-economico già di per sé molto complicato.
Ma oltre a questo provvedimento sull’aborto, l’esecutivo democratico è pronto a dare il via anche all’utilizzo delle cellule staminali in ambito scientifico per la ricerca; un altro provvedimento che ovviamente aumenterà le distanze col Vaticano e altre organizzazioni.
Insomma, un primo segnale di rottura laico-progressista con la precedente politica catto-conservatrice dei repubblicani c’è stato. Cosa che lascia ben sperare per future riforme in materia economica, sanitaria e di politica estera.

Freaks è un film americano del 1932, diretto da Tod Browning, e prodotto dalla storica casa cinematografica Metro-Goldwyn-Mayer.
Il film è ambientato in un circo cui principali attrazioni sono persone con varie deformità fisiche (da qui il termine Freaks), ma dove lavorano anche persone senza tali deformità. Proprio una di queste, Cleopatra, bellissima donna che lavora nel circo come trapezista, sa che uno dei Freaks, ossia Hans, uomo affetto da una forma di nanismo, prova forte attrazione per lei, ed essendo molto ricco perché erede di una fortuna economica, può essere facilmente da lei abbindolato.
Così Cleopatra, in collaborazione con il suo amante Ercole, progettano un tranello ad Hans, arrivando perfino a farlo sposare con la bella donna; il tutto visto fin dal primo momento con forte diffidenza dalla fidanzata di Hans, Frida, anch’essa nana. Ottenuto il matrimonio, Cleopatra tenta di uccidere lentamente Hans, facendogli bere un veleno spacciandolo per medicinale, per poter così ereditare tutta la sua fortuna. Ma il diabolico piano è scoperto da uno dei Freaks, anch’esso affetto da nanismo, e così, avvertito Hans, con tutti gli altri Freaks organizzano uno spietata vendetta contro i due “normali”. Così, la donna sarà trasformata in una sorta di donna-gallina, diventata una mostruosa attrazione, e l’uomo da forzuto virile qual era, fu ridotto in un grasso eunuco che canta in falsetto.
La morale della storia è proprio questa: i veri cattivi e perfidi non sono coloro che hanno, per natura, delle deformità fisiche, come invece nei secoli addietro è stato sempre pensato; bensì le persone, pure fisicamente normali, che vogliono far del male a loro simili o hanno pregiudizi verso queste persone. Insomma, spesso la mostruosità si nasconde dietro la presunta normalità.
Il film fu pesantemente censurato, con ben 30 minuti tagliati. In particolare, le scene tagliate furono quelle finali riguardanti le sevizie che i Freaks riservarono a Cleopatra ed Ercole, la quale visione alla “prima” del film provocò disturbi agli spettatori; addirittura una donna ebbe un aborto spontaneo. Inoltre, il film fu vietato nella Germania per tutto il periodo nazista (1933-45), che d’altronde fece dello sterminio dei diversi un proprio raccapricciante cavallo di battaglia; fu vietato anche in Gran Bretagna fino al 1964, nell’Italia fascista, e nella città di Cleveland negli USA. Lo stesso regista Browning fu allontanato dalla casa cinematografica.
La particolarità del film è proprio quella di aver utilizzato vere persone con deformità fisiche, oltre ad un gioco di luci ed ombre nelle immagini, rese ancora più suggestive dalla pellicola in bianco e nero.
Un film che farei vedere non dico nelle scuole elementari, ma almeno a partire dalle scuole medie. Perché insegna la tolleranza e il rispetto verso chi riteniamo “inferiore” e “diverso”, anche in modo crudo e di forte impatto. Enormi passi in avanti sono stati fatti in favore dei diversamente abili o dei deformi fisici, se si pensa che fino ad inizio ‘900 tali persone venivano soppresse alla nascita, mentre ora sono integrate nella società. Ma ancora altri passi vanno fatti, perché si leggono ancora troppe notizie di violenze ed intolleranze verso queste persone, in buona parte proprio per opera di adolescenti.

Nuova violenza in quel di Roma. Una giovane coppia appartatasi in una zona isolata, a Guidonia, alle porte di Roma, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, ha subito violenze da cinque persone (di cui quattro incappucciati) probabilmente rumeni (la coppia afferma che gli stupratori avevano un accento dell’Est europeo); lei è stata stuprata a turno dai cinque, mentre lui è stato chiuso nel portabagagli.
Durante la campagna elettorale, Gianni Alemanno, che poi ha vinto le elezioni a sindaco di Roma, fece della sicurezza della città un suo cavallo di battaglia, accusando Veltroni di aver reso la Capitale una città insicura, e, in molte zone, abbandonata in balia di extracomunitari o criminali di casa nostra. Bene, anzi, direi male, dopo la sua nomina a Sindaco di Roma, la situazione non è di certo migliorata. Basta citare l’aggressione subita da giovani gay (il giovane conduttore del portale Deegay.it a fine maggio, e di una coppia gay nei pressi dei Fori romani ad inizio settembre); la violenza sessuale subita in bagni chimici da una ventitreenne durante un festival di musica elettronica lo scorso capodanno; infine, prima del caso della coppia citato ad inizio post, una donna di 41 anni è stata violentata alla fermata del bus nella serata di giovedì scorso.
Insomma, continua la violenza in quel di Roma e limitrofi, da parte di neofascisti, clandestini, e violenti di “casa nostra” vari ed eventuali. Spero per i romani che la questione sicurezza nella loro città non sia come la questione a livello nazionale relativa ad Alitalia, ossia un’onda da cavalcare durante la campagna elettorale per beccare voti. Perché, visto come è finita quest’ultima, ossia un pasticcio in nome della famigerata conservazione dell’italianità della compagnia aerea, temo che i romani dovranno scendere da casa con tanto di pistola per autodifendersi.

L'ospedale Cardarelli di Napoli ha esaurito letti e barelle, tant’è che alcuni pazienti sono stati sistemati sulle sedie, e la struttura non accetterà più ricoveri da qui al 31 gennaio. Il provvedimento di blocco di ogni forma di ricovero ordinario è stato disposto dalla direzione sanitaria dopo l'allarme lanciato da medici e infermieri, ed è scattato dal 22 gennaio nei reparti di medicina, cardiologia d'urgenza, pneumologia, gastroenterologia, epatologia, neurologia, urologia, chirurgia e chirurgia vascolare, neurochirurgia funzionale e d'urgenza, ostetricia e ginecologia.
Inoltre, il centro unico di prenotazioni dell'ospedale, sta contattando i pazienti in lista d'attesa per disdire ricoveri e interventi.
Una grave congestione la cui causante il direttore sanitario della struttura ha individuato nell’alta richiesta di visite e ricoveri legati alle influenze e ai malanni della stagione, che quindi ingolferebbero soprattutto il pronto soccorso, e i reparti legati alle problematiche cardio-respiratorie.
Un ingolfamento della struttura che ho definito grave poiché il Cardarelli rappresenta uno degli ospedali più importanti della Campania, nonché del Sud, attirando pazienti anche da altre regioni del meridione. L’Ospedale “Cardarelli”, usando le testuali parole del sito stesso della struttura, svolge un ruolo di primo piano per quanto riguarda l’assistenza sanitaria di urgenza: è infatti sede di Dipartimento di Emergenza-Accettazione di secondo livello, assicurando prestazioni di pronto soccorso in molteplici specialità. E’ fra l’altro sede del Centro Grandi Ustionati, del Centro Antiveleni e del Centro per i Trapianti Epatici, (Centri di Emergenza Regionali); è presente altresì il Centro di Terapia Iperbarica, di recente istituzione. Presso tale dipartimento è ubicata inoltre la Centrale Operativa “118”. L’ospedale, infine, vanta (anche se in questo caso il termine ha comunque un’accezione triste, riguardando degli ammalati) un elevato numero di ricoveri annui ordinari ed in day-hospital, mediamente superiori a 90.000; nonché di prestazioni erogate in regime ambulatoriale nell’ambito delle diverse specialità.
Pertanto, grave, nonché preoccupante, sono i termini giusti da utilizzare quando accadono queste cose. Già, perché per l’alta pressione fiscale cui siamo sottoposti noi cittadini italiani, meriteremmo delle strutture pubbliche che rasentino la perfezione. Invece, una buona parte dei soldi che diamo allo Stato tramite tasse e contributi, si perdono come la farina della storiella del sacco, che si perde per strada, e arriva così quasi vuoto a destinazione.
In un periodo nel quale, quando si parla di economia, si finisce sempre per parlare di crisi e di recessione, quasi come se questi termini fossero tra loro diventati dei sinonimi, arriva anche qualche buona notizia per quanto concerne il nostro bistrattato Made in Italy.
Infatti, è stato firmato un accordo preliminare tra la FIAT e la casa automobilistica americana Chrysler, con il quale la FIAT acquista il 35% di Chrysler; quota che però, secondo il vicepresidente John Elkann, potrebbe ancora aumentare. Nel dettaglio, l'accordo prevede che il gruppo torinese abbia accesso alle piattaforme di prodotto e alle fabbriche della Chrysler in Nord America, e che la Casa Usa assisterà FIAT nello sbarco della 500 e del marchio Alfa Romeo sul mercato americano. Con questo accordo, la Casa americana avrà inoltre accesso alle piattaforme di prodotto FIAT e sarà supportata dalla casa torinese nella distribuzione in importanti mercati esteri dove FIAT è presente. Inoltre, FIAT darà il proprio supporto a Chrysler nell'ambito del Viability Plan con il ministero del Tesoro americano.![]()
Il prestigioso giornale americano Wall Street Journal saluta con positività tale accordo, poiché ritiene che i risparmi derivanti dall'alleanza sarebbero compresi in una forchetta fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. L'accordo, continua il giornale, migliorerà l'immagine della Chrysler agli occhi del Governo americano, che ha acconsentito a un prestito da 4 miliardi di dollari per il costruttore in difficoltà. Sia per FIAT sia per Chrysler l'allenza è una mossa difensiva per la sopravvivenza di lungo termine; le due case automobilistiche sono di fatto simili e, in qualche modo, complementari, poichè Chrysler opera prevalentemente in Nord America, e i tre quarti delle sue vendite sono legati a camion, minivan e sport utility-vehicle; FIAT invece è specializzata in auto piccole e medie. Ambedue le società quindi beneficerebbero di un maggiore volume di vendite globale.
(fonte: corriere.it)
Una buona notizia quindi, poiché la Chrysler come detto, avrà una boccata d’ossigeno in una difficile situazione economica, ancora più grave per quanto concerne il mercato automobilistico internazionale; mentre la FIAT potrà aprire il suo mercato in America, dove forse, data la situazione socio-economica che si respira (la disoccupazione è arrivata al 10%), anche gli americani cominceranno ad utilizzare meno auto di grandi dimensioni tipiche degli spacconi, e più monovolumi modesti ma comunque utili.![]()
