Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Politicamente mi reputo un laico-riformista.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
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sabato, 28 febbraio 2009

FORSE SARA’ FATTA GIUSTIZIA PER GLI ANGELI DI SAN GIULIANO

Mercoledì scorso, la sentenza della Corte d'Appello di Campobasso ha condannato cinque imputati (su sei) coinvolti nel crollo della scuola Iovine di San Giuliano (Campobasso), avvenuto in occasione del terremoto del 30 ottobre 2002, nel quale morirono 27 bambini e la loro maestra. Per il sesto imputato, il costruttore dell'edificio, Giuseppe Uliano, è stata confermata l'assoluzione di primo grado, che fu destinata anche agli altri imputati.

Ecco le condanne: sei anni e dieci mesi di reclusione per l'impiegato comunale Mario Marinaro, responsabile della pratica per la sopraelevazione della Scuola, e per Giuseppe La Serra, progettista e direttore dei lavori; cinque anni agli imprenditori Carmine Abiuso e Giovanni Martino; due anni e 11 mesi all'allora sindaco Antonio Borrelli, che tra l’altro nel crollo perse una figlia.

Tuttavia, la soddisfazione è a metà, poiché le condanne sotto i tre anni beneficeranno dell'indulto, quindi da 5 i condannati diventano 4 su 6; del resto, la pubblica accusa aveva chiesto condanne con pene variabili dai tre ai sette anni.

E’ triste dirlo, ma nonostante tutto, mi accontento, visto come và la Giustizia italiana.


| Categoria: giustizia |

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venerdì, 27 febbraio 2009

L’ANTITRUST OGNI TANTO FUNZIONA

L'Antitrust (che in realtà sarebbe la AGCM, ossia l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, mentre l’Antitrust è l’insieme delle leggi in materia; ma nel linguaggio comune si parla sempre di Antitrust), ogni tanto si decide ad intervenire per svolgere il ruolo cui è preposta, ossia salvaguardare il reale regime di concorrenza tra le società di un determinato settore, difendendo i diritti dei consumatori. Tuttavia, spesso lo fa in ritardo, affliggendo, vero, maximulte alle società che hanno fatto “cartello” tra loro (ossia si sono messe d’accordo per imporre tutti alte tariffe), ma sicuramente, queste non saranno mai eguali ai guadagni delle società stesse avuti tramite tali abusi commerciali (vedi interessi bancari e utili vari derivati), né ci saranno risarcimenti per i consumatori lesi; risarcimenti che l’istituzione di una Class action avrebbe aiutato ad avere, ma che il Parlamento, per favorire lobbies varie ed eventuali, non ha permesso, o quanto meno ne ha annacquato i poteri e il ruolo (rispetto ad esempio a ciò che fa in America tale istituto).

Così, prima ha multato alcune compagnie telefoniche, per aver alzato all’insaputa degli utenti, le proprie tariffe, magari aggiungendo anche servizi che questi non avevano mai richiesto. Ecco che multe complessive per 2.430 milioni di euro sono state inflitte a 13 società, ossia Telecom Italia, Elsacom, Csinfo, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin TV, AbcTrade, Telegest Italia, Aurora Uno, Ot&t, Ivory Network Limited, con la più salata inflitta proprio alla prima, ossia la Telecom, con 325.000 euro.

La più colpita è stata la Telecom (che comunque ha fatto sapere che farà ricorso al TAR), poiché, citando testualmente le ragioni dell’Antitrust: “pur non avendo una diretta ed immediata responsabilità civile e contrattuale nei confronti dei consumatori nella determinazione del danno rilevante, ha posto in essere comportamenti contrari alla diligenza professionale”; Telecom era infatti consapevole dell'esistenza di tali abusi, ma non ha fatto nulla per tutelare i consumatori, anzi sollecitava anche i pagamenti agli stessi.

Già Vodafone e Tim sono state multate qualche giorno fa rispettivamente di 500 mila euro, per aver, la scorsa estate, aumentato le tariffe senza relativo preavviso ai propri clienti.

Altro settore, altre multe. Pioveranno anche sulle società produttrici di pasta, per complessivi 12,5 milioni di euro, sempre per aver fatto “cartello” sui prezzi della pasta.

Il Garante ha infatti deliberato che le società Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlè, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all'UNIPI (Unione Industriali Pastai Italiani), sempre citando l’Antitrust: “hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo”. L'Autorità ha sanzionato, con 1.000 euro, anche l'intesa realizzata da Unionalimentari, Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare che, in quanto associazione d'impresa, ha divulgato una propria circolare per indirizzare gli associati verso un aumento uniforme di prezzo.
Si difende il pastificio Garofalo, che con fermezza afferma di non aver mai aderito a presunti accordi di cartello, mentre i vertici della Barilla si dicono stupiti, soprattutto in virtù del fatto che il settore è già di per sé in crisi, mentre la società, nonostante anche i graduali aumenti relativi al grano, continua a garantire al nostro Paese al costo di 1 euro, un pasto per una famiglia di quattro persone.

Quanti altri soprusi stiamo ora subendo, in attesa che, il nostro unico difensore, ossia l’ANTITRUST, intervenga?! Per di più quando magari abbiamo già speso inconsciamente centinaia di euro, che non rivedremo mai rimborsati…


| Categoria: economia, giustizia |

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mercoledì, 25 febbraio 2009

L'ITALIA STA PER TORNARE AL NUCLEARE

Uno dei punti del programma dell’attuale Governo, ossia il ritorno al nucleare, pare stia andando in porto, o almeno, si sta concretizzando l’inizio della costruzione di nuove centrali nucleari di terza generazione.

Proprio ieri, l’accordo italo-francese siglato da Berlusconi e Sarkozy, apre un lungo periodo di collaborazioni, nelle quali collaboreranno 15 Ministri di entrambi i Paesi, con i francesi che metteranno a disposizione le loro conoscenze decennali a riguardo, mentre la costruzione delle 4 centrali sarà affidata ai due Enti per l’energia a controllo statale, ossia l’italiana ENEL (di nuovo) e l’EDF (maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia). La prima centrale è prevista per il 2020, e quando il DDL Scajola andrà in porto definitivamente in Parlamento, si individueranno le aree destinate alla costruzione degli impianti, oltre ad essere istituita un'Agenzia per la sicurezza nucleare, che opererà sotto la Presidenza del Consiglio, e si occuperà di regolare il settore.

Inoltre, l’ENEL trarrà nuovi vantaggi dall’accordo, che è già presente in Spagna, Slovacchia, Francia, Romania, Russia, il gruppo italiano entrerà con una quota del 12,5% nella nuova centrale di Penly, in Normandia. Altro vantaggio sarà tratto dallo Stato francese, poiché chiaramente da questa collaborazione scientifica ne trarrà non pochi vantaggi economici, essendo da esso guidata.

Infine, dall’incontro sono stati fatti passi decisivi per alcune questioni commerciali “di confine” tra i due Paesi: la realizzazione della galleria del Tenda, la messa in sicurezza del tunnel del Frèjus, l'incremento dell'autostrada ferroviaria viaggiante (AFA), e la TAV Torino-Lione, i cui accordi erano già a buon punto con il precedente Governo Prodi, frenati però dalla sinistra massimalista e dai Verdi.

Critiche a tale accordo sono fatte dalle opposizioni parlamentari ed extraparlamentari, oltre che da Greenpeace e Legambiente (quest’ultima nata proprio nell’87 in occasione del Referendum contro il Nucleare, sulla scia del disastro avvenuto a Chernobyl). Tutti basano le proprie critiche sostanzialmente sull’opportunità di puntare alle energie rinnovabili, mentre un ritorno al nucleare porterebbe solo benefici alle casse statali francesi, oltre che ad un grave rischio per l’ambiente.

Unica voce fuori dal coro quella dell’UDC, favorevole da sempre al ritorno al Nucleare.

Personalmente, come ho già scritto in vari post sul tema, sono contrario al Nucleare per vari motivi; innanzitutto per i rischi ambientali, poiché, malgrado siamo ormai giunti a Centrali di terza generazione, è anche vero che, come pubblica lo stesso quotidiano britannico Indipendent, se i rischi di incidenti e di scorie prodotte è molto più basso di prima, è anche vero che in caso di fuoriuscite di radiazioni, esse provocherebbero un numero di vittime 2 volte superiore a prima. E se consideriamo come vengono svolti i lavori in Italia, tra mazzette e tangenti varie ed eventuali, sia in fase di costruzione, che in fase di manutenzione, non c’è certo da stare tranquilli. Basti vedere come cadono a pezzi le scuole, come sono dissestate le strade urbane ed extraurbane, quali sono i disagi dei mezzi di trasporto su rotaie…

Inoltre, se pure un Paese come gli Stati Uniti, a partire dagli ultimi mesi del Governo Bush, sta cambiando rotta in merito al settore energetico, dando più spazio alle energie rinnovabili, che certo, attualmente non possono coprire una fetta consistente del fabbisogno di un Paese (si stima che per ora ne coprono solo tra il 10 e il 12 per cento), ma sono il futuro, e destinate a superare energie altamente inquinanti e destinate ad esaurirsi, quali carbone e petrolio, non vedo perché non potremmo farlo noi; che se è pur vero che dipendiamo molto dai Paesi esteri per l’approvvigionamento energetico, è anche vero che disponiamo di tutte le potenzialità naturali per creare energia dall’ambiente (vento, sole, acqua, vulcani). E poi dove potrebbero essere costruite queste centrali? Spero non in territori come la Campania o la Puglia, il cui ecosistema è già stato compromesso dalla malapolitica, nonostante tale regioni proprio dalla natura potrebbero ricavare i maggiori guadagni (agricoltura e turismo).  

Ma da un Paese come il nostro che, qualche mese fa, ha rallentato in sede UE il trattato che prevedeva un impegno relativo alla riduzione delle emissioni di CO2 e un maggiore investimento nelle energie rinnovabili (l’accordo finale di fatto è stato alquanto mediocre e arrabattato rispetto alle intenzioni iniziali), non mi aspetto granché.

Il nucleare ritornerà sicuramente, poiché l’attuale Governo ha un forte sostegno parlamentare, e perché le opposizioni sono talmente divise e scoordinate, da essere una reale alternativa futura. Resta però il rammarico che, in questi oltre vent’anni dal referendum abrogativo del nucleare, non si siano poste le condizioni affinché il nucleare sia considerato non necessario, preferendogli altre fonti energetiche naturali e molto meno rischiose.

 


| Categoria: politica, esteri, economia, attualità |

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martedì, 24 febbraio 2009

ALTRO DURO COLPO ALLA CAMORRA NEL CASERTANO

Quindici esponenti di spicco e fiancheggiatori del clan Lubrano-Ligato sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta su disposizione del GIP del tribunale di Napoli, che ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dai PM Giovanni Conso e Liana Esposito della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il clan era affiliato ai Casalesi.

Gli arresti sono stati eseguiti nelle zona di Pignataro Maggiore, Capua e Caserta nei confronti dei boss e dei figli alla guida del clan nella zona di Pignataro, accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsioni, violenza privata, lesioni personali e porto abusivo di armi. Tra i destinatari ci sono gli organizzatori e gli esecutori dell'omicidio di Raffaele Abbate, padre del collaboratore di giustizia Antonio, avvenuto a Pignataro Maggiore il 26 gennaio del 2000 nel “Parco Fucile”. I carabinieri hanno arrestato anche uno degli organizzatori dell'omicidio di Francesco Imposimato, il sindacalista fratello del giudice Ferdinando Imposimato, ucciso in un agguato nel 1983 per ordine del cassiere della mafia Pippo Calò. Del resto la Mafia, tra la seconda metà anni ’70 e la prima metà degli ’80, strinse forti legami di collaborazione con la Camorra stessa e la Banda della Magliana in quel di Roma.

Arresti che segnano un nuovo duro colpo alla Camorra per il controllo di Pignataro Maggiore, Comune asservito alla criminalità organizzata, come tanti limitrofi in quell’area. Arresti che cominciano ad essere “a catena”, ed effetto di alcuni arresti eccellenti che così stanno muovendo qualcosa…sperando che ovviamente la catena non si spezzi, perché ancora c’è da fare.


| Categoria: giustizia, campania |

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lunedì, 23 febbraio 2009

ADDIO ALLE ARMI

Dario Franceschini è stato eletto nuovo Segretario del Partito Democratico, almeno fino al prossimo Congresso di ottobre. Per lui un vero e proprio plebiscito, avendo ottenuto 1.047 voti; l’altro candidato, Parisi, ha ottenuto “solo” 92 voti. Da questo risultato, si evince che in sede di Assemblea costituente, i diessini hanno appoggiato largamente Franceschini, rinunciando a propri candidati di spicco. Ha vinto anche la scelta di continuare sulla linea di Veltroni, senza evidenti rotture, come invece avrebbe significato la scelta di Parisi, tra i più critici verso l’ex Segretario. Non sono state scelte dunque le primarie, che, dato lo scarso spessore dei candidati in gioco, sarebbero state solo una farsa. Meglio quindi un’assemblea interna al partito, che ben rispecchia la proporzione dell’evento.

Ora bisogna vedere quali scelte strategiche attuerà Franceschini, che ha 8 mesi di tempo per convincere i democratici in seno al Congresso di ottobre, per essere confermato Segretario a tutti gli effetti e non essere solo una sorta di “Caronte”.

Il PD, quindi, ha scelto un ex democristiano come proprio leader, e l’assenza di ex diessini tra i candidati a Segretario generale, è un segnale, oltre che di una crisi profonda e continua degli ex comunisti, anche di un’ulteriore virata del PD verso il centro. E un primo segnale in tal senso viene dalle stesse parole di Franceschini, il quale, nel suo primissimo discorso da neo Segretario, ha detto che il PD non siederà tra le fila del PSE, ma si punterà alla costituzione di un PD europeo, che a me puzza come una sorta di adesione mascherata al PPE (scelto tra l’altro come collocazione europea dal PdL); di contro però, sempre dal suo discorso, ha lasciato intuire di essere favorevole alla laicità delle istituzioni e la libertà di ricerca (tant’è che le voci cattoliche interne al partito hanno già storto il naso, vedi la solita Binetti). Insomma, solita politica tentennante.

E’ presto per dire cosa farà, e dove andrà il PD in futuro; però a sensazione ribadisco il sospetto che il PD stia andando sempre più verso il centro; anche perché, Parisi, che pure è un ex margheritino, è sempre apparso più possibilista per un’apertura con la sinistra massimalista, e per una collaborazione con Di Pietro (avendo aderito ad alcune sue iniziative, rispetto a molti suoi compagni democratici).

E se anche il PD va al centro, con una graduale e ormai definitiva sparizione delle forze di sinistra al suo interno (ormai c’è la resa di D’Alema, Fassino, Veltroni e un momentaneo farsi da parte di Bersani), dopo che anche la destra sociale ha virato al centro (vedi Alleanza Nazionale diluita in Forza Italia, con un PdL che fa politiche “di destra” solo grazie alle spinte della Lega), ormai la politica italiana si sta appiattendo sempre più, convergendo al centro; realizzando, di fatto, ciò che avevo descritto nel mio ultimo libro, pubblicato dopo le elezioni dello scorso aprile, “Addio alle armi”. Titolo che scomoda un famoso romanzo di Ernest Hemingway, ma che ben spiega questo triste processo della nostra politica (per chi ne fosse interessato: (www.boopen.com/acquista/DettaglioOpera.aspx).

Un ultimo pensiero lo merita Veltroni, che chi mi legge da tempo, sa che è stato sovente oggetto delle mie critiche. Ma a lui (dico lui, essendo all’epoca il Segretario generale del partito, ma intendo vari esponenti che collaboravano con lui) va dato atto di essere stato tra i principali fautori del processo di formazione del PD, per via democratica; costringendo l’altra parte a fare lo stesso, con Berlusconi che ha convinto definitivamente quelli di Alleanza Nazionale a confluire in Forza Italia, senza però congressi né primarie per la scelta di un leader. Inoltre, gli va dato atto di aver dato il là al Bipolarismo italiano, scegliendo coraggiosamente di far correre da solo alle elezioni politiche il PD (poi solo con IDV, i cui accordi iniziali erano quelli di formare un unico gruppo parlamentare, cosa successivamente non verificatasi più), costringendo, di fatto, l’altra parte a non allearsi forzatamente con l’UDC ed evitare eventuali litigi e divisioni.

Di critiche ne ha subite tante, ed io qui mi limiterò a dire che la colpa principale è stata quella di non essere stato rigido verso certe posizioni conservatrici interne al Partito democratico, oltre al non aver “guardato” di più a sinistra (magari alla parte buona dei socialisti, della sinistra cosiddetta estrema, dei Verdi); ossia costruire una sorta di “Unione” stile 2006, ripulita però da gente tipo Mastella, Dini, Pecoraro Scanio, Diliberto, Ferrero…

Il Bipolarismo presuppone anche questo. Che due forze siano comunque nettamente distanti, senza essere per forza estreme, ma almeno alternative in più punti. La sensazione è, da ambo le parti, che questi moriranno democristiani…


| Categoria: politica |

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sabato, 21 febbraio 2009

RONDA SU RONDA

Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità il decreto legge che contiene le norme antistupri, messo a punto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Esso prevede: a)l’ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori; b)l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, esclusi i casi di minore gravità, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo; c) l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale, tranne i casi di minore gravità, e per violenza sessuale di gruppo con conseguente possibilità di procedere con rito direttissimo e celebrare il processo anche nell’arco di 48 ore; d) l’applicazione dei benefici penitenziari previsti dalla legge Gozzini ai condannati per i delitti di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo; e) il gratuito patrocinio a tutte le vittime dei reati di violenza sessuale; f) l’allungamento fino a sei mesi dei tempi di trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione per gli stranieri irregolari; g) per il controllo del territorio i sindaci potranno avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati per segnalare agli organi di polizia eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana. Le associazioni si dovranno iscrivere in un apposito elenco tenuto dal prefetto. Con un apposito decreto del ministero dell’Interno si individueranno gli ambiti operativi, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e verranno disciplinate le modalità di tenuta degli stessi elenchi. Sempre per un migliore controllo del territorio i Comuni potranno utilizzare sistemi di video sorveglianza in luoghi pubblici e si potrà procedere, entro il 31 marzo 2009, all’assunzione di 2.500 unità di personale delle Forze di Polizia; h) il reato dello “stalking”, per sanzionare minacce e molestie reiterate che potrebbero degenerare in violenza sessuale. Il sistema sanzionatorio previsto stabilisce delle aggravanti se il fatto è commesso dall’ex partner o nei confronti di minori, donne in gravidanza o persona disabile. Si introduce anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima o da persona a questa legata da relazioni affettive.

Il Premier però ci tiene a sottolineare che, rispetto al 2006-2007, i casi di stupro sono diminuiti del 10%". Roma compresa. Un calo dovuto, a suo dire, ai pattugliamenti fatti dai militari nelle nostre città.

La Presidenza della Repubblica ha preso così le distanze dal decreto: “i contenuti del decreto siano di esclusiva responsabilità del Governo”; mentre per il Vaticano, con l’istituzione delle ronde, si rischia un’eccessiva criminalizzazione degli immigrati.

Sostanzialmente mi sembra un buon testo, migliorabile in seno al Parlamento, e che meriterà una lettura approfondita. Per quanto riguarda l’istituzione di ronde, già attive nel Comune di Milano (le City Angels), mi sembra esagerato parlare in termini xenofobi come fa il Vaticano o l’opposizione. In fondo si tratta di persone con esperienza pregressa nelle forze armate, e che circolano senza armi; ma con soli compiti di segnalazione alle autorità preposte all’ordine pubblico. Tuttavia, la speranza è sempre quella che alle forze dell’ordine vengano date maggiori risorse, e quindi non ci sia bisogno di far scendere per strada di notte i cittadini per vigilare le strade. D’altronde paghiamo ingenti tasse e quindi meriteremmo in automatico tale servizio, che è di competenza dello Stato stesso. Pertanto è una misura che eviterei, e la cui applicazione su scala nazionale, non mi sarei augurato.

Inoltre, sarebbe anche ora di attuare la costruzione di nuove carceri, anziché approvare nuovi indulti, o scarcerazioni veloci, o non praticate per niente (rilascio immediato dopo l’arresto). Che disincentivano anche le stesse forze dell’ordine nell’arrestare i delinquenti.


| Categoria: politica, giustizia, attualità |

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venerdì, 20 febbraio 2009

SENTENZE SOVIETICHE

Anna Politkovskaja non ha ancora avuto giustizia, essendo passati 2 anni e mezzo dalla sua morte, senza che la giustizia russa abbia trovato i colpevoli.

Ultimo schiaffo alla sua memoria l’ha subito ieri, poiché i dodici giurati preposti alla sentenza, dopo circa tre ore di camera di consiglio, hanno ritenuto non provate le responsabilità dei quattro imputati ritenuti responsabili della sua morte: l'ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l'organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato; i fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, presunti 'pedinatori' della giornalista (un terzo fratello, Rustan, è ricercato all'estero come presunto killer); l'ex colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov, cui erano infine contestati reati minori insieme allo stesso Khadzhkurbanov: abuso d'ufficio ed estorsione; a quest’ultimo, in particolare, avrebbe fornito l'indirizzo della Politkovskaja (trovata morta di fatto nell'atrio della sua abitazione) ai fratelli ceceni.

Uno dei loro difensori ha fatto sapere che chiederanno un risarcimento per essere stati incarcerati.

Molto delusi, ovviamente, i colleghi giornalisti della vittima, che confidano nel proseguo delle indagini, sperando che vadano a buon fine. Anche se, tra loro, non sono mancate aspre critiche, come quelle del Presidente dell'Unione dei giornalisti russi, Vsevolod Bogdanov, il quale parla di una vera vergogna, poiché la sentenza finale è stata espressa all’unanimità dalla corte, e poiché le forze dell'ordine sono incapaci di dire perché o chi è responsabile per l'uccisione di qualsiasi giornalista in Russia.

Per la cronaca, Anna Politkovskaia fu uccisa il 7 ottobre del 2006, a Mosca, sotto casa, ed era famosa in tutto il Mondo per i suoi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia e gli abusi compiuti dalle truppe federali. Alle vicende del conflitto ceceno si era appassionata alla fine degli anni '90. Già nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell'Ossezia del Nord, era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento, da lei attribuito ai servizi segreti russi.

Tutto lascia pensare che ad uccidere Anna sia stato qualcuno molto vicino ai poteri istituzionali russi, anche perché durante l’era Putin molti sono stati i casi che hanno fatto ritornare in mente l’ex URSS. E credo che la povera Anna, come tante vittime del “sistema sovietico” vigente da ormai quasi novant’anni in quei territori dell’Eurasia, non avrà mai una vera giustizia.

In fondo Berlusconi, ben ha imitato i metodi dell'amico Putin durante un summit, appena insediatosi al Governo (come dimostra l'immagine che segue).

Lui per ora si è limitato a rimuovere i giornalisti scomodi...


| Categoria: esteri, giustizia, mass-media |

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giovedì, 19 febbraio 2009

RIAPRE LA DISCARICA DI CHIAIANO

Nonostante le proteste dei propri cittadini, organizzatisi anche in comitati, e continuate anche dopo la sua riapertura (oggi a Marano è stato indetto il lutto cittadino, oltre che ad un corteo), la discarica di Chiaiano è stata riaperta, dopo l’ordinanza firmata la notte tra lunedì e martedì scorso, dal Sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso, che ha disposto la sua immediata operatività.

La discarica di Chiaiano (ex cava del tufo) ha una capienza di settecento mila metri cubi ma, durante questo primo periodo, saranno scaricate duecento tonnellate al giorno per consentire il completamento dei lavori di bonifica, e di viabilità all’interno della cava; poi diventeranno 700 al giorno, ossia quelli prodotti da tutta la zona limitrofa alla discarica.

Amareggiato il Sindaco di Marano, Comune confinante al quartiere Chiaiano, il quale sta pensando anche di dimettersi, sentendosi impotente dinanzi all’evolversi dei fatti; o almeno, avrebbe voluto che si aspettasse la decisione del TAR del Lazio, attesa per il 25 febbraio. Di parere diverso il Sindaco di Napoli, la Iervolino, che difende la scelta di Chiaiano, poiché in tal modo si abbattono i costi relativi al trasporto dei rifiuti fuori dalla Campania, e poiché la discarica è sicura dal punto di vista ambientale.

Del resto, lo Stato sta lasciando poco spazio alla contestazione, avendo scelto questo Governo la via della forza per aprire le discariche (a torto o a ragione, è da vedere), con piantoni di soldati e sanzioni pesanti per chi si oppone alla loro apertura. Ciò nonostante, in questi giorni si terranno cortei, sit-in, dibattiti, e domenica arriverà Beppe Grillo che sarà al Presidio di Rotonda Titanic a Marano dalle ore 18 circa.

Le ragioni del NO alla discarica di Chiaiano sono spiegate nel sito: www.chiaianodiscarica.it, sul quale è possibile scaricare un documento in PDF con le alternative che i comitati propongono alla costruzione di nuove maxidiscariche o agli inceneritori, nonché dove vengono fatte aspre critiche al Commissario Bertolaso, indagato nell’inchiesta “rompiballe”; potrete visionarlo qui: www.chiaianodiscarica.it/doc/CHIAIANO%5B1%5D.%20Emergenza%20Ambientale%20e%20Democratica..pdf

Non avendo io onestamente grosse conoscenze scientifiche a riguardo, non mi permetto di azzardare giudizi su questa diatriba. Mi limito qui a dare voce al dissenso di chi propone delle alternative possibili (o meno) alle solite soluzioni tampone che rischiano poi di diventare permanenti e dannose nel tempo.

 


| Categoria: napoli |

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mercoledì, 18 febbraio 2009

IL BUONO, IL FESSO, IL CATTIVO

Le elezioni in Sardegna per eleggere il Presidente della Regione, si sono concluse con una schiacciante vittoria da parte del centro-destra, di ben 8 punti percentuali sul centro-sinistra (51,86% a 42,92%). Il nuovo Presidente sarà dunque Ugo Cappellacci (PDL), che sostituisce il dimissionario ricandidato, Renato Soru (PD).

Sconfitta che assume dimensioni ancor più pesanti se si considerano i risultati elettorali delle ultime politiche dello scorso aprile, nei seggi in terra sarda: il PD scende di undici punti (dal 36,2% al 25%), mentre l'IDV guadagna un punto percentuale (dal 4% al 5,1%). Nel centrodestra, se è vero che il PDL è calato in modo significativo di 12 punti percentuali (dal 42,4% al 30,67%), recupera voti grazie ai Riformatori (6,86%) e gli amici ritrovati dell'UDC, che porta alla coalizione addirittura l'8,96% (guadagnando più del 3% rispetto alle politiche scorse, dove correva da sola).

Le reazioni sono state quelle che ci si aspetta: nel centro-destra, grande soddisfazione per Berlusconi, il quale, malgrado l’alta carica istituzionale che copre, che per buon senso glielo doveva far evitare, è “sceso in campo” (termine che fin dalla sua prima volta in politica, nel ’93, ama usare) con una presenza costante in quel di Sardigna, terra da lui usata per rilassarsi in vacanza; del resto, in quel di PDL, poche sono le personalità politiche di un certo spessore, pertanto, se non ci mette la faccia il Cavaliere, i rispettivi candidati sono alquanto sconosciuti ai più. Grande soddisfazione per l’UDC, che ci tiene a far notare il proprio peso da alleato a livello locale (d’altronde l’UDC da buona erede della DC, ci tiene a fare da ago della bilancia, senza esporsi troppo, per avere più peso in fase di valutazione delle alleanze).

Nel centro-sinistra discreta è la soddisfazione per l’IDV, che guadagna ancora consensi, giustificati dal proprio modo di far opposizione frontale al Governo in Parlamento (ogni riferimento al PD è puramente voluto); ancora impercettibile la ripresa dei partiti della sinistra radicale, anche perché è di fatto assente. Pesante invece la conseguenza del risultato elettorale in casa del PD, dove Veltroni insiste sul volersi dimettere, ritenendosi principale responsabile delle continue debacle elettorali del partito di cui è segretario. Vedremo gli sviluppi. Certo è, che il PD continua a perdere consensi rispetto alla somma dei risultati ottenuti singolarmente da DS e Margherita: se la somma dei singoli risultati di questi ultimi arrivava circa al 35%, il PD è sceso ben al di sotto del 30%, chiudendo a livello nazionale, come non bastasse, ogni possibilità di alleanza con altre forze del centro-sinistra.

Comunque, di ciò ne parlerò in un post a parte, anche in virtù di nuovi sviluppi interni al partito.

Mentre il Cavaliere si gode l’ultima vittoria elettorale, come se conquistasse, elezione dopo elezione, tutti i territori italiani, a mò risorgimentali nel periodo pre-unitario, dal Tribunale di Milano arriva una sentenza di primo grado che lo riguarda da vicino, e che dovrebbe vederlo coinvolto anche nella sentenza, se non fosse per l’immunità che si è fatto cucire addosso mediante il Lodo Alfano: l'avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari; nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto nel ’98, 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato), costituitasi parte civile.

Ora, è normale che venga condannato un corrotto, ma non il suo corruttore? E che anzi, quest’ultimo debba essere anche risarcito? E’ normale che un cittadino italiano diventi Premier e si veda scivolare addosso tutte le responsabilità dinanzi alla Giustizia, per reati commessi precedentemente alla sua attività politica? Secondo me no, o almeno non in un Paese che si proclama democratico e che ha, nelle proprie aule di tribunale, una scritta a caratteri più o meno cubitali: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI.


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martedì, 17 febbraio 2009

CHAVEZ DITTATORE A VITA?

Hugo Chavez ce l’ha fatta. Tramite referendum, con il 54,36% dei SI e il 45,63% dei NO, ha ottenuto una modifica fondamentale alla Costituzione venezuelana, che ora prevede la possibilità per un politico di potersi sempre candidare alle elezioni presidenziali. In questo modo, Chavez sceglie la via democratica per restare a vita sulla poltrona presidenziale, senza utilizzare la via militare come invece avevano fatto suoi colleghi sudamericani in passato. D’altronde, ci aveva provato anche nel dicembre scorso, perdendo però per un soffio: 50,7% i NO, 49,29% i SI. Da non sottovalutare il quasi 33% delle astensioni tra gli aventi diritto al voto.

Chavez gode della popolarità e del sostegno della classe meno abbiente ed analfabeta, mentre la classe media (tra cui gli studenti) e l’alta borghesia, lo contrastano. D’altronde, da quando è al potere, ossia 10 anni, se è vero che gli indici di povertà sono scesi sensibilmente (dal 50% al 30% della popolazione), di contro, negativi sono i dati relativi all’inflazione (30% annuo) e alla caduta del prezzo del petrolio (Fonte dei dati: Rainews).

Chavez gode però anche delle simpatie delle vicine Bolivia, Ecuador e Cuba, essendo diventato, anche in virtù della rinuncia al potere di Fidel Castro, punto di riferimento per una contrapposizione dura al Capitalismo e agli Occidentali. Scarsi ancora i contatti con il Brasile del socialista Lula, contrastanti i rapporti con la Colombia (Paese filoamericano e che incolpa i venezuelani di far filtrare i suoi delinquenti senza controllo); ancora distanti quelli con gli USA. Anche se, da quando c’è Obama alla presidenza di questi ultimi, si sono aperti drasticamente gli spiragli per una distensione e per il dialogo (Chavez definisce gli USA “Il grande Satana”).
 
   


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