Qui racconterò le mie verità , le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
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Che internet stesse diventando fonte di gelosie e quindi litigi per le coppie, causa le varie chat che ti permettono di conoscere migliaia di persone sparse per l’Italia comodamente seduti da casa, era cosa risaputa. Ma che si arrivasse a sgozzare la moglie per un tale motivo, bè a questo non credevo si arrivasse. O, tutt’al più, poteva essere una possibilità ottimisticamente remota.
E’ successo invece, purtroppo a Catania, dove un marito ha letto una e-mail ricevuta dalla moglie, a cui piaceva molto chattare. Tale abitudine aveva già comportato vari litigi tra i due, fino a quando Giuseppe Castro, di 35 anni, l’ha sgozzata con diversi colpi di un'arma da taglio. La moglie, Maria Pia Scuto, era di 6 anni più grande di lui.
Inizialmente si era incolpato il figlio di 15 anni, perché non se la sentiva di sapere che suo padre fosse in carcere, mentre le due sorelline sarebbero cresciute senza di lui. Poi l’uomo ha confessato. Con loro viveva anche la madre di lei.
Insomma, un classico delitto passionale, di quelli che ci sono sempre stati fin dalla notte dei tempi. Ma se prima bastava uno sguardo, o romanticamente un libro come fu per Paolo e Francesca, protagonisti del V Capitolo dell’Inferno di Dante (“galeotto fu il libro e chi lo scrisse…”), ora a scatenare la gelosia può essere anche una mail.
I tempi cambiano, ma la gelosia resta.
Con il Congresso tenutosi lo scorso weekend alla nuova Fiera di Roma, è nato ufficialmente il Popolo delle Libertà, quello che per i suoi fautori (o se preferite per il suo fautore), è destinato ad essere il grande partito italiano di centro-destra, basato su valori moderati e cattolici. Il progetto è nato da un proclama di Berlusconi, in una sera di fine 2007, all’indomani della nascita del Partito democratico, con il quale affermò che anche il centro-destra avrebbe avuto un suo “partito unico”. Per la serie, tipica Berlusconiana, “ho avuto una bella trovata, non vi resta che seguirmi…”
Il partito si concretizza con la fusione di Forza italia e Alleanza Nazionale, più altri partiti minori, come ad esempio la nuova DC. Ne resta fuori la Lega, che ci tiene alla propria peculiarità politica, promettendo (ma non giurando) al contempo fedeltà come alleato.
Le cose che vorrei dire sono tante, al punto di non sapere dove iniziare. Forse è giusto iniziare proprio dal primo pensiero che mi è venuto in mente quando questo progetto era ormai avviato: dopo la sinistra, è morta anche la destra. Già, perché se a sinistra, dal crollo del PCI, c’è stata solo una continua frammentazione in diversi partiti a mò di matrioska, arrivando al Partito Democratico, che sembra solo una nuova DC che guarda a sinistra (l’elezione a Segretario temporaneo di un ex DC, la dice tutta), ora anche a destra si concretizza uno sbiadimento, che ha portato alla nascita di una DC.
La storia della destra italiana è iniziata con la nascita del Partito Nazionale Fascista, fondato a Roma il 7 novembre 1921 per iniziativa di Benito Mussolini, come evoluzione sotto forma di partito, del movimento dei Fasci Italiani di Combattimento (costola del Partito socialista). Con l’estinzione di questo successivo al “ventennio” dell’era fascista, nacque il Movimento sociale Italiano alla fine del ‘46, un partito che si presentava come erede di quello fascista, basandosi fieramente sui suoi valori ed ideali. Nel corso degli anni successivi, la destra italiana si tenne così ai limiti del sistema democratico italiano, con una rappresentanza partitica in Parlamento da un lato, e attività eversive dall’altro (stragi e uccisioni, dall’attentato di Piazza Fontana del ’69 agli attentanti a Roma e Firenze del ’93).
Con la morte del leader carismatico Giorgio Almirante, dalla seconda metà anni ’80 e la prima metà anni ’90, la destra sociale visse un periodo di crisi d’identità, perdendo anche consistenza elettorale. Così, il nuovo segretario dell’MSI, Gianfranco Fini, insieme ad altri “colonnelli”, come Tatarella, al Congresso di Fiuggi del ’95, decisero lo scioglimento dell’MSI e la nascita di Alleanza Nazionale, una sorta di destra sociale più moderata. Da quel momento in poi, il partito, mediante il continuo ripudio da parte del suo leader Fini, di tutti i postulati fascisti, insieme agli altri dirigenti del partito sbigottiti e sorpresi, ma infondo sempre fedeli (a parte qualcuno come Storace e Bontempo, fondatori qualche anno fa de La Destra), divenne sempre più moderato.
In fondo la sirena del Cavaliere è stata sempre troppo invitante per non potersi ricredere sulle proprie idee politiche; fin dal 1994, quando era concreta la possibilità per i post comunisti guidati da Occhetto di andare al Governo, e bisognava creare una coalizione che andasse dai moderati ex democristiani ai leghisti. Anche se quell’esperienza durò solo 9 mesi.
Per quanto riguarda l’altro partito aderente al PdL, Forza Italia, c’è poco da dire. Nell’inverno del 1993, l’imprenditore milanese “Cavaliere del lavoro” Silvio Berlusconi, decise di “scendere in campo”, ossia di formare un partito politico, nel quale confluissero diversi ex democristiani e socialisti, oltre a funzionari di diverse sue aziende, soprattutto “Publitalia 80” (Azienda che fu fondamentale per le strategie di comunicazione da adottare). La sua decisione fu letta in due modi: dai suoi estimatori, come una scelta dettata dall’amor di patria, che in un periodo politicamente ed economicamente difficile come quello che stava attraversando l’Italia in quel periodo, lo spingeva ad occuparsi di politica nonostante i già tanti successi da imprenditore, soprattutto in nome di una lotta al “pericolo rosso” dei comunisti o di un golpe della Magistratura. Per i critici, invece, la scesa in campo dell’imprenditore milanese fu dettata dalla necessità di salvare le sue proprietà e la sua libertà personale, promulgando egli stesso le leggi in materia di giustizia (di qui l’idea delle “leggi ad personam”). Tale critica poggiò soprattutto sul fatto che Berlusconi ha goduto, soprattutto tra la seconda metà anni ’70 e la prima metà anni ’80, di diverse leggi che gli hanno di fatto consentito una rapida scalata al vertice dell’imprenditoria italiana (su tutte l’amicizia con Craxi). Quindi, venuti a crollare a seguito dell’inchiesta “Mani pulite” i principali partiti a lui spalleggiatori (DC e PSI), ha dovuto egli stesso occuparsi di politica.
Prima dicevo che su Forza Italia c’è poco da dire. Del resto, il leader indiscusso è rimasto Berlusconi, mentre gli altri fungono da comparse e spalleggiatori più o meno riusciti, benché si dica che su tutto il territorio nazionale sono sorti molti circoli che fanno da “scuola” per i futuri membri del partito. Anche il mezzo preferito da Berlusconi per farsi pubblicità e propaganda, la TV, è rimasto invariato, malgrado qualche timida legge sul conflitto di interessi ha tentato di limitarne l’impatto.
Anzi, ora Forza Italia si allarga, con i membri di AN che ne entrano a far parte, andando ad aumentare l’esercito di comparse e spalleggiatori già numerosi ed esistenti; perché il richiamo della carriera politica è troppo invitante per essere snobbato. E chissà per quanti anni ancora Berlusconi sarà leader di questo partito, scegliendone l’erede solo quando sarà il momento, relegandosi un ruolo da manovratore nascosto.
La destra sociale si è estinta, facendo spazio ad un soggetto politico fintamente moderato, ipocritamente cattolico, apparentemente democratico, portatore di interessi particolaristici. E mi vien da ridere quando mi vengono in mente gli osanna di Fini a Mussolini, o le aspre critiche che faceva a Berlusconi quando erano all’opposizione durante il breve secondo Governo Prodi (fine 2007); tutto svanito non appena quest’ultimo cadde sulle proprie gambe e concreta divenne la possibilità di riandare al Governo. Ma si sa, in politica la coerenza è una dote di pochi.

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo
Durante la cerimonia di ieri in occasione dell’inaugurazione del Termovalorizzatore di Acerra, Berlusconi giunto lì come il vero protagonista dell’evento (per propri meriti o demeriti degli altri, in fondo è vero), affiancato dalle Ministre Moratti e Prestigiacomo, nonché esponenti politici locali, si è lasciato andare ad uno dei suoi soliti exploit dove si sente il diritto di dire ciò che vuole; e magari, alzando sistematicamente un polverone, è costretto a smentire ciò che ha detto, solo perché gli altri lo hanno capito male. Questa volta si è difeso dicendo che parlava solo della necessità di modernizzare il nostro sistema politico.
Questa volta ha attaccato il nostro sistema democratico parlamentare (in realtà non è la prima volta), affermando che esso prevede troppe procedure, e che in Parlamento “si è lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla”; ribadendo il concetto che in fondo serve solo il voto del capogruppo, mentre gli altri sono veramente lì “non per partecipare, ma per fare numero”.
Fini, dall’alto del suo ruolo di Presidente della Camera, risponde al Premier, che la Democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del Governo, ed esse si possono certo cambiare, ma non irridere. Inoltre se si delegittimano le Istituzioni, sostenendo che i parlamentari sono lì solo a fare numero, si alimenta il qualunquismo e il senso di sfiducia nelle stesse (che è già tanto).
Alla vigilia dell’annessione di Alleanza Nazionale a Forza Italia, o se preferite, della nascita del Popolo delle libertà (di cui parlerò tra qualche giorno, dopo il Congresso che sancirà l’evento), quello tra il Cavaliere e l’ex delfino di Almirante, non è proprio un bel teatrino. Ma se Fini ha deciso di buttarsi nelle braccia del Cavaliere, affermando di aver cambiato anche idea sul fatto che Mussolini fosse stato un grande statista, avendone tutto sommato ben donde, in virtù della carriera che in questi anni ha svolto (mi sa che nel 2013, il prossimo candidato Premier sarà lui), gli aspettano queste ed altre uscite da parte del Premier; che spero lui sarà sempre pronto a criticare, mostrando di avere ancora una personalità Istituzionale.
Sul fatto però che il numero di parlamentari sia eccessivo (630 deputati e 315 senatori, per un totale di 915), lo penso anche io; e sono critico anche sull’eccessiva lentezza dell’iter legislativo che avviene in seno al Parlamento. La quale, deve essere, a mio avviso, proporzionata al livello d’importanza della materia oggetto di discussione. D’altronde, i due fattori (lentezza e numero alto di parlamentari), a cui vanno sommati i privilegi dei membri del Parlamento, concorrono nel dare ai cittadini italiani un’immagine negativa dello stesso.
L’uscita di Berlusconi non è stata felice; ma almeno questa volta nemmeno tanto lontana dalla realtà.

Oggi il Premier Berlusconi fa tappa ad Acerra (è arrivato ieri a Napoli) per inaugurare il tanto contestato, ma visto anche come panacea di buona parte dei mali relativi ai rifiuti campani, Termovalorizzatore di Acerra. Ci sarà anche il sottosegretario con delega all'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso.
I lavori di questo impianto sono iniziati ad agosto del 2004, anche se già erano in progetto da tempo. Inizialmente era previsto che l'inaugurazione avvenisse poco piu' di tre anni dopo, ossia nell'autunno del 2007. Ma i lavori hanno subito alcuni arresti, fino ala svolta di giugno scorso, quando con il nuovo Governo Berlusconi, è stata attuata la linea dura e decisa, rispetto ad esempio, ai tentennamenti del Governo Prodi (soprattutto per i veti di Rifondazione e dei Verdi), e le proteste incessanti della società civile. Del resto, la coalizione guidata da Berlusconi fece della risoluzione del problema rifiuti in Campania, un suo cavallo di battaglia in sede di campagna elettorale, e, visto anche l’ottimo successo del PdL in questa regione in occasione delle ultime politiche, non poteva fare altrimenti; usando, ove necessario, soldati e pene severe contro chi si opponeva.
Bassolino ha, in più interviste, più volte ammesso di aver apprezzato la fermezza del Governo Berlusconi sulla costruzione dell’impianto di Acerra, di cui lui è stato sempre sostenitore. D’altronde Bassolino sa di aver ormai perso credibilità, popolarità, e potere decisionale, dopo averne avuti per ben 15 anni (ma come ho sempre detto, non è l’unico responsabile del disastro dei rifiuti a Napoli); pertanto ha abbassato la testa e fatto ciò che da Roma gli veniva proposto.
Oggi andrà in funzione la prima linea di produzione, poi, secondo quanto previsto dalla legge, entro giugno andranno in funzione anche le altre due. Nel termovalorizzatore di Acerra finiranno ogni giorno circa 2 mila tonnellate di rifiuti, per un totale di oltre 700 mila l'anno, pari a circa un terzo di tutta la spazzatura prodotta in Campania. La spazzatura che convergerà su Acerra proviene dagli Stabilimento di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti (STIR) di Caivano e Giugliano (comuni del napoletano), Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Casalduni (Benevento), Pianodardine (Avellino) e Battipaglia (Salerno).
Le ragioni del no sono legate ai dati che alcune ricerche scientifiche offrono sull’aumento di malattie tumorali nelle zone ove è presente un Termovalorizzatore; in una terra, quella di Acerra ma in generale, anche di tutta l’aria a Nord di Napoli, già compromessa dall’inquinamento degli impianti industriali, dai roghi dei rifiuti stessi e dalle discariche abusive; per non parlare del fatto che, tale Termovalorizzatore, andrà a bruciare tonnellate di “ecoballe” giacenti da anni (al sole), non certo lavorate tramite una ratio differenziata, ma che contengono vari generi di rifiuti, quindi altamente tossici se trattati da simil macchinari.
La speranza è sempre quella di arrivare ad un regime regolare di raccolta differenziata dei rifiuti, con una lavorazione degli stessi eseguita da macchinari moderni e minimamente inquinanti. Già, perché, come se non bastasse, pare che il Termovalorizzatore di Acerra sia già tecnologicamente superato.
Insomma, noi Campani, soprattutto quelli residenti nell’aria a Nord di Napoli, ci apprestiamo a vivere sulla nostra pelle, una nuova possibile decisione che ridurrà ancora di qualche anno le nostre già accorciate esistenze.
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Il Premier Berlusconi inaugura oggi il tratto Bologna-Firenze, che prevede, su una lunghezza di 79 chilometri, ben 73 in galleria, rimuovendo così l’annoso problema degli Appennini che rende difficile il collegamento tra le due città su rete autostradale e, fino a ieri, su quello ferroviario.
Con questo pezzo mancante, si completa così il percorso della TAV “Freccia rossa”, che collegherà Milano a Roma in 3 ore, con una media di 300 km/h.
Felice come una Pasqua, Berlusconi, che come tutti i suoi colleghi, sale su un treno solo in occasioni particolari, qual è l’inaugurazione di un nuovo tratto, senza conoscere minimamente cosa accade ai pendolari che quotidianamente utilizzano i trasporti pubblici. Anzi, essendo la nostra rete ferroviaria ancora insufficiente per rispondere al meglio alla crescente domanda di servizio da parte dei cittadini, l’inaugurazione di una nuova linea, pure di una TAV, annuncia una serie possibile di nuovi disagi per chi utilizza le linee “tradizionali”, quali ad esempio i treni regionali o gli Inter City, che così diventano sempre più ridotti, o soggetti a cambi di orario in base alle esigenze dei treni veloci. Per non parlare dei possibili guasti in cui questi ultimi possono incorrere.
Non bisogna poi dimenticare che la Magistratura di Firenze ha anche emesso una condanna nei confronti dei responsabili di tale opera (post: http://lucascialo.splinder.com/post/20005387)
Ho scritto quel titolo, perché sovente mi è successo che, preferendo un treno regionale per raggiungere dal mio Comune di residenza, Casoria (NA), la stazione centrale di Napoli, per una distanza di poco più di 10 Km, illudendomi che esso impieghi 12 minuti (o 22 quando è previsto che deve fermarsi per dare la precedenza a linee più veloci) come è dichiarato sul sito di Trenitalia, o sui tabelloni siti alla Stazione, finisco per trovarmi di fronte a treni soppressi con un avviso che arriva solo un paio di minuti prima dell’arrivo previsto del treno (e quindi si notano le scene di panico tra i pendolari che devono recarsi al lavoro o all’università), o al limite viene posticipato di vari minuti (i quali vanno da 10 minuti di ritardo a mezz’ora), facendo sì che il tempo previsto di arrivo aumenti in modo spaventoso, lasciandoti impotente e mortificato con i tuoi colleghi, il datore di lavoro, o amici con i quali avevi un appuntamento, seduto sul sediolino a guardare il finestrino.
Se poi decidi di prendere un autobus, ai tempi di percorrenza lunghi dovuti al traffico (nelle ore di punta, mentre in quelle non di punta vengono intelligentemente ridotte le corse da chi di dovere), si aggiungono quelli di attesa alla fermata. Se infine decidi di prendere la tua macchina, oltre al traffico, perdi tempo per cercare un parcheggio.
Non so voi, ma a me le inaugurazioni di mezzi di trasporto superveloci proprio non entusiasmano. E i motivi sono facilmente comprensibili.
Obama non sta deludendo i suoi elettori ed estimatori internazionali, almeno stando alle sue dichiarazioni, e prime timide riforme, in questo primo effettivo mese di legislatura democratica.
Dopo aver sbloccato i fondi statali in favore delle Organizzazioni che assistono le donne del Terzo Mondo nell’abortire, e quelli per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, dopo aver aumentato gli investimenti in favore dell’energie rinnovabili con maggiore accortezza verso le problematiche ambientali, dopo aver professato un maggior impegno economico dello Stato in quei settori dove le classi meno abbienti sono svantaggiate (pensiamo a istruzione o sanità), Obama apre all’Iran, che per molti fino a qualche mese fa, sembrava addirittura essere il prossimo obiettivo militare di Bush.
In uno storico video-discorso, diffuso nella notte tra giovedì e venerdì, destinato direttamente al popolo iraniano in occasione dell'anno nuovo persiano, Obama dichiara di vedere un futuro di rinnovati scambi con l'Iran e di opportunità di collaborazione e commercio; ritenendo che fra Stati Uniti e Teheran ci sia un terreno di "mutuo rispetto" e che l'Iran abbia il diritto di avere il suo posto nella comunità delle nazioni, attraverso azioni di pace e non di terrore.
Se da parte del consigliere per i media del Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, Akbar Javanfekr, c’è stata un’apertura positiva, sperando che alle parole seguano i fatti, più polemico è stato il leader spirituale islamico iraniano, lo Ayatollah Ali Khamenei (colui che con la sua rivoluzione culturale, ha portato l’Iran ad essere uno Stato con una costituzione basata sull’integralismo islamico), scettico su questa apertura degli USA, poiché, a suo dire, ormai da trent’anni interferiscono nella politica interna iraniana, e le parole non bastano, e gli iraniani sono più forti di trent’anni fa.
D’altronde, per qualche politologo, l’apertura di Obama avrebbe anche lo scopo di influenzare le prossime elezioni presidenziali iraniane di giugno.
Comunque, si tratta di un’apertura storica quella di Obama, dopo anni di discorsi ostili da parte dei Presidenti americani, da Reagan, passando per Clinton, fino ai Bush. Tuttavia, comprendo anche lo scetticismo da parte dei leader iraniani, poiché gli USA in quel di Medioriente, hanno utilizzato i vari Paesi a propria convenienza, a seconda della situazione diplomatica internazionale e dei rapporti di forza tra gli Stati. Basti ricordare che addestravano e armavano gli Afgani per aiutarli contro il nemico Sovietico dopo l’invasione di quest’ultimo in quei territori, per poi farci la guerra nel 2001, solo perché non avevano consentito loro di costruire un gasdotto e un oleodotto. Oppure (ed è il caso che riguarda più da vicino l’Iran) quando gli USA sostenevano il Rais iracheno Saddam Hussein negli anni ’80, servendosi di lui proprio per scongiurare l’estensione della rivoluzione islamica esplosa nel vicino Iran; per poi invadere lo stesso Iraq nel 2003, sempre per ragioni di petroldollari. Per non parlare, infine, del sostegno dato ad Israele da sessant’anni, ed oggi parlare di pace nell’infinita intifada tra questo e la Palestina.
In effetti, alla luce di tutti questi fatti degli ultimi trent’anni, se fossi un iraniano, non mi fiderei tanto della parola americana. E voi?

Ieri a Napoli si è tenuta la marcia per la 14^ giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafia. Secondo l'associazione Libera, promotrice di una tre giorni dedicata all'impegno antimafia, al corteo hanno partecipato 150 mila persone.
La marcia è cominciata con i 480 familiari delle vittime della criminalità organizzata, che hanno cantato l'inno di Mameli esponendo le fotografie dei loro cari scomparsi. La marcia è iniziata su via Caracciolo, con un serpentone di due Km e mezzo che è giunto a Piazza Plebiscito; laddove, a sorpresa, a concludere la manifestazione è stato lo scrittore Roberto Saviano, che ha letto alcuni nomi delle vittime della criminalità organizzata: da quello di Anna Politkovskaja, giornalista uccisa misteriosamente solo perché raccontava la guerra russo-cecena, a quello dei sei immigrati africani uccisi a Castelvolturno; dalle vittime della faida di Scampia fino alla dedica a quei morti di cui non sappiamo ancora il nome. Prima di lui, sul palco si sono alternati i famigliari delle vittime e i rappresentanti delle istituzioni cittadine, per leggere i nomi delle quasi 900 persone vittime della criminalità.
A detta degli organizzatori, sono intervenute persone provenienti da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane. Insomma, la società civile locale, nazionale ed internazionale, ha risposto positivamente ancora una volta nel manifestare contro la criminalità organizzata, sperando, come sempre, che altrettanto facciano le Istituzioni preposte all’ordine, alla giustizia e all’amministrazione del bene pubblico, troppo spesso risultate con essa colluse.
I vari arresti inflitti ai Casalesi nell’ultimo periodo, nonché quelli inflitti a mafiosi e personaggi della ‘ndrangheta, lasciano ben sperare. Ma ancora molto c’è da fare, soprattutto cercare di andare oltre l’utilizzo di militari che non hanno poteri per arrestare i criminali, oppure le ronde “fai da te” dei cittadini; bensì dare più fondi al Terzo settore per concedere la possibilità a chi opera nel sociale, di avere maggiori risorse per promuovere la legalità e la cultura, laddove è carente o inesistente nella mentalità delle persone. Perché fin quando un’organizzazione criminale si sostituirà allo Stato nel concedere diritti e servizi, allora la battaglia sarà sempre persa.
Un ex Magistrato, un’impiegata alla Regione e un giornalista. L’Italia dei valori sceglie tre candidati-simbolo della “società civile”, ossia non provenienti dalla politica, come inizio di una strategia che vedrà il partito guidato dall’ex PM Di Pietro, essere rappresentato da tutta “gente comune”; almeno stando alle intenzioni attuali.
Le candidature di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio, non sono state casuali. Ognuno di loro rappresenta un particolare tipo di disfunzione del nostro sistema italiano: il primo, De Magistris, rimosso da ben tre inchieste (Poseidon, Why not, Toghe lucane), che hanno iniziato a toccare politici e imprenditori, in una sorta di minitangentopoli calabro-lucana. Chi in Italia comincia a toccare “lor signori”, in qualche modo la deve pagare, con metodi che vanno dalla rimozione dell’incarico alla morte. Il giorno stesso della candidatura, viene iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio nell’inchiesta Why not, e ciò ha suscitato polemiche in virtù del fatto che Di Pietro critica la candidatura in altri partiti di persone indagate; pertanto bisogna vedere se tale candidatura sarà portata a termine fino in fondo.
La seconda è Sonia Alfano, figlia di Beppe, giornalista siciliano ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode, l’8 gennaio del 1993. E’ laureata in Giurisprudenza, funzionario della Regione Sicilia (ottenne l’assunzione presso la Regione in virtù della normativa a tutela dei familiari delle vittime innocenti di mafia), sindacalista e coordinatrice di soccorsi in emergenze. Già alle elezioni regionali in Sicilia del 2008, si è candidata nella lista civica “Amici di Beppe Grillo”; ad inizio 2000 ha iniziato una concreta battaglia contro le ingiustizie commesse dalla Mafia.
Il terzo candidato è Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera rimosso dall’incarico di seguire le inchieste condotte da De Magistris, poiché aveva iniziato a raccontare “troppo” approfonditamente le vicende in quel di Lucania.
Insomma, l’IDV candida un Magistrato rimosso dalle sue inchieste troppo scomode in un territorio dimenticato e facilmente usurpabile; una Don Chisciotte che in Sicilia lotta contro un nemico invisibile ma ben presente nelle Istituzioni locali e nazionali e nella vita sociale; un giornalista che ha avuto solo il torto di raccontare delle inchieste riguardanti politici e imprenditori.
Gli altri partiti stanno candidando condannati e trasformisti. A voi le dovute conclusioni.

Al Comune di Portici, nel napoletano, ben 36 dipendenti sono stati messi agli arresti domiciliari per assenteismo. I dipendenti coinvolti prestavano servizio pressocchè in tutti i tipi di Ufficio all’interno del Comune, e sono stati “spiati” a partire dal 2007, mediante una telecamera sistemata sul retro della macchinetta marcatempo, e si è scoperto così che erano soliti farsi marcare il badge da altri all’entrata o all’uscita dall’orario di lavoro, mentre loro entravano ed uscivano liberamente con buste della spesa o di ritorno da altre commissioni.
L’accusa che pende sulle loro teste è di falso e truffa ai danni del Comune.
I tempi nella pubblica amministrazione sono cambiati; soprattutto da quando l’attuale Governo Berlusconi ha dichiarato guerra aperta ai dipendenti pubblici “fannulloni”, con provvedimenti concreti o invettive che sanno solo di spot elettorali. Si vuole insomma smantellare una casta, non certo molto vicina allo schieramento di destra.
Ma in fondo, una maggiore severità verso i dipendenti pubblici è più che giusta, perché più o meno un po’ tutti noi cittadini abbiamo avuto a che fare con le inadempienze e la lentezza della P.A. Il fenomeno dei lavativi e dei raccomandati c’è sempre stato, forse prima in modo ancor più palese (pensiamo agli anni ’80, periodo di grandi lottizzazioni e scambi clientelari), solo che la categoria dei lavoratori pubblici era sostanzialmente intoccabile, complice l’ala protettiva della CGIL e il maggiore peso politico del PCI. Ma da quando il primo si sta lentamente ridimensionando, portando in strada prevalentemente lavoratori già in pensione, e il secondo è oggi costituito da tanti piccoli partitini dallo scarso peso elettorale, la guerra ai fannulloni è cosa più fattibile; oggi ancor più sentita, vista la crisi occupazionale che stiamo attraversando, nella quale anche il lavoro nel settore pubblico è ormai precario.
