Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Politicamente mi reputo un laico-riformista.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
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martedì, 30 giugno 2009

CONDANNA ESEMPLARE PER IL PRINCIPALE RESPONSABILE DELL’ATTUALE RECESSIONE ECONOMICA

Bernard Madoff, il finanziare di 71 anni autore di una delle più grandi truffe della storia, se non il principale responsabile della recessione economica attuale, è stato condannato a 150 anni di carcere, la massima pena possibile. Le somme da lui frodate ammontano a 65 miliardi di dollari (l'equivalente di circa 46 miliardi di euro).
Quella che il giudice Chin ha definito "un crimine straordinariamente diabolico", è iniziato nel 1995, quando Madoff (che era stato anche presidente del Nasdaq), aveva iniziato la sua attività privata promettendo tassi di interesse alti e sicuri (circa il 10%). Che puntualmente pagava, ma non perché il danaro venisse accortamente investito, ma soltanto perché arrivava danaro fresco dai nuovi clienti. E Madoff diventava sempre più ricco: se l'ammontare delle somme truffate è stimato in circa 65 miliardi di dollari, le cifre legate al suo impero economico ammontano a 171 miliardi di dollari.
Madoff, ovviamente perderà tutto: le ville (una a Palm Beach, un'altra in Florida, una da 13 milioni a Montauk, sulla punta di Long Island), gli yacht e i beni personali, che verranno messi all'asta nei prossimi giorni. La moglie, Ruth, 68 anni, rimarrà senza casa e dovrà vivere d'ora in poi con i 2,5 milioni di dollari che le sono stati assegnati dal tribunale.

L'avvocato del finanziere, Ira Sorkin, puntava a una pena mite, al massimo 12 anni, dal momento che il suo cliente aveva ampiamente collaborato alle indagini. Ma si aspettava il peggio, anche sulla base delle richieste dei tanti truffati che hanno preso la parola in tribunale; Una di loro, è scoppiata in lacrime dopo aver denunciato perdite per 5 milioni di dollari.

Pena esemplare insomma, che tanto invidio alla Giustizia americana. In Italia i truffatori e i riciclatori, si beccano, tra sconti vari ed eventuali, condanne massime di 5-6 anni, e magari diventano Presidente di Mediobanca (vedi Geronzi) o anche Presidente del Consiglio; chissà cosa ne pensano i tanti piccoli risparmiatori che non hanno più rivisto i propri soldi investiti.


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lunedì, 29 giugno 2009

CORE 'NGRATO

Un tempo Napoli si distingueva per la solidarietà che c’era tra compaesani, pronti ad intervenire quando in strada qualcuno chiedeva aiuto, perché magari vittima di uno scippo, di un pestaggio o di un semplice capogiro.

A malincuore sto constatando, un po’ per quello che vedo tutti i giorni, un po’ per quello che leggo o sento dai media, che tale “core grande” dei napoletani si sta sgonfiando, come se l’individualismo ed egoismo imperante nell’attuale società occidentale stessero sfibrando il solido tessuto sociale partenopeo; sarà forse la crisi economica, sarà il basso senso di sicurezza che le istituzioni preposte all’ordine danno ai cittadini, sarà il pessimismo derivante dalla constatazione che negli ultimi trent’anni le cose qui a Napoli sono solo sostanzialmente peggiorate, o chissà cos’altro.

Mi hanno colpito infatti due notizie in particolare: una risalente a poco più di un mese fa (sera del 26 maggio) quando otto sicari in moto, contromano, in via Pignasecca, col volto coperto da casco integrale, sono entrati nella stazione della Cumana di Montesanto, sparando ad altezza d’uomo con delle mitragliette; il tutto rientrante nella faida di camorra tra i clan Sarno-Ricci ed i Mariano. Per errore hanno colpito ad una gamba e al torace Petru, un rumeno che come tanti per “tirare a campare” suonava la fisarmonica in strada e sui mezzi pubblici; il rumeno ha cercato riparo nella stazione, ed è caduto al suolo vicino ai tornelli gravemente ferito accompagnato dalla moglie; la quale urlava per la disperazione in cerca di aiuto, ma i passanti non si sono fermati, pensando solo a obliterare il biglietto e scappare. Solo dopo qualcuno ha chiamato col cellulare l’autoambulanza, ma Petru aveva perso ormai troppo sangue, morendo così a terra, vittima della Camorra e dell’indifferenza.

Ma non finisce qui. Maria Luisa, 26 anni, è stata aggredita la settimana scorsa nella notte tra domenica e lunedì, nella centralissima Piazza Bellini, sempre a Napoli, per difendere un amico gay da un gruppo di ragazzi (si presume comunque che non sia un atto razzista), nella totale indifferenza dei presenti. La ragazza, tra l’altro, ha rischiato di perdere la vista, e dovrà sottoporsi a un delicato intervento di ricostruzione dell’orbita dell’occhio sinistro.

Se nel primo caso l’intera scena tragica è stata ripresa dalle telecamere della video-sorveglianza posti nella stazione della Cumana di Montesanto, nel secondo caso proprio l’assenza di telecamere è vista dalla ragazza una grave mancanza, che non ha fatto altro che incentivare la delinquenza, proprio perché non appena i carabinieri hanno lasciato la Piazza, i delinquenti si sono avvinghiati sul povero malcapitato.

Due episodi troppo ravvicinati per non far arrivare alla conclusione che a Napoli, oltre alla già risaputa incapacità del Comune guidato dalla Iervolino nel mettere in campo una seria politica di sicurezza per i cittadini (con maggiori unità e telecamere), e all’ennesima riprova che i soldati messi in strada dal Governo Berlusconi siano solo propaganda e di fatto è cambiato ben poco, si sta perdendo come già detto all’inizio, quella solidarietà che tanto ci distingueva dal resto d’Italia.

E se ci priviamo da soli di questo, visto che lor signori ci hanno già privato del mare, e visto che anche il sole sembra non battere più come prima lasciando spazio alle piogge (a parte delle pause di breve e media durata, qui sta piovendo da novembre), e visto che spesso i nostri monumenti sono trascurati e mortificati nella loro grandiosità, non so davvero a noi napoletani cosa ci rimane. Forse solo la pizza e il caffè. Magra consolazione.


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sabato, 27 giugno 2009

GOODBYE MOONWALKER!

Non vorrei trasformare questo Blog in un necrologio, ma non si può non dedicare un post alla scomparsa di colui che è stato definito il “Re del Pop”: Michael Jackson.

Si è spento ieri nella sua casa di Los Angeles, in seguito ad un infarto che ha reso vano ogni tentativo di rianimarlo. Avrebbe compiuto 51 anni il prossimo 29 agosto.

Su di lui sono girate le voci più variopinte, strambe, nonché accuse gravi, sulle quali però l’opinione pubblica si è sempre divisa tra la loro vera o finta veridicità, e la stessa giustizia non ha mai fatto pienamente chiarezza. Tra le accuse più grave rivoltegli, quella di aver abusato di minorenni che ospitava nella sua casa dove aveva adibito un Parco giochi per bambini poveri o malati terminali. Accuse dalle quali fu assolto.

Ma oltre ai guai giudiziari, bisogna anche aggiungere le notizie riguardanti vari problemi di salute, quasi tutte smentite. Ultima, quella di un presunto tumore alla pelle.

Credo che però Michael vada ricordato per il suo talento, per quello che c’ha lasciato, avendo iniziato molto presto nelle fila dei “The Jackson five” con i quale incise il primo lavoro discografico nel 1968 (a soli 10 anni), iniziando poi una carriera da solista ad inizio anni ’70, fino al grande successo del singolo (inserito nell’omonimo album) “Thriller” del 1982 , che lo rese celebre in tutto il Mondo, grazie anche ad un video molto suggestivo. Poi altri successi successivi, aiutati anche da video sempre all’avanguardia (vari sono infatti anche i DVD che ha prodotto). Ultimo lavoro discografico “Invincibile” del 2001, mentre negli anni successivi si è chiuso a vita privata, lasciando adito a notizie spesso false e come detto anche ridicole. Fino all’annuncio di una serie di concerti per il prossimo luglio; e proprio l’ansia e lo stress per la preparazione di questi che, secondo le prime voci che stanno trapelando sulle cause della sua morte, gli avrebbero causato un infarto.

In realtà, come sempre è accaduto nella sua vita, anche nelle ore immediatamente successive (e presumo anche nei mesi successivi) alla morte, sono trapelate varie voci, tra cui una sorta di “eutanasia” praticatagli dai familiari per aiutarlo a morire, o un errore da parte dei medici che gli avrebbero somministrato in modo eccessivo degli antidolorifici.

Molte persone di colore lo stimano e apprezzano per averli rappresentati in tutto il Mondo, sebbene egli abbia preferito, col crescere del successo, schiarire la propria pelle; come se quel colore nero fosse un freno al suo successo o un imbruttimento al suo armonioso aspetto estetico. Ma a parte ciò, “Jacko” è stato anche un uomo molto generoso, con molti atti di beneficenza a destra e manca.

Purtroppo, come spesso accade per chi proviene da umili o modeste origini, Michael Jackson molto probabilmente, non è riuscito a gestire il radicale passaggio dall’essere sconosciuto e ai margini della società, al diventare una stella del Pop Mondiale; un passaggio che ti comporta anche l’essere invidiato, l’essere abbandonato da molti amici per gelosie latenti, l’essere accusato anche delle cose più ridicoli, se non gravi, l’avere persone al tuo fianco non sapendo mai se lo fanno per interesse o sentimenti autentici.

Ma se c’è una cosa che a Michael non potranno mai cancellare o mettere in discussione, quello è il suo talento, esteriorizzato mediante l’armonioso danzare del suo corpo, una voce soave e delicata, ma graffiante quando occorreva, la capacità di scrivere testi allegri ed ironici ma anche testi seri e toccanti (vedi “We are the World”, singolo scritto insieme a Lionel Richie, che servì a raccogliere fondi di beneficenza contro la fame nell'Africa Orientale, con la partecipazione di molti artisti di fama dell’epoca).

Goodbye Moonwalker! Re del Pop da molti imitato, in modo inutile e a volte davvero ridicolo.


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venerdì, 26 giugno 2009

MORTE DI VALENZI…UN PRESAGIO PER LA SINISTRA NAPOLETANA?

Si è spento mercoledì scorso, all’età di 99 anni (ne avrebbe compiuti 100 il prossimo 16 novembre),  l'ex senatore e dirigente del PCI, Maurizio Valenzi. Si è spento nella clinica "Villa dei Fiori" a Napoli, dove era stato trasferito da circa un mese per un aggravamento delle sue condizioni.

E’ stato Sindaco di Napoli dal 1975 al 1983, in una Napoli non ancora falcidiata palesemente dalla Camorra o dalla disoccupazione, ma sicuramente interessata, come il resto d’Italia, dal terrorismo dell’estremismo politico degli “anni di piombo”. Rappresentante, aggiungo, di una classe politica non ancora spudoratamente avvinghiata sui beni pubblici per propri calcoli politici.

Nato a Tunisi da una famiglia di origine livornese, Valenzi aveva cominciato l'attività come pittore a Roma e Parigi. Poi l'adesione al partito comunista da giovane, con le inevitabili persecuzioni e il processo che c’ho comportò (nel novembre '41, per "attentato alla sicurezza dello Stato"). Dopo la guerra divenne dirigente della federazione del PCI, e divenne senatore dal 1958 al 1968 (3 legislature), fino a diventare, come detto, Sindaco di Napoli nel 1975. Era molto amico di Napolitano (ovviamente soprattutto per l’avventura politica condivisa insieme).

Proprio qualche mese fa, è stata pubblicata una sua biografia curata da una dei due figli di Valenzi, Lucia, dal titolo "Italiani e antifascisti in Tunisia negli anni Trenta".

Molti politici e giornalisti di “vecchio corso” lo ricordano come un uomo tutto d’un pezzo, coerente con le proprie idee ma al contempo leale con gli avversari. Insomma con Valenzi se ne va un pezzo di storia del PCI, quel PCI antifascista e democratico che ha di fatto, collaborato per la stesura della nostra attuale Costituzione. E se ne va, a livello locale, una sinistra molto lontana da quella che ci governa oggi, con personaggi talmente radicati alle poltrone da non essere rimossi nemmeno da scandali giudiziari che li riguardano direttamente, o che comunque riguardano uomini delle Giunte di cui loro sono i principali rappresentanti. I quali però, sono irrimediabilmente bocciati alle elezioni, consegnando di volta in volta, la gestione del territorio alla controparte di centro-destra (ogni riferimento a Bassolino e Jervolino è puramente voluto).

Chissà quanti uomini politici, quelli della mia generazione, ricorderanno con rammarico e stima quando questi verranno a mancare, magari per essersi distinti per qualcosa. La vedo veramente dura.

Arrivederci Valenzi; e chissà che la sua fine non sia un presagio per la sinistra napoletana e campana.


| Categoria: politica, storia, campania, napoli |

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mercoledì, 24 giugno 2009

CI VORREBBE IL MARE

Ogni anno di questi tempi, con l’arrivo dell’estate (o già di qualche bella giornata primaverile), come tanti italiani, mi vien voglia di andare al mare, scegliendo spesso la comodità dei litorali vicino casa, per evitare ore di auto, e peggio ancora, di traffico. Il tutto nella consapevolezza che il mare è inquinato, e che, anno dopo anno, diventa sempre più difficile continuare a chiamarlo tale, soprattutto dalle mie parti, abitando nell’area a Nord di Napoli. Ed ogni anno si apre una ferita, guardando lo stato delle acque, nonché del mancato sviluppo turistico di una costa che si estende per Kilometri e Kilometri senza avere adeguate catene alberghiere o locali decenti (come ad esempio in Romagna, dove a sopperire la presenza di un mare non cristallino, vi è comunque un’organizzazione turistica convincente ed economicamente conveniente).

Quest’anno poi ho deciso di farmi più male del solito, ovvero informandomi sullo stato della balneabilità delle nostre coste campane analizzando i dati proposti dalla Regione Campania di inizio anno corrente, scoprendo di fatto, che grosso modo una metà di esse (da Caserta a Napoli) è quasi completamente non balnenabile.

Ad aggiungersi alla lunga lista di località sopraffatte dalla cattiva gestione dei depuratori, ci sono anche zone quali Monte di Procida, in seguito all’ordinanza di questi giorni del sindaco Franco Iannuzzi, dopo che i lavoratori hanno bloccato il depuratore di Cuma, esasperati dai continui ritardi nel pagamento dello stipendio. Un blocco che ha provocato disastri ambientali anche in quel di Giugliano (soprattutto Licola) e Pozzuoli (soprattutto Bacoli), zone di forte attrazione turistica ma anche dove si esercita ancora attività di pesca. Bacoli, tra l’altro è un’area colma di storia, tanto da costituire, una delle principali mete turistiche degli aristrocratici romani ai tempi dell’Impero romano (si contano infatti decine di ville, acquedotti, templi, terme, anfiteatri e intere porzioni di città rimaste sott’acqua, a causa del forte bradisismo che caratterizza il territorio), e dove ancora oggi si possono apprezzare i resti dell’antica colonia greca di Cuma.

Oggi lì cosa rimane? Bacoli è uno degli otto comuni campani con il più alto tasso di mortalità per tumore, oggetto di uno studio scientifico da parte di oncologi degli ospedali Cardarelli e Pascale di Napoli, e dove la vivibilità è messa a dura prova da uno scempio edilizio pazzesco e da un sistema viario indecente.

Non che prima la situazione della costa dell’area casertana e napoletana fosse migliore. Tant’è che lo scandalo relativo ai depuratori è stato oggetto di un’inchiesta anche di Striscia la notizia.

L’impianto di depurazione di Cuma, che dovrebbe depurare le acque fognarie nell’area a Nord di Napoli, non funziona, e quindi l’acqua inquinata finisce nel mare; inquinata non solo dalle normali fogne, ma ovviamente anche dagli scarichi industriali altamente tossici. Di fatto, su 7 eliche che dovrebbero aspirare le acque inquinate per avviarle al trattamento di purificazione, ne funzionano solo 2; anche altre attrezzature dedite alla pulizia delle acque non funzionano, o funzionano parzialmente. Ed ecco che, nelle vasche raccoglitrici dell’acqua trattata, anziché trovarsi acqua limpida pronta per finire in mare, galleggia acqua melmosa.

La Hydrogest, società che gestisce 5 depuratori ad Acerra, Cuma, Napoli Nord, Villa Literno e Marcianise, si lamenta dei mancati sovvenzionamenti che gli spetterebbero da parte della Regione Campania; cifra che ammonterebbe a 65 milioni di euro di credito, da utilizzare per pagare gli stipendi arretrati, la manutenzione e i lavori di adeguamento dei depuratori. La Hydrogest ha vinto la gara d’appalto nel 2003, ma ha iniziato effettivamente ad operare solo nel 2005, quando cioè il TAR ne ha confermato la vittoria valutando il ricorso delle altre concorrenti; da un articolo del Corriere del Mezzogiorno apprendo però che il Presidente della società è un certo Enzo Papi, già top manager della Cogefar Impresit, arrestato da Di Pietro durante Tangentopoli nel ’92 per corruzione e finanziamento illecito dei partiti. Insomma siamo al solito giochino italiano, di far ricomparire mariuoli del passato e metterli in posti di comando dove è possibile mangiarsi denaro pubblico e scendere a patti con politici locali (vedi anche i casi clamorosi dell’imprenditore Romeo, sempre nel napoletano, o addirittura della punta dell’iceberg di Tangentopoli, il milanese Mario Chiesa).

E siamo anche al solito problema dell’economia mista italiana, dove lo Stato delega i privati nel gestire beni e servizi di dominio pubblico, andandoci anch’esso a guadagnare, non facendo altro che il favore di qualche imprenditore di turno, a danno ovviamente dei cittadini.

Ma oltre al solito problema delle truffe Made in Italy, dietro questo scandalo ecologico credo che ci sia ovviamente anche l’interesse della Camorra, che gestendo la balneabilità o meno delle acque, ci va a guadagnare in 3 modi:

1)Permettendo agli imprenditori locali e di altre zone d’Italia, dietro cospicue mazzette, di sbarazzarsi, sversandoli in mare, dei fastidiosi rifiuti tossici prodotti dalle loro aziende o fabbriche.

2)Avviando lidi turistici dove sono presenti piscine e divertimenti, che attraggono sempre più cittadini impossibilitati di recarsi al mare. E ciò spiegherebbe sia il loro interesse affinché le acque marine restino inquinate e inaccessibili, e sia il proliferarsi di lidi del genere paradossalmente proprio vicino alla costa.

3)Gestendo i lidi che accedono al mare, mantenendo alti i prezzi degli ombrelloni, dei lettini e del parcheggio (ricordo l’anno scorso 6 euro per un lettino e 4 per un ombrellone, malgrado un mare da evitare).

 

Guardando la cartina delle spiagge campane accessibili, pare che, a parte le 3 principali isole (Capri, Ischia e Procida) il cui mare però personalmente non ho trovato così cristallino, le uniche coste ad esserlo ancora siano quelle del salernitano, partendo da Vietri sul Mare in poi procedendo verso la Calabria. Anche se, non bisogna sottovalutare l’inquinamento prodotto dagli scarichi degli impianti industriali prodotti in quel di Battipaglia, che interesserebbero così anche zone quali Paestum o Capaccio.


Legambiente Campania, attraverso la relazione “Modelli di Governo della risorsa”, mediante il proprio settore scientifico curato dal dottor Giancarlo Chiavazzo, si è così pronunciata su questo disastro ambientale:

Il primo fattore che attenta alla salute dei corsi d’acqua e del mare campani, è la mancata depurazione dei reflui prodotti dalle attività umane: non è infatti imprudente stimare intorno al 50% la carenza depurativa regionale, o anzi, secondo alcuni addetti ai lavori, a livelli ancora più scadenti.

Infatti, sebbene nel complesso i “numeri”, intesi come capacità depurativa potenziale (misurata in Abitanti Equivalenti - AE), appaiano relativamente confortanti, basta entrare nel merito per rilevare un drastico ridimensionamento della reale capacità depurativa dovuto al fatto che tra i diversi sistemi depurativi esistenti variano notevolmente:

- i livelli di copertura del servizio, cioè la quota parte (%) sul totale di AE asserviti per area di riferimento, determinati dalla relativa efficienza di raccolta dei reflui attraverso le reti fognarie e di collettamento e di trattamento in impianti di depurazione. Quindi criticità derivanti dalla mancanza delle infrastrutture depurative;

- i livelli di depurazione (grado di rimozione dell’inquinamento), ricomprendendosi nei (suddetti) “numeri” sia le tipologie di impianti in grado di consentire un trattamento spinto dei liquami (fino al terziario), cioè in grado di rilasciare effluenti a norma di legge, che le tipologie consistenti essenzialmente in trattamenti preliminari (primari - finanche semplici vasche Imhoff), assolutamente inidonee a rilasciare effluenti a norma di legge. Quindi criticità determinate dalla inadeguatezza strutturale degli impianti;

- l’ adeguatezza gestionale, in quanto è noto che la presenza di strutture operative di gestione di idonea consistenza e competenza sia in generale prerogativa degli impianti di dimensioni maggiori (dell’ordine delle centinaia di migliaia di AE, quelli che in zone densamente abitate possono sfruttare i vantaggi delle cosiddette “economie di scala”1).

Quindi criticità determinate dalla cattiva gestione. Occorre tuttavia notare che, paradossalmente, proprio la costa nord occidentale della Campania, appartenente alle province di Napoli e Caserta ed in particolare la fascia che va da Napoli a Castel Volturno, in corrispondenza della quale risulta maggiore e notevole la consistenza degli impianti di depurazione al servizio del territorio sotteso (i sette grandi impianti afferenti all’ex Ambito Territoriale Ottimale 2 Napoli Volturno presentano una potenzialità di oltre 6.000.000 di AE a fronte di una popolazione residente paria a 2.751.930 unità - ISTAT 2001, presenta le percentuali maggiori di tratti non balneabili a causa dell’inquinamento.

In ogni modo, la problematica generale va ricondotta al cosiddetto Servizio Idrico Integrato (SII):

la modalità strategica di approccio al settore del “Ciclo delle Acque” sancita dalla Legge Galli (L.36/94), la cui attuazione sconta, purtroppo, un forte ritardo.

Il principio fondante e qualificante del SII sta nell’aver rimediato all’inadeguatezza degli approcci del passato improntati ad un governo frammentato del settore (attuato su base locale/comunale e per tipologia di servizi): infatti i caratteri funzionali sistemici che connotano il SII, prescindendo dai limiti amministrativi comunali, richiedono quasi sempre infrastrutture depurative che operino a servizio di più comuni (quindi a carattere consortile), e che, insieme ai sistemi di fornitura delle acque, rispondano ad una regia unica di area vasta (l’Ambito Territoriale Ottimale - ATO). Gli Enti d’Ambito Territoriale Ottimale ex L. 36/94 (organi pubblici strumentali costituiti dall’insieme degli Enti locali - comuni e province - dell’area vasta di riferimento riuniti in consorzio obbligatorio) sono quindi i soggetti chiamati a governare con organicità ed unitarietà il Servizio Idrico (affinché sia) Integrato. In Campania al 2006 risultavano istituiti quattro Enti d’ATO: “n.1 Calore Irpino”, “n. 2 Napoli Volturno”, “n.3 Sarnese Vesuviano” e “n. 4 Sele”.

Ad oggi, tuttavia, nonostante detti Enti debbano occuparsi dell’utilizzo di ingenti risorse finanziarie finanche dell’ordine di quelle dei POR, e della attuazione di processi notevolmente complessi non hanno ancora strutturazioni ed organici adeguati che consentano di svolgere le funzioni, proprie, di indirizzo e controllo. Enti deboli tanto da affidarsi al “buon cuore” dei rispettivi Gestori per l’espletamento di funzioni proprie.

D’altra parte, anche nel settore idrico imperversa il “solito” Commissariamento Straordinario chiamato a surrogare all’inadempienza dell’“ordinario”. In realtà nel caso di specie sono addirittura due (i principali): il “Commissariato di Governo per l'Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania” ed il “Commissariato per il superamento dell'emergenza socio – economico - ambientale del bacino idrografico del fiume Sarno”. Al “solito” i Commissariati, con diversi (decisamente troppi) compleanni alle spalle, in barba ad ogni originario carattere di straordinarietà non hanno evidenziato l’auspicata efficacia. In “compenso” hanno purtroppo contribuito ad un ulteriore deresponsabilizzazione degli Enti ordinariamente competenti.

In aggiunta ed a complicare le cose, con emblematica entropia tanti Enti (Comuni, Consorzi di Bonifica, Comunità Montane, Regione, ecc.) privi di competenza ex lege continuano ad operare a prescindere dalla pianificazione orientata all’“Integrato”, sconfessando ogni logica e sensata organicità di approccio. Ad oggi, in effetti, solo per uno dei 4 (in effetti 5) Enti d’ATO, l’Ente d’ATO 3 Sarnese Vesuviano, si è avanti sul fronte dell’accorpamento dei servizi e delle diverse aziende presenti in origine.

Quale risultante all’empasse nel conseguimento di adeguati livelli di depurazione si rileva in aggiunta anche la perdita e/o il rischio di perdita di importanti risorse finanziarie (ad es. Fondi Comunitari).

Comunque, tra gli aspetti che avversano il buon esito degli interventi (di settore) risulta purtroppo leit motiv anomalamente ricorrente l’“approccio emozionale” nella individuazione di soluzioni di carattere tecnico. In particolare si rileva spesso che scelte importanti scaturiscono da valutazioni improvvisate, non supportate da solide argomentazioni logico/scientifiche, invece che da più opportuni “processi decisionali strumentali”, oggettivati, in grado di produrre decisioni fortemente orientate alle migliori pratiche disponibili (best available practice - BAP) integrate.

Salta quindi all’occhio la macroscopica illogicità di talune scelte come ben viene rappresentato dai casi/esempio di seguito:

- la “new entry” - Ad inizio anno l’“Ambito Territoriale Ottimale 2 Napoli Volturno”, con atto deliberativo nella legge finanziaria regionale (L.R. n.1 del 19 gennaio 2007), è stato diviso in due, l’ATO 2 Napoli Volturno e l’ATO 5 Terra di Lavoro, secondo un limite corrispondente a quello amministrativo delle province di Napoli e Caserta, così disconoscendo il criterio fondante dell’unitarietà funzionale dell’ATO (cioè l’esigenza di governare il Servizio Idrico prescindendo dai limiti amministrativi ma piuttosto riferendosi al ciclo idrogeologico naturale e fisico). Prima ancora si era inoltre determinata una situazione di stallo ingovernabile: e così mentre nell’assemblea dei 136 comuni consorziati si dibatteva aspramente per arrivare alla fine all’individuazione di un gestore unico “pubblico”, il grosso del settore della depurazione veniva assegnato per un periodo 20/30ennale in project financing a privati. Risultato: la corretta gestione dei sistemi di depurazione, come anzi detto ben consistenti, vedrà sempre più lontana una soluzione efficace;

- la condotta sottomarina per il depuratore di Cuma - Tanti hanno ritenuto che per rendere balneabili le acque marine del litorale che va da Monte di Procida a Varcaturo si dovessero allontanare le acque depurate (effluente) uscenti dall’impianto di Cuma (come se l’impianto non servisse a nulla) attraverso una condotta sottomarina (da costruire) per portarle a 3 Km a largo dalla costa. Sebbene sia innegabile che una condotta possa mitigare gli effetti di occasionali defaillance dell’impianto, come pure dell’esistenza di oggettive criticità depurative dell’impianto, non è tuttavia accettabile la previsione di iniziative volte in pratica all’occultamento degli effetti piuttosto che alla risoluzione delle cause scatenanti la criticità. Con la realizzazione della condotta, infatti, si andrà a legittimare chi ad oggi ha gestito male l’impianto, per così dire “depurando a metà”, a non gestirlo affatto, cioè “depurando per nulla” (inoltre se oggi è venuto alla luce il problema è solo per le rimostranza di chi ne ha subito gli effetti lungo la costa, non tanto perché rilevato da un monitoraggio istituzionale). Ancora, risulta che all’attuale soggetto gestore (straordinario) dell’impianto sia stato conferito, con dubbia legittimità, un incarico poliennale (20/30 anni) di gestione dimenticando completamente l’imminenza ed irriducibilità del passaggio all’ordinario con l’affidamento al Gestore (ordinario) che sarà individuato dall’Ente d’Ambito Territoriale Ottimale;

- “Pubblico versus Privato” o “Pubblico & Privato versus Cittadini”? - Il gestore del Servizio Idrico Integrato dell’ATO 4 Sele, la Società “Servizi Idrici Integrati Salernitani” S.I.I.S. scarl, pur configurandosi come tipologia di gestione in house (cioè una gestione a partecipazione pubblica, in favore della quale negli ultimi mesi si è avuta una forte mobilitazione di associazioni, comitati, partiti, ecc.) è risultato operare alla stregua (peggio) di un Privato. Infatti l’Ente, per uno dei suoi comuni consorziati, quello di Positano, all’atto del passaggio di consegna del complessivo ciclo idrico ha rilevato solo il servizio di fornitura dell’acqua (comparto dove notoriamente ci sono margini di redditività – dove si guadagna) lasciando il servizio di depurazione (comparto dove non ci sono margini di redditività – dove si perde). In tal modo il Comune si è ritrovato in serie difficoltà sul fronte della depurazione, venendo a mancare la disponibilità delle risorse economiche (attinte dal sevizio di fornitura) che utilizzava per la gestione della depurazione. Inoltre, lascia qualche perplessità il fatto che un Gestore (in house), non realizzi in proprio gli interventi, ma proceda all’affidamento dei lavori a terzi (privati) ! Si tratta in pratica dell’inserimento di un ulteriore passaggio nel processo che va “dalla decisione alla attuazione”, in netta controtendenza con le emergenti azioni di “semplificazione delle filiere burocratico-amministrative” e di contrasto alla proliferazione dei Consigli di Amministrazione!

- il depuratore della contesa - Da più di un decennio si tenta di costruire un depuratore nel comune di Maiori in costiera amalfitana, ma la scelta di posizionarlo in un sito nei pressi della località Torre Normanna senza una oggettiva valutazione preventiva di alternative per l’ubicazione ha reso, anche legittimamente, eccepibile l’intervento (ciò di fatto si verificato con il ricorso al TAR).

Il risultato è che Maiori oggi, come tra l’altro succede per numerosi altri comuni della Costiera, continua a sversare scarichi inquinati a mare, lo stesso mare che costituisce la principale ricchezza e attrattiva turistica.

- il depuratore da dividere - A Castellammare di Stabia l’Amministrazione comunale ha imposto di dividere in due sezioni dislocate (una linea liquami e una linea fanghi) l’impianto di depurazione “Foce Sarno” oggetto di adeguamento alla normativa vigente. Ciò avviene nonostante l’intervento implichi aggravi realizzativi e maggiori oneri gestionali (comunque a carico della collettività), al fine di consentire la costruzione di un giardino pubblico “attaccato” all’impianto (in pratica si vuole invitare le persone che da anni si sono dannate per la vicinanza delle proprie abitazioni all’impianto esistente a passare il tempo libero ancora più in prossimità dello stesso !). Paradosso nel paradosso sta nel fatto che si è deciso di costruire, con non poche difficoltà, un chilometrico collettore per portare gli scarichi prodotti nel comune di Torre del Greco fino all’impianto di Foce Sarno al fine di concentrare la depurazione in un unico impianto (piuttosto che adeguare il preesistente impianto locale). In questa vicenda il cosiddetto fondante principio delle “economie di scala” è quindi divenuto un aspetto puramente discrezionale.

- balneabili per merito o per mancanza di demerito ? - In alcuni contesti territoriali la carenza depurativa, intesa come mancanza di impianti, è dovuta anche alle oggettive difficoltà derivanti dal carattere diffuso degli insediamenti (in zone con bassa densità abitativa non si possono infatti sfruttare i vantaggi delle cd “economie di scala” conseguibili con gli impianti consortili in quanto si determinerebbero notevoli oneri per i chilometrici collettamenti, per i sollevamenti, ecc. necessari).

Proprio per tali casi la Commissione Europea si è proposta di “assistere le amministrazioni cittadine ed i responsabili dei servizi tecnici dei piccoli e medi insediamenti europei durante un processo decisionale fondato su solidi fondamenti tecnici e finanziari e con un particolare riguardo all’integrazione ecologica e allo sviluppo sostenibile.”, pubblicando la guida “Processi estensivi di depurazione delle acque reflue, specifici per piccoli e medi insediamenti” 2 che promuove l’adozione di tecniche di fitodepurazione. Di tali approcci potrebbero ad esempio proficuamente beneficiare vasti territori afferenti alla costa ed entroterra cilentani, evitando il ricorso ad interventi destinati a determinare notevoli impatti ed oneri e a rilevarsi di scarsa efficacia.

In conclusione ed in estrema sintesi quali proposte necessarie ad avviare a giusta risoluzione le rilevanti problematiche della depurazione regionale si riconoscono:

- l’attivazione a regime degli Enti d’Ambito Territoriale Ottimale, unici soggetti legittimati ad operare al fine dell’attuazione del Servizio Idrico Integrato, ed il trasferimento di tutti servizi e le gestioni locali al Gestore unico d’ATO;

- l’estinzione delle varie gestioni commissariali, comunque assicurando un adeguato passaggio di testimone che trasferisca conoscenze, competenze ed esperienze, in sostanza le buone pratiche maturate;

- il perseguimento della massima organicità di approccio anche avvalendosi di strumenti evoluti di supporto decisionale in grado di far fronte alla complessità sistemica che connota il settore;

- la previsione della tracciabilità dei processi decisionali per limitare la proliferazione di perverse derive personalistiche nei processi decisionali;

- l’effettuazione prioritaria di efficaci attività di “indirizzo e controllo” da parte degli Enti d’ATO nei confronti dei Gestori (unici) e la previsione della diffusa “partecipazione, condivisione e responsabilizzazione” a garanzia della collettività dei cittadini/utenti.

E’ possibile allora che per andare al mare, debba percorrere almeno due ore con l’auto, correndo anche il rischio che quel giorno l’acqua non sia nemmeno un granché?!

Da qualche anno a questa parte, mi piangeva il cuore raffrontando quello che poteva essere la costa casertana e napoletana in termini di sviluppo turistico, con ciò che invece era effettivamente nella realtà. Ma quest’anno, avendo approfondito i dati, piangerò ancora di più.

 

A chi vuole dare un’occhiata alla delibera della Giunta Regionale sulle coste balnenabili o meno, lascio di seguito il link, ricordando che vi troverete la lista dei lidi o delle zone chiuse ai bagnanti, e nelle ultime pagine, anche la cartina sulla quale sono tracciate in rosso le zone inquinate. http://www.sito.regione.campania.it/burc/pdf09/burc04or_09/del2096_08.pdf

 

A chi invece vuole rivedere il video del servizio di Striscia la notizia su tale scandalo, lascio il link del video pubblicato su Youtube:


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martedì, 23 giugno 2009

UN PAESE CHE VA A PUTTANE...COME IL SUO PREMIER

Per quanto io mi sforzi nel tentativo di evitare di trattare le notizie da “gossip” riguardanti il nostro Premier, debbo ammettere che è proprio impossibile ignorarle, visto che qui non si tratta di un paio di “scappatelle” di un uomo di potere, ma di un giro di ragazze (qualcuno ha pensato di chiamarle anche mignotte) ospitate in quel di Milano, Sardegna o Bari, anche in incontri di una certa ufficialità istituzionale. Ad alcune Berlusconi avrebbe anche regalato gioielli, o proposto una carriera politica.

Nell'inchiesta sull'induzione alla prostituzione della procura di Bari ci sono almeno cinque incontri sospetti, tra cui in quattro occasioni, l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantino, potrebbe aver reclutato donne da portare al Premier. D'altronde, sabato scorso, è stato lo stesso Tarantini ad ammettere e chiedere scusa al presidente del Consiglio, il quale, secondo lui, non sapeva nulla di ciò. Nel taccuino della Guardia di Finanza ci sono una trentina di nomi di donne che verranno ascoltate nei prossimi giorni, e due di queste, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, hanno potuto registrare o scattare foto all'interno di Palazzo Grazioli, dalla legge ritenuta assimilabile a residenza di Stato. Non solo: Barbara racconta anche di una certa facilità di accesso a Villa Certosa, dove c'erano anche ragazze straniere non riconducibili al giro di Tarantini. Le ragazze avrebbero anche raccontato che quella di non controllare agli ingressi o all'interno, fosse una disposizione arrivata dal Presidente stesso, o comunque dal suo staff.

Ma non finisce qui; essendo festini vip, non poteva di certo mancare la droga: gli investigatori chiedono a tutti gli indagati riscontri all'ipotesi di un traffico lungo la direttrice Bari-Civitavecchia-Olbia. Dalle intercettazioni telefoniche emerge, infatti, che alcuni dei partecipanti alle feste sarde e alcuni dei collaboratori di Tarantini facevano uso di sostanze stupefacenti.

Detto ciò in modo volutamente molto sintetico e superficiale, visto che su internet trovate un po’ di info su quello che è già stato definito il “Patrizia gate”, mi viene da fare 4 considerazioni:

1)      Chiedo a quanti negano l’esistenza di un “conflitto di interessi” mediatico (uno dei tanti) che riguarda Berlusconi, se ancora oggi hanno il coraggio di farlo, considerando che tutti i principali giornali nazionali ed esteri stanno parlando di questo scandalo, nonché TG3 e SKY, mentre tutte le altre reti televisive nazionali no? Siamo davvero in un Paese dove la libertà e il diritto d’informazione sono tutelati?

2)      Chiedo a quanti difendono il DDL sulle intercettazioni voluto da questo Governo, ritenendolo vitale per la nostra privacy, se, sempre alla luce di questo scandalo, ritengono che esso sia davvero utile a tutti noi o solo a chi, “lassù” ha qualcosa di più o meno grave da nascondere?

3)      Credo che alla luce di quanto è molto probabilmente accaduto, ad uscirne sconfitta sia la figura della donna, mortificata (forse anche gravemente inconsapevolmente) da quello stesso stereotipo di donna che il Cavaliere ha creato con le sue TV da vent’anni a questa parte; ossia belle, disponibili, con il Mondo dello spettacolo quale principale se non unica ambizione, e che, cosa ancor più grave, lo idolatra. Quello stesso stereotipo di donna che egli stesso ha portato nelle istituzioni sotto forma di parlamentari e addirittura Ministri. Dove sono i movimenti femministi di quarant’anni fa? Cosa pensano dell’essere rappresentati da gente come la Carfagna, la Brambilla, la Gelmini, o altre di cui nemmeno conosco il nome?  In effetti sono passati quarant’anni da quando le donne gridavano “Io sono mia”…troppo tempo.

4)      Il centro-sinistra forse ha miseramente l’ultima possibilità di dare una spallata al Cavaliere, cercando di approfittare di queste notizie gossippare che lo riguardano; visto che ha tentato prima di sconfiggerlo sul suo campo, ossia la TV, perdendo palesemente, e visto che a parte qualche eccezione (come l’IDV di Di Pietro) non riesce ancora ad utilizzare Internet come si deve. Se da un lato però, se Berlusconi dovrebbe perdere il consenso dei moderati cattolici che ancora lo votano, dovrebbe al contempo altresì uscirne rafforzato da quanti invece amano proprio queste notizie, e si esaltano nell’avere un Premier attorniato da belle donne e soldi; che se ne fregano della politica. E in Italia sono sempre di più.

Perché il suo partito non è un progetto, ma è solo un cartello “a sua immagine e somiglianza”. E se questa è l’immagine del suo leader…ho detto tutto.

 

Metto a confronto due foto e poi ditemi voi quanto esse siano lontane nel proprio significato:


 


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sabato, 20 giugno 2009

ULTIMI FILM VISTI

Come feci in un post precedente, passo in rassegna gli ultimi film che ho visto. Diciamo che il gradimento mediamente alto è dovuto al fatto che sono tutti film che ho appositamente scelto di vedere, conoscendone bene o male la storia, eccezion fatta per “Una storia vera” che vidi insieme ad amici e che non conoscevo; film comunque, che mi è molto piaciuto.

Pertanto, la lista che segue può essere utile per un confronto con voi se li avete visti, o magari proprio per suggerirvi la loro visione.

 

1) VADO A VIVERE DA SOLO: Film del 1982, diretto dall’esordiente, come regista, Marco Risi (figlio di Dino), con attore protagonista Jerry Calà, è una leggera commedia all’italiana, non poggiante sulla volgarità (come invece è accaduto e accade sovente a tanti film italiani successivi) e con una storia semplice sulla quale ruotano i vari personaggi, che ha come sfondo una Milano di inizio anni ‘80.

Giacomo, “Giacomino” per i genitori iperprotettivi, è un ventiseienne milanese studente fuoricorso. Al suo compleanno mamma e papà gli promettono “qualunque cosa” e lui, colta la palla al balzo, chiede d'andare a vivere da solo.

Affitta un appartamento malconcio, lasciato da un ragazzo che, come tanti all’epoca, è partito per un viaggio spirituale in India. Situato all'ultimo piano di un palazzo senza ascensore, Giacomino lo arreda con mobili di seconda mano, ma con un tocco spiccato di originalità, con tutto quello che trova. La sua avventura da scapolo gaudente si trasforma ben presto in una disavventura, come ad esempio le visite del suo vicino Giuseppe (Lando Buzzanca) cacciato dalla moglie, o la madre che vuole andarsene di casa e vuole trasferirsi da lui. Non tutto però è negativo, con l’arrivo di Françoise, amica del proprietario di casa, bella francese alla ricerca dell'uomo giusto, che inizialmente non si accorge dei sentimenti che Giacomino prova per lei e che tenta timidamente di dimostrarle. Le disavventure di Giacomo si concluderanno con lui e Françoise che andranno a vivere in una tenda su un terrazzo.

Una buona commedia, condita soprattutto dalle battute di Jerry Calà.

Il film ha anche avuto un seguito lo scorso anno, con “Torno a vivere da solo”, film che non ho visto, ma che credo abbia tentato di scopiazzare il primo.

VOTO: 6,5

 

2) THE WRESTLER: Film che segna il ritorno da protagonista di un grande attore americano che le cattive scelte della vita stavano portando lontano dal Cinema che conta: Mickey Rourke.

Regia di Darren Aronofsky, il film narra la storia di un famoso wrestler degli anni ’80, Randy "The Ram" Robinson, ritiratosi dal Wrestling che conta dopo un grande match del 1989, contro “Ayatollah”, e che adesso si guadagna da vivere esibendosi in palestre per licei insieme ad altri lottatori di second’ordine. Ha come amica, con la quale poi tenterà di stabilire un rapporto più stretto, una spogliarellista ormai non più giovanissima.

Durante un match particolarmente impegnativo, Randy viene colpito da un infarto e sottoposto ad operazione, dopo la quale i medici gli consigliano di lasciare definitivamente il Wrestling. Preso dallo sconforto, cerca di riprendere i rapporti con la figlia (è divorziato) e lavora per un supermercato al reparto salumeria. Un lavoro che gli sta stretto, sommato ai rapporti con la figlia che non riescono a decollare anzi peggiorano dopo non essersi presentato ad un appuntamento, decide di ritornare sul ring e di riaffrontare in uno storico match, di nuovo “Ayatollah”. Molto bella la scena che precede il combattimento, poiché “The Ram” da vita ad un monologo pensato dallo sceneggiatore proprio per Mickey Rourke; infondo le due storie (attore e personaggio interpretato) sono molto simili.

Una buona commedia americana, con qualche banalità ma soprattutto un bel finale, ed un Mickey Rourke tornato su livelli d’inizio anni ’90. Peccato che la canzone di Bruce Springsteen si ascolti solo come sottofondo dei titolo di coda.

VOTO: 6,5

 

3) IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON: film del 2008 diretto da David Fincher, basato su un breve racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald. Attore protagonista Brad Pitt.

Nel 1918, a New Orleans, la moglie di Thomas Button, ricco uomo d'affari e produttore di bottoni, muore dando alla luce nell'ultimo giorno della prima guerra mondiale, un bimbo con la salute di un novantenne: artrosi, cartilagini ossificate, cataratta, sordità. Button, malgrado le richieste della moglie morente, abbandona il bambino sulle scale di una casa di riposo, gestito dalla loro governante e suo marito, i quali danno al neonato il nome di Benjamin.

Il caso del piccolo Benjamin è legato alla costruzione di un orologio le cui lancette girano al contrario, voluto dal costruttore che ha perso il figlio in guerra, come simbolo del desiderio di far tornare indietro il tempo per ritrovare le persone cadute in guerra.

Il bimbo crescendo, anziché percorrere il normale ciclo di vita di tutti noi, passa dal diventare un vecchietto al ringiovanire giorno per giorno. Da anziano (quando dovrebbe essere un giovane poco più che adolescente), si propone di far parte di una ciurma e così vive varie avventure sulle onde del mare, inclusa la seconda guerra Mondiale. Ritrova poi anche una ragazza che aveva conosciuto all’orfanotrofio (nipote di un’anziana), quando lei è ventenne e lui quarantenne, e così si frequentano e vanno a vivere insieme, consapevoli che mentre lei invecchierà, lui ringiovanirà. Molto dolci le ultime scene, che ovviamente non vi rivelerò.

Film molto carino, basato soprattutto sulla falsariga dell’amore che non ha ostacoli, con Brad Pitt che ancora una volta si dimostra bravo attore al di là dell’aspetto estetico.

VOTO: 9

 

4) UNA STORIA VERA: è un film del 1999 diretto da David Lynch.

Ambientato in Iowa (Usa), narra la storia di un 73enne, Alvin Straight, che conduce un'esistenza serena insieme alla propria figlia Rosie (che apparentemente sembra ritardata, ma in realtà ha perso 3 figli affidati ai servizi sociali in seguito ad un incendio del quale non ha colpe), quando una sera viene avvertito da una telefonata: suo fratello Lyle, con il quale non ha rapporti da diversi anni, ha avuto un infarto e non sta affatto bene. Alvin così decide di andarlo a trovare ma, dato che non ha più la patente, intraprende il viaggio a bordo di una lenta motofalciatrice. Attrezzatosi con un rimorchio con una tenda e alcuni generi di conforto, l'anziano contadino parte per Mount Zion, nel Wisconsin, dove vive appunto il fratello. Cinquecento chilometri separano i due luoghi, e se la prima motofalciatrice fallisce nell’intrepida impresa, Alvin non si perde di coraggio e ne acquista un’altra.

Durante il lungo itinerario, Alvin avrà modo di conoscere diverse persone: una ragazza incinta scappata di casa alla quale da un passaggio; una donna che percorre 80 km al giorno per andare al lavoro e spesso investe delle alci dispiacendosi ogni volta; un gruppo di ciclisti che gli chiede cosa significa essere anziani; un’ospitale coppia di coniugi; due buffi meccanici gemelli litigiosi ai quali insegna il vero valore dell’essere fratelli; un sacerdote al quale chiede notizie del fratello. La calorosa galleria di personaggi e lo sterminato paesaggio americano, lo accompagneranno fino all'arrivo a casa del fratello, dove poche parole tra due, glissano un incontro al quale entrambi forse non speravano più.

Un film molto semplice, forse con qualche momento a tratti banale e scontato, ma molto efficace nel lanciare i messaggi che lo sceneggiatore vuole far cogliere al pubblico: il vero valore del rapporto tra fratelli, il vero senso della vita e il poter vivere secondo i propri ritmi e valori nonostante la frenesia che ci circonda.

VOTO: 7,5

 

5) STAND BY ME - RICORDO DI UN’ESTATE: è un film statunitense del 1986 diretto dal regista Rob Reiner, tratto dal racconto “Il corpo” di Stephen King (anche se la trasposizione cinematografica subisce alcune modifiche).

Lo scrittore Gordie Lachanche scrive una storia su un’avventura vissuta durante l’infanzia, insieme ad altri 3 amici; e sarà proprio la morte il giorno prima di uno di loro, che ne sollecita la scrittura del racconto.

Durante un estate del 1959, la polizia è alla ricerca di un dodicenne scomparso, in un paesino americano con poche anime: Castle Rock; e quando uno dei 4 ragazzini protagonisti viene a sapere dal fratello bullo maggiore, dove si trova il corpo senza vita del ragazzo, lo dice agli altri 3 amici e insieme decidono di mettersi alla ricerca del cadavere del povero ragazzo, sia per lo spirito d’avventura tipico di un’adolescente, sia per rivalersi, ognuno di loro, dai propri problemi e difetti: Gordie Lachanche, aveva perso da poco suo fratello maggiore Denny in un incidente, e sente il peso della scarsa considerazione che i genitori e i conoscenti provano per lui, rispetto alla stima che il fratello, promessa del football, suscitava in tutti; Teddy Duchamp, con un padre psicopatico che da piccolo gli menomò un orecchio, anche se Teddy lo stima moltissimo lo stesso per aver fatto lo sbarco in Normandia; Vern Tessio, preso sempre in giro da tutti perché è sbadato e soprappeso; Chris Chambers, leader e paciere del gruppo nonché migliore amico di Gordie (e il suo padre spirituale), ma schiacciato dalla brutta fama della sua famiglia, che porta i 1281 abitanti di Castle Rock a considerarlo un poco di buono anche se non è vero.

Vivranno così un’avventura di soli due giorni, ma ricca di avvenimenti, che ne esalterà i limiti ma soprattutto i pregi di ognuno di loro. Nel finale, il narratore rivelerà come ogni ragazzo ha proseguito la propria vita.

Un film che poggia sul genere drammatico-avventura, molto semplice anche nei dialoghi. Adatto sia ad un pubblico adolescente che adulto.

VOTO: 7


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venerdì, 19 giugno 2009

PROSSIMO REFERENDUM

Domenica e lunedì prossimi si voterà per il Referendum che mira ad apportare alcune modifiche al sistema elettorale. Ammetto di aver preso visione dei quesiti referendari solo ad inizio settimana, ma non perché abbia snobbato il Referendum, ma solo perché non sono riuscito a trovare materiale utile fino ad allora, visto che in TV i politici ti dicono solo quello che dovresti fare; mentre gli spot istituzionali sono invece troppo brevi e sporadici, e per uno come me che la TV la evita sistematicamente, è difficile beccarli. Anche su internet, stranamente, c’era poco o niente.

Venendo ai quesiti, il 1° e il 2° propongono di assegnare un premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato, alla lista più votata.

Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti.

Con tali proposte si vuole far si che il nostro sistema politico vada sempre più verso il Bipartitismo, per ovviare l’esistenza di due coalizioni composte da vari partiti tra loro anche disomogenei. Oltre alla presenza di molti partitini che corrono da soli, rappezzando la scheda elettorale senza minime possibilità. Bisogna comunque dire che dopo le ultime elezioni una buona semplificazione già c’è stata, con il Parlamento oggi insediato solo da 5 partiti (dopo le elezioni del 2006 ne erano quasi 20, di cui 11 solo nel centro-sinistra, tant’è che il Governo cui facevano parte, è durato 20 mesi).

In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Insomma un solo partito che becca più voti, ottiene il 51% dei seggi nelle rispettive camere, mentre gli altri partiti (o liste), per ottenere rappresentanza parlamentare, debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.

Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica.

Con questo quesito, si cerca di vietare la candidatura di un politico in più circoscrizioni, ossia quel trucchetto messo in atto dai leader dei partiti (mettendo la propria brutta faccia nei vari manifesti elettorali e il proprio nome come capolista) per far accaparrare voti alla propria formazione politica, poiché, optando poi per uno dei vari seggi ottenuti, permettono che i primi tra i candidati “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione, gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per “grazia ricevuta”.

Per quanto mi riguarda, se andassi a votare, voterei NO ai primi due quesiti e SI al terzo. Poiché, pur essendo favorevole al Bipartitismo e ad una semplificazione del quadro parlamentare, credo che oggi come oggi in Italia non si possa ancora parlare di Bipartitismo, visto che a contrastare il partito del Cavaliere ce n’è un altro moderato e simile verso vari aspetti, pertanto parlerei più di Bicentrismo che di Bipartitismo. Pertanto, finquando il Partito democratico non avrà una collocazione diametralmente opposta al Popolo delle libertà e quindi costituirà una vera alternativa ad esso, far passare tale legge significherebbe solo fare un regalo al Cavaliere, garantendogli, vista la distanza del suo partito da quello degli avversari, vittorie per decenni.

In realtà si sono messi di traverso contro queste proposte, anche la Lega, l’Italia dei valori e l’UDC, che raccolgono insieme, più del 25% del bacino elettorale, e quindi i loro elettori o non andranno a votare o voteranno NO. Ai quali vanno sommati i vari partitini oggi esclusi dal Parlamento. Insomma, un 40% del bacino elettorale sicuramente si asterrà o voterà NO.

Al terzo quesito voterei SI,  perché ritengo una truffa agli elettori la candidatura di un personaggio politico di grosso calibro in più circoscrizioni; solo per salvare la faccia (per non dire altro) degli altri candidati magari meno noti. Anche se, un po’ più di informazione da parte degli elettori, porterebbe minori fregature. Ma questo è un altro discorso, molto dolente.

Ho parlato al condizionale, perché credo che non andrò a votare. Chi mi conosce sa quanto ci tenga a recarmi alle urne (alle ultime elezioni andai a votare nonostante sia tornato a casa da un viaggio all’estero alle 19:30), ma so che anche se votassi NO, farei solo un favore al SI, perché darei un contributo (almeno in teoria) al raggiungimento del Quorum, e visto che i SI saranno la maggioranza.

E poi non credo che il Quorum sarà raggiunto, al massimo potrebbe raggiungere un 30% degli aventi diritto. Non aiuta certo tale causa il fatto che si voti di domenica a giugno, soprattutto con un’estate ormai arrivata in pieno. Rilancio pertanto la mia proposta di un abbassamento del Quorum al 30%, perché credo che un terzo degli elettori sia sufficiente per prendere decisioni; in fondo chi non va a votare lo fa per propria scelta, delegando la stessa a chi invece elargisce tale diritto.

Ormai un Quorum al 50% può considerarsi alto, adatto solo ai primi trent’anni di vita politica italiana del dopoguerra, quando le persone, vivendo ancora lo spettro della dittatura fascista, votavano con voglia ed entusiasmo. Ma da vent’anni a questa parte (soprattutto da dopo Tangentopoli) tale voglia ha lasciato spazio alla disillusione, la delusione e il disinteresse.

 


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giovedì, 18 giugno 2009

IL VERO VOLTO DI AHMADINEJAD

Il Governo iraniano di Ahmadinejad si sta mostrando per ciò che è realmente, ossia una dittatura.

Da giorni in Iran, l’opposizione sta scendendo in piazza accusando il Governo di brogli durante le ultime elezioni presidenziali (che hanno di fatto sancito la vittoria del partito conservatore di Ahmadinejad con oltre il 62% dei voti).

Le loro accuse poggiano sul fatto che, rispetto ai dati diffusi dalle fonti governative, desta sospetto la quota dell'85% di votanti sui 46 milioni degli aventi diritti, con un enorme balzo in avanti delle preferenze al presidente uscente, di ben 8 milioni di voti (25 milioni rispetto ai 17 milioni ottenuti nel secondo turno del 2005). Fatto strano è che vi siano alte percentuali riscontrate per lui nella capitale, dove la presenza studentesca e il ceto medio sono apertamente orientati per Moussavi (riformista suo principale avversario), nonché lo scadente riscontro alle urne di quest'ultimo nella provincia dell'Azerbajan di cui è originario.

Il leader supremo Khomeini, fautore della rivoluzione che portò la fuga dello Scià e la nascita dell’attuale Repubblica iraniana poggiante su una Costituzione fondamentalista islamica, sta cercando di gettare acqua sul fuoco, mostrandosi disponibile ad un eventuale riconteggio dei voti, però solo parziale.

Cosa più grave comunque, oltre ai brogli, è anche il modo con il quale il Governo sta rispondendo ai manifestanti scesi per strada; ad oggi si contano infatti 7 vittime (uccisi non dalla polizia ma dalle forze speciali filogovernative, i “basij”), ma vista la forte censura mediatica che vige nel Paese, potrebbero essere molti di più.

Già, forte censura, degna delle peggiori dittature, con il Governo iraniano che sta rendendo difficoltosi i collegamenti ad internet e anche l’uso dei cellulari. Quel po’ di informazioni che ci arrivano, provengono dai media occidentali sul posto, che a fatica cercano di fare il proprio lavoro. Qualcuno infatti già parla di “rivoluzione informatica”.

Chissà se gli iraniani, che sono stati capaci di cacciare lo Scià con i suoi privilegi proprio trent’anni fa, riusciranno a rimuovere dal potere anche gli integralisti stessi. Lo dico sempre io: “I rivoluzionari di oggi saranno i dittatori di domani”.


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mercoledì, 17 giugno 2009

IL BUE CHIAMA CORNUTO L’ASINO

Berlusconi parla di complotto eversivo contro di lui, da parte di certi esponenti in Parlamento, nonché da parte dei giornali, che quotidianamente, sempre a suo dire, lo infangano o ingiuriano per screditarlo. Addirittura arrivando a consigliare le aziende di non sovvenzionare più tramite pubblicità, determinati giornali che scrivono certe cose.

Non so quanti Premier di Stati democratici parlano in questo modo. Per quanto riguarda l’esistenza di Parlamentari eversivi, egli forse si riferisce semplicemente a chi non la pensa come lui e fa opposizione frontale al sistema che vorrebbe mettere in piedi. Per quanto riguarda invece l’esistenza di giornali che influenzano l’opinione pubblica, a Berlusconi ricordo (anche se lui lo sa benissimo) che ormai i giornali si vendono sempre meno, e a dominare i mass-media sono la TV e in modo sempre crescente Internet; pertanto, in una visione ultraottimistica, se ad acquistare i giornali a lui avversi siano anche un milione di persone (tra Repubblica, l’Unità, il Manifesto e tutti i giornali di centro-sinistra e sinistra estrema), tale dato numerico non potrà mai essere paragonato a quello del bacino di utenza che il Cavaliere raggiunge con le 5 reti nazionali su 6 che controlla (Rai tranne Rai3 e Mediaset), più altre emittenti locali, quantificabile intorno a 15-20 milioni di persone. Fate voi le dovute conclusioni.

Volendoci poi soffermare sull’accusa di eversione che il Cavaliere fa alle opposizioni parlamentari e non, è difficile credere, se si è ben informati, un eversivo che accusa altri di essere eversivi nei suoi confronti. Già perché se qualcuno lo avesse dimenticato, Berlusconi era iscritto alla Loggia Massonica P2, tessera n.1816, la quale aveva tra i punti del proprio programma eversivo della democrazia: 1) La subordinazione del Consiglio Superiore della Magistratura al controllo dell'esecutivo; 2) La separazione delle carriere dei magistrati; la rottura dell'unità sindacale; 3) L’abolizione del monopolio della Rai; 4) Nascita di due grandi partiti di centro-sinistra e centro-destra, formati dai politici aderenti alla P2; 5) Riduzione del numero di parlamentari; 6) Abolizione delle province; 7) Divisione netta dei compiti delle due Camere; 8) Abolizione della validità legale dei titoli di studio; 9) Maggiori poteri alle autorità militari.

Basta confrontare tali punti con tutto ciò che è stato attuato o proposto dai Governi di centro-destra susseguitisi in questi anni, per rendersi conto di quanto il Programma della P2 si sia lentamente attuato, anche per carità, grazie alla collaborazione di alcuni esponenti di centro-sinistra all’epoca pure facenti parte della P2.

Ora i casi sono due. O io non conosco bene il significato etimologico della parola eversivo, oppure qui un bue sta chiamando cornuto un asino.

 


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