Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
Cresciuto tra il "comunismo rivoluzionario" di mio padre e la "morale cattolica" di mia madre, politicamente mi descrivo un estimatore del "socialismo europeo", ossia del modo laico-riformista di cambiare la società, con un occhio di riguardo verso i socialmente svantaggiati, senza cercare un "conflitto di classe" con i capitalisti o gli aristocratici, bensì un dialogo costruttivo; nè senza l'appiattimento dell'economia in chiave statalista.
PER CONTATTARMI: lucascialo@virgilio.it



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venerdì, 31 luglio 2009

A CHE ORA E’ LA FINE DEL MONDO?

Di tanto in tanto, i media diffondono qualche annuncio su un’imminente fine del Mondo, basato su credenze religiose, studi astrali o previsioni di antiche civiltà.

Ciò accadde alla vigilia dell’anno 1000 d.c., ma allo scoccare della mezzanotte non avvenne nulla, ed iniziò di fatto il Medio evo. Poi ricordo gli annunci apocalittici relativi al 2000 d.c., che ispirò film, libri, programmi TV, canzoni e quanto altro, ma siamo tutti ancora qui. Ora, l’ultima scadenza che ci hanno dato è fissata al 21 dicembre 2012, basata sulla convinzione che tale data coinciderebbe con la fine della quinta era (La nostra attuale, chiamata Età dell'Oro) secondo il calendario dei Maya.

Il calendario del popolo Maya è basato infatti su venticinque diversi cicli faraonici. Il ciclo maggiore, o Lungo computo, dura esattamente 1.872.000 giorni (circa 5.125 anni): il ciclo attuale ha avuto inizio nel 3114 a.C. e terminerà il 21 dicembre 2012. Il 22 dicembre inizierà un nuovo ciclo (l'equivalente 31 dicembre di fine millennio presente nel Calendario Giuliano).

In realtà molti studiosi ritengono che esistono varie tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che fa ritenere che essi non pensassero a questo giorno come all'ultimo del Mondo. Ogni fine ciclo, infatti, segnava un periodo di grandi cambiamenti (data la lunghezza plurisecolare di ogni ciclo) a cui sarebbe dovuto corrispondere un periodo di pace e serenità.

A dare manforte alla credenza di una fine del Mondo datata 21 dicembre 2012, anche altre credenze, come quella dei sostenitori della New Age, i quali asseriscono che tale data coincida con lo scadere anche della prossima precessione degli equinozi, che altresì segnerà l'inizio dell'Era dell'Acquario: un periodo di pace globale e profonda evoluzione spirituale.

Oppure quella di chi crede negli UFO, i quali affermano che in tale data essi arriveranno sulla Terra per invaderci e dominarci (o chissà, fraternizzare a mò di E.T.).

Non mi permetto di ironizzare o deridere queste credenze. Ma sinceramente non ci credo più di tanto. Di annunci su una presunta fine del Mondo già ce ne sono stati: per causa di nuovi Hitler che scatenerebbero guerre mondiali; oppure causate da cataclismi naturali; o ancora, da grosse meteoriti che ci piomberebbero sulla testa; o da grandi carestie che ci farebbero morire tutti di fame o di sete; o da virus incurabili che ucciderebbero miliardi di persone; o da UFO che scenderebbero sulla Terra per schiacciarci come formiche; o chissà da cos’altro ancora…

Credo invece che l’uomo, tramite la sua insaziabile ingordigia, stia consumando la Terra a poco a poco, giorno per giorno; tanto da farmi pensare che, se non sarà il 2012, dubito che arriveremo al 2050. E poi pensateci bene: a parte gli UFO, tutti gli annunci sopra menzionati non stanno già accadendo proprio per la già citata negligenza dell’uomo?


| Categoria: religione, storia, attualità, mass-media |

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mercoledì, 29 luglio 2009

OSPEDALI DI SABBIA

Il complesso ospedaliero “San Giovanni di Dio” di Agrigento, inaugurato solo cinque anni fa dopo 20 anni di lavori costati oltre 38 milioni di euro, è stato oggetto di un provvedimento di sequestro cautelativo da parte dei militari della Guardia di Finanza (emesso dal Gip Alberto Davico, che ha accolto la richiesta del procuratore della Repubblica), date le gravi carenze strutturali degli edifici che lo costituiscono, tali da esporre a gravissimo rischio sismico l'intero manufatto. Dovrà pertanto essere sgomberato in un mese, tempo nel quale dovranno essere adottati anche provvedimenti a tutela dell'incolumità del personale sanitario e amministrativo e dei degenti, compreso lo sgombero dell'intera struttura.

Già il 5 marzo scorso, la procura di Agrigento iscrisse 22 persone, fra tecnici, funzionari, manager dell'azienda ospedaliera, progettisti ed imprenditori, nel registro degli indagati per l'inchiesta sulla qualità dei materiali usati per la costruzione del nuovo complesso ospedaliero di contrada Consolida ad Agrigento. Tra i reati ipotizzati l'associazione per delinquere, l'abuso di ufficio, l'omissione di atti di ufficio, il favoreggiamento e la truffa; indagine simile a quella che aveva già riguardato il cemento utilizzato per la costruzione di un padiglione dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta.

Le prove tecniche, i cosiddetti "carotaggi", realizzate in ogni punto dell'Ospedale “San Giovanni di Dio” avrebbero evidenziato, in particolar modo, che il calcestruzzo utilizzato era "depotenziato" cioè con un’alta percentuale di sabbia e dunque fin dai primi sondaggi non è mai stato escluso un alto rischio di crolli. Il perito Attilio Masnata, nominato dalla Procura già alla prima tranche di rilievi, presentò una relazione tecnica preoccupante: secondo il perito l'ospedale non poteva essere collaudato e doveva, dunque, essere dichiarato inagibile. Fin dalle battute iniziali dell'inchiesta, dopo i primi rilievi tecnici, la guardia di finanza di Agrigento e la procura si erano detti in attesa degli esiti delle perizie per valutare l'opportunità o meno di un sequestro della struttura.

Quel crocevia malavitoso formato da criminalità organizzata, imprenditoria, politica e forze dell’ordine corrotte, che si è radicato in quasi tutte le regioni d’Italia, ha partorito pertanto un altro “mostro”, questa volta in Sicilia (regione fra tutte forse più soggetta e subordinata a tale fenomeno negativo). Un misto nocivo formato da persone senza scrupoli, che per guadagnare ingordamente e non accontentarsi dei propri magri stipendi da impiegati statali, speculano sui lavori pubblici, anche quelli che riguardano opere dalle funzioni più delicate, che in teoria dovrebbero dare sicurezza, cura, istruzione, viabilità ai cittadini, come scuole, abitazioni, ospedali, strade. Cittadini che ironia della sorte, pagano con i propri contributi quelle opere che poi potrebbero trasformarsi in loro tombe, poiché non costruite in modo adeguato.

Sentiremo parlare (in realtà già sta è avvenuto abbondantemente in passato) di molti casi come quello dell’Ospedale di Agrigento, poiché stanno venendo a galla tutte le magagne fatte in passato, soprattutto tra gli anni ’70 ed inizio anni ’90, per opera di personaggi senza scrupoli che sono restati e resteranno impuniti: città che si allagano dopo un paio di giorni di pioggia; strade extraurbane o ponti che si spaccano; case che vengono giù per un terremoto “ordinario”; scuole e ospedali a rischio crollo e d’inagibilità; mari, fiumi, laghi, campagne e quanto altro, inquinati dai veleni industriali; ecc. ecc.

Dio ce ne scampi.



| Categoria: politica, giustizia, attualità |

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lunedì, 27 luglio 2009

FABBRICANDO CASE

Dopo una lunga trattativa con le Regioni ed il CIPE, il Governo ha varato il decreto legge definito “Piano casa”, con il quale punta a realizzare centomila alloggi in 5 anni, con interventi diversificati a seconda delle categorie interessate, disponibilità di finanziamenti pubblici e privati da utilizzare con procedure snelle, incentivi e agevolazioni fiscali. Gli alloggi saranno destinati sia in proprietà quali prima casa, sia in locazione a canone sostenibile e a canone sociale.

Saranno possibili inoltre aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni uni e bifamiliari e comunque fino a 1.000 metri cubi, nonché aumenti del 35% in caso di demolizioni e ricostruzioni nel rispetto delle biotecnologie e la sostenibilità ambientale.
Beneficiari di questo “Piano casa” saranno nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni sociali svantaggiate, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito, residenti da almeno 10 anni in Italia o da 5 nella stessa Regione.
Il Ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli ha fatto sapere che inizialmente si prevede un intervento di 200 milioni di euro che diventeranno 550 milioni con prossimi stanziamenti, e nel concreto, il Piano consiste in un insieme di interventi di edilizia residenziale pubblica, project financing, agevolazioni alle cooperative edilizie e un sistema integrato di fondi immobiliari, cui è devoluto uno stanziamento di 150 milioni di euro, che a regime si stima attrarrà investimenti per 3 miliardi di euro. Il tutto da attivare con la collaborazione anche finanziaria di Regioni ed Enti locali. Infine, è prevista la valorizzazione di aree demaniali con la loro riqualificazione urbana.

Il viceministro alle infrastrutture, Mantovani, ha paragonato tale piano a quello messo in piedi da Fanfani nel dopoguerra per facilitare la ricostruzione edilizia dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale.

Fin qui tutto sembra positivo, e una buona notizia. Ma come ben sappiamo, l’Italia cambia da Regione a Regione, se non da Comune a Comune; pertanto il Piano casa avrà effetti diversi da zona a zona, con casi di eccellenza nel rispetto dell’ecologia e dell’ambiente, e casi di abusivismo edilizio e clientelismo. Di seguito riporto la valutazione di Legambiente, che sicuramente ne sa più di me in tema di rapporto tra urbanistica e rispetto ambientale.

Fa sapere Legambiente, che solo le regioni Toscana e Puglia, e la provincia autonoma di Bolzano applicheranno il Piano casa rispettando ambiente e sviluppo sostenibile. Nel resto del Belpaese, regnerà l'anarchia, con regole difformi da una regione all'altra.

Solo 3 amministrazioni (appunto Toscana, Puglia e la provincia di Bolzano) sono state promosse, per aver posto, al momento, seri vincoli e paletti a un uso selvaggio del cemento. Mentre tutte le altre regioni o sono state rimandate con debiti o, addirittura, bocciate, come, per esempio, la Sicilia, dove sommando i vari "bonus" edilizi, si può arrivare al 45% di premi in cubatura in più per il solo ampliamento, e al 90% per la demolizione e ricostruzione. Per Zanchini, responsabile energia e urbanistica di Legambiente, sono insufficienti anche i fondi messi in campo dal Governo per il "vero piano casa", che, evidenzia, permetteranno di realizzare solo 5mila alloggi di edilizia residenziale pubblica il prossimo anno.

Pertanto, fa sapere ancora Legambiente, solo nella metà delle Regioni varranno gli standard energetici obbligatori come riferimento per gli interventi che permetteranno di migliorare la prestazione degli edifici. Nell'altra metà, si potrà continuare a costruire male e a danno dei futuri inquilini, oltre che dell'ambiente. Regole diverse, anche, sul fronte bonus edilizi, con premi maggiori per l'ampliamento, oltre che in Sicilia, pure, in Friuli, in Emilia Romagna e in Lombardia, con +35 per cento. In Liguria si potrà arrivare a +50 per cento. Per la demolizione e ricostruzione, invece, il massimo si può ottenere nel Lazio con +60%, nel caso si preveda la delocalizzazione, in Emilia Romagna, Molise, Liguria e Campania con +50% e in Basilicata, Marche e Veneto con +40 per cento. E la situazione non cambia per quel che riguarda la tutela del territorio. Lombardia e Friuli Venezia Giulia non individuano nessuna area in cui è vietato realizzare gli interventi. In Veneto, solo i centri storici sono esclusi, mentre in aree parco e vincolate si possono realizzare gli interventi. Tranne la Toscana, dove prevale il Prg, in tutte le altre Regioni sono i comuni a decidere se gli interventi sono possibili definendo criteri e limitazioni. Con una curiosità. Gli edifici abusivi (anche se condonati) non potranno essere oggetto di interventi solo in Toscana, Liguria e parzialmente in Puglia. In tutte le altre zone d'Italia, sì.

 

Insomma, siamo ancora ben lontani dal “Piano case” che l’amministrazione Obama punta di mettere in piedi nei prossimi anni, con costruzioni “passive”, che attingono energia direttamente dalle risorse naturali. In Italia invece parliamo soprattutto di colate di cemento, atte a mettere in moto l’economica con il rischio di ritrovarci nuovi giganti di pietra che ci guardano dall’alto, e sempre più grigio e meno verde nelle nostre città.

Certo, un nuovo piano case in Italia ci voleva, visto che sul totale degli edifici, solo il 7% è di proprietà pubblica, rispetto ad esempio, al 30% della Germania o l’oltre 20% della Spagna; percentuale abbassatasi negli ultimi decenni, visto il crescente e mai fermo abusivismo edilizio degli anni ’70 e ‘80, mentre a partire dalla seconda metà anni ’90, le costruzioni hanno riguardato soprattutto centri commerciali, che hanno occupato vaste terre abbandonate a sé stesse.

Visto che questi due fenomeni sono molto vistosi nei pressi del mio Comune di residenza, Casoria (NA), posto qui di seguito un video che ho girato col mio cellulare (pertanto le immagini non sono nitide), al fine di farvi vedere cosa vedo io quando mi affaccio al balcone: palazzi su palazzi.

 


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sabato, 25 luglio 2009

FACOLTA'

Il Governo lo aveva annunciato fin da subito: le università avranno fondi non più in base ad un sistema “a pioggia”, in modo indifferenziato, bensì in base ai loro dati “virtuosi”, sanciti da due parametri fondamentali:

1) Qualità della ricerca: ossia il numero dei ricercatori e dei docenti che hanno partecipato a progetti di ricerca italiani valutati positivamente, e la capacità delle università di intercettare finanziamenti europei per la ricerca.

2) Qualità della didattica: ossia la percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea; la capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo; la quantità di studenti che si iscrivono al secondo avendo fatto almeno i due terzi degli esami del primo anno; la possibilità data agli studenti di valutare attraverso un questionario, la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati.

Ed ecco che l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, che assorbe il CNVSU (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) e il CIVR (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca), ha promosso 27 università e ne ha bocciate altrettante. I più virtuosi sono la facoltà di Trento e i politecnici di Torino e Milano, mentre la maglia nera spetta agli atenei di Macerata, Foggia e Palermo, ma anche Università di prestigio come La Sapienza di Roma, Roma 3 e Parma. In parole povere, l’Italia si vede spaccata come al solito tra un Nord virtuoso ed efficiente, ed un Sud spendaccione ed inefficiente. Ecco che Trento ottiene 6 milioni di euro in più, il politecnico di Milano 8 milioni in più, Bologna 5 e Padova 4. A Foggia invece viene tolto 1 milione di euro e a Macerata meno 1,13 milioni. In favore dell’imparzialità di questo provvedimento, per buona pace di chi già griderebbe al solito zampino antimeridionale della Lega, bisogna anche dire che vi sono oasi nel deserto dell’inefficienza del Mezzogiorno, con Università promosse quali: Roma "Tor Vergata", l'Università di Chieti e Pescara, l'Università della Calabria, l'Università Politecnica delle Marche, l'Ateneo della Tuscia, il Politecnico di Bari e l'Università del Sannio di Benevento.

Un altro provvedimento rivolto alle Università, anche questo da subito annunciato dall’attuale Governo, è stato il taglio delle facoltà inutili, quelle fini a sé stesse poiché non danno sbocchi lavorativi ai laureati. L’obiettivo del Ministero dell'Istruzione, università e ricerca, è di tagliare il 20% delle facoltà esistenti, e diverse regioni si sono già mosse in tal senso, sopprimendo anche decine di corsi con pochi iscritti o quelli con sbocchi lavorativi molto limitati. Di queste, non sono penalizzate le materie che invece sono o saranno accorpate in altre facoltà, così come i propri iscritti, che così o diventeranno gli ultimi laureati di una determinata facoltà oppure saranno costretti ad emigrare in altre facoltà.

Per quanto mi riguarda, sono favorevole con entrambi i provvedimenti: le università spendono male i propri fondi, così che le risorse si disperdono, e chi davvero merita, finisce per subire i tagli posti dai Governi. Giusto dare di più a chi gestisce meglio le risorse, sempre se il tutto si basa su un sistema realmente obiettivo e non discriminante di alcune zone geografiche o dominate da un colore politico diverso da quello del Governo centrale. Giusto anche tagliare le tante facoltà create “ad hoc” solo per dare la cattedra a qualcuno o fondi in più per qualche altra facoltà.

L’università italiana deve essere migliorata; certo non con riforme in chiave americana che hanno reso la carriera universitaria italiana una sorta di raccolta punti, con esami da fare a manetta. Bisogna migliorare l’offerta didattica per far si che essa offra, oltre che una solida cultura personale al discente, anche un ponte col Mondo del lavoro. Basta col far studiare per anni soprattutto parabole filosofiche non spendibili concretamente nel difficilissimo Mondo del lavoro; bisogna far si che l’Università italiana sia più pratica che teorica, con maggiori esperienza “sul campo” nelle aziende o nei settori sbocco naturale delle facoltà che si stanno frequentando.

Il tutto considerando anche che quasi tre mesi fa, l’Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, ci ha fatto sapere che fra i 25 e i 34 anni, soltanto 19 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media europea si colloca attorno al 30 per cento, con Paesi come Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Regno Unito attorno al 40 per cento. Soltanto Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia fanno peggio di noi. Di questi poi vi è anche un gap tra uomini e donne: tra i primi si laurea solo il 15%, rispetto al 23% delle seconde. Dati in entrambi i casi molto negativi. Inoltre, di questo nostro magro 19% di laureati, il 60% proviene da famiglie con alto livello di istruzione, ossia con genitori laureati. Del resto, l’Italia è un Paese a bassissima mobilità sociale ed è basato sul nepotismo, sia culturale ma soprattutto economico, e quindi gli alti livelli della scala sociale sono tramandanti dai genitori ai figli, e raramente il figlio di un operaio o impiegato riesce a diventare un dirigente.

 


| Categoria: politica, economia, attualità |

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venerdì, 24 luglio 2009

PICCOLI SETTENTRIONALI RAZZISTI CRESCONO

Nuovo episodio di razzismo nei confronti di napoletani da parte di settentrionali del Nord-est Italia.
In una scuola media di Treviso, la madre di un 12enne è stata costretta a far cambiare scuola al bambino perché continuamente vessato dai compagni, con insulti durati tutto l’anno del tipo "figlio di camorrista", o "puzzolente"; inoltre, intonavano canzoni contro i napoletani, dicevano di aver paura di lui perché figlio di un camorrista, e lo emarginavano durante le attività scolastiche e ricreative. Ma ciò che più degli insulti aveva fatto indispettire la madre, è stato il fatto che alcuni compagni del figlio disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate "perché puzzava". 
La madre del bambino aveva fatto presente la situazione alle insegnanti della scuola, ma si sarebbe sentita rispondere che era il suo figliolo ad essere problematico. Il ragazzino è stato bocciato, e a detta della madre, anche a causa di quella situazione non serena con i compagni di classe che avrebbe inciso negativamente sul suo rendimento.
Un caso che richiama alla mente quello reso pubblico l'anno scorso in un piccolo paese della provincia di Treviso da un'altra mamma napoletana: nel pieno dell'emergenza rifiuti in Campania, il suo bimbo di 8 anni era stato deriso per mesi dai compagni che lo chiamavano con disprezzo "monnezza". Anche qui la scelta finale dei genitori era stata quella di far cambiare scuola al figlio.
O il caso più recente dell’europarlamentare della Lega, Matteo Salvini, il quale durante una serata estiva dell’anno scorso, è stato filmato mentre issava cori da stadio contro i napoletani, ovvero il classico “senti che puzza, scappano anche i cani...”.
Di settentrionali razzisti contro i napoletani e i meridionali in generale, ce ne sono sempre stati, dal secondo dopoguerra in poi; ossia da quando quest’ultimo lasciarono familiari e amici della terra d’origine, per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord. Ma bisogna anche ammettere che certe xenofobie sono fomentate e giustificate negli ultimi vent’anni da un partito come la Lega Nord, tra l’altro al Governo, che a colpi di slogan contro gli extracomunitari e appunto contro i meridionali stessi (soprattutto dietro lo slogan “Roma ladrona”), non certo facilitano un clima di distensione e di dialogo, anzi sono fonte di ispirazione e giustificazione per esternare le proprie idee latenti.
Un contributo negativo lo danno anche i media, che spesso e volentieri parlano di Napoli solo per i rifiuti, la criminalità, i disservizi e quant’altro; dipingendo la mia città come un covo di problemi e non una città ricca di risorse, semplicemente (per modo di dire) mal sfruttate dagli approfittatori che ci governano e ci hanno governato fin dalla notte dei secoli.
Che poi questo razzismo, o non volendo esagerare, questi sfottò antipatici e cattivi, si estendano anche tra i bambini o i ragazzini, rende la cosa grave e pesante. E sarebbe di buon senso, almeno da parte dei parlamentari, non cantare certi cori fastidiosi, parlare con certi toni…perché i bambini e gli adolescenti sono il futuro; e se mostriamo loro autorevoli esempi di intolleranza, allora rischiamo di produrre futuri Borghezio o Calderoli. Immaginate un po’.


| Categoria: politica, napoli, attualità, mass-media |

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mercoledì, 22 luglio 2009

CI VORREBBE IL MARE…ATTO SECONDO

Un mese fa avevo scritto un post sulla vergognosa situazione del mare in Campania: http://lucascialo.splinder.com/post/20822456/CI+VORREBBE+IL+MARE e dopo tale periodo debbo constatare con rammarico che la situazione non è migliorata, e l’unica nota positiva fatta registrare è a Miseno, frazione del Comune di Bacoli, vicino Pozzuoli (NA), dove il ticket da 5 euro è stato rimosso, dopo le proteste dei bagnanti nonché dei gestori dei lidi i quali parlano di un calo dei bagnanti anche del 70-80%. Una magrissima consolazione; anzi nemmeno quella, dato il volume apocalittico della situazione generale, che farebbe apparire tale ticket spropositato e ridicolo (in realtà lo è stato fin dall’inizio considerando la zona tassata, non certo “californiana”).

In questi giorni, tra l’altro, si sta diffondendo la voce, anzi direi la leggenda metropolitana, tra Napoli e provincia, e soprattutto in penisola sorrentina, che diverse persone sono finite in ospedale dopo essersi ritrovate sul corpo delle strane bolle che, una volta schiacciate, si scoprivano essere piene di piccoli vermi. La notizia però è stata smentita dal Direttore dell’Unità operativa complessa della I Divisione Dipartimento Emergenze ed Urgenze Infettivologiche dell'Ospedale Cotugno, il dottor Francesco Faella, il quale ha dichiarato che si tratta di una stupidaggine, poiché è una cosa che da noi non può assolutamente succedere; vi sono certo delle malattie – ha continuato Faella - in cui alcuni tipi di mosche depongono le uova sulla pelle ferita, dalle quali poi escono le larve, ma non si tratta di patologie presenti sul nostro territorio. Al Cotugno, così come negli altri ospedali campani, conclude, non è arrivato nessun paziente affetto dalle strane bolle ‘ripiene’; al massimo ci sono stati nell’estate scorsa dei casi di infezioni della pelle, ma si trattava di bambini, che si sa, hanno la pelle particolarmente sensibile, e comunque si trattava solo di manifestazioni cutanee, solo lesioni ma assolutamente senza parassiti.

Certo, “vox populi, vox deus”; ma spesso l’ignoranza e l’allarmismo fanno si che le persone mettano in giro voci assurde e molte altre credano in tali voci. Poi se il tutto si scoprirà vero, allora sarò il primo a scusarmi con loro.

Tramite alcuni comunicati stampa sul caso, Legambiente Campania Onlus, basandosi sui dati dell’ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania), fa sapere, mediante il proprio settore scientifico per bocca del responsabile dott. Giancarlo Chiavazzo, che i tratti di costa non balneabili ammontano al 17% (anche se il dato percepito dalla persone, tra le quali mi ci metto anche io, è molto più alto, forse fino al 60-70%; a domanda però il dott. Chiavazzo ha precisato che il dato è quello, poiché la costa campana è molto frammentata in alcuni punti, pertanto la lunghezza della costa “si spezzetta”. Inoltre, sono decine le segnalazioni e le richieste di cittadini giunte presso la sede di Legambiente Campania per denunciare la mancata apposizione di cartelli del divieto di balneazione su molti tratti di costa della nostra regione dove è vietato fare i bagni. Segnalazioni in tal senso sono giunte da Mondragone, Castel Volturno e Giugliano, mentre lungo la fascia costiera che va da Portici a Castellammare di Stabia risultano tanti i bagnanti in acque non balneabili. Così pure presso le foci di diversi fiumi dichiarate non balenabili da ARPA Campania. Pertanto, la stessa Legambiente e quanti di noi ci tengono alla propria salute, a quella dei propri cari e dei tanti turisti campani e non (anche se ormai in continua e comprensibile diminuzione) chiediamo con decisione che vi sia un’efficace comunicazione riguardo la balneabilità da parte delle amministrazioni comunali. Necessari, in tal senso, sono sia i cartelli sulle spiagge, che la diffusione tramite tutti i mezzi di comunicazione, e l’invito ai gestori di stabilimenti balneari di esporre l’ordinanza all’ingresso della spiaggia.

Per aiutare la causa, posto qui il contatto mail che Legambiente Campania mette a disposizione dei cittadini per segnalare in prima persona le illegalità che mettono a rischio lo stato di salute del nostro mare: campania@legambiente.campania.it, nonché il numero verde del Noe dei Carabinieri: 800.253.608.

Qualche critica la meritano anche i gestori dei Parchi acquatici, i quali, forti dell’impossibilità dei bagnanti di recarsi al mare, stanno aumentando i prezzi delle piscine, giunti ormai mediamente sui 10 euro a persona.

Concludendo, la situazione del nostro mare per questa estate è compromessa, essendo fine luglio; e sinceramente non ci speravo più di tanto in un cambio di rotta, rassegnandomi anch’io, per ritrovare il mio amato amare, a percorrere almeno 4 ore con l’auto (a+r) per andare al mare, ad esempio verso Sperlonga o dopo Ascea; o recandomi in piscina senza però troppo entusiasmo.

Spero però, ma ne dubito ancora, che la macchina della bonifica si metta in moto con i suoi tre ingranaggi fondamentali, presenti in tutti i servizi offerti ai cittadini, ma spesso non in moto:

1) azione (ovvero funzionamento del servizio con eventuale immediata risoluzione dei problemi); 2) prevenzione (di eventuali problemi); 3) controllo delle autorità (che tutto si svolga nella totale legalità).


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lunedì, 20 luglio 2009

IL PRIMO FALSO SULLA LUNA

Quarant’anni fa l’uomo approdava per la prima volta sulla Luna, con Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11; l'ultimo fu invece Eugene Cernan, nel dicembre 1972. Gli USA battevano così l’URSS nella corsa alla conquista lunare, dopo che vi era stato ivi l’invio di alcune sonde prive di equipaggio umano, tra il ’59 e il ’66 (anche di una sovietica, nel ’66) per perlustrare il satellite.

Dal 1972 non vi sono stati più approdi da parte dell’uomo sulla Luna; anche se vari progetti sono in corso, anche da parte della Cina, che in realtà fin dall’inizio aveva sognato di superare le due superpotenze nella corsa allo spazio, diventando un loro terzo incomodo.

In realtà, come credo ben sapete, da più parti vi sono voci che vorrebbero l’allunaggio una sorta di clamoroso falso mondiale che l’America vuole farci credere; e qui ovviamente i pensieri si dividono tra chi crede fortemente in quelle immagini che vide in TV all’epoca o che ha visto negli anni successivi perché in quel periodo non era ancora nato o era troppo piccolo per ricordarsene (o magari non aveva una televisione), e chi invece crede effettivamente che l’allunaggio sia una grossa balla che, mediante i potenti mezzi della cinematografia, qualche potente di turno ha voluto farci credere.

Io ovviamente mi schiero tra i secondi; dico ovviamente poiché ho imparato ad avere nel mio DNA un incalzante o San Tommasesco “beneficio del dubbio” e pertanto difficilmente credo fin da subito in ciò che mi dicono, soprattutto eventi di questa grandezza. In fondo non bisogna dimenticare che in quegli anni la “Guerra Fredda” tra USA e URSS era nella sua fase più acuta, e che vi era una Guerra in Vietnam che gli americani stavano clamorosamente perdendo (un po’ come oggi in Afghanistan o Iraq), da far dimenticare agli americani stessi, oltre che a mezzo Mondo. Pertanto, quale periodo migliore per inscenare un evento di quella portata, che ha fatto sognare, fa sognare e credo farà sognare miliardi di persone? Tra l’altro, è strano che lì non vi siano più tornati, visti i moderni mezzi che negli anni successivi hanno avuto ed hanno a disposizione. Tra l’altro, finita la Guerra Fredda, ed esistendo oggi una maggiore cooperazione tra superpotenze rispetto ad allora, sarebbe anche più facile ripartirsi le spese e le competenze per una missione del genere.

La teoria del falso allunaggio trova le sue origini nel libro dell'americano William Charles Kaysing, “We never went to the moon” (Non siamo mai andati sulla Luna ) del 1976. Su Wikipedia, ho trovato una tabella riassuntiva delle varie argomentazioni che ritengono l’allunaggio una balla mondiale. Riporto qui le annotazioni che ritengo più rilevanti:

1) AUTENTICITA’ DEI 382 KG DI ROCCE IMPORTATI DALLA LUNA: Si sostiene che si tratta di meteore precipitate sulla Terra, o che le rocce siano state portate sulla Terra da sonde automatiche, come ha fatto l'Unione Sovietica con la sonda Luna 16. Altri pensano che le presunte rocce lunari siano state fabbricate artificialmente sulla Terra in laboratori segreti, sfruttando i dati ottenuti con le sonde Surveyor. Altri ancora sostengono che le rocce siano invece del tutto simili a quelle ritrovate in Antartide nelle McMurdo Dry Valleys e compatibili con quelle particolarissime condizioni geologiche e atmosferiche. Recenti studi dell'Eidgenössische Technische Hochschule Zürich dimostrano inoltre che la composizione isotopica dell'ossigeno terrestre e di quello lunare sia identica.

2) AUTENTICITA’ DELLE FOTO SCATTATE SULLA LUNA: Si riconoscono decisamente due serie di fotomontaggi: quelli della prima missione, l'Apollo 11, con foto riprese presumibilmente in interni; e quelle delle altre missioni con foto manipolate da riprese all'esterno. Sulle immagini dell'Apollo 11 infatti, le ombre non si diffondono parallelamente. Tale fatto è dovuto ad uno studio cinematografico dotato di uno o più riflettori disposti ad una distanza finita, come esposto nelle tesi del Dr. David Groves, ampiamente divulgate sulla rete. All'osservazione, sono assolutamente rilevabili ombre divergenti, su una superficie piana, ogni volta che i due astronauti vengono a trovarsi a una distanza, l'uno dall'altro, paragonabile a quella della fonte illuminante. Per una fonte da considerarsi posta a distanza infinita, o meglio non proporzionabile alla distanza relativa dei soggetti illuminati, come è proprio dell'illuminazione solare, le ombre non possono in nessuno modo risultare divergenti (e invece sono apprezzabili pesantissime divergenze di novanta gradi). Nelle foto panoramiche delle missioni possono notarsi la disposizione delle ombre rispetto alle pietre e ai declivi.

 Queste sono prove inconfutabili della relativa vicinanza della fonte illuminante ai soggetti, a causa dell'immutabilità della legge della proiezione delle ombre che non può risentire delle condizioni atmosferiche, chimiche o fisiche dell'ambiente lunare. Si deduce che la fonte illuminante principale, nella missione fotografata, non sia il sole. In altri casi risultano illuminati particolari nascosti, posti in cavità o al di sotto di elementi già di per se posti in controluce, dove è possibile individuare in maniera inequivocabile un'ombra totalmente opposta a quella del sole. Le tesi del dr. Groves, sono state rafforzate dalla ricostruzione di un modello in scala del modulo lunare dove si raggiunge la stessa identica illuminazione delle foto della missione Apollo 11 grazie all'ausilio di una seconda luce opposta a quella principale, tecnica consueta nella realizzazione dei fotorendering, e nella cinematografia tradizionale. In alcune foto[11] si rilevano contemporaneamente:

-Sole inspiegabilmente "anemico" (che consente un diaframma sufficiente a leggere le ombre, nonostante l'inquadratura diretta),

-La zona in ombra illuminata da riflessi ingiustificati (il "compromesso impossibile" del controluce),

-Il vistoso cono di luce al centro dell'immagine, dove il terreno risulta molto più chiaro che non ai lati.

Le ombre cadono su di una superficie ineguale e pertanto sembrano più brevi (in caso di elevazione del suolo) o più lunghe (in caso di approfondimento del suolo). Inoltre, la prospettiva della fotografia fa sfigurare nella vicinanza l'immagine dell'ombra in una maniera tale che non sembrano diffondersi parallelamente. Se fossero state utilizzate più fonti di luce, cioè riflettori, dovrebbero essere visibili più ombre dello stesso oggetto che si diffondono in direzioni diverse. Tale fatto può per esempio essere constatato con le ombre dei giocatori di calcio durante una partita giocata con i riflettori accesi. Il fatto che certe zone sembrano illuminate quando non dovrebbero esserlo è dato dal fatto che la "polvere" lunare è in grado di riflettere facilmente la luce (di notte la luna ci rimanda la luce riflessa dal sole, e tutti possono notare che è molto luminosa per essere una luce riflessa) e quindi le parti che non dovrebbero essere illuminate lo sono a causa della luce che viene rifessa dal suolo lunare e che va a colpire le zone in ombra di fatto illuminandole.

Su diverse fotografie, raccolte in luoghi differenti, il paesaggio lunare è identico. Sassi visibili in primo piano sono addirittura identici. Ciò presume l'utilizzo di un'unica quinta utilizzata più volte come immagine di sfondo.

Nella stragrande maggioranza delle foto lunari, nelle missioni successive a quelle dell'Apollo 11, la linea di giunta tra fondo e piano di posa attraversa tutto il fotogramma, da parte a parte, così che le foto risultino la somma evidente di due metà ben distinte, senza nessuna zona di continuità che leghi i due piani. Si riscontra una rimarchevole differenza di colorazione fra i terreni di posa e quelli di fondo. Nel caso delle carrellate a 360° la continuità della linea di giunzione segnalerebbe la presenza di uno stranissimo plateau rialzato, separato dal mondo circostante da una vallata circolare, che non appare sulle mappe degli allunaggi.

Ancora, le macchine fotografiche erano montate all'altezza del petto delle tute degli astronauti. Pertanto l'astronauta non riusciva a vedere cosa stava fotografando. Ciò nonostante le immagini riuscirono, erano messe a fuoco perfettamente e furono scattate senza tagliare la testa ai compagni di missione. Esistono esempi a sufficienza di immagini non riuscite. Le immagini scelte dai media, e pertanto più conosciute, erano ovviamente quelle più riuscite dal punto di vista estetico; sono state inoltre modificate nel formato e nei contrasti dei colori. Gli apparecchi fotografici erano apparecchi fotografici Hasselblad, dotati di mirino a pozzetto,che consentiva agli astronauti di scattare immagini a sagoma intera, anche con la macchina adiacente al busto. Infine gli astronauti si erano allenati a fotografare con detti apparecchi durante i sei mesi di preparazione alla missione.

Su numerose immagini NASA sono visibili delle stelle. Questo è probabile in un set cinematografico con fondale in carta forata. Il contrasto su negativi con diaframma da 9 a 11 non è sufficiente per consentire di fotografare un oggetto poco luminoso (come una stella lontana), in un paesaggio chiaro. Per fotografare stelle in cielo sarebbe stato necessario un tempo di esposizione alla luce molto lungo. Ovviamente, in tal caso, gli astronauti ed il paesaggio lunare sarebbero stati del tutto sovraesposti. Lo stesso effetto può essere raggiunto e constatato con qualsiasi apparecchio fotografico comune, nel caso di un'immagine di un oggetto chiaro scattata di notte (ad esempio una città). Anche su queste immagini non sono visibili le stelle. Infine, anche su immagini prese dallo spazio più recentemente (ad esempio dallo Space Shuttle che si trova in vicinanza della Terra) non sono visibili le stelle.            Nella maggior parte delle foto le stelle non sono visibili; alcune foto comunque possono essere state arricchite di particolari suggestivi come stelle ed effetti luminosi, che restano innocenti espedienti divulgativi.

Molte immagini contengono palesi errori; ad esempio l'orma di uno stivale sotto il modulo lunare; su di un'altra immagine si specchiano altri due astronauti nella visiera dell'astronauta fotografato (mai più di due astronauti si sono trovati contemporaneamente sulla Luna), in alcune foto nei visori sono visibili strutture di coperture e, sempre, il riflesso sui visori della fonte luminosa non è circolare, come il riflesso solare nelle foto di astronauti in orbita, ma pentagonale[19]. Nel filmato della partenza del modulo lunare dell'Apollo 16, l'effetto del color bleeding che occulta il binario sul quale scorre la navetta, viene tradito dallo scintillio causato dalle polveri. Qualcuno ipotizza che su alcune fotografie possono essere intraviste delle lettere incise sui sassi, rispettivamente nel suolo lunare.

Su molte immagini della NASA sono visibili le crocette delle fotocamere. Queste crocette talvolta vengono addirittura coperte da oggetti che si trovano sulla Luna. Pertanto si può trattare esclusivamente di fotomontaggi.

Gli apparecchi fotografici non sarebbero mai stati in grado di funzionare, tanto meno di consentire lo scatto di fotografie. Con una temperatura fino a 130 gradi centigradi (durante il giorno), le pellicole si sarebbero sciolte a causa del materiale delle macchine fotografiche usato e privo di raffreddamento. Con temperature di meno 40 gradi centigradi (durante la notte) invece, a causa del freddo, sarebbero state le pile a non funzionare, e la pellicola si sarebbe spezzata.

3) ANOMALIE “SUL POSTO”: L'energia dei raggi gamma a cui gli astronauti erano esposti durante il passaggio attraverso le fasce di Van Allen, che si trovano tra Terra e Luna, sarebbe stata talmente alta, che gli astronauti non sarebbero stati in grado di sopravvivere. Questo in particolar modo durante quel periodo, quando si erano verificate forti eruzioni solari. Gli astronauti sulla superficie lunare restano, in piena luce, a lungo esposti ai raggi ultravioletti senza schermi di protezione UV abbassati, nelle riprese successive all'esposizione, all'interno della navetta, gli astronauti non presentano né scottature, né abbronzature, né rossore.

L'accensione dei razzi di frenatura del modulo lunare causa un livello di rumore di 140 dB. Pertanto i collaboratori del centro di controllo non sarebbero mai stati in grado di seguire i discorsi tra gli astronauti. Si concorda che, a causa della mancanza di atmosfera sulla Luna, il suono non può diffondersi, però all'interno del modulo lunare poteva avvenire senz'altro.

Immagini filmate mostrano come la bandiera degli Stati Uniti d'America sventola, irregolarmente, come se subisse gli effetti di spostamenti d'aria, ma senza atmosfera risulta impossibile lo sventolio e su suolo sabbioso è impossibile il tremolio.

Il congegno di propulsione del modulo lunare non ha formato un nuovo cratere d'impatto sul suolo lunare nonostante fosse progettato e utilizzato per frenare la caduta controllata di una navetta di massa consistente in diverse tonnellate.

Su riprese televisive si nota che i salti degli astronauti non sono più alti dei salti normali sulla Terra indossando una tuta spaziale. Nelle riprese televisive dell'allunaggio dell'Apollo 15 più volte si vede lo scintillare e il riflesso della fune che tiene sospesi gli astronauti durante i salti e i grandi passi. Si nota anche che le impronte lasciate dagli astronauti nelle passeggiate lunari sono del tutto identiche a quelle lasciate sulla sabbia nelle prove effettuate nei padiglioni della NASA. Vi è da dimostrare come è possibile che gli astronauti abbiano lasciato impronte identiche nonostante la differenza di gravità, nonostante la differenza della composizione chimica del suolo lunare, e nonostante la mancanza di umidità nell'atmosfera e quindi nella sabbia che sulla terra costituisce la principale ragione della plasticità di un sedimento: Su sabbia arida le impronte non possono essere né nette né distinguibili. Sulla terra è generalmente la tensione superficiale dell'acqua, contenuta anche in piccola percentuale nella sabbia o nelle polveri, a ostacolare lo scivolamento dei granelli di sabbia l'uno sull'altro. Su sabbia completamente arida è quasi impossibile lasciare orme (fanno eccezione i minerali come il talco non ritrovato, però, nella mescola delle polveri).

A causa della forza di gravità minore esistente sulla Luna, le ruote del rover lunare avrebbero dovuto girare a vuoto durante la fase di accelerazione. Inoltre, nelle curve, il moon rover avrebbe dovuto reagire come sul ghiaccio sulla Terra.

Gli astronauti dichiararono di aver assistito al sorgere e al calare della Terra. Infatti su diverse immagini scattate sulla Luna, si nota che il pianeta Terra si trova in una posizione diversa. Considerando invece, che la Terra si trova al centro dell'orbita lunare, tale fatto è del tutto impossibile.

A causa del vuoto, sulla Luna le tute spaziali avrebbero dovuto dare l'effetto di essere gonfiate mentre risultano sempre piene di grinze.

4) PRIMA E DOPO LA MISSIONE: Durante il lancio del modulo lunare, non era visibile alcuna fiamma. Terminato il programma di voli sulla Luna, tutti i piani di costruzione nonché i microfilm relativi, in particolar modo quelli relativi ai razzi Saturn V, il modulo lunare e il rover, sono stati distrutti.

Nel 1977 fu ideato un film “Capricorn one”, che appare molto simile a quelle storiche scene televisive dell’uomo sulla Luna. Pertanto si ritiene che anche queste ultime siano state girate allo stesso modo.

 

Forse molte accuse sono anche ridicole ed infondate; forse è giusto non cercare ostinatamente la verità e lasciare che l’approdo lunare faccia ancora sognare miliardi di persone, senza far apparire credulone, al contempo, chi è cresciuto con quella convinzione.

Ma io resto nella filosofia che porta il nome di un album degli Oasis: DON'T BELIEVE THE TRUTH.

 


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sabato, 18 luglio 2009

UN GRILLO FASTIDIOSO PER IL PD

Beppe Grillo vuole candidarsi alle Primarie del PD, che si terranno il prossimo ottobre. Per farlo, oltre a tesserarsi, deve raccogliere 2 mila firme in due giorni.

Per il tesseramento però, il comico genovese sta trovando non pochi ostacoli, poiché l’aveva eseguita prima presso la sede PD di Arzachena, in Costa Smeralda, ma non è stata ritenuta valida dai vertici del partito poiché Grillo non è ivi residente; così ci ha provato nella sua Genova, presso la sezione di Sant’Ilario, ma qui gli hanno risposto che non è possibile tesserarlo poiché egli non condivide lo Statuto del Partito Democratico, avendolo criticato ed offeso fino al giorno prima. Poi finalmente ha trovato una sezione che lo ha tesserato, la “Martin Luther King” di Paternopoli, in provincia di Avellino. Ma i vertici del PD continuano ad opporsi a tale scelta: dal Segretario regionale del PD Tino Iannuzzi al Segretario nazionale, Dario Franceschini, passando per i vari Bersani, Fassino, D’Alema, per non parlare dell’ala ex Margherita del partito. Uno dei pochi personaggi di spessore “fuori dal coro”, è proprio uno dei candidati alle primarie, ossia Ignazio Marino, che vede di buon occhio la candidatura di Grillo, proprio come dimostrazione del fatto che il PD è davvero aperto alla società civile.

Il vertice del PD e molti suoi membri di spicco hanno irriso la candidatura di Grillo; il quale, rispetto a loro, parla da sempre con uno sguardo rivolto alla modernità: energie rinnovabili, wi-fi gratuito per tutti, incandidabilità di politici oltre due legislature, lotta contro il tentativo di censura dell’informazione, informazione vera su inceneritori, o in tempi non sospetti su crac di società quotate in borsa…tanto per citare le proposte e le azioni più note.

La diatriba avviatasi con il caso Grillo, dimostra quanto il Partito democratico non sia ancora quel partito aperto alla società civile che dice di essere; ovvero quel nuovo modo di fare politica non solo chiuso nelle proprie burocrazie di partito e dove un manipolo di politicanti, che costituiscono una nomenclatura, decidono il da farsi in nome di milioni di tesserati. Cosa ancora più ridicola nel caso del PD se si considera il fatto che gente che perde sistematicamente contro Berlusconi da 15 anni, come D’Alema, Bersani, Rutelli, Fassino, Bindi, e tanti altri, si permettono ancora il lusso di essere al vertice del centro-sinistra, decidendo le strategie della coalizione.

La verità è che questa gente ha paura; ha paura che i cittadini possano davvero prendere le redini del partito e gestirlo secondo le proprie idee ed esigenze. Loro che sono ancora avvinghiati al potere e ai suoi privilegi, inseguendo ancora la moderazione contro un personaggio che in trent’anni ha ottenuto sempre di più.

Da quando le BR uccisero Moro (anche se sono tra quelli che ci vedono implicazioni anche da parte della CIA americana), il PCI ha scemato anno per anno il proprio peso elettorale; processo che ha subito un accelerazione spaventosa con la morte di Berlinguer prima e la caduta del muro di Berlino poi; passando da un 33% del ’76 all’attuale 20%.

Molto probabilmente il PD non permetterà a Grillo di candidarsi e, cosa ancor più grave, di tesserarsi; dimostrando così che di democratico ha solo il nome; oltre all’essere lontano da quello americano, il quale ha invece permesso ad un uomo di colore di candidarsi alle primarie, fino a vincere le elezioni come Presidente degli USA. Anche se Grillo non riuscirà a candidarsi come Segretario alle primarie, avrà comunque avuto il merito di aver mostrato il vero volto del Partito democratico: chiuso in sè stesso e gestito da una stretta cerchia al vertice; la solita solfa insomma.

Ha ragione Grillo quando dice che il PD è una garanzia a vita per il Cavaliere.


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venerdì, 17 luglio 2009

ROMA LADRONA…ANCHE DI CINEMA?

La Lega non conosce limiti. E dopo aver offeso la bandiera italiana, gli extracomunitari, i napoletani e quant’altro, ora punta il dito sul Cinema italiano, definito eccessivamente “romanesco”.

In settimana infatti, il Viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli, intervenuto a Milano all’Inaugurazione del Polo di Cinematografia Lombardo, ossia una sorta di Cinecittà in salsa milanese, ha puntato il dito su alcuni film o fiction che verrebbero fatti con attori romani, anche per ruoli relativi a personaggi settentrionali; ha fatto così l’esempio della fiction su Papa Giovanni XXIII, bergamasco verace, ma interpretato da un romano. Ce l’aveva ovviamente con Massimo Ghini, il quale ha risposto che il suo compito era quello di far apparire l’aspetto umani di quel  Papa, non certo imitarne l’accento.

Ormai che la Lega sia in pieno delirio è sotto gli occhi di tutti, e come ho già detto in post precedenti, tale delirio aumenta ovviamente in maniera direttamente proporzionale ai loro successi elettorali. Ma attaccare così il cinema italiano mi sembra ridicolo e da ignoranti. Dire che Roma domina il panorama cinematografico italiano, e peggio ancora, che ha dei favoritismi, non credo sia cosa giusta. Non bisogna dimenticare che da quando l’industria del Cinema italiano ha iniziato a proliferare, a partire dagli anni ’50, ha sfornato attori provenienti da tutta Italia; che poi, per far carriera hanno dovuto emigrare a Roma, è un altro discorso. E qui forse nasce la reale esigenza di creare altri poli del Cinema in altre zone d’Italia, al Nord come al Sud.

Oltretutto, la Lega non dimentichi che negli anni ’80 sono usciti molti film con attori milanesi, come Celentano, Calà, Abatantuono, Boldi, Pozzetto, e altri attori di cui non ricordo il nome. Ai quali vanno aggiunti i vari attori toscani ed emiliani, che pure hanno dominato la scena cinematografica italiana, soprattutto del genere “Commedia all’italiana”.

Quindi dire che Roma ha una sorta di beneficio in più rispetto ad altre città è una posizione ignorante, anche perché, eccezion fatta per i vari attori mediocri che ci sono pure al Nord, Roma ha partorito attori quali: Vittorio De Sica, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Anna Magnani, e molti altri che non menziono perché sono un bel po’.   

Voler costruire una “Cinecittà” a Milano, che quindi aiuti l’aumento della qualità degli attori italiani, è una cosa anche giusta. Ma come al solito la Lega non sa “vendere” le proprie proposte, talvolta appunto anche giuste, e riduce sempre tutto a puri discorsi campanilistici e razzisti.


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giovedì, 16 luglio 2009

NOTTE DOPO GLI ESAMI

Sono allarmanti, a mio avviso, i dati relativi alle bocciature degli studenti di scuola media e superiore. Infatti, secondo i dati che ho reperito, ma che forse non sono ancora definitivi, ma che comunque già sono di fatto apocalittici, sono circa 15 mila gli studenti bocciati all'esame di maturità, ossia 3 mila in più rispetto all'anno passato. I maturandi che non dovrebbero ottenere il diploma sarebbero quest'anno quindi il 3,1% del totale, in crescita rispetto al 2,5% del 2008. Il maggior numero di respinti si registra negli istituti professionali, dove il 23% degli studenti non è passato all'anno successivo. Seguono gli istituti tecnici con il 16,3% e gli artistici con il 16%.

Anche alle medie si dovrebbe registrare un vero record: 12 mila respinti in più.

Ad aggravare i dati si è messa quest’anno anche la condotta: oltre 9.500 i ragazzi non ammessi a causa del comportamento (ovvero coloro che non hanno raggiunto almeno il 6 in condotta). Di questi, 6.500 alle scuole superiori e 3 mila alle medie.

Oltre ai bocciati ci sono poi coloro che si trovano in una sorta di “limbo”, ovvero 30 mila studenti in più che hanno riportato almeno una insufficienza. E dovranno, quindi, recuperare entro l'inizio del prossimo anno scolastico il debito formativo.

Tutti dati dei quali il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini va fiera, poiché è una sorta di dimostrazione di quanto la scuola formato destra abbia riportato un po’ di rigore e disciplina in una scuola sempre più allo sbando, dove gli alunni sono sempre più irrispettosi verso i professori e dove il bullismo è dilagante; oltre poi ad aver ricreato una scuola selettiva e non più buonista.

Snocciolati questi dati inquietanti, vale la pena fare qualche osservazione personale.

Innanzitutto, questa marea di bocciati alle scuole medie e superiori, denotano un sempre maggiore disinteresse verso la scuola da parte dei ragazzi; per carità, gli svogliati ci sono sempre stati, fin dai tempi degli antichi greci, però negli ultimi anni, causa mezzi tecnologici che fungono sempre più da potenziali distrattori dei ragazzi durante il tempo libero, questi ultimi ovviamente preferiscono stare al pc e chattare con coetanei e amici vari, anziché studiare; oltre poi al fatto che, sempre internet, fornisce informazioni molto più velocemente e a quantità industriale rispetto ad un mezzo ormai obsoleto come il libro. Ecco che con un semplice “copia e incolla” fanno ricerche, traduzioni, temi, calcoli matematici, e quanto altro; falsando così l’importanza delle esercitazioni a casa, nonché i compiti in classe e gli stessi esami di fine ciclo scolastico.

Con ciò non voglio sminuire la scuola come istituzione e l’importanza dei libri scolastici stessi, o dei docenti o di quanto altro; ma non sono ipocrita da non ammettere che i tempi sono cambiati già da diversi anni, forse ormai una decina di anni, a partire dal 2000 quando il pc connesso ad internet è diventato mezzo sempre più diffuso tra le famiglie e quindi tra gli adolescenti (anche se il nostro Paese è molto indietro sull’uso di internet rispetto ad altri Paesi industrializzati). E la scuola, nonché gli stessi intellettuali preposti all’analisi del rapporto tra scuola e società, non possono far finta di non vedere tali cambiamenti,. Pertanto, un maggiore utilizzo dei pc a scuola, nonché un ammodernamento dei linguaggi dei testi adottati per la didattica, e quello degli stessi insegnanti (un bel ricambio di ultrasessantenni con trentenni sarebbe anche ora di farlo), può aiutare a tal fine. Ovvero, può rendere più moderna la scuola, ed adeguata ai nuovi modi di fare dei ragazzi, per coinvolgerli maggiormente, ed evitare che la scuola appaia ai loro occhi solo come un edificio che li tiene imprigionati diverse ore al giorno, nove mesi l’anno.

Un commento vorrei spenderlo anche per questa fantomatica mitizzazione delle bocciature causate dalla cattiva condotta. Credo che punire un ragazzo indisciplinato facendogli ripetere l’anno, è forse oggettivamente giusto; ma non bisogna dimenticare che spesso molti ragazzi bocciati, inseriti in contesti socio-economici degradati, finiscono per non andare più a scuola, e diventare forza lavoro per le organizzazioni criminali; o semplicemente, finire per darsi agli scippi e le rapine per potersi così togliere piccoli sfizi personali, in una società globale che spinge sempre più al consumismo e all’edonismo. Pertanto, prima di bocciare un ragazzo per cattiva condotta, la scuola deve interrogarsi del perché quel ragazzo si comporta così, cercando di indagare sulla sua situazione familiare, sulla sua psiche personale, e cercando altresì di coinvolgerlo in attività extrascolastiche, che possano sottrarlo, per quanto possibile, dalla seduzione maligna della malavita di strada, oltre poi a facilitare il suo inserimento in gruppi tra pari.

Se le cose restano così, e se qualcuno sbandiera l’alto numero di bocciati quasi come un merito personale della “strage”, il mio timore è che la scuola finisca per perdere sempre più interesse nei ragazzi, e perdere sempre più pecorelle smarrite; che così facendo, anziché essere reintrodotte nel gregge, finiranno per diventare calde coperte per malavitosi senza scrupoli.


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