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L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha annunciato d’aver messo a punto la moratoria sui mutui a favore delle famiglie in condizioni di disagio, ovvero quelle famiglie nelle quali ci sono componenti che hanno perso il posto di lavoro; il provvedimento partirà dal prossimo mese di gennaio, e durerà per un periodo pari a ben dodici mesi.
Un provvedimento simile è stato adottato, nelle scorse settimane, anche a favore delle piccole e medie imprese in temporanea difficoltà con il pagamento delle rate di mutui, finanziamenti e leasing.
Un ossigeno per famiglie e piccole-medie imprese in disagio economico, le quali stanno aumentando giorno per giorno checché ne dica e vuole farci credere chi ci governa. Sperando che questo abbuono finanziario non si traduca, l’anno successivo, in un aumento dei tassi d’interesse, e quindi in un ulteriore disagio per i beneficiari.

La Federazione dei Verdi ha scelto il suo nuovo Presidente: si tratta di Angelo Bonelli, 47 anni, ex consigliere regionale del Lazio ed ex capogruppo alla Camera dei Verdi dal 2006 al 2008. La sua candidatura ha ottenuto 245 voti contro i 231 conseguiti da Loredana De Petris.
I toni del Congresso di Fiuggi sono stati molto aspri e più volte si e' sfiorata la rissa; la disputa riguardava la permanenza del partito nella Federazione di “Sinistra e libertà”, composta dal Partito socialista, Sinistra democratica, ex di Rifondazione e del Pdci, la quale ha ottenuto il 3,2% nelle elezioni europee dello scorso giugno. Bonelli e la sua corrente, che ha appunto vinto, ne sostiene la scissione e il ritorno all’indipendenza del simbolo, come era prima della disfatta successiva alla caduta del Governo Prodi, mentre la mozione De Petris riteneva che bisognava sciogliere il partito e confluire definitivamente in “Sinistra e libertà”. Bonelli ha usato come punto di appoggio delle proprie tesi, i buoni risultati elettorali ottenuti dai Verdi in altri Paesi europei; l’altra mozione poggiava sul sostegno di Monica Frassoni, che è stata designata con Philippe Lamberts co-presidente del Partito dei Verdi europei. E chissà che non si verifichi una scissione.
Bé in fondo spero che i Verdi ritornino il partito ecologista che è stato negli anni ’90 (ricordiamo le proposte in Parlamento e i Referendum su tematiche ambientali) viaggiando tra il 2 e il 3 per cento, prima che il partito cominciasse ad occuparsi anche di altre tematiche, finendo per proporre discorsi più ideologici che idealisti, e che i propri membri pensassero più alle poltrone che alle lotte ambientaliste (vedi Pecoraro Scanio). In fondo in un’epoca storica nella quale viviamo, dove le problematiche ambientali che sono state paventate negli anni ’80, stanno emergendo con violenza sulla nostra pelle, un partito che difenda prettamente le istanze ambientaliste, è molto importante; tanto più in un Paese come il nostro nel quale si è cementificato ovunque, deturpando la natura in ogni dove. E poi si piangono i morti…

Lunedì scorso è iniziato il “Grande Fratello n.10”, con gli stereotipi migliori e peggiori della società rinchiusi in una casa per 5 mesi (tra cui Natale): bonazze, modelli, gente estroversa e un pò pazza; più qualche che gay, lesbica o trans, giusto per far vedere che si è emancipati…
Ci sarà un solo vincitore: chi ha la storia più strappalacrime alle spalle; mentre a perdere saremo in tanti, ossia chi lotta tutti i giorni per avere una vita socio-economica dignitosa e far valere i propri diritti, e chi si sforza di parlare di argomenti d’interesse culturale e viene snobbato.

Adolfo Urso, Viceministro allo Sviluppo economico, ha proposto, qualche giorno fa, d’introdurre nelle scuole un’ora di religione musulmana facoltativa e alternativa a quella cattolica. La proposta non sorprende più di tanto, essendo Urso appartenente alla corrente finiana del PdL, e sappiamo quanto il Presidente della Camera si stia battendo da qualche mese per i diritti degli immigrati, imbarazzando molti uomini del suo partito e non solo.
La proposta ha scandalizzato quasi tutto il Parlamento, essendo esso attualmente a netta maggioranza catto-conservatrice, ad esclusione solo di una buona parte del PD, dell’IDV e una minima parte del PdL.
L’associazione degli Intellettuali Musulmani Italiani si è detta scontatamente totalmente favorevole alla proposta, mentre il Vaticano sembra tendenzialmente accondiscendente, poiché la possibilità data ai musulmani di studiare la propria religione, eviterebbe lo sfociare nell’integralismo dei giovani studenti islamici.
Per quanto mi riguarda, l’ora di religione dovrebbe invece consistere nello studio della storia di tutte le religioni, sia quelle Universali, che quelle emerse di recente (vedi Scientology, ecc.), proprio perché il nostro Paese è dal 1984 ufficialmente uno Stato laico (rettifica dei Patti lateranensi), e pertanto le proprie istituzioni devono restare tali, anche in virtù del fatto che da vent’anni a questa parte il nostro è diventato uno Stato ad immigrazione di massa e pertanto sempre più popolato da persone provenienti da Stati diversi e professanti confessioni diverse. Persone che pagano le tasse e finanziano le istituzioni stesse, e quindi, è giusto che queste ultime siano neutre e non espongano simboli religioni che possono urtare la fede dei cittadini, o di chi è ateo o agnostico. L’ora di religione deve altresì essere un momento di discussione e confronto tra i ragazzi su tematiche sociali.
Ricordo che alle scuole superiori così svolgevamo l’ora di religione, anche guardando film o leggendo brani; e non era certo un noioso catechismo. Meno piacevole il ricordo dell’ora di religione alle scuole medie, quando alcuni ragazzini erano costretti a stare per i corridoi perché non cattolici. E queste cose ve le dice uno che è sì cristiano, ma anche molto critico verso il Vaticano e le sue ingerenze nella politica. Fenomeno sempre presente nel nostro Paese fin dalla nascita della Repubblica, vuoi anche per la presenza fisica del Vaticano sul territorio italiano.
Ognuno poi, nel suo privato, professerà la religione che vuole, con i propri parenti e amici. Ma le istituzioni, i luoghi pubblici in generale, lasciamoli “neutri”. Anche perché issare barriere a mò di Paese Mediorientale, in uno Stato sempre più multietnico per la sua posizione geografica come il nostro (proprio oggi la Caritas ci ha detto che gli immigrati nel nostro Paese sono 4 milioni e mezzo), non serve a niente; anzi, così facendo, rischiamo solo di fare la fine degli indiani d’America.

Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Ha sconfitto gli altri due avversari, Franceschini e Marino, con il 53% dei voti (Franceschini 34% e Marino 12%...arrotondando le percentuali); alle urne si sono recati quasi 3 milioni di cittadini, un risultato inaspettato forse anche per gli stessi membri del partito. Bersani aveva ottenuto due settimane fa, anche il consenso dei circoli.
Vince un uomo di sinistra insomma, uno che ha iniziato giovanissimo nel PCI, che crede ancora nella socialdemocrazia, e non disdegna un animo liberale (vedi i provvedimenti sulle liberalizzazioni del precedente Governo Prodi che portano la sua firma); anche se ha ottenuto il sostegno di cattolici ed ex popolari come Rosy Bindi e Enrico Letta. Sostegno da parte di una frangia cattolica ed ex popolare, che potrebbe però essere un fattore limitativo per Bersani, una sorta di freno per uno spostamento a sinistra del partito.
Ma a parte questo dubbio, vedo l’elezione di Bersani come una speranza di vedere il PD a tutti gli effetti un partito laico-riformista contrapposto al PdL formato Berlusconi, proprio per il lungo corso di Bersani nelle file della sinistra italiana. Nel suo programma pre-elettorale, figurava tra le altre cose, l'idea di creare una solida alleanza di centrosinistra sui programmi, ovvero una sorta di nuova Unione che però riesca meglio; anche l’idea di una riforma del sistema politico ed elettorale che guarda alla Germania (proporzionale con sbarramento per entrare alla camera al 5%); di occuparsi concretamente dell'andamento negativo della crisi economica, dell’occupazione e dei salari.
Poco più di un terzo dei votanti ha invece scelto il segretario uscente, ossia Dario Franceschini, forse per il suo “ma anche” di veltroniana memoria, ossia possibilista e mai nettamente schierato, a favore di una scelta o di un’altra; Franceschini, essendo un ex Margherita, avrebbe subito anche le istanze dei post DC su varie tematiche, tra cui quelle relative ai diritti civili. Anche se spesso si è schierato in favore della laicità. Ha comunque incassato voti significativi di alcuni Vip, come Jovanotti (cantante da anni impegnato nel sociale), ma soprattutto Nanni Moretti (da vent’anni critico verso la classe dirigente di sinistra).![]()
Buono il risultato di Marino, che tra i tre ha rilasciato le dichiarazioni più in netta rottura col passato, forse anche per lo svantaggio di partenza rispetto agli altri due candidati (diciamolo pure, era un finto terzo incomodo), che lo induceva a recuperare qualche punto a colpi di dichiarazioni e frasi ad effetto. Magari avesse vinto lui e il suo programma…
Per Bersani già una prima grana da Segretario: il caso del Presidente della Regione Marrazzo (nel Lazio l’affluenza per le Primarie è stata bassissima); oltre poi alle tante interne al suo Partito, come Rutelli e quanti guardano con interesse l’UDC e sempre meno alla socialdemocrazia.
Ultimo appunto. Per votare bisognava versare almeno 2 euro di contributo, dicono per sostenere le spese dell’iniziativa. Tre milioni per 2 euro (arrotondo in eccesso il numero dei votanti per arrotondare in difetto quello del contributo che in alcuni casi sarà stato anche maggio di 2 euro), significano che l’incasso totale è stato di 6 milioni di euro. Servivano così tanti soldi? Che fine faranno? Se la politica è un’opinione, la matematica no.
Ma a parte ciò, va sottolineata l’ottima partecipazione delle persone all’evento, ancora più significativa se si guarda all’altro principale partito di centro-destra, che decide i suoi affari interni nella Villa del suo padre padrone. Però devo anche dire che si va da un estremo all’altro, poiché il PD ha già cambiato 3 Segretari in 2 anni di vita, cifre che diventano ancora più negative se si contano i Segretari che ha avuto la sinistra italiana dalla morte di Berlinguer in poi, ossia in 25 anni (dal 1984): ben 7, ovvero uno nuovo ogni tre anni e rotti.

Il presidente delle Maldive e i suoi ministri si sono riuniti nel primo summit politico subacqueo della storia, nelle acque dell'isola Girifushi, con tanto di giornalisti ed intervista post-riunione una volta emersi dalle acque.
Si è trattato di un atto simbolico per sensibilizzare il Mondo sul problema dell'innalzamento del livello del mare, che minaccia l'esistenza dell'arcipelago. Alcuni studiosi hanno di fatto previsto che il costante innalzamento del livello degli oceani, porterà alla sparizione di quei paradisi naturali tra 80 anni.
In Italia i nostri politici fanno riunioni di sottobanco, ma non ancora sott’acqua.
Ecco il video dello strambo evento:
L’inverno quest’anno è arrivato largamente in anticipo da ormai due settimane, ricordandoci il vecchio detto “non esistono più le mezze stagioni”; d’altronde quando si parla di sconvolgimenti climatici, si intende proprio questo, con un clima che oggi ti induce ad indossare una t-shirt e domani un maglione.
Il freddo non ha ovviamente risparmiato nemmeno i terremotati abruzzesi, anzi si sa che in quella regione già normalmente le temperature cominciano a calare sensibilmente da fine agosto. E così sono arrivate le prime nevicate, come a Campo Imperatore (L'Aquila) a circa 
Ma non è solo questione di abitazioni, visto che in alcune zone, i genitori dei bambini che frequentano la scuola elementare affermano che i propri figli sono costretti a fare lezione sotto le tende con due cappotti l'uno sull'altro e una temperatura di soli cinque gradi. A Pianoli (frazione dell’Aquila), nelle tende della scuola elementare, ci sono cinque classi per circa 80 bambini.
Non è bastato neanche il sorriso di Berlusconi per fermare il pungente inverno abruzzese. La consegna delle case da parte sua, con tanto di spot a “Porta a porta” (il quale fortunatamente è stato visto solamente da circa un italiano su 10), mi ricorda tanto quelle pubblicità che andavano in onda nei canali locali napoletani durante gli anni ‘90, per opera di “Concetta Mobili”, al secolo Concetta Di Palma, commerciante di Santa Maria Capua Vetere (CE), che negli anni ’80-’90 gestiva un megastore di prodotti per l’arredamento a Caserta (“Concetta Mobili” appunto). Memorabili, (almeno per molti come me che le hanno visti) le sue pubblicità, al punto da meritarsi anche gli sfottò della Gialappa’s Band di “Mai dire TV” o l’invito alla trasmissione di Chiambretti su La7 qualche tempo prima di morire (è scomparsa il 23 aprile ’05 per un infarto).
Posto qui di seguito uno dei suoi mitici quanto ridicoli spot, e forse guardandoli ci troverete qualcosa in comune con la consegna delle case da parte di Berlusconi.
L'aula della Camera ha bocciato una settimana fa a maggioranza, la proposta di legge costituzionale dell'Italia dei valori per l'abolizione delle amministrazioni provinciali: l'assemblea di Montecitorio ha approvato (con 261 sì, 253 no e due astenuti) la questione sospensiva presentata dal PdL. Il testo torna ora in Commissione. In pratica, tutta l'opposizione ha votato contro la proposta di sospendere l'esame in aula, anche se a favore della proposta di legge erano solo IDV e UDC. Se si fosse arrivati a un voto finale il PD assieme a PdL e Lega, avrebbe detto no all'abolizione delle Province, ritenendo più opportuno una riflessione complessiva sugli Enti locali, in attesa del Codice delle autonomie del Governo (ovvero trattare l'abolizione delle province inquadrandola in un più ampio riordino degli enti locali).
E pensare che PdL e PD hanno fatto dell’abolizione delle province un punto fermo per la lotta agli sprechi in sede di campagna elettorale, e quindi trattasi della solita retromarcia a favore della casta. Volendo anche comprendere il rinvio in favore di un provvedimento più completo che non generi “terremoti” istituzionali, è anche vero che da un anno e mezzo dall’insediamento del nuovo Parlamento, non è stato ancora fatto nulla di concreto in tal senso.
Del resto le province sono un ottimo modo per piazzare parenti, amici e compari vari ed eventuali, e la loro abolizione porterebbe ad un serio problema per la ricollocazione di questi.

Avevo sentito la notizia già al TG5, trovando poi una conferma sul sito del Corriere della sera: l’Università “Parthenope” di Napoli, già agli onori della cronaca per essere l’Università con più docenti imparentati, concede 60 punti di credito per il corso di laurea in giurisprudenza a chi ha in tasca una tessera della UIL. Sessanta punti di credito corrispondono di fatto ad un anno di corso di laurea.
In particolare, la convenzione Parthenope-UIL prevede che “In considerazione delle conoscenze e delle abilità che i lavoratori iscritti alla UIL potranno certificare in ragione delle funzioni e delle mansioni a loro attribuite, verranno riconosciuti 60 crediti al personale impegnato in attività di tipo tecnico, gestionale o direttivo, o 50 crediti al personale impiegato in attività caratterizzate da conoscenze mono specialistiche''; all’articolo due della stessa, viene specificato chi stabilisce i requisiti per avere diritto allo sconto: ''La UIL-segreteria regionale della Campania si impegna a collaborare con l'Università nell'individuazione dei requisiti nella fase istruttoria delle richieste degli iscritti''. Ovvero, il tutto viene deciso tra le due parti, senza l’intervento di una terza parte neutrale, che si trovi al di sopra di esse.
Il Ministro Gelmini ha però fatto sapere che i crediti ottenuti da attività extrauniversitarie, come quelle lavorative, non valgono più 60 crediti ma 30, e alla base di questa assegnazione vi è un serio criterio di valutazione di una reale attività lavorativa svolta dallo studente. Chissà.
Un pastrocchio tra sindacati e università insomma, che però non costituisce, come tiene a sottolineare sempre il Corsera, il primo caso in Italia.
A metà 
Morale della favola? L’Università italiana, da dieci anni a questa parte (lo scempio è cominciato con il Ministro del primo Governo Prodi Tullio De Mauro, accelerato poi dalla Ministra Moratti durante il secondo Governo Berlusconi), è diventata sempre più una sorta di “raccolta punti”, seguendo il modello americano o quello di alcuni Paesi europei, basati molto sulla forma e poco sulla sostanza dei contenuti. Se è vero che qualche cambiamento andava fatto per evitare percorsi universitari troppo lunghi ed accidentati, dovuti soprattutto all’inefficienza burocratica delle facoltà più che alla pigrizia degli studenti, è anche vero che così si è creato solo un caos al quale nemmeno gli stessi docenti spesso vengono a capo; con la comparsa di casi come questi di accordi tra Università e sindacati.
Quanto a questi ultimi, ormai da un trentennio a questa parte sono diventati solo delle corporazioni in cerca di adepti e iscritti, non in grado di seguire il mercato del lavoro e i suoi radicali cambiamenti; avendo di fatto perso forza a partire dagli inizi anni ’80, quando cioè il settore che più gli dava iscritti, ovvero l’industria, è entrato irreversibilmente in crisi, e perdendo poi colpi ad inizio anni ’90 (a seguito della drastica riduzione “voto in cambio di un posto statale fisso”) nell’altro settore che pure gli garantiva tesserati, ossia quello della pubblica amministrazione, cercano nuovi espedienti per trovare galline da spennare, fin da età giovane.

Un regime dittatoriale si sa, tende a trasformare una Nazione a immagine e somiglianza di chi la instaura: ma il caso del Turkmenistan è alquanto estremo e bislacco.
Il Turkmenistan è uno Stato dell'Asia centrale confinante con l'Afghanistan, l'Iran, il Kazakhstan e l'Uzbekistan, e fino al 1991 ha fatto parte dell'Unione Sovietica.
Dopo il crollo dell’URSS, nel Paese è stata instaurata una dittatura monopartitica fortemente personalistica, fondata come per gli altri paesi dell'area, dall'ex capo locale del sistema sovietico Saparmyrat Nyýazow, che ha detenuto la carica vitalizia di Presidente assoluto fino alla sua morte, avvenuta per infarto il 21 dicembre 2006. In base alla costituzione il Capo di Stato e di Governo è vitalizio e detiene poteri esecutivi, legislativi e giudiziari diretti. L'unico partito esistente è il Partito Democratico del Turkmenistan, che raccoglie politicamente tutto il popolo turkmeno. Ma qui viene il bello.
La Dittatura Turkmena è caratterizzata da un'impronta peculiarmente filosofica, basata sul Ruhnama, il Libro d'Oro, ove Niyazow scrisse le proprie teorie filosofiche e politiche, il cui studio è obbligatorio per accedere a qualsivoglia carica pubblica. In base a detti precetti, il Popolo Turkmeno (Turcomanno) deve preservare al massimo i propri costumi da eventuali corruzioni esterne. Da ciò derivano le leggi che vietano le acconciature di capelli e barbe non tipiche del Turkmenistan, le norme che vietano la diffusione di musiche e libri non turkmeni (tra cui l'opera lirica) e tante altre prescrizioni specifiche. Il culto della personalità del Presidente è coltivato in modo massiccio, attraverso varie iniziative pubbliche. Tra queste: la costruzione in ogni città del Paese di statue d'oro raffiguranti il capo che indica il sole (attraverso congegni ad orologeria le statue sono in grado di seguire i movimenti solari); la modifica del calendario utilizzando nuovi nomi per giorni e mesi, tratti dai nomi della famiglia e della corte del Presidente; la diffusione capillare e iperbolica di immagini raffiguranti il Capo; l'esaltazione dei concetti di famiglia e clan del Presidente, anche attraverso l'inaugurazione di una politica matrimoniale (matrimoni d'alleanza) tra famiglie di alto rango dell'area.
Insomma, una dittatura più pittoresca di tante altre esistenti; ma con un elemento in comune con queste ultime: chi è al potere ammalia e lascia nella povertà il popolo, nonostante il Paese goda di risorse naturali abbondanti, come il tanto agognato gas.
