Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Politicamente mi reputo un laico-riformista.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
PER CONTATTARMI: lucascialo@virgilio.it



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lunedì, 30 novembre 2009

FINANZIARIA 2010, NON CI SONO LE TANTE NOVITA’ SBANDIERATE DAL GOVERNO

Approvata la legge Finanziaria 2010. Il provvedimento consta di soli 3 articoli, stesi in poche decine di pagine; finiti i tempi delle manovre economiche scritte in centinaia di pagine, contenenti tante voci di spesa prive di reali coperture economiche.
-Le cose che ci sono: stanziamento di 100 milioni di euro annui per la sicurezza; 154,5 milioni di euro nel 2010, come segnalato, vengono assegnati per la proroga al 30 settembre degli sgravi contributivi agricoli; 15 milioni di euro per gli anni 2010 e 2011 e 20 milioni di euro per il 2012 vanno al Cnr per lo sviluppo delle regioni del Sud; 8 milioni di euro vengono stanziati per i defibrillatori semiautomatici e automatici; 10 milioni sono per il fondo della protezione civile; 10 milioni di euro alla produzione di prodotti stagionati; 5 milioni di euro nel 2010 a favore gli orfani delle vittime di terrorismo e delle stragi che siano collocati in pensione; 3 milioni di euro nel 2010 al Fondo nazionale per le comunità giovanili; la riduzione del contingente di biodiesel da 250mila a 18mila tonnellate produrrà un maggior gettito nel 2010 di 88,7 milioni di euro.
La spunta anche l'Osservatorio per i giovani che ottiene 3 milioni.
Forte taglio sul biodiesel. Sul biodiesel é stata, infatti, prevista una riduzione del contingente di biodiesel, da 250 mila a 18 mila tonnellate per l'anno 2010. A ciò si applicherà l'aliquota di 423 euro per mille litri in luogo di quella agevolata con una differenza pari a 338,4 euro per mille litri. Ne consegue così un maggior gettito per l'anno 2010 in termini di accisa di 88,7 milioni. Il taglio, sgradito al ministro Zaia, é stato effettuato per reperire le coperture necessarie per prorogare le agevolazioni fiscali sull'agricoltura.
Più risorse anche per i danni causati dal maltempo al Nord e per i defibrillatori. Il nuovo emendamento presentato questa mattina dal relatore, Maurizio Saia (Pdl), ricalca sostanzialmente la versione originaria. Per la proroga degli sgravi dei contributi agricoli l'emendamento targato Saia precisa che è autorizzata la spesa di 154,5 milioni di euro. Via libera, dunque, norme care alla Lega che ieri erano state bocciate dalla commissione Bilancio di palazzo Madama per carenza di coperture.
Un emendamento prevede altresì la vendita dei beni confiscati alle mafie che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi all’uso sociale o alla pubblica utilità. Per l’Associazione Libera di Don Ciotti, è' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significa altresì che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Prorogata fino al 2012 l'ormai famosa detrazione fiscale del 36% delle spese per gli interventi di ristrutturazione e anche per l'acquisto di immobili appartenenti a fabbricati interamente ristrutturati. La detrazione è valida per importi fino a 48 mila euro per unità immobiliare ed va spalmata su 10 rate annuali di pari importo (gli ultra-75enni in 5 anni e gli ultra-80enni in 3).
Sulle ristrutturazioni viene anche confermata definitivamente – e non più in via provvisoria – l'aliquota Iva agevolata al 10% purché il fabbricato sia a prevalente destinazione abitativa privata.
-Le cose che non ci sono: la cedolare secca sugli affitti al 20% presentata dal senatore Mario Baldassarri (Pdl). Respinti anche il taglio dell'Irap e la riduzione Irpef per le famiglie, emendamenti che erano stati riformulati per essere meno costosi nel 2010. Salta anche la norma sui tartufi. La disposizione avrebbe consentito agli acquirenti di tartufi da raccoglitori non titolari di partita Iva la possibilità di detrarre l'Iva relativa alle autofatture emesse.
Viene respinta anche la novità tanto sbandierata dal Ministro Tremonti, ossia la Banca del Mezzogiorno.
Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, lamenta tagli al fondo per le spese di investimento e correnti. Da una ammontare di circa un miliardo e 600 milioni disponibili nel 2008 durante il passato Governo, si è passati a un meno 25% con la manovra di giugno, per poi arrivare a 737 milioni nel 2010, 590 nel 2011 e 579 nel 2012. Ne risentiranno gli investimenti per bonifiche, parchi, mobilità sostenibile e attuazione del protocollo di Kyoto. Si delinea quindi una situazione grave, che non può essere sanata con il miliardo a valere sul Fas stanziato dal Cipe per il piano straordinario di difesa del suolo.
Niente soldi per i libri di testo. Lo Stato non passerà più ai comuni i soldi per le cedole, chiedendo di fatto agli enti locali di provvedere con le proprie entrate. I fondi dovrebbero essere recuperati con le (incerte) entrate dello scudo fiscale.
Insomma, la Finanziaria poco o nulla prevede in favore delle famiglie e le imprese (riduzione Irpef e taglio dell'Irap); non prevede la tanto sbandierata Banca del Mezzogiorno, ed è poco incisiva sugli investimenti per mitigare i rischi idrogeologici sparsi per il nostro Paese.
Il Ministro dell’Economia Tremonti ha comunque fatto sapere che nel corso del 2010 ci saranno sicuramente novità e ritocchi; facendo intendere che ormai la manovra finanziaria è solo una formalità, quasi un documento da presentare obbligatoriamente per legge, ma che i provvedimenti possono essere inseriti “strada facendo”. Che dire, speriamo che sia così.
(Fonti: Corriere della sera, Virgilio.it, Libera.it)

 


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domenica, 29 novembre 2009

LA SUA BANCA E’ DIFFERENTE

Le Banche sono ormai sempre più viste come “strozzini legalizzati e autorizzati”, pronti a prestarti i soldi dietro congrue garanzie (come il possesso di un bene immobile da poter eventualmente pignorare), da restituire poi maggiorati degli interessi maturati; ma in questo sistema diabolico e “mangia-disperati” c’è ancora posto per persone con ideali e sani principi, al punto da andare anche incontro ad illeciti ed irregolarità

E’ il caso di una direttrice di banca sita a Bornheim, un piccolo centro vicino Bonn, ex capitale della Germania federale fino alla riunificazione tedesca; dal 1990 era direttrice della locale cassa di risparmio, la Vr-Bank. La donna (il cui nome resta nell’anonimato per rispetto della privacy) prelevava somme dai conti correnti dei ricchi, per trasferirli su quelli dei poveri; una sorta di Robin Hood tedesca.

Secondo quanto scrive oggi la ’Bild’, tra il 2003 e il 2005 ella ha spostato 7,6 milioni di euro in 117 casi accertati, giustificando tali operazioni con il fatto che lei abbia aperto linee di credito anche per clienti meno abbienti, con il risultato di avere tanti conti correnti in rosso. Per non attirare l’attenzione, quando si avvicinava un’ispezione, trasferiva somme consistenti dai libretti di risparmio di clienti benestanti a quelli dei più poveri. Passato il controllo, restituiva le somme trasferite ai legittimi proprietari. Questo però non sempre era possibile in quanto alcuni clienti dai conti in rosso profondo, riuscivano a spendere i soldi prima ancora che lei riuscisse a riprenderli. Alla fine, il danno da lei arrecato alla banca è stato di 1,1 milioni di euro.

Bisogna comunque aggiungere che per sé la donna non ha mai prelevato nulla.

Dopo essere stata scoperta, la direttrice di banca dal cuore d’oro è stata licenziata in tronco, e per far fronte al debito ha dovuto vendere la casa, le polizze di assicurazione, quasi ogni bene. Insomma si è ritrovata sul lastrico, ed ora deve scontare 22 mesi di carcere con la condizionale, con una pensione di mille euro.

La donna in fondo ha cercato solo di coprire momentaneamente i conti dei clienti poco abbienti, cercando di gestire in modo manageriale soldi non suoi; purtroppo però i clienti che ha aiutato non sono mai riusciti a migliorare il proprio conto, e quindi restituire il debito, vuoi perché spendaccioni e spreconi, vuoi per le condizioni “da cappio” della Banca stessa. Gli è andata male. Peccato, in fondo, visto che come detto non prelevava niente per sé, lo faceva per generosità, in un sistema che invece ha bruciato miliardi e mandato sul lastrico altrettante famiglie in tutto il Mondo.

(Fonti: La Stampa, Tg1)


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sabato, 28 novembre 2009

IL GOVERNO FRENA LA MESSA IN COMMERCIO DELLA "RU486"

La Commissione Sanità al Senato ha approvato, a maggioranza, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva “RU486”, presentato dal Presidente e relatore Antonio Tomassini. Con la presente, si vieta di fatto l’immissione in commercio della pillola abortiva “RU486”, in attesa di un parere tecnico del Ministero della Salute circa la compatibilità tra la suddetta pillola e la legge 194 che regola la pratica dell’aborto. Per il Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali Sacconi, la pillola RU486 deve essere somministrata solo in regime di ricovero ordinario, con tanto si assistenza continuata, bocciando pertanto anche l’alternativa del “day-hospital”.

Critici PD e IDV, poiché il Governo sta violando il diritto alla libera scelta per le donne. Parla di «vergogna nazionale» l’oncologo ed ex Ministro della sanità, Umberto Veronesi.

Per capire cos’è la pillola RU486 e quali rischi comporta, mi aiuterò con un’intervista rilasciata al giornale l’Avvenire dal docente di “farmacologia molecolare, fisiologia e biotecnologia” della Brown University, nel Rhode Island, il prof. Ralph Miech, il quale studia gli effetti della pillola dal 1996.

Miech spiega che durante un aborto cosiddetto chimico o farmacologico, le donne assumono due farmaci: il primo il mifepristone (il principio attivo della Ru486), interferisce con gli effetti del progesterone, di fatto bloccando il flusso del nutrimento dal corpo della donna alla placenta, e di li al feto. Il secondo farmaco, che viene abbinato alla Ru486, è a base di misoprostolo, ed è una medicina anti-infiammatoria usata nella cura delle ulcere gastriche che viene in questo caso male utilizzata per indurre contrazioni e provocare l'espulsione del feto senza vita.

Gli effetti antiprogestinici del mifepristone modificano le condizioni del collo dell'utero, rendendolo più suscettibile all'attacco da parte di un batterio, il “clostridium sordelli” – presente nella flora vaginale di molte donne, circa il 20%, ma che in condizioni normali non risale il canale uterino ed è quindi innocuo. Il “clostridium sordelli” prospera in un ambiente a basso contenuto di ossigeno, e il mifepristone modifica proprio il livello di ossigeno nel collo dell'utero. Il batterio inoltre trae nutrimento dal tessuto fetale in decomposizione. Allo stesso tempo, il mifepristone produce altri effetti ormonali, chiamati "antiglucocortoidali" che indeboliscono il sistema immunitario della donna e la rendono quindi incapace di respingere l'infezione del batterio, che si diffonde così indisturbato.

Questa combinazione può sfociare in choc settico, quello che ha ucciso almeno cinque donne negli Stati Uniti e una in Canada, tutti soggetti che avevano assunto la pillola Ru486.

Pertanto, il professor Miech arriva alla conclusione che l'uso del mifepristone non è sicuro e andrebbe fortemente limitato nelle sue dosi, o eliminato del tutto.

In America la pillola è entrata in commercio nel 2000, e secondo Planned Parenthood, la più

grande rete di cliniche abortive negli Usa, su 227.823 donne che hanno assunto la pillola in 9 anni, 92 hanno avuto gravi infezioni, e conclude che d'ora in poi consiglierà la somministrazione orale, anziché vaginale, accompagnata da antibiotici.

In Europa è permessa in 12 Paesi, mentre in due, fortemente cattolici, è vietata per legge: Irlanda e Portogallo.

Insomma, la pillola non è ancora sicura; e per quanto io possa essere laico, liberale e mentalmente “flessibile”, e fermo restando il principio della libertà di scelta per le donne, qualche dubbio mi sovviene. Temo infatti che l’uso della pillola possa essere abusato da molte ragazze, a rischio e pericolo per la loro incolumità fisica (dalle semplici infezioni, alle malattie tumorali, fino alla morte); inoltre, l’uso della stessa come ancora di salvezza in caso di gravidanze indesiderate, potrebbe portare le ragazze a non pretendere che i propri partner usino il preservativo (ritenuto da molti fastidioso e limitante), andando così incontro ad altre complicazioni, anche più gravi.

(Fonti: La Stampa, Avvenire)


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venerdì, 27 novembre 2009

IL PROGETTO DI FINI

Su Gianfranco Fini ho già scritto vari post, soprattutto sul suo radicale voltar pagina ai limiti del più evidente voltagabbanismo tipicamente italiano, in nome della modernizzazione e democratizzazione della destra italiana; forse più però in nome di una carriera politica da coronare dopo anni nelle file del vituperato MSI. Qui invece vorrei porre l’attenzione sui suoi possibili progetti futuri, che però in fondo, sempre rientrano nel discorso di cui sopra.

Come saprete, oggi Fini è Presidente della Camera, quarta carica dello Stato, ed è il secondo in ordine gerarchico del PdL (il primo inutile dire chi è); e avrete letto e sentito delle sue proposte in favore degli immigrati, della laicità dello Stato, nonché le sue espressioni contrarie nei confronti di molte riforme che vorrebbero Berlusconi o Bossi.

Che Fini stia pensando ancora al miglioramento della sua carriera politica, tanto quanto si recò in Israele nel 2003 a ripudiare il Fascismo, fino al giorno prima ancora sostenuto, è cosa lapalissiana; però quello di cui vorrei parlare è proprio della strategia che lo stesso sta mettendo in moto, confidando nel supporto di altri uomini politici suoi potenziali alleati. Il tutto in chiave post-berlusconiana, perché lui, come molti di noi, sperano che al più presto il Cavaliere si ritiri a vita privata e che magari il siero che ha infilzato nelle vene di noi italiani (disinteresse e superficialità) affievolisca al più presto il suo effetto.

In pratica, il buon Gianfranco spera di poter essere il futuro leader di un partito di centro-destra tipo quello della Merkel in Germania, sbarazzandosi nell’attuale PdL, dei fedelissimi di Berlusconi, ossia di coloro che intendono lo stare al Governo il farsi gli affari propri, a colpi di leggi che permettono la cancellazione dei loro reati e/o l’ampliamento delle proprie ricchezze; insomma un Pdl che sia formato dai suoi fedelissimi di Alleanza Nazionale e un 20-30% da membri provenienti da Forza Italia (quelli meno affaristi insomma). A ciò il buon Gianfranco vorrebbe aggiungere l’UDC di Casini, il quale porterebbe una sferzata di moderazione cattolica che non guasta mai e fa felice il buon elettorato italiano, quello perbenista e moralista insomma. Ma per fare ciò deve anche sbarazzarsi di un altro alleato scomodo, ossia la Lega; anche se di fatto credo che “il partito del Carroccio” se ne andrà da solo, sia perché riesce a comunicare solo con Berlusconi, sia perché proprio non sopporta i democristiani e i suoi eredi.

Al di là della fantapolitica, che però spesso ci azzecca, pare proprio che a Fini ormai Berlusconi vada stretto, quasi imbarazzi con le sue uscite e la sua vita privata; eppure a lui deve dove è arrivato adesso. A Berlusconi va riconosciuta infatti la capacità di aver messo in piedi una coalizione di centro-destra convincente, all’indomani della disfatta del primo Governo da lui guidato nel ’94 (che durò giusto 9 mesi, come una gravidanza); negli anni tra il 1995 e il 2001, Berlusconi ha saputo ricucire lo strappo con Bossi (chissà quanti ricordano quando disse che non avrebbe più fatto parte di un Governo in cui c’era anche il Senatur), e lo strappo tra Fini e Bossi (il primo pure disse che con il Senatur non avrebbe preso neanche un caffè); creando così, insieme a loro e all’UDC di Casini, la Casa delle libertà che nel 2001 ha vinto le elezioni politiche ed ha governato per tutti i 5 anni (cosa forse mai successa per una maggioranza nella Repubblica italiana). Rivincendo con loro, meno Casini (in tutti i sensi) anche quelle dell’anno scorso, governandoci di fatto di nuovo oggi.

Fini senza lo stratega Cavaliere oggi sarebbe ancora un neofascista ai margini della politica e della Democrazia, come del resto i post-democristiani dopo Mani pulite, i quali oggi starebbero tutti a nascondersi se non fosse stato per l’azione anti-magistratura di Silvio.

Ora Berlusconi è per Fini come un Boss della malavita per un cantante da lui lanciato, che gli ha permesso di fare carriera, ma dal quale ora vorrebbe liberarsene.

Con siffatta formazione politica, Fini potrebbe contare sul supporto di altri politici e i loro partitini, come Rutelli e il suo nuovo “Alleanza per l’Italia”, ed altri membri del Partito democratico, soprattutto quelli provenienti dalla Margherita, poco propensi ad alleanze con Di Pietro e la sinistra massimalista. Certo, facendo una somma approssimativa dei voti, quelli uscenti (buona parte di Forza Italia e quelli della Lega) sono molti di più rispetto a quelli entranti. Ma si sa che nella politica italiana non è difficile trovare persone disposte a salpare su altre carrozze.

Insomma, oggi Berlusconi fa da spartiacque tra le due coalizioni, ma gente come Fini già si immagina gli scenari che verranno. Sempre se il Cavaliere decida di ritirarsi; e in effetti, guardando i novant’anni lucidissimi di Andreotti eGelli, temo il peggio…


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giovedì, 26 novembre 2009

UN’OPERAZIONE “WHITE CHRISTMAS” NON PROPRIO NATALIZIA

L’operazione si chiama “White Christmas”, anche se dello spirito natalizio non ha proprio nulla. Accade a Coccaglio, paesino del bresciano con poco meno di settemila abitanti, tra cui mille e 500 stranieri (quasi 1 ogni 5 abitanti); l’amministrazione comunale, capeggiata da un Sindaco e tre assessori leghisti, e altri tre del PdL, hanno dato il via ad un operazione che ordina ai vigili urbani di bussare alla porta degli immigrati iscritti all’anagrafe, per verificare se sono ancora in regola con il permesso di soggiorno. In caso contrario, la residenza verrebbe revocata e scatterebbe la denuncia per clandestinità.

L’operazione è iniziata il 25 ottobre e si concluderà il 25 dicembre; il Natale però, nella mente del suo ideatore, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi (il quale si definisce tra i fondatori della lega Nord, nel 1992), viene inteso come giorno della difesa dell’identità cattolica e non quello della tolleranza e dell’accoglienza.

Avevo sentito questa macabra notizia dalla voce stridula e trombetteggiante della Littizzetto, nel suo spazio a “Che tempo che fa”, domenica scorsa su Raitre; ma ho voluto verificare la notizia tramite internet. Purtroppo è tutto vero. Qualcuno spieghi a quell’assessore e al resto dell’amministrazione comunale di Coccaglio, che il Natale significa proprio accoglienza e speranza, visto che il povero Gesù è dovuto nascere in una grotta di Nazaret per sfuggire all’ira di Erode, il quale ordinò di far uccidere tutti i bambini sotto i due anni in quel di Egitto, proprio per essere sicuro di eliminare il “Re dei re”. Non costringiamo altri bambini a nascere in una grotta al freddo e al gelo, solo perché qualche Erode moderno ne vuole la nascita fuori dai confini italici; o bresciani.

(Fonti: “Che tempo che fa”, imgpress.it, it.wikipedia.org)


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mercoledì, 25 novembre 2009

CASAPOUND, IL FASCISMO DEL TERZO MILLENNIO

Mentre qualcuno, anche per propri vantaggi personali, cerca di costruire una Destra moderata e democratica dopo anni in cui essa si è collocata politicamente ai margini della Costituzione, altri fanno nascere nuovi movimenti che si rifanno al Fascismo, ma che al contempo, non possono essere definiti neofascisti. Già perché essi tentano di superare i vecchi stereotipi del passato inseguiti ancora da partitini o movimenti quali Forza Nuova, Fiamma tricolore, Fronte nazionale, come la difesa ad oltranza del cattolicesimo e degli aspetti anche più macabri del periodo fascista (come le leggi razziali), la ricerca dello scontro fisico con gli avversari, il saluto romano; si, perché loro sono laici (sostengono anche le unioni tra gay ma non l’adozione da parte di bambini da parte di questi), adorano il primo Mussolini (per intenderci, quello antecedente l’alleanza con Hitler), sono molto attivi dal punto di vista culturale e sportivo, si salutano con “il saluto del legionario” (la reciproca stretta dell’avambraccio destro), detestano Di Pietro reo di essere un’opportunista, e infine non disdegnano Berlusconi, per la sua capacità di leadership carismatica e “trascina-popolo”.

Sto parlando dell’Associazione “Casapound”, il Fascismo del Terzo Millennio, talmente moderno e contemporaneo da “rischiare” di ammaliare molti scontenti e scoraggiati dalla politica, o giovanissimi non ancora politicamente plasmati, proprio come fece il Partito Nazionale Fascista quasi cento anni fa, o Forza Italia nel ’94 dopo il terremoto di “Mani pulite”.

L’Associazione Casapound nasce ufficialmente il 26 dicembre 2003, in occasione dell’occupazione di uno stabile a via Napoleone III in Roma da parte di un gruppo di giovani dell'estrema destra romana facente riferimento all'area ONC/OSA (Occupazioni Non Conforme e Occupazioni a Scopo Abitativo) provenienti dall'esperienza di “CasaMontag”, un'occupazione alle porte di Roma che fungerà da banco di prova per le successive occupazioni neofasciste romane. L'occupazione prende il nome dal poeta americano Ezra Pound, ispiratore del programma dell’Associazione.

Ezra Pound  è stato un poeta, saggista, ed economista, nato a Hailey (Idaho) il 30 ottobre 1885; innamorato del Vecchio continente europeo, trovò forte fascino per il Fascismo e Mussolini, definendo l’Italia fascista “l’unico paese in Europa dove esistesse una resistenza di una certa solidità contro l’usurocrazia internazionale”. Collaborò assiduamente con giornali e riviste. Durante la Seconda guerra mondiale iniziò i suoi celebri radiodiscorsi, circa 300 tra il 1941e il 1943. Fu anche un fervente sostenitore della successiva Repubblica sociale di Salò. Morì nel nostro Paese, dopo essere stato rinchiuso per 13 anni in un manicomio americano, il 1972 a Venezia.

Leader di Casapound è Gianluca Iannone, nato l'11 Agosto 1973, sposato da 5 anni, 2 figli; Nel 1995 è tra i fondatori della Rupe Tarpea Produzioni, casa discografica indipendente. Grazie ad essa molti  gruppi musicali, che altrimenti non avrebbero avuto spazi adeguati per affacciarsi nel panorama musicale italiano, sono oggi diventati punto di riferimento per la musica alternativa e non conforme della nostra nazione. Giornalista-pubblicista, dopo aver collaborato con varie riviste, dal 2004 è direttore responsabile del mensile "Occidentale", periodico di critica radicale con 38 anni di vita; proviene dal Fronte della gioventù, lo stesso che ha forgiato anche Giorgia Meloni, oggi Ministro della gioventù (manco a dirlo). E’ massiccio, pelato, barbuto, un accento fieramente romano, e qualche reatuccio alle spalle; come d’altronde altri militanti dell’Associazione.

Stando alle cifre snocciolate da Iannone stesso in un’intervista al settimanale “Il Venerdì di Repubblica” del quotidiano “La Repubblica”, Casapound oggi vanta quindici librerie, venti pub, otto associazioni sportive, una compagnia teatrale, un circolo cinematografico, una Radio (Bandiera Nera) e una TV (Tartaruga) attive sul web, per non parlare delle decine di siti dedicati all’Associazione, un’età media degli iscritti che si aggira intorno ai 35 anni; tesserati che Iannone dichiara essere 2 mila, ai quali vanno aggiunti i migliaia di simpatizzanti. Sono già ben presenti nelle Curve degli stadi di calcio, dove l’estrema destra trova sempre casa, ma, vera novità, trovano molte adesioni anche nelle Università e nei licei; roccaforti negli ultimi trent’anni dell’estrema sinistra.

In realtà a quest’ultima, non stanno sottraendo solo il controllo delle istituzioni preposte all’istruzione, ma anche altri cliché classici della sinistra, tra cui Che Guevara, guerrigliero secondo loro scippato dalla sinistra (in fondo, vedere i pacifisti di sinistra scendere in strada contro le guerre con le bandiere e le magliette di un grande guerrigliero, non è proprio una cosa coerente), ma anche Rino Gaetano e De Andrè, cantori degli emarginati della società; non sopportano le Banche, Maria De Filippi e il Grande Fratello, proprio come i benpensanti di sinistra. Anche se io non mi meraviglio più di tanto di tutto ciò, visto che ho sempre ritenuto uguali i due estremismi politici, differenziati forse solo dalla maggiore tolleranza verso lo straniero da parte della sinistra, e il maggiore orgoglio nazionalista della destra. Entrambi gli estremismi vogliono difendere i diritti degli ultimi della società, sono contro i poteri forti dell’alta finanza, sono a favore della nazionalizzazione dei processi produttivi e dei servizi essenziali…

Casapound ormai è una realtà nazionale, con sedi in tutta Italia; anche qui a Napoli, dove hanno piazzato la loro bandiera il 12 settembre di quest’anno, proprio la data di quando 90 anni fa il poeta “Vate” Gabriele D’Annunzio invadeva Istria con un manipolo di ferventi nazionalisti, in quella che divenne una prova tecnica del Regime fascista, durata più di un anno (400 giorni tra il 1919 e il 1920).

Si sono accasati proprio nel rione Materdei, laddove nel ’43 cominciarono le 4 giornate di Napoli, in un ex Monastero di proprietà comunale sito nella salita San Raffaele, grande 3 mila metri quadri e dodici stanze. Chissà se la loro è stata proprio una provocazione; fatto sta che la loro presenza non ha lasciato indifferenti le persone del rione, visto che a venti metri dalla loro sede c’è una scuola, oltre ai centri sociali di estrema sinistra. Tra loro c’è anche Emanuela Florino, figlia di Michele, ex terrorista di estrema destra indagato per aver partecipato all’organizzazione della “Strage di Natale” del 1984 nella quale morirono 16 persone (il suo nome fu fatto dal boss Misso), oltre ad essere stato scagionato per insufficienza di prove dall’accusa di favoreggiamento per l’assassinio di Iolanda Palladino, un’attivista di estrema sinistra, avvenuto nel ’75. Molte come lei, sono le donne attive nell’Associazione, e anche questo è un tratto che distingue essa da altri movimenti e partiti neofascisti, palesemente maschilisti.

Il loro insediamento al Materdei credo abbia un valore simbolico molto evidente, che sottolinea le mancanze dello Stato da un lato, e l’arretramento dell’estrema sinistra dall’altro: il primo perché l’ex convento era abbandonato a sé stesso, malgrado sia stato, tra l’altro, palcoscenico di molti film famosi girati lì negli anni ’50 (con attori come De Sica, la Loren, Totò…); il secondo, perché la sinistra si è lasciata scippare uno simbolo della Resistenza.

Casapound si muove diversamente dal neofascismo propostosi fin qui dagli anni ’60; ha una sua realtà “culturale”, idee moderne e contemporanee. Oltre alle caratteristiche prima menzionate, aggiungo anche altri loro obiettivi specifici, come il “diritto alla proprietà della casa con il Mutuo Sociale” (vero loro cavallo di battaglia) e il diritto delle donne di essere madri ma al contempo lavoratrici (altro punto che li distingue dal neofascismo, il quale vedeva la donna solo come angelo del focolare e “sforna figli”).

Tutte caratteristiche che devono lasciar riflettere. Soprattutto quella sinistra sempre più sbiadita, che da anni pare dare tante cose per scontate, come se fossero proprie senza più la necessità di difenderle (vedi i movimenti studenteschi, i locali abbandonati, l’appoggio dei disoccupati…). E se arrivano a perdere perfino il faccione di “Che Guevara”, come detto prima a mio avviso impropriamente utilizzato da loro per anni, malgrado si professino pacifisti, allora la sconfitta sarà definitiva e occorrerà ripartire da zero. Ancora una volta.

(Fonti: Il Venerdì di Repubblica, Casapound.org)


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martedì, 24 novembre 2009

LADY GAGA, ESEMPIO DI COME UN TALENTO DEVE “COMMERCIALIZZARSI” PER EMERGERE

Lady Gaga, al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta, è una cantante pop americana, che da oltre un anno sta spopolando le Hits Parade di mezzo Mondo grazie ai singoli del suo primo album (già arrivato a 3 edizioni) “The Fame”: “Just Dance”, “Poker Face”, “Eh Eh (Nothing Else I Can Say)”, “LoveGame”, “Paparazzi” e “Bad Romance”. Mentre da qualche giorno è uscito il nuovo singolo in collaborazione con un’altra principessina del Pop contemporaneo, Beyoncé, dal titolo “Video Phone”.

Stefani è anche conosciuta per il suo modo pittoresco e sexy di apparire nei video musicali o presentarsi nelle trasmissioni televisive, oltre che per la sua presunta trasgressività nella vita privata (si è dichiarata bisex, anche se su internet sono apparse voci, da lei stessa smentite, sul suo essere un’ermafrodita).

Di origini italiane (padre di origini palermitane e madre originaria di Venezia) , è nata a Yonkers nello stato di New York nel 1986, ed è cresciuta nel Lower East Side di Manhattan; ha iniziato a studiare pianoforte all'età di quattro anni presso la scuola cattolica “Convent of the Sacred Heart School” ed ha composto la sua prima ballata per pianoforte all'età di tredici anni. A diciassette anni è una delle venti persone al mondo ad aver ottenuto l'ammissione anticipata alla “Tisch School of the Arts” presso la New York University.

Malgrado l’aver passato tanti anni a studiare il piano e a curare il proprio timbro vocale, riesce ad ottenere la fama grazie al discografico Vincent Herbert che la mise sotto contratto con la Interscope Records, nel gennaio 2008; l’anno precedente invece, Lady Gaga ha collaborato assiduamente con l'amica DJ e ballerina Lady Starlight, esibendosi in concerti e manifestazioni locali, destando molto interesse e impressione per il loro look e per la loro musica dance elettronica d'avanguardia.

Ritornando al 2008, viene assunta come cantautrice dalla “Konvict Muzik”, e scrive per vari artisti, tra cui Fergie, Pussycat Dolls, e Britney Spears. Parallelamente, lavora al suo primo album con la Interscope, che esce così nell’agosto 2008 (“The fame” come detto) preceduto dal singolo “Just dance” nell’aprile 2008. L’album che va dalla dance all'elettropop spopola in molto Paesi, soprattutto negli USA, Canada e Australia, anche se ha raggiunto l’apice con singoli quali “Poker face” e “Paparazzi”.

Ho voluto riportare la biografia di Lady Gaga (che forse sarà anche sconosciuta ai più e invece molto conosciuta solo tra i giovanissimi), perché ella, come tanti altri artisti, ha raggiunto l’apice e il successo solo quando si è data al genere elettropop e dance, ed ha cominciato ad indossare vestitini succinti e trasgressivi, malgrado abbia invece studiato piano e canto per ben quindici anni, e a detta di molti, sia dotata anche di un discreto timbro canoro.

Purtroppo con un mercato discografico sempre più in crisi e con poche Major discografiche che comandano i giochi, è più facile che sia lanciata un’artista che fa musica commerciale e vendibile, anziché musica di nicchia ed impegnata. Pertanto, anche chi ha talento, se vuole esplodere, deve darsi alla musica artificiale e computerizzata fabbricata ad arte negli studios.

 

Riporto qui la versione acustica di “Pokerface” che Lady Gaga propose in una trasmissione giapponese; irriconoscibile, ma dimostra tutta la sua bravura, denudata degli artifizi della tecnologia:
(Fonte: it.wikipedia.org)


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lunedì, 23 novembre 2009

CONSIGLIO COMUNALE DI CASORIA, UNO DEI TANTI DA “SCIOGLIERE”

Riporto di seguito la relazione fattami pervenire dal un consigliere comunale di Casoria nelle file dell’Italia dei valori, Avv. Raffaele Bene, denunciante le gravi inadempienze del Consiglio comunale del suddetto Comune, sito a Nord di Napoli, guidato ormai da un anno e mezzo da una coalizione di centro-destra. L’opposizione, formata da Partito democratico, Italia dei valori e Partito socialista europeo, si sta battendo per quanto gli è possibile, contro la permanenza alla guida del Comune da parte di una coalizione inadempiente nei propri obblighi legali e finanziari, per non parlare di quelli morali verso i cittadini casoriani stessi. In particolare l’Avv. Bene, si è mosso moltissimo per ottenere ciò che d’altronde spetta alla città di Casoria, richiamando anche l’intervento da parte del Prefetto di Napoli; tutte azioni che per ora non hanno sortito alcun effetto.

La relazione seguente, come potrete voi stesso leggere, ben riassume la situazione inquietante in cui versa il Comune di Casoria, già proveniente da due anni mortificanti di commissariamento, in seguito allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche nel precedente Consiglio comunale guidato dal centro-sinistra. Pare proprio che la tanto attesa svolta “post-commissariamento” del Comune non vi sia ancora stata.

A seguito degli eventi sismici del 1980, il Commissariato Straordinario di Governo per l’Emergenza Terremoto ha affidato in appalto al Consorzio CPR 3 la realizzazione di circa n. 200 appartamenti quale intervento di ricostruzione nel territorio di Casoria, rientrante nel Programma Straordinario di Edilizia Residenziale previsto dal Titolo VIII della L. 219/81 e realizzato negli anni dal 1984 al 1990.

A decorrere dall’anno 1995 il Consorzio CPR 3 ha iniziato un lungo contenzioso, dapprima con il Commissariato di Governo e poi con il Comune di Casoria – contenzioso ad oggi ancora non definito – per ottenere quanto allo stesso dovuto, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Nell’anno 1999 con L. n. 144 art. 42, il Legislatore espressamente ha statuito che “…gli alloggi realizzati nei Comuni contermini al Comune di Napoli sono acquisiti, all’atto del trasferimento, al patrimonio disponibile dei Comuni nel cui territorio sono stati realizzati” e nel contempo ha previsto che “gli oneri del contenzioso sono a carico dello Stato per tutte le controversie aventi titolo in eventi verificatisi anteriormente al trasferimento delle opere e degli alloggi agli Enti destinatari” (art. 42 co. 3 L. n. 144/99). Nell’anno 2001, con Verbale n. 2595 del 18/07/01, sottoscritto dal Commissario Straordinario di Governo per il Contenzioso ed il Trasferimento delle opere di cui al Titolo VIII L. n. 219/81, Dott. Carlo Schilardi e dal Sindaco di Casoria, Dott. Giosuè De Rosa, è avvenuto il trasferimento delle opere realizzate dal Consorzio CPR 3 al patrimonio del Comune di Casoria ex art. 42 L. n. 144/99. In tale verbale, al punto 6) il Commissario Straordinario, ha previsto che “gli oneri e la gestione del contenzioso per tutte le controversie aventi titolo in eventi verificatisi anteriormente al trasferimento delle opere e comunque nei confronti del concessionario, restano a carico dello Stato, secondo le previsioni di cui all’art. 42 co. 3 L. n. 144/99, ivi compresi gli oneri derivanti dal completamento delle procedure espropriative nonché dal contenzioso insorto nella medesima materia, oltre che per la risoluzione delle interferenze”.

Nell’anno 2003 il Consorzio CPR 3, dopo aver esperito altri due giudizi arbitrali, ha notificato al Comune di Casoria una nuova domanda di accesso ad arbitri con cui ha riproposto nei confronti del Comune le stesse richieste del precedente lodo. Il Collegio Arbitrale, con Lodo definitivo del 30/10/04 (Rep. N. 2/05) ha condannato il Comune di Casoria (estraneo alla vicenda ex lege) al pagamento della somma di Euro 35.783.925,59. Avverso tale Lodo il Comune ha proposto impugnazione ex art. 829 c.p.c. innanzi la Corte di Appello di Napoli la quale, con Sent. n. 445/08, ha dichiarato “inammissibile” l’impugnazione proposta per un vizio di forma del ricorso, ovvero il mancato deposito della delibera di conferimento dell’incarico professionale al difensore incaricato. La citata sentenza è stata impugnata dal Comune con ricorso per Cassazione innanzi la Suprema Corte nonché con autonomo ricorso per revocazione alla Corte di Appello di Napoli.

In data 21/11/08, il Consorzio CPR 3 ha notificato al Comune di Casoria Atto di precetto con cui ha intimato il pagamento della somma di Euro 35.783.925,59, nonché ha notificato Atto di pignoramento presso terzi, per un importo pari ad Euro 53.000.000,00, con il quale ha pignorato tutte le somme esistenti nella Banca – Tesoriere.

Orbene, fatta questa doverosa premessa, caratterizzata da fatti e responsabilità di per sé non ascrivibili direttamente al Comune di Casoria, occorre a questo punto togliere in esame le vicende dalle quali invece emerge una gravissima responsabilità dell’Amministrazione Comunale, del Prefetto di Napoli nonché del Governo Nazionale e che nel loro complesso o addirittura in via autonoma dovranno condurre alla declaratoria di scioglimento del consiglio comunale.

1) Sulla revoca della sospensiva per irregolarità amministrative

Come sopra esposto, nel mese di Novembre 2008 il Consorzio CPR 3 dapprima ha notificato l’Atto di precetto con il quale ha intimato l’Ente a corrispondere un importo pari ad Euro 35 milioni e poi ha notificato atto di pignoramento presso terzi, in virtù del quale sono stati pignorati i conti correnti del Comune di Casoria per un importo pari ad Euro 53 milioni, somma, tra l’altro, di gran lunga superiore alle stesse disponibilità economiche dell’Ente.

Il Comune di Casoria, chiaramente, ha promosso impugnative nelle varie sedi giudiziarie ed in particolare Atto di opposizione all’esecuzione eccependo l’impignorabilità delle proprie somme in virtù di apposita Delibera di Giunta Comunale di Impignorabilità ed ottenendo dal G.E. del Tribunale di Napoli – Sezione Distaccata di Casoria, la relativa sospensiva. Avverso tale sospensione il CPR 3 ha proposto reclamo innanzi il Tribunale di Napoli il quale, con ordinanza resa il 02/07/2009, ha revocato la sospensiva considerando la delibera di impignorabilità priva di efficacia nei confronti del creditore procedente atteso che quest’ultimo è stato in grado di dimostrare che il Comune di Casoria “nel primo semestre del 2009 non ha rispettato il cronologico dei pagamenti delle fatture”, circostanza quest’ultima che, per giurisprudenza costante, determina “la inefficacia della delibera di impignorabilità e del vincolo di impignorabilità nei confronti del creditore procedente”.

Orbene, tale gravissima inadempienza amministrativa e contabile ha determinato il legittimo vincolo di tutte le somme dell’Ente il quale ha provveduto a richiedere una anticipazione di circa Euro 4 milioni al proprio Tesoriere per far fronte al pagamento degli stipendi ai dipendenti, fermo restando che tale anticipazione di per sé ha comportato un gravissimo pregiudizio economico, erariale e contabile per il Comune.

2) Sulla illegittimità del bilancio consuntivo

Il Sindaco di Casoria, pertanto, anche attraverso il proprio mentore e referente politico, l’On. Nicola Cosentino che, pare, abbia assunto finanche il ruolo di garante dell’operazione nonché tramite l’On. Luigi Cesaro, proprio nei mesi di giugno e luglio ha intensificato i contatti con il Commissariato Straordinario di Governo, direttamente dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al fine di addivenire ad una soluzione bonaria della controversia; tuttavia, nelle more, è stata realizzata un’ulteriore gravissima irregolarità.

In maniera del tutto irregolare ed illegittima, infatti, durante la seduta consiliare del 03/08/2009, avente all’O.d.G. l’approvazione del Bilancio Consuntivo dell’anno 2008, il Consiglio Comunale ha approvato lo stesso. Tale circostanza è fondamentale ai fini della declaratoria di scioglimento del Consiglio Comunale; e valga il vero! All’uopo, infatti, occorre subito evidenziare che l’opposizione, non ha preso parte alla emarginata seduta consiliare in quanto insanabilmente viziata per alcuni aspetti formali e sostanziali e soprattutto perché la proposta di rendiconto 2008 formulata dalla Giunta risultava essere assolutamente illegittima, irregolare, carente e palesemente contra legem. A tal proposito si evidenzia che il sottoscritto, infatti, si è fatto promotore della proposizione di un ricorso innanzi il TAR Campania con il quale è stata impugnata la seduta di consiglio del 03/08/09 ed il relativo deliberato, ovvero il Bilancio Consuntivo 2008.

Invero, il rendiconto era ed è assolutamente illegittimo ed irregolare atteso che, tra l’altro, l’Amministrazione Comunale, in violazione di tutte le disposizioni dettate in materia, consapevolmente e colpevolmente, ha omesso di riportare nel Bilancio, tra le passività, il debito certo, liquido ed esigibile nonché fondato su di un titolo giudiziale munito di formula di esecutività (Lodo arbitrale n. 2/05), di Euro 35.783.925,59, vantato dal CPR 3, divenuto oramai esecutivo e che proprio in virtù e per effetto della propria esecutività avrebbe dovuto necessariamente essere ivi inserito. In assoluto dispregio delle norme dettate in tema di contabilità nonché in materia amministrativa, civilistica e penalistica nonché in violazione di numerosi principi di diritto, primi fra tutti, quelli della veridicità e della buona fede, l’organo esecutivo del Comune non ha tenuto conto della esposizione debitoria a tutti nota, per lo meno a far data dalla notifica dell’Atto di precetto (21/11/2008) e che, di per se sola, costituiva inconfutabilmente un gravissimo scostamento rispetto all’equilibrio di bilancio, tale da ledere irreparabilmente gli equilibri economici e finanziari dell'Ente. Vieppiù, addirittura il contenzioso con il Consorzio CPR 3 non è stato neanche menzionato dalla Giunta nella propria relazione, in tal modo evidenziando di non tenerlo in alcuna considerazione ai fini della verifica del permanere degli equilibri di bilancio che, proprio in virtù e per effetto di tale gravissima omissione, costituente una chiara ipotesi di falso, è stato approvato risultando dallo stesso addirittura un avanzo di amministrazione pari a circa Euro 4 milioni; avanzo di amministrazione, chiaramente, assolutamente fittizio, atteso che già esisteva ed era per di più esecutivo, un titolo pari ad Euro 35 milioni di cui l’Ente, a torto o a ragione, era ed è ancora debitore.

L’omissione rilevata denota grave deficit istruttorio, costituisce una chiara ipotesi di falso in bilancio ed integra una insanabile violazione delle norme regolanti la formazione del rendiconto di gestione e si ribadisce, il coefficiente di illegittimità del rendiconto 2008 (impugnato innanzi il TAR Campania) è peraltro aggravato dalla circostanza che poche settimane prima la Giunta Comunale aveva finanche deliberato un’anticipazione di cassa di circa Euro 4 milioni proprio in virtù degli effetti della procedura esecutiva avviata dal Consorzio CPR 3.

La mancata considerazione del debito derivante dal contenzioso CPR 3 è dunque assolutamente incomprensibile da parte della Giunta ed integra una violazione dei principi di veridicità, completezza ed esaustività degli atti contabili degli Enti Locali nonché una serie di responsabilità erariali, civilistiche e penali delle quali i responsabili dovranno essere chiamati a rispondere innanzi le Autorità competenti.

Alla luce di tali ulteriori considerazioni non vi è chi non veda la palmare responsabilità commissiva ed omissiva dell’Amministrazione Comunale nonché del Prefetto di Napoli, nella propria qualità di organo di controllo; invero, l’Amministrazione ha proposto ed il Consiglio, nei componenti della propria maggioranza di centrodestra, ha approvato, nel corso di una seduta irrimediabilmente viziata e nulla, un bilancio illegittimo ed irregolare contenente un FALSO mentre il Prefetto, nella propria qualità di organo superiore di controllo, per di più a conoscenza della esecutività del titolo esecutivo derivante dal Lodo arbitrale, ha colpevolmente omesso di applicare la procedura di cui all’art. 247 D. Lgs. 267/00 (Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali) in virtù del quale << … ove dalle deliberazioni dell’ente, dai bilanci di previsione, dai rendiconti o da altra fonte, l’organo regionale di controllo venga a conoscenza dell’eventuale condizione di dissesto, chiede chiarimenti all’ente e motivata relazione all’organo di revisione contabile assegnando un termine, non prorogabile, di trenta giorni. 2) Ove sia ritenuta sussistente l’ipotesi di dissesto, l’organo regionale di controllo (Prefetto) assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine, non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto. 3) Decorso infruttuosamente tale termine l’organo regionale di controllo nomina un commissario ad acta per la deliberazione dello stato di dissesto. 4) Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al Prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio dell’ente, ai sensi dell’art. 141>>. Nulla di tutto ciò è stato fatto!

All’uopo, è chiaro che la mera applicazione della Legge avrebbe comportato la necessaria ed inevitabile declaratoria di dissesto finanziario ed eventualmente anche il conseguente scioglimento dell’assise civica casoriana. In ogni caso, la declaratoria di dissesto sarebbe stata necessaria ed obbligata ai sensi e per gli effetti dell’art. 244 del D.Lgs. 267/00 in virtù del quale <<si ha dissesto finanziario se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all’art. 193 nonché con le modalità di cui all’art. 194 per le fattispecie previste>>. Tra l’altro, si rileva, altresì che, probabilmente, oltre che una scelta obbligata, la dichiarazione di dissesto avrebbe potuto costituire anche una ipotesi salvifica per il Comune; al contrario, la mancata procedura di dissesto ha determinato una ulteriore e continua serie di gravissimi danni erariali per l’Ente il quale, oltre a chiedere una anticipazione di cassa al tesoriere, ha bloccato e/o limitato i pagamenti nei confronti dei propri fornitori e/o creditori, è stato sottoposto ad ulteriori azioni esecutive, ha continuato ad assumere impegni di spesa senza copertura finanziaria, in tal modo creando nuovi debiti fuori bilancio, etc.

3) Sulla mancata salvaguardia degli equilibri di bilancio

Come innanzi esposto, i contatti del Sindaco e dei propri referenti politici regionali e nazionali (On. Luigi Cesaro; On. Nicola Casentino) con il Commissariato Straordinario di Governo sono divenuti sempre più intensi, nel tentativo di addivenire ad una definizione bonaria della controversia e sono state fatte anche pressioni e/o sollecitazioni affinché la Presidenza del Consiglio dei Ministri si accolli il debito del Comune di Casoria.

Le trattative pare che siano ancora in corso ed a prescindere dall’esito delle stesse, non può essere sottaciuta una ulteriore circostanza, oltremodo grave e che di per sé, finanche a prescindere dalle ulteriori gravi responsabilità come sopra esposte, avrebbe dovuto, anzi, dovrebbe determinare lo scioglimento del Consiglio Comunale di Casoria.

Entro il termine perentorio del 30 settembre di ogni anno, infatti, i Comuni, ex art. 194 D. Lgs. 267/00, sono obbligati ad approvare i provvedimenti di salvaguardia degli equilibrio di bilancio. Il Comune di Casoria, non avendo adempiuto entro il termine di legge, è stato diffidato dal Prefetto di Napoli con nota Prot. Prot. N. 1005/Area II EE.LL. notificata il 12/10/2009, irritualmente protocollata dal Sindaco al Protocollo Generale con Prot. N. 36026 in data 13/10/2009, facendo, pertanto, decorrere da tale ultima data il dies a quo. Nota con la quale il Prefetto ha diffidato l’Ente ad approvare il riequilibrio di bilancio entro venti giorni dal ricevimento della stessa e pertanto entro e non oltre il termine perentorio del 01/11/2009! All’uopo, al fine di fugare ogni possibile dubbio, corre subito l’obbligo di precisare che le sedute di consiglio comunale possono tenersi anche di domenica e comunque nei giorni festivi e che, per di più, non esiste alcun divieto in tal senso né nel T.U.EE.LL., il quale rimanda sull’argomento alla disciplina ed all’autonomia dei Comuni e né tanto meno nel Regolamento del Consiglio Comunale nonché nello Statuto Comunale di Casoria. Il Presidente del Consiglio Comunale, invece, ha fissato quale ultima data per la discussione ed approvazione del riequilibrio il giorno 02/11/2009, ovvero il ventunesimo giorno successivo la notifica della diffida da parte del Prefetto che, si ripete, è stata notificata il 12/10/09.

Il consiglio comunale, nella sua componente di centrodestra, in data 02 novembre, pertanto, ha approvato il provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio (Riequilibrio), un provvedimento illegittimo ed irregolare, da ciò derivando una serie di illegittimità amministrative, contabili, erariali, civili e penali che, unitamente alla circostanza che lo stesso sia stato approvato oltre i termini di legge, non potranno non condurre allo scioglimento del Consiglio Comunale della Città di Casoria.

L’opposizione ha anche provveduto ad informare a mezzo lettera racc. a.r., anticipata mezzo telefax, del 04/11/09, il Prefetto di Napoli, chiedendo la verifica della sussistenza delle condizioni dello scioglimento; senza tuttavia, ad oggi, sortire effetto alcuno.

Invero, la Giunta ha proposto al Consiglio Comunale di approvare un riequilibrio di bilancio con il quale sono stati finanziati circa Euro 1.100.000,00= rinvenienti da debiti fuori bilancio; il Consiglio ha riconosciuto, altresì, sempre quale debito fuori bilancio, per di più fondato su di una inesistente ipotesi transattiva, un importo pari Euro 2.745.000,00, da corrispondersi, non si comprende a quale titolo, in favore del Consorzio CPR 3. Tale somma, in maniera del tutto inaspettata, immotivata e sorprendente è stata riconosciuta dall’Ente, che si badi, in tutte le sedi ha sempre rimarcato la propria estraneità alla vicenda, al Consorzio, in quanto “somme che comunque, indipendentemente dall’esito dei giudizi, il Comune avrebbe dovuto in ogni caso corrispondere, perché relativa al periodo successivo al 2001”. Tale importo, invero, calcolato dal Commissariato di Governo, è la somma di soli interessi legali e rivalutazione monetaria, non si comprende derivanti e/o riconducibili a cosa ed in ogni caso è da riferirsi ad anni sicuramente antecedenti il 2001.

Vieppiù, tale somma non deriva da alcuna transazione e/o accordo intercorso tra le parti e né tanto meno è direttamente riconducibile al Lodo esecutivo; è un vero e proprio “regalo” fatto al CPR 3, un importo che è stato riconosciuto dal Comune al Consorzio unicamente sull’impegno che il Commissariato di Governo, laddove la Presidenza del Consiglio dei Ministri fornisca una disponibilità finanziaria in tal senso, corrisponda un ulteriore importo di Euro 18 milioni in favore del Consorzio, il quale si “accontenterebbe di soli Euro 21 milioni” a tacitazione della controversia.

Vieppiù, tale somma, circostanza ancor più grave, è stata riconosciuta senza che in cambio vi sia stata alcuna rinuncia al diritto da parte del CPR 3 ma in cambio, unicamente, di una mera rinuncia all’azione esecutiva da parte del Consorzio e ciò fino al 31/12/2009 con l’unico “vantaggio” per l’Ente, di poter vedere svincolate (seppure solo temporaneamente) le somme presenti sui propri conti correnti.

È palmare, pertanto, che ad oggi ancora sussista, di fatto, una chiara ed inequivocabile posizione debitoria del Comune nei confronti del CPR 3 sempre per Euro 35 milioni e che in tal modo il Comune sia stato esposto al rischio di dover corrispondere, invece di Euro 35 milioni, addirittura Euro 38 milioni nei confronti del CPR 3.

Il Comune, inoltre, ha rinunciato a tutte le azioni giudiziarie promosse.

È chiara, a questo punto, la circostanza principale in virtù della quale il Consiglio Comunale di fatto dovrà necessariamente essere sciolto dal Prefetto: è stato approvato un provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio che, di fatto, non ha riequilibrato il Bilancio e ciò in violazione della imperativa norma operante in materia; all’uopo, l’art. 193 co. 2 del D. Lgs. 267/00 espressamente prevede che <<… per il ripiano del disavanzo di amministrazione risultante dal rendiconto approvato e qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di amministrazione o di gestione, per squilibrio della gestione di competenza ovvero della gestione dei residui, (l’Ente) adotta le misure necessarie a ripristinare il pareggio…>>. In altri termini, il riequilibrio ha quale ratio quella di riequilibrare i conti e riportare il tutto in pareggio, cosa che di fatto nel caso di specie non è accaduta da ciò derivando la necessaria declaratoria di scioglimento del consiglio comunale ex art. 193 co. 4 D. Lgs. 267/00 che statuisce <<la mancata adozione, da parte dell’ente, dei provvedimenti di riequilibrio previsti dal presente articolo è equiparata ad ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione di cui all’art. 141, con applicazione della procedura prevista dal co. 2 del medesimo articolo (scioglimento del consiglio comunale)>>. In pratica si è approvato un riequilibrio ontologicamente nullo e difforme dalla ratio e dalla funzione che dovrebbe avere un provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio, atteso che ad oggi, sussiste un insanabile scostamento dell’equilibrio di bilancio per circa Euro 35 milioni.

 

Tra l’altro, la copertura dei debiti fuori bilancio finanziati con lo pseudo riequilibrio (Euro 1.100.000,00 + Euro 2.700.000,00) votato il 02/11/09, si badi, dovrebbe rinvenirsi proprio nel fittizio avanzo di amministrazione risultante dal mendace Bilancio Consuntivo 2008, approvato il 03/08/09, oggetto di impugnativa innanzi il TAR e caratterizzato da una insanabile nullità determinata, tra l’altro, proprio dalla circostanza che l’avanzo di amministrazione non esista in quanto ivi non è stato indicato il debito di Euro 35 milioni circa, ciò di per sé costituendo una ipotesi di FALSO.


Alla luce dei fatti così come sopra ricostruiti, le gravi inadempienze e responsabilità ascrivibili alla Giunta nonché alla maggioranza di centrodestra che amministrano la Città di Casoria nonché ascrivibili al Prefetto di Napoli, possono essere così semplificate:

1)         omessa dichiarazione di dissesto finanziario da parte del Comune a partire almeno da Novembre 2008, in espressa violazione di legge, con conseguente pregiudizio economico, erariale e contabile per l’Ente e la Città;

2)         omesso potere di controllo sulla gestione economica e contabile ed in particolare sul Bilancio e sul Provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio da parte del Prefetto di Napoli il quale ha omesso di applicare la normativa in tema di dissesto finanziario nonché la normativa in tema scioglimento del consiglio comunale;

3)         approvazione del Bilancio consuntivo 2008 illegittimo, irregolare, carente e non veritiero;

4)         approvazione fuori termine del provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio;

5)         mancata salvaguardia degli equilibri di bilancio, stante la sussistenza anche dopo la illegittima e tardiva votazione del 02/11/09, di una posizione debitoria di circa Euro 35 milioni derivante da un credito certo, liquido ed esigibile e fondata su di un titolo munito di formula esecutiva;

6)         illegittimo ed infondato riconoscimento da parte del Consiglio comunale, in favore del Consorzio CPR 3, della somma pari ad Euro 2.745.000,00=, quale Debito Fuori Bilancio.

Ipotesi tutte caratterizzate da particolare gravità e che sia in termini individuali, che nel loro complesso, non potranno non condurre alla necessaria declaratoria di scioglimento del Consiglio Comunale di Casoria.




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domenica, 22 novembre 2009

INIZIATIVE PRO-SAVIANO E DI LIBERA

Di seguito porgo alla vostra attenzione due petizioni: la prima, atta a sostenere l’appello di Roberto Saviano lanciato al Presidente del Consiglio, con cui lo scrittore invita il Premier a non far proporre la legge sul “processo breve”, che prescriverebbe di fatto, secondo l’ANM, circa 100 mila processi.

La seconda, quella dell’Associazione Libera, sulla possibilità da parte dello Stato, introdotta dalla prossima Finanziaria, di vendere a privati i beni confiscati alle mafie, ove nei tempi previsti essi non si riescano a destinare entro tre o sei mesi a fini “sociali” o di pubblica utilità. Il rischio è quello di far riacquistare tali beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali stesse (tramite terze vie apparentemente più “pulite”), e di precluderli pertanto ai suddetti usi.

 

Per leggere e appoggiare la petizione pro-Saviano:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117

 

Per leggere e appoggiare la petizione di Libera:

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1780


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sabato, 21 novembre 2009

UN CASO DI PREPOTENZA DELLO STATO A SAN FELICE A CANCELLO (CE)

Riporto di seguito il racconto di un cittadino di San Felice a Cancello, la cui famiglia ha subito per ben due volte la prepotenza dello Stato sulla terra di loro proprietà da ormai cento anni, attraverso due espropri, giustificati con la costruzione di un’opera il primo, e la messa in sicurezza del territorio il secondo. Ma entriamo nel merito; mi scuso anticipatamente per la vaghezza relativa alle date e alle cifre, ma ho rispettato la volontà del protagonista della vicenda il quale vuole restare nell’anonimato e nel vago.

Ecco la casa, attorniata da fitta vegetazione; in parte dovuta alle colture, in parte all’abbandono dello Stato:

 01 Casa

 

02 Boscaglia lasciata dallo Stato





























Un primo esproprio c'e stato nella prima metà anni ’90 per il passaggio di un acquedotto che doveva portare acqua potabile a Napoli, proveniente dalla sorgente del Monte Sirino (Potenza). L’acquedotto, seppur terminato nel giro di due anni, non è mai andato in funzione, lasciando invece così la terra:

03 Parte espropriata per la messa insicurezza


 














04 Dove passa l















05 Dove passa l























 



Cartello illegibile che ne indica l'esistenza:

06 Cartello















Nel 2008 invece sono iniziati dei lavori per la sistemazione idrogeologica del versante che va dal Monte “S.Angelo a Palomba” alla collina di Cancello, Comune di San Felice a Cancello (CE), nonché di ripristino dell'alveo; alla famiglia proprietaria dell’appezzamento di terra hanno espropriato 2 particelle. Gli espropri di solito sono pagati bene, ma il geometra che ha curato l’operazione gli ha invece riconosciuto una somma davvero misera.

La zona di San Felice a Cancello fu anch’essa interessata alla frana che nel maggio ’98 colpì molte aree della Campania, soprattutto Avellino e Salerno, ma anche appunto il casertano, come testimonia questo articolo del Corriere della sera del 1998:

"Frane e fango, la Campania in ginocchio Emergenza in Irpinia e nel Salernitano: tre morti, numerosi i dispersi Una frazione scomparsa sotto tonnellate di detriti e terra Centinaia di persone sono senza un tetto NAPOLI - E' difficile perfino contare i morti. Si parla pietosamente di dispersi: c'e' chi dice che sarebbero cinque in tutto, chi si spinge addirittura a ipotizzarne una ventina. Fino a tarda notte, comunque, sono stati ritrovati tre cadaveri: quello di un giovane, figlio di un tabaccaio, quello di una poliziotta, a Quindici, e di un'anziana donna travolta dalla frana che ha spazzato via la sua casa a San Marco Trotti, una frazione di San Felice a Cancello, nel cuore della provincia casertana. Di certo vi e' che la Campania sta cadendo a pezzi sotto i colpi di un temporale che da 48 ore sferza il Mezzogiorno e non accenna a diminuire. Interi paesi sono annegati in un mare di fango e detriti, piombati dalle montagne circostanti: Episcopio, una frazione di Sarno, e' scomparso, completamente sommerso da tonnellate di terra e sarebbero crollate alcune palazzine, isolate dal resto della regione."

Ecco lo stato dei lavori, lasciati in sospeso:

07 Lavori

 













 

08 Lavori (2)















09 Lavori (3)















10 Lavori (4)















10 Lavori (5)















Insomma, nonostante l’appezzamento di terra sul quale il dichiarante ha una casa di proprietà rientri nella “zona rossa” da ormai dieci anni, e soggetta quindi a dissesto idrogeologico, e per i quali ricordo che le Province per mitigare il problema hanno ricevuto e probabilmente ricevono ancora fondi pari al 75% dall’UE (fondi FEOGA), al 17,5% dallo Stato e al 7,5% dalla Regione ai fini del provvedimento che va sotto la dicitura “Misura 1.3 - Sistemazione idraulico forestale e tutela delle risorse naturali” (P.O.R. Campania 2000-2006, e 2007-2013), esso viene deturpato con un acquedotto tra l’altro mai entrato in funzione, e anni dopo espropriato una seconda volta per lavori di messa in sicurezza lasciati incompleti (lavori iniziati solo dieci anni dopo dai fatti del ’98).

11 Abbandono alla vegetazione

 














I punti conclusivi sono tre: 1) la famiglia in questione si ritrova con una casa in montagna al centro di un appezzamento di terra deturpato della sua porzione anteriore e posteriore, “scippata” con pochi soldi dallo Stato tramite esproprio, riducendo sensibilmente la possibilità da parte loro di coltivarla (oggi si dedicano solo alla coltivazione di olive e aranci, per quanto è possibile);

2) la famiglia in questione si ritrova altresì con un’abitazione collocata in una zona soggetta a rischio frane, posseduta ormai da un secolo, senza nemmeno essere messi a corrente del pericolo, e senza che lo Stato abbia fin’ora fatto nulla di concreto per mitigare il problema;

3) è ancora vigente l’istituto dell’esproprio, che trova le sue origini nel lontano 1865, il quale è, citando il Codice civile, “un istituto giuridico in virtù del quale la pubblica amministrazione può, con un provvedimento, acquisire o far acquisire ad un altro soggetto, per esigenze di interesse pubblico, la proprietà o altro diritto reale su di un bene, indipendentemente dalla volontà del suo proprietario, previo pagamento di un indennizzo”. L’esproprio può essere un giusto strumento per costruire strutture di uso ed interesse pubblico, la cui nascita è impedita da un bene di proprietà di privati (mobile o immobile che sia); naturalmente questi devono ricevere un giusto indennizzo pari alle quotazioni di mercato del bene sottratto (al quale bisognerebbe aggiungere il presunto valore affettivo). Sono però frequenti i casi nei quali i proprietari hanno ricevuto cifre irrisorie in cambio, e per di più le opere avviate non sono mai state completate, o andate in funzione; regalando ad un paesaggio l’ennesimo eco-mostro. 

(Anche le foto sono state scattate da me)


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