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Il settimanale “L’espresso” li ha sgamati, ed è scoppiato il caso politico, anzi, direi istituzionale, visto che ne va della credibilità, già ai minimi storici, della Magistratura e di chi ci governa.
In una tiepida sera di maggio, si sono trovati a cena due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, e del Senato, Carlo Vizzini. Il tema della serata è una bozza di riforma costituzionale della giustizia, scritta dallo stesso Mazzella, che separa le carriere, sostituisce i pm con gli "avvocati dello Stato", cambia il Csm e la Consulta.
I più distratti forse non hanno capito ancora dove sta lo scandalo: il 6 ottobre due dei commensali, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, di cui il primo era il padrone di casa, membri della Corte Costituzionale, dovranno cominciare a decidere sulla costituzionalità del lodo Alfano (quella legge che rende in processabili le 4 più alte cariche dello Stato), ma nel frattempo vanno a cena, "privatamente" a sentire il padrone di casa, con l'autore e insieme destinatario del medesimo scudo anti-processi.
Come ormai sempre accade, l’unico partito ad alzare la voce in Parlamento e a sottolineare il fattaccio, è l’Italia dei valori per bocca del suo leader Antonio Di Pietro (con Bondi che ha lasciato l’aula inorridito). E a lui, hanno fatto eco altri membri dell’IDV, tra cui l’europarlamentare De Magistris e il senatore Li Gotti.
Non fanno una piega, e anche questa non è una novità, il PD e l’UDC. Ovviamente il PdL invece corre in difesa del suo leader supremo, attraverso le dichiarazioni di Quagliariello e di “mavalà” Ghedini.
Inutile comunque, ancora una volta, la richiesta d’intervento da parte di Di Pietro rivolta al Presidente della Repubblica, poiché dalla Presidenza hanno già risposto che è sbagliato chiamarli in causa poiché un loro intervento lederebbe l'autonomia della Corte. D’altronde, non ci speravo tanto.
La Consulta invece è in subbuglio e prevale lo sconcerto per un incontro che ne pregiudica l'imparzialità in un momento delicatissimo. Ma Mazzella è apparso impassibile, e ha definito Berlusconi "un vecchio amico", col quale è normale avere degli incontri a cena, come del resto è amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica, anche di estrema sinistra.
La Corte Costituzionale comunque ha iniziato ad esporsi di più, e tramite una comunicazione, ovviamente anonima ha fatto sapere testuali parole, che lascio invariate, così da potervi far rendere conto della gravità della situazione nella quale vive la nostra pseudo-democrazia:
"La decisione sul lodo Alfano, com'è stata quella sul lodo Schifani, rappresenta un unicum. Abbiamo di fronte leggi del tutto particolari, che non sono astratte, che non riguardano migliaia di cittadini, ma uno solo. E a uno solo sono state applicate. Quell'uomo politico, quel presidente è Berlusconi. La decisione della corte perde la sua astrattezza, si cala inevitabilmente nel personaggio, ne decide la sorte politica, Può uno di noi, alla vigilia di questa decisione, andare a cena con quest'uomo? No, non può. E non è necessario che ciò sia scritto o vietato. Lo dice il buon senso comune. Se la nostra opzione dev'essere sopra le parti, come sarà, i comportamenti devono essere sterili, come se fossimo in sala operatoria". (Fonte: LaRepubblica).
