Qui racconterò le mie verità , le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
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Mario Balotelli, calciatore appena diciannovenne dell’Inter, sta facendo parlare di sé purtroppo più per gli episodi razzisti che sta subendo, che per le proprie prodezze sul campo.
Ultimo episodio di una certa gravità, i cori razzisti dei tifosi juventini durante Juventus-Udinese, le cui intenzioni cattive e razziste sono state accentuate dall’assenza in campo dello stesso calciatore, che per i bianconeri non era certo un avversario in quel momento.
Ovunque vada a giocare, Balotelli è preso di mira dai tifosi avversari; perfino nelle vesti della nazionale italiana Under21, quando a Roma, fu oggetto di una contestazione da parte di un gruppo di tifosi romanisti. L'attaccante neroazzurro era in compagnia di altri giocatori della Nazionale Under 21, tra cui Domenico Criscito e Sebastian Giovinco per prendere parte ad un evento, quando è stato avvicinato da alcuni tifosi giallorossi che lo hanno preso di mira con cori e il lancio di due banane facendo poi perdere le loro tracce. Anche quando gioca con la Nazionale, si è sentito qualche “buu” tipicamente razzista.
Balotelli viene da una storia personale difficile, che spesso incide sul suo atteggiamento sia in campo che fuori, facendosi espellere con una certa facilità o allenandosi svogliatamente col resto del gruppo. Il tutto, alimentato dal razzismo che il povero Mario sente sulla propria testa ovunque vada a giocare…in Italia. E non credo che il suo allenatore, Josè Mourinho, sia sempre in grado di gestirlo, poiché a volte lo esclude con una certa facilità dal giro dei titolari, o lo sostituisce quando la squadra avrebbe in realtà ancora bisogno di lui. L’allenatore portoghese ha però probabilmente ragione nel dire che i suoi familiari non sempre sono in grado di aiutarlo, alimentando forse nel ragazzo troppe aspettative e non sapendo gestire la sua figura da calciatore (i due fratelli gli fanno da procuratori ed agenti).
Ma proprio i cattivi rapporti con l’allenatore e i suddetti problemi di natura razziale, potrebbero portare Super Mario (così come viene chiamato) a trasferirsi all’Arsenal, anche perché si vocifera che i “gunners” sarebbero pronti a mettere sul piatto della bilancia il centrocampista catalano Cesc Fabregas, da tempo in cima alla lista del direttore tecnico interista Marco Branca. Si parla però del prossimo giugno.
Prima parlavo di una vita non facile. Nasce a Palermo il 12 agosto 1990, nel quartiere di Borgo Nuovo da Thomas e Rose Barwuah, immigrati ghanesi; i genitori si trasferiscono nel Comune bresciano di Bagnolo Mella, e di fatto abbandonano il figlio in ospedale. Sarà di fatto il personale medico a dover accudire Mario fino all'età di circa 2 anni. Nel 1993 è affidato dal tribunale per i minorenni alla famiglia Balotelli di Concesio, dove cresce insieme ai tre figli della coppia (due maschi e una femmina). I due fratelli maggiori di Mario (Giovanni e Corrado) aiutano i genitori a prendersi cura di lui, e lo seguono nella sua attività di calciatore diventando i suoi procuratori.
In base alla legge n. 91 del 5 febbraio 1992, Balotelli ha dovuto attendere il compimento del 18° anno di età per poter ottenere la cittadinanza italiana, in quanto il suo affido non è mai stato convertito in adozione. Ottenuta la cittadinanza è stato anche convocato dalla Nazionale italiana. Per quanto riguarda la sua carriera da calciatore, ha iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni con la squadra dell'oratorio parrocchiale di Mompiano (quartiere di Brescia), sotto la guida di Giovanni Valenti, venendo subito aggregato ai ragazzi di qualche anno più grandi. Si trasferisce successivamente al San Bartolomeo, squadra di un quartiere della periferia cittadina.
Nel 2001 approda al settore giovanile del Lumezzane, e il 2 aprile 2006, non ancora sedicenne, esordisce con la prima squadra in Serie C1, nell'incontro Padova-Lumezzane. Diviene così il più giovane esordiente nella storia della categoria, anche grazie a una deroga speciale concessa dalla Lega.
Il 31 agosto 2006 è acquistato in prestito dall'Inter, con diritto di riscatto della comproprietà, battendo la concorrenza del Barcellona e della Fiorentina. Anche il Chelsea, il Liverpool e il Tottenham avevano manifestato interesse per il giocatore. A metà stagione è aggregato alla Primavera, con la quale vince il campionato 2006-07, realizzando anche il rigore decisivo nella finale. Nel febbraio 2008 trascina la squadra Primavera alla vittoria del Torneo di Viareggio, realizzando 7 gol in 6 partite, tra cui una doppietta nella ripetizione della finale, vinta ai rigori contro l'Empoli.
Per scelta di Roberto Mancini, nella stagione 2007-08 è aggregato alla prima squadra, e il 16 dicembre 2007 esordisce in Serie A in Cagliari-Inter (0-2); tre giorni dopo, il 19 dicembre, segna le sue prime reti ufficiali con la maglia nerazzurra, realizzando una doppietta in Reggina-Inter (1-4), valida per l'andata degli ottavi della Coppa Italia.
L’Italia, soprattutto il Nord e quel di Roma, è ancora fortemente razzista e intollerante, benché ormai, volenti o nolenti, bisogna accettare la crescente multietnicità del nostro Paese; ma ipocritamente la nostra Nazione non lo ammette. Il calcio è una metafora della vita e della società, dove le persone in uno stadio esternano il loro lato peggiore, ma forse più autentico; e se degli sfottò sono ancora destinati ai meridionali, non mi meraviglio più di tanto se lo sono ad una persona di colore.
(Fonte: it.wikipedia.org)

Christian Vieri, in arte “Bobo”, lo scorso 22 ottobre ha annunciato il ritiro dal calcio giocato, forse per i continui problemi fisici che ne hanno segnato la comunque prolifica carriera; ha 36 anni. Pare che ora si dedichi al Poker professionista, nella categoria degli sportivi.
Figlio di Bob Vieri, celebre calciatore anni sessanta e fratello di Massimiliano Vieri, anch'egli giocatore di calcio professionista, è nato a Bologna, ma cresciuto nella comunità italiana di Sydney, in Australia, dove ha avuto le prime esperienze calcistiche in alcuni piccoli club locali come il Marconi Stallions, squadra italo australiana (ha iniziato come terzino sinistro). Tornato in Italia adolescente con la famiglia, ha vissuto a Prato, dove ha esordito con l'A.C. Santa Lucia, squadra di una frazione di Prato. L'anno successivo venne tesserato giovanissimo dal Prato, mettendosi in luce a suon di gol nel campionato B; approdò poi al Torino, squadra con cui ha esordito in serie A il 15 dicembre
La società bianconera, dopo una buona stagione dove Bobo fece registrare anche qualche presenza in Champions, lo cedette la stagione successiva dopo appena un anno (’97-’98) all’Atletico Madrid allenato da Arrigo Sacchi, dove Vieri segnò 24 gol in altrettante partite, diventando anche capocannoniere del campionato iberico; ma soffriva della portoghese saudade, e ritornò così in Italia nelle file della Lazio, dove si consacrò definitivamente.
Nonostante il nomignolo da “mercenario” che gli viene attribuito per i suoi tanti trasferimenti a suon di miliardi, il 1999 approdò all’Inter, dove rimase fino al 2005; la sua militanza nella squadra nerazzurra sarà contrassegnata da molti infortuni, ma comunque Bobo ha realizzato in campionato 103 gol (su 104 gare), e nella stagione 2002-03, realizzando 24 reti, divenne il capocannoniere della Serie A.
Da qui iniziò di nuovo a girare molto, tra Milan, Monaco, Sampdoria, Atalanta, Fiorentina, fino di nuovo al ritorno all’Atalanta. Ma come detto, i continui infortuni ne segnarono pesantemente il numero di presenze e quindi di gol (palese il caso della Sampdoria, dove in pratica firmò solo il contratto a luglio, che fu di fatto rescisso un mese dopo).
Buona l’attività in Nazionale. Di fatto con i suoi 23 gol realizzati in 49 presenze, è al 9° posto tra i migliori marcatori della storia della Nazionale; detiene inoltre con Paolo Rossi e Roberto Baggio il record di gol segnati da un calciatore italiano ai Mondiali (9).
Per quanto riguarda i titoli vinti, ricordiamo: 1 Scudetto, 2 Coppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa UEFA, 1 Coppa delle Coppe.
Durante un’inchiesta nella quale è stata investita la Telecom, nel 2006 si è scoperto che Vieri è stato pedinato dall’Inter durante la sua permanenza lì, e che il suo telefono è stato sottoposto a controllo. Pare che questa vicenda abbia (e stia) anche portato disturbi psichici all’ex calciatore.
Ho voluto dedicare un post a Vieri perché è stato un idolo della mia adolescenza, diventandolo ancora di più successivamente militando nell’Inter, squadra per cui tifo. E credo che se non fosse stato per i tanti infortuni, oggi saremo qui a parlare di molti altri gol segnati, e record da lui stabiliti.
Comunque un grazie a Vieri per le emozioni regalatemi, ricordando una frase che scrissi su un suo poster, ispirandomi al titolo di un film uscito quel periodo: “Come te nessuno mai”.
(Fonte: Wikipedia)

Lunedì scorso, nella "Casa del Cinema" di Roma è stato presentato un film-documentario sul Foggia allenato da Zdenek Zeman (1989-1994), quando la squadra pugliese, in barba a qualsiasi pronostico, fece tremare le big di allora, che in fondo sono ancora quelle di oggi. La regia è di Giuseppe Sansonna.
Il docu-film si chiama “Zemanlandia”, proprio come fu definito il suo modo di essere e di lavorare, in quanto è stato un Mondo a parte. In particolare, si ricordano di lui i duri allenamenti, il gioco offensivo poco curante della fase difensiva, e il suo modo di porsi con i giornalisti, con poche parole ma ugualmente molto ironiche.
Il documentario ripercorre le vicende del grande Foggia di Zeman, dando la parola ai protagonisti di allora e illuminando di nuova luce i retroscena del miracolo calcistico del Tavoliere. Impreziosito dal calcio giocato e da materiali di repertorio delle televisioni private, il film raccoglie l' intervista più lunga che Zeman abbia mai rilasciato. Nel documentario, calciatori affermati, dopo aver esordito da sconosciuti a Foggia, come Signori, Rambaudi e Di Biagio, ricordano con nostalgia i gradoni dello stadio Zaccheria, gli allenamenti da marines consumati sul campo in terra battuta dell' oratorio della Chiesa di San Ciro. Attorno a un tavolo, dopo quindici anni, gli amici e collaboratori tecnici di allora si divertono a raccontare aneddoti. Nelle loro testimonianze emerge uno Zeman inedito, ironico, immerso in interminabili partite a carte con massaggiatori e magazzinieri. L' intervista a due tra Zeman e il presidente del club di allora, Pasquale Casillo, rivela gli equilibri lavorativi e personali di due personalità agli antipodi: gelido e silenzioso il primo, vulcanico e loquace il secondo.
Zeman da allenatore non ha vinto nulla, anche quando ha allenato squadre blasonate quali le romane Lazio e Roma; tuttavia, gli si deve riconoscere la capacità di aver scoperto alcuni futuri campioni, o di aver fatto migliorare giocatori già affermati. Poi fu messo lentamente ai margini, soprattutto da quando nel 1998, fu uno dei primi a lasciare dichiarazioni sul fenomeno del doping in Italia, avendocela soprattutto con la Juventus. Da allora, e non credo solo per caso, Zeman ha allenato solo squadre minori, fino ad essere sparito dal calcio italiano da qualche anno (ultima squadra allenata il Lecce nel 2006).
Zeman manca al calcio italiano per tante cose: per il gioco spumeggiante delle sue squadre nonostante non avesse campioni affermati, la sua ironia, le sue infinite sigarette, la sua onestà…che in Italia, si sa, si finisce sempre per pagare.

Aveva avuto già un precedente, agli Europei Under 19 del 2008, ma sembra prendere piede a tutti gli effetti con l’Europa League (ex Coppa Uefa) l’esperimento del quinto arbitro, al secolo “giudice di porta”, ovvero dell’arbitro posizionato vicino ai pali della porta con il compito di segnalare al fischietto centrale tutto ciò che di scorretto vede in area, e aiutarlo nei casi di gol-non-gol (soprattutto per quest’ultimo caso). Quindi gli arbitri in campo diventano ben 6: inizialmente era solo un uomo vestito di nero che correva per tutto il campo; poi gli furono affiancati due guardalinee per controllare i falli laterali, i calci d’angolo, i falli di fondo, i fuorigioco; poi arrivò il “quarto uomo”, per gestire le sostituzioni e controllare le intemperie degli allenatori e chi si trova a bordo campo; infine ecco altri due arbitri piazzati vicino alle due porte.
Insomma, un esercito di persone per controllare le nefandezze dei calciatori, in pratica quasi un arbitro ogni sei giocatori (6 arbitri, 22 giocatori); quando in realtà basterebbe l’ausilio di qualche telecamera, collocata nelle porte e sulle linee di fondo, per controllare, mediante un teleschermo posizionato a bordo campo e controllato dal quarto uomo, i maggiori oggetti di disputa tra allenatori e giocatori, ovvero gol-non-gol, falli di fondo, calci d’angolo, fuorigioco. In caso di dubbio, l’arbitro fermerebbe il gioco e consulterebbe il quarto uomo. In realtà un dibattito in corso c’è già, e il sistema è stato definito “moviola in campo”.
Ma si sa la tecnologia non permetterebbe eventuali favoritismi (grandi o piccoli, comunque incisivi), e spezzerebbe le gambe ai tanti moviolisti seduti nelle trasmissioni sportive a riempire un quarto d’ora di palinsesti dei programmi, e toglierebbe visibilità ad ex calciatori ed allenatori falliti.
Ironia della sorte, a testare il giudice di porta è stata una quaterna italiana, con l’arbitro Tagliavento protagonista qualche giorno prima della gara di Euro League, in Genoa-Napoli, segnata da un suo clamoroso errore, avendo assegnato un rigore inesistente al Genoa alla fine del primo tempo, con espulsione del difensore del Napoli. Ma meglio non aprire un capitolo sugli errori degli arbitri italiani; dico solo che sono dell’idea di far arrivare in Italia degli arbitri europei, forse meno corruttibili, o se preferite, meno scarsi dei nostri.

L’associazione “PianetaDown” (www.pianetadown.org) con sede in Pescara, con il Patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca indice la prima edizione del concorso “Pinguini nel deserto”, aperto alle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale italiano, che si terrà dal 13-09-2009 al 5-12-2009.
Regolamento
1. Oggetto del concorso
“Pinguini nel deserto” vuole essere l’occasione per una riflessione di gruppo sulla disabilità intellettiva-relazionale, con particolare riferimento alla Sindrome di Down.
Qual è la percezione che si ha a livello individuale e di gruppo della disabilità intellettiva? Quali sentimenti istintivi genera l’incontro-scontro con essa nella realtà quotidiana? Quali le dinamiche di esclusione e di inclusione che si sviluppano a livello personale e di gruppo? Come favorire queste ultime a scapito delle prime? Quali strumenti abbiamo a disposizione e quali sarebbero necessari?
La riflessione dovrà essere proposta e condivisa attraverso l’utilizzo di forme artistico-espressive (così come previste nel punto 5), a partire da una “traccia” data, consistente in un’immagine allegata al presente bando di concorso, e nel suo breve commento.
2. Partecipazione
Il concorso è riservato alle classi delle Scuole materne, primarie e secondarie di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale Italiano. Proprio per favorire la riflessione comune a beneficio dell’inclusione delle persone con Sindrome di Down o altra disabilità intellettivo-relazionale, è ammessa la sola partecipazione a livello di classe (tutti i partecipanti del gruppo devono rispondere ai requisiti di partecipazione richiesti dal concorso). Per ogni iscrizione dovrà essere indicato il nome ed il recapito mail di una persona di riferimento, maggiorenne, che fungerà da interlocutore e da responsabile a tutti gli effetti nei confronti degli organizzatori del concorso e che sarà il solo soggetto legittimato al ritiro di eventuali premi.
3. Opere inedite
Gli elaborati presentati devono essere originali e inediti, sviluppati espressamente per il concorso in oggetto. La non conformità a tali requisiti, a insindacabile giudizio della Giuria, prevede l’esclusione dei partecipanti dal concorso o, qualora la non conformità dovesse emergere successivamente, l’annullamento dei riconoscimenti eventualmente assegnati, con obbligo di restituzione di quanto eventualmente percepito.
Si fa presente che ogni soggetto partecipante è responsabile di quanto presentato e perciò garante dell’utilizzo di materiale libero da copyright-diritti d’autore (immagini, testi), e che l’Associazione non risponderà in alcun modo delle eventuali violazioni in tal senso.
4. Iscrizione e consegna dei lavori
L’iscrizione al concorso avverrà consegnando il lavoro entro le 12.00 del giorno 05-12-2009, preferibilmente via posta elettronica all’indirizzo pinguinineldeserto@pianetadown.org, oppure via posta ordinaria su supporto informatico (CD-DVD) adeguatamente protetto dai danneggiamenti accidentali al seguente indirizzo, Sede dell’Associazione:
Associazione Pianeta Down – Concorso “Pinguini nel deserto”
C.da Seta 37 bis -83040 Conza della Campania AV
Congiuntamente al lavoro dovrà pervenire la domanda di iscrizione al concorso, compilata in ogni sua parte.
Per i lavori spediti via posta farà fede il timbro dell’ufficio postale.
L’iscrizione al concorso è gratuita.
5 Tecniche e categorie
Il Concorso, nella sua prima edizione avrà una categoria “unica”, a carattere letterario-figurativo.
Partendo dal disegno e dal testo esplicativo allegato al presente bando, i soggetti partecipanti dovranno sviluppare, attraverso metodi e modalità che favoriscano la partecipazione attiva di tutta la classe (ad esempio per la scuola dell’infanzia la forma letteraria della favola, piuttosto che il racconto, oppure il saggio per le scuole secondarie), ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel punto 1 del seguente Regolamento, un elaborato letterario a piacere, eventualmente arricchito di una parte grafica (disegni, fotografie, etc).
L’elaborato, che dovrà essere fornito in formato .doc (Microsoft Word) non potrà superare le venti cartelle da 2000 battute inclusi gli spazi.
Sul sito dell’Associazione è scaricabile un modello del formato, impostato secondo questi parametri, al seguente indirizzo: www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/formato.doc
6 Riunioni della giuria
La Giuria effettuerà tre sessioni di giudizio. Nella prima si valuterà se gli elaborati pervenuti siano conformi al regolamento del presente bando.
Nella seconda verrà effettuata una prima selezione delle opere più meritevoli (almeno cinque per ogni grado scolastico, con tutte le categorie rappresentate).
La terza sessione decreterà i vincitori previsti nel presente regolamento.
La Giuria validamente costituita potrà deliberare a maggioranza dei presenti. Le deliberazioni della Giuria e le motivazioni dei premi assegnati verranno trascritte su apposito verbale e pubblicate sul sito internet dell’Associazione www.pianetadown.org.
7. Composizione della giuria
Le prime due sessioni di giudizio saranno svolte direttamente dai membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Pianeta Down. La giuria finale sarà composta da 7 giurati, due dei quali dovranno far parte dell’Associazione Pianeta Down.
Sarà cura del comitato organizzatore del concorso il coinvolgimento di altri componenti qualora si verificasse la necessità di operare sostituzioni.
8. Esito del concorso
L’esito del concorso sarà comunicato via e-mail e lettera raccomandata ai concorrenti vincitori entro il 28-02-2010; i risultati saranno inoltre pubblicati sul sito internet dell’Associazione (www.pianetadown.org)
9. Premi
I premi sono costituiti da buoni per l’acquisto di materiale didattico e/o per il tempo libero, da utilizzare preferibilmente a favore di progetti di integrazione ed inclusione, a scelta dei vincitori.
Sono previsti due premi per ogni ordine di scuola (dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado), senza distinzione in categorie
1° Premio = buono per il valore di 1200 Euro
2° Premio = buono per il valore di 800 Euro
A questi si aggiungerà un primo premio “assoluto” scelto tra i vincitori dei primi premi nei singoli ordini scolastici per il valore di 800 Euro (aggiuntivi rispetto ai 1200 già vinti), per un totale di 9 premi.
I lavori premiati, insieme con gli altri lavori ritenuti eventualmente meritevoli, potranno essere pubblicati a cura dell’Associazione Pianeta Down, su un volume dedicato, con lo scopo di diffondere attraverso gli elaborati risultati vincitori la cultura della “non-diversità” ed il riconoscimento delle differenze personali come “valore”.
Ad insindacabile giudizio della Giuria, qualora non ci fossero lavori meritevoli, i premi potranno non essere assegnati, in tutto o in parte.
10. Premiazione
La premiazione avverrà nel periodo aprile-maggio 2010, in luogo e orario da definire da parte del comitato organizzatore, che provvederà a darne comunicazione ai vincitori e pubblicità sul sito www.pianetadown.org . I premi verranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia. E’ fatto obbligo per questo motivo che i rappresentanti responsabili (vedi punto 2-Partecipazione) delle classi vincitrici, o un loro delegato munito di regolare delega al ritiro, siano presenti alla cerimonia stessa.
I premi eventualmente non ritirati andranno ad alimentare il monte premi della prossima edizione del concorso.
11. Le opere del concorso
I progetti artistici non verranno restituiti agli autori e diventeranno patrimonio dell’Associazione Pianeta Down. Essi potranno essere utilizzati per pubblicazioni o convegni sempre nel rispetto degli scopi dell’associazione.
12. Accettazione del bando
La partecipazione al concorso da parte del candidato presuppone la totale accettazione del presente bando.
13. Segreteria del concorso e informazioni
Eventuali chiarimenti possono essere richiesti via mail alla segreteria organizzativa del concorso, presso l’Associazione Pianeta Down al seguente indirizzo: pinguinineldeserto@pianetadown.org
Il presente bando del concorso è pubblicato sul sito internet al seguente indirizzo:
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/bando.pdf
Scarica qui la scheda di iscrizione
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/scheda-iscrizione.doc
Scarica qui la “traccia” di partenza dalla quale sviluppare l’elaborato
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/traccia.pdf
Quando lunedì scorso Luciano Spalletti si è dimesso dal suo incarico di allenatore della Roma, in seguito alle sue dichiarazioni durante un’intervista, quando disse che alcuni giocatori dovevano cambiare il proprio atteggiamento durante gli allenamenti dato il loro scarso impegno (forse mosso anche dal secondo risultato negativo consecutivo della sua squadra, per di più sonoro, visto che ha perso 3 a 1 contro la Juventus in casa), ho subito fatto un confronto con ciò che quasi dieci anni fa fece Lippi all’Inter.
Prima però, vorrei aprire una breve parentesi sulla Roma: come sovente avviene nel calcio italiano, quando una squadra va male, il primo a pagare è sempre l’allenatore; non si dimentichi però che la società da almeno due anni sta effettuando un tira e molla sulla possibile cessione della squadra, con tanto di strategia di mercato incerta, che certo non aiuta il clima della squadra. Rossella Sensi (attuale Presidente della società) si sta dimostrando, per quanto mi riguarda, ancora meno capace del padre scomparso Franco.
Se infatti Spalletti si è dimesso rinunciando al suo stipendio dopo mezza dichiarazione contro alcuni suoi giocatori (senza aver fatto nomi e cognomi), Marcello Lippi, ora C.T. della Nazionale ma all’epoca allenatore dell’Inter, dopo una sconfitta in casa della Reggina per 2 a 1 nella prima giornata di campionato 2000-01 (2 ottobre 2000), fece una sparata durante la conferenza stampa del dopo partita, dicendo che se fosse stato lui il Presidente, avrebbe mandato via l' allenatore, e avrebbe messo i giocatori faccia al muro e gli avrebbe dato dei calci nel sedere e poi li avrebbe cacciati tutti; aggiungendo infine, che si vergognava della sua squadra. Dopo una tale prese di posizione uno si aspetta anche le dimissioni dell’allenatore; invece non arrivarono, e la società, in virtù di uno spogliatoio palesemente spaccatosi, fu costretta a licenziare Lippi.
Morale della favola: Lippi continuò a percepire il suo lauto stipendio di 6 miliardi di vecchie lire e la squadra andò in crisi per l’ennesima volta, passando da un campionato che doveva essere da protagonista, ad uno da ennesima figuraccia in relazione ai miliardi spesi dalla società. Qualche anno dopo, Lippi confessò che durante gli anni all’Inter aveva continuato a pensare alla Juve. Chissà se pensava alla Juventus anche quando andava a riscuotere i tanti soldi che la società di via Durini continuava a versargli inutilmente.
Quando l’Italia vinse i Mondiali 2006, ad essere sincero non fui entusiasta della cosa, poiché come C.T. vi era proprio Lippi e poiché di quella nazionale facevano parte giocatori come Buffon e Cannavaro indagati per calcio-scommesse il primo e per doping il secondo; ma entrambi i casi furono archiviati molto probabilmente per “meriti sportivi” dei due. Ritornando a Lippi, non bisogna dimenticare i palesi errori arbitrali cui giovò la Juventus durante la seconda metà degli anni ’90, quando il buon Marcello ne era allenatore, che rispetto a ciò che è successo qualche anno fa quando ad allenare i bianconeri era Capello e che ha fatto scoppiare “Calciopoli”, è stata cosa molto più grossa. In fondo, se la Juve del secondo vinse due campionati con un netto distacco dalla seconda in classifica, più stentati sono stati gli scudetti vinti dal primo (molti ricorderanno il campionato ’98-99, il primo anno di Ronaldo all’Inter).
Mi sa tanto che al prossimo Mondiale tiferò per l’Irlanda, Paese che amo per la sua tenacia antibritannica, e per l’Argentina, la quale mi auguro che vinca per un riscatto di Maradona contro i poteri forti della FIFA.

Ad inizio luglio avevo scritto un post sull’aumento assurdo e vergognoso delle tariffe Mediaset premium, aumentate di 140 euro in 2 anni, ossia dai 129 euro iniziali ai 269 di adesso (anche se da poco tempo è stata ridotta a 249 euro, ma riducendo al contempo di un mese la durata del pacchetto, quindi la sostanza non cambia); link al post: http://lucascialo.splinder.com/post/20884116/IL+VERGOGNOSO+AUMENTO+DELLE+TA
Bene, ad oggi i commenti ricevuti a quel post sono circa 40 (sarebbero 46, ma ho sottratto qualche mia risposta, o qualche doppio commento da parte di uno stesso utente); un vero record quindi, visto che il record di commenti si aggirava intorno a 15 risposte. La cosa pertanto mi lusinga molto, poiché il post ha avuto un grande seguito, anche in virtù del fatto che grazie ad esso e ad un post sulla questione del mare in Campania, nel mese successivo le visite giornaliere al Blog sono aumentate mediamente del 50%.
Tuttavia, la differenza di tale interesse da parte di visitatori esterni rispetto a post relativi ad argomenti quali la politica o l’attualità, che scrivo e curo più spesso, mi fa anche riflettere sull’altra faccia della medaglia di tale successo: il grande interesse e mobilitazione delle persone rispetto alla salvaguardia di un diritto che, confrontato a tanti altri che ci vengono quotidianamente sottratti, è alquanto marginale e futile; e di contro, il disinteresse e la noia che si prova per altri argomenti, quali la politica e l’attualità. Non si tratta solo di una questione meramente quantitativa, ma direi anche qualitativa, visto che i commenti ricevuti (chi volesse leggerli e aggiungerne di propri può comunque accedervi mediante il link sopra) mostrano anche una certa rabbia e partecipazione emotiva da parte di chi li ha scritti, che dimostrano quindi quanto le persone si sentano fortemente scippate di un proprio diritto: quello di vedere le partite comodamente dalla Tv di casa.
Ora per carità, ringrazio quanti hanno commentato il post, facendomi tra l’altro sentire meno solo nel personale rammarico verso l’aumento dell’offerta Mediaset premium; ma vorrei che tale partecipazione fosse così numericamente consistente e sentita anche quando si parla della sottrazione di diritti molto più importanti: il diritto alla salute, all’istruzione, all’informazione, quelli politici, civili, sociali, economici, visto che i post trattanti tali tematiche spesso non ricevono neanche un commento.

Dopo 97 anni di storia calcistica, l’U.S. Avellino 1912 è fallita, e dovrà ripartire dalla Serie D. La Società non aveva passato l’esame della Co.vi.soc. in quanto gravata da una situazione debitoria di circa 4 milioni di euro.
La società campana ha anche militato in Serie A per 10 anni, ininterrottamente dal 1978 al 1988, battendo squadre del calibro di Inter, Juventus e Milan; tra l’altro, nell'estate del 1986, si aggiudicò il Torneo Estivo, organizzato dalla Lega Calcio tra le dodici squadre di serie A non partecipanti alle semifinali di Coppa Italia. Il miglior piazzamento in Serie A lo conseguirà nel 1987, con un lusinghiero ottavo posto.
Inoltre, in quegli anni di militanza nella massima serie, nell’Avellino militarono futuri campioni o giocatori all’epoca già affermati come: Fernando De Napoli, Stefano Tacconi, Andrea Carnevale, Beniamino Vignola, Ramón Díaz, lo storico capitano Adriano Lombardi, Juary, José Dirceu, Franco Colomba (allenatore dei lupi nella stagione 2005/2006), Zibì Boniek, e allenatori come Vinicio, Eugenio Bersellini, Rino Marchesi e Ottavio Bianchi.
Dopo il Paradiso però arrivò l’inferno: nella stagione 1987/1988 i lupi arrivano penultimi a -1 dalla salvezza e retrocessero in B insieme all'Empoli. Poi negli anni successivi, fino ai giorni nostri, ai fallimenti sportivi (anni passati tra la serie B e la C), si sono aggiunte le disastrose vicende societarie. Fino al fallimento.
A “far compagnia” ai biancoverdi campani ci sono anche altre storiche società quali Pisa, Venezia e Treviso, anch’esse bocciate dalla Co.vi.soc.
Il fallimento dell’Avellino, che paragonerei un po’ al declinio della società calcio Napoli degli anni scorsi, denota il basso livello degli imprenditori campani, nonché uno scarso impegno delle Istituzioni nel fare da mediatrici tra venditori e compratori; per non parlare della possibilità, da parte delle stesse, di investire capitali pubblici per un bene d’interesse, in fondo, pubblico.
Disse dell’Avellino lo storico Presidente della Roma negli anni ’80 Dino Viola: “L'Avellino può cambiare squadra, allenatori, tutto, ma il pubblico, con quel pubblico che li trascina dall'inizio alla fine, giocare al Partenio sarà sempre difficile per tutti”.
Un “in bocca al lupo” (manco a dirlo) ai Lupi biancoverdi irpini per una repentino ritorno nel calcio “che conta”.

Approfitto ancora una volta del mio spazio, per pubblicizzare una mia opera. Dopo aver pubblicato una raccolta fotografica dedicata all’Italia e una raccolta di pensieri sulla vita e la società, ritorno a pubblicare un libro trattante tematiche storico-politiche, in particolare, effettuando una cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
Volendo fornire una rapida descrizione del tema del libro, si può dire che “il racconto” inizia a metà anni ’80: l’URSS, il primo e principale Paese che ha incarnato l’ideologia comunista, ha iniziato ad aprirsi al Mondo esterno ed avviare le prime timide riforme in chiave liberale; mentre negli USA, ossia il Paese che incarnava più degli altri l’indole Capitalista, che vede lo Stato quasi come un peso (basandosi su una tesi ottimista che vuole il mercato capace di regolarsi da sé, lasciando i capitalisti liberi di agire), aumentava la convinzione del proprio potere economico e militare; al punto da volerlo esportare anche ad altri Stati ritenuti arretrati, riuscendo anche a convincerne altri che quella fosse la strada giusta per svilupparsi. Vedi Cina e India.
La cavalcata del Capitalismo è così iniziata ufficialmente con la caduta del muro di Berlino del novembre ’89; evento che per molti storici segna convenzionalmente la fine del comunismo. E in effetti, analizzando tutto ciò che è successo a livello internazionale, si nota facilmente come gli USA fossero gli unici “arbitri” delle questioni mondiali, quasi per tutto il ventennio successivo.
Dopo di che, una catastrofica crisi finanziaria dovuta alla fragilità del sistema capitalista americano, che ad un certo punto ha visto inceppare il proprio motore oliato dal profitto, (basato su titoli “virtuali” senza alcuna consistenza economica), ha bloccato la spavalderia del Capitalismo, il quale, con la coda tra le gambe, ha addirittura chiesto aiuto al suo nemico storico dichiarato: lo Stato. Quest’ultimo è così chiamato a rimettere le cose “in ordine”, facendo sì che, come è già successo in altre occasioni (anche se non così palesi), le teorie dell’economista Keynes (fautore dell’importanza dello Stato nel sollecitare l’economia) battessero quelle del collega Smith (fautore del mercato che si regola mediante una mano invisibile).
Ecco che l’America, Paese liberista per eccellenza, finita l’epoca d’oro del capitalismo, deve ricredersi su molte idee: scarso controllo dello Stato sul mercato finanziario, la guerra preferita alla diplomazia, le politiche sociali affidate ai privati, lo sfruttamento illimitato delle risorse ambientali.
Certo, siamo solo agli inizi di questo cambiamento e la strada è ancora lunga. E chissà, forse un altro terremoto economico riporterà il Capitalismo ai fasti dell’ultimo ventennio. Ma dalle prime riforme e dichiarazioni d’intenti del Governo Obama insediatosi alla Casa Bianca da qualche mese, le premesse per un cambio di rotta ci sono tutte.
Il libro è così strutturato: nel I Capitolo, si parlerà del crollo dell’URSS e dei vari regimi comunisti dell’Est; nel II Capitolo, si tratterà delle varie operazioni militari capeggiate dagli americani dall’inizio anni ’90; nel III Capitolo, sarà affrontata l’adozione del Capitalismo come sistema socio-economico anche da parte di un Paese comunista qual è la Cina, o fortemente tradizionalista come l’India, o ancora, dello spostamento di alcuni stati ex comunisti sotto l’influenza americana; nel IV Capitolo, si parlerà di come funziona il sistema sanitario e scolastico americano; nel V Capitolo, infine, si affronterà la questione della crisi economica americana, e della conseguente crisi dei postulati del Capitalismo, con l’adottamento di misure prima quasi ritenute un tabù.
Per chi fosse interessato all’opera, il testo è acquistabile in due formati: formato e-book (ovvero file PDF da scaricare sul vostro PC), o nel formato di un libro tradizionale da farvi pervenire per posta. Link: http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/il-capitalismo-aveva-vinto/7339723
(dove troverete anche le prime pagine del libro, oltre appunto alle due possibilità di acquisto).
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