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COSENTINO, DOPO CESARO, ALTRO UOMO DI FIDUCIA DEI CASALESI NELLE ALTE ISTITUZIONI CAMPANE?
Il titolo è provocatorio, anche se stando ai fatti, non so fino a che punto. Nicola Cosentino, Sottosegretario al ministero dell’Economia di Giulio Tremonti, coordinatore regionale campano del PdL, nonché possibile candidato alla Presidenza della Regione Campania per il centro-destra alle prossime elezioni di marzo, è stato nominato da ben 6 pentiti del clan dei casalesi, i quali lo hanno indicato come “uomo politico a loro completa disposizione”. Si tratta di: Dario De Simone, il quale ha dichiarato che Cosentino aveva avuto espressamente il loro aiuto per le sue elezioni, e pertanto, era a disposizione per qualunque cosa gli avessero chiesto; Domenico Frascogna (primo pentito a fare il suo nome nel ’98) lo aveva descritto come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco Schiavone, il famoso “Sandokan”; Carmine Schiavone, suo cugino, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali; Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche; Gaetano Vassallo, l’imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, ha descritto il suo ruolo negli appalti per consorzi, rifiuti e termovalorizzatori; infine, il boss Bernando Cirillo, in un’altra occasione ha parlato di Cosentino come uno dei “rappresentanti del Clan Bidognetti” da appoggiare in occasione della sua candidatura alla provincia negli anni ’80. L’ordine di organizzargli un incontro elettorale veniva proprio da Francesco Bidognetti, “lo zio”, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus.
In realtà potevano essere 7, se non fosse che Michele Orsi, proprietario della società ECO4 insieme al fratelli Sergio, è stato ucciso a Casal di Principe a giugno dell’anno scorso, pochi giorni dopo aver preso la decisione di raccontare ai magistrati della direzione distrettuale Antimanfia, tutto quello che sapeva sullo smaltimento dei rifiuti e sulle connivenze tra politica e mafia nella zona di Mondragone, dopo quanto già raccontato in precedenza e che costituiva parte integrante di un’inchiesta che aveva già prodotto arresti eccellenti.
Il settimanale L’Espresso (con i giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi, indagati dalla Guardia di Finanza solo per aver fatto il proprio dovere) ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore del gas (l’Aversana Petroli di Casal di Principe, l’azienda a cui era diretto il carico di GPL che ha provocato il disastroso incendio alla stazione di Viareggio di qualche mese fa) fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l’intervento del Prefetto di Caserta Elena Stasi, poi guarda caso eletta al Parlamento per il PdL grazie anche al sostegno dell’attuale sottosegretario all’Economia. Cosentino agli amici è soprattutto noto con il soprannome di famiglia ereditato dal padre: “O’ Americano”.
In tutta Terra di lavoro (la provincia di Caserta) i Cosentino sono considerati una famiglia potentissima. Lo stesso tribunale di Santa Maria Capua Vetere è in un condominio di loro proprietà, mentre nella vicina Sparanise sorge la centrale elettrica diventata ormai il principale core-business della famiglia. Il 9 ottobre 
E Cosentino come risponde a tutto ciò? Affermando che si dimetterà soltanto se la Magistratura accerterà che egli abbia commesso realmente i reati dei quali è accusato. Un modo per dire: se la Magistratura sgamerà quello che ho fatto, allora magari mi farò da parte.
Un passato imbarazzante quello di Cosentino, tanto imbarazzante da far riflettere all’ala forzista del PdL sul candidarlo o meno come Presidente della Regione Campania. Tremonti ad esempio, ha ben raggirato l’argomento dicendo diplomaticamente che vorrebbe tenerlo con sé al Ministero, ma già sa che sarà difficile trattenerlo; dubbiosi sono gli appartenenti all’ala di Alleanza Nazionale, come Mario Landolfi, altro pezzo da 90 del casertano (nella fattispecie di Mondragone, il quale meriterebbe un post a parte) che si è mostrato dubbioso sulla sua candidatura. Oppure Bocchino ha proposto la candidatura della Carfagna. Ma il Coordinatore nazionale PdL, Denis Verdini, li ha gelati, assicurando che il prossimo candidato del partito sarà sicuramente di provenienza Forza Italia.
E’ questi sono i possibili prossimi candidati alla Presidenza della Regione che ci aspettano e che ci meritiamo? Una pedina dei casalesi? O una che stando alle intercettazioni telefoniche, per diventare Ministro è scesa ad imbarazzanti compromessi col Premier? E per un momento si è anche fatto il nome di De Gregorio, al quale non c’è bisogno di aggiungere commenti.
Lo sconforto per il futuro della mia Regione è alquanto totale, considerando che sicuramente le prossime elezioni regionali saranno vinte dal centro-destra, dato che il PdL ha quasi raddoppiato i voti del PD agli ultimi appelli elettorali; considerando che già come Presidente della Provincia di Napoli è stato eletto Luigi Cesaro, anch’egli nominato dal pentito Vassallo per alcuni affari fatti con il clan dei casalesi, anche appannaggio del fratello (sempre stando all’articolo dell’Espresso); considerando infine che il centro-sinistra in tutti questi anni di amministrazione locale, si è praticamente suicidato con una politica scellerata fatta di sprechi, scandali, inefficienze, con Bassolino e Iervolino che sono solo le due punte di un iceberg gigantesco.

A pochi giorni dalla fine del commissariamento della Regione Campania in materia di smaltimento dei rifiuti iniziato ben 15 anni fa (prevista per il prossimo novembre), nella Regione, soprattutto nelle aree più colpite, ossia Napoli e Caserta torna l’incubo dell’emergenza rifiuti; o forse, la polvere messa sotto al tappeto comincia ad uscire fuori.
Il primo campanello di allarme evidente è arrivato lunedì scorso, quando i lavoratori dei consorzi di bacino dei rifiuti hanno effettuato un sit-in a piazza Plebiscito, per protestare contro le nuove assunzioni effettuate senza rispettare l’obbligo di stabilizzare prima il personale precario già esistente; e contestano inoltre lo spreco di miliardi di euro conseguenza della scelta di pagare i lavoratori specializzati all’interno dei consorzi, tenendoli senza lavorare, e poi utilizzare altre aziende ed enti privati frutto di compromessi politico-istituzionali. I lavoratori hanno effettuato un presidio davanti alla sede della struttura commissariale di governo per l’emergenza rifiuti, e il loro incrocio di braccia ha portato allo stop di quattro discariche: Maruzzella nel Casertano, Parapoti nel Salernitano, Ariano Irpino in provincia di Avellino e Casalduni in quella di Benevento.
Alla situazione dei lavoratori, nonché ai vari sprechi diciamo pure immancabili quando si tratta di cessioni della gestione di servizi da parte dello Stato a consorzi esterni, si aggiungono anche i problemi “tecnici” delle discariche e dei macchinari preposti alla risoluzione dell’emergenza: la discarica di Sant'Arcangelo è in via di esaurimento e attualmente il grosso, circa 1400 tonnellate al giorno, vanno nella discarica di Terzigno; discarica quest’ultima inserita dentro al parco, che doveva durare diversi anni, ma che a questi ritmi si esaurirà nel giro di poco tempo. L’inceneritore di Acerra funziona per poche quantità, mentre di quello di Salerno, che doveva essere realizzato in tempi rapidissimi, non se ne sa più niente e la provincia dovrà dotarsi di una discarica per le 200mila tonnellate di indifferenziato; e nel frattempo, non è stato fatto niente per tamponare tale situazione, a partire dagli impianti di compostaggio. Ne sono previsti due: uno a Salerno e uno a Eboli, ma nelle altre province s ancora in ritardo. E i comuni sono costretti a spendere cifre paradossali per portare la frazione organica nelle altre regioni. Questo tra l'altro sta determinando rischi per le raccolte differenziate, che già in alcuni comuni stanno regredendo.
Infine, ritornando al problema dei lavoratori del settore, oggi se ne contano 20 mila, ma nella fase “a regime” saranno necessari non più di 9500. Insomma, siamo al solito giochino tutto italiano dello scambio lavoro-voto, il quale crea posti di lavoro senza una base economica reale che li sostenga.
Ma non finisce qui. In questi giorni ai poveri cittadini napoletani, stanno arrivando le bollette della TARSU (tassa per i rifiuti solidi urbani), maggiorate tra il 40% e il 60%, aumento dovuto ad un decreto del Governo Prodi del 2007 che prevede la copertura da parte dei Comuni del 100% del costo di spazzamento e smaltimento dei rifiuti, e per 2 anni Napoli è stata esentata da questo decreto per via dell’emergenza rifiuti. Nello scorso aprile, il governo Berlusconi però ha deciso di non prorogare la sospensiva perché l’emergenza rifiuti “sarebbe” terminata. Il Comune di Napoli, trovatosi con un buco in bilancio da colmare, ha deciso di aumentare la tassa. L’aumento è così spropositato che basta fare un confronto con gli altri Comuni che già si fanno carico del 100% del costo di smaltimento: a Napoli per un appartamento di 100 metri quadrati si pagherà 394 euro(3,94 euro al metro quadro) all’anno di Tarsu, ovvero, rispetto al 2008, c’è stato un aumento di ben 148 euro. Per un appartamento di 100 metri quadri a Milano, Torino e Roma si paga rispettivamente 262, 228 e 285 euro all’anno.
Intanto il Premier continua a pavoneggiarsi di aver tolto i rifiuti dalle strade della Campania, avendoci portato, a suo dire, di nuovo nella civiltà, nell’occidente. Bene, ma quando la falsa risoluzione del problema presenterà il suo conto, ovvero il tappeto non riuscirà più a contenere la polvere che sotto di lui soggiace, continuerà a farlo? Bé visto che le elezioni amministrative in Campania stanno per arrivare (prossimo marzo), non è difficile pensare che il centro-destra riutilizzerà la carta dell’emergenza rifiuti per screditare le istituzioni di centro-sinistra attualmente in carica, come ha fatto in occasione delle elezioni politiche di un anno e mezzo fa, facendo sparire i sacchetti dopo qualche mese.
Vivo a Casoria, Comune a Nord di Napoli, che vanta circa 80 mila abitanti, con una discreta presenza di palazzi alti fino a 6-8 piani, oltre ovviamente a villette o edifici ad uso familiare di massimo 2 piani. Fin qui tutto sembra essere un vanto, almeno fin quando in uno dei palazzi alti di cui sopra si guasta l’autoclave, e ci si accorge che senza di esso l’acqua dai rubinetti, quella che paghiamo con ingenti tasse, non arriva ai piani alti, arrivando in quantitativo modesto fino al terzo piano al massimo. Senza poi parlare della non certa potabilità della stessa.
E’ ciò che mi è successo qualche giorno fa, fortunatamente per una sola giornata grazie all’intervento dei tecnici nel pomeriggio, tamponando il disagio grazie alla scrupolosa scorta di taniche e bottiglie d’acqua; già perché i miei genitori, i quali mi raccontano che il fenomeno in passato era frequente, continuano a conservare scorte d’acqua per queste eventualità. Nel 2009.
La domanda che mi sorge allora è questa: perché si creano Comuni ad alta densità abitativa, con palazzi di varie dimensioni che si accavallano tra loro, senza poi essere in grado di servire, tramite rete idrica, l’acqua ai piani più alti? Costringendo i condomini a munirsi di un autoclave centrale, o un autoclave più piccolo per ogni famiglia? Ma siamo sempre alla solita risposta: forse perché conveniva all’assessore di turno, all’ingegnere firmatario del progetto e al proprietario di un appezzamento di terra con un futuro pagamento di un condono; il tutto in barba ai piani regolatori. Ed ecco le enormi colate di cemento, soprattutto degli anni ’50 e ’70 (fenomeno diffuso in tutta Italia col nome di “boom edilizio”), che ci hanno lasciato in eredità comuni senza spazi verdi, sovraffollati, sovratrafficati, e senza la capacità di poter fornire a tutti l’acqua tramite rubinetti, se non con l’ausilio di uno strumento aggiuntivo quale appunto un autoclave.

L’associazione “PianetaDown” (www.pianetadown.org) con sede in Pescara, con il Patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca indice la prima edizione del concorso “Pinguini nel deserto”, aperto alle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale italiano, che si terrà dal 13-09-2009 al 5-12-2009.
Regolamento
1. Oggetto del concorso
“Pinguini nel deserto” vuole essere l’occasione per una riflessione di gruppo sulla disabilità intellettiva-relazionale, con particolare riferimento alla Sindrome di Down.
Qual è la percezione che si ha a livello individuale e di gruppo della disabilità intellettiva? Quali sentimenti istintivi genera l’incontro-scontro con essa nella realtà quotidiana? Quali le dinamiche di esclusione e di inclusione che si sviluppano a livello personale e di gruppo? Come favorire queste ultime a scapito delle prime? Quali strumenti abbiamo a disposizione e quali sarebbero necessari?
La riflessione dovrà essere proposta e condivisa attraverso l’utilizzo di forme artistico-espressive (così come previste nel punto 5), a partire da una “traccia” data, consistente in un’immagine allegata al presente bando di concorso, e nel suo breve commento.
2. Partecipazione
Il concorso è riservato alle classi delle Scuole materne, primarie e secondarie di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale Italiano. Proprio per favorire la riflessione comune a beneficio dell’inclusione delle persone con Sindrome di Down o altra disabilità intellettivo-relazionale, è ammessa la sola partecipazione a livello di classe (tutti i partecipanti del gruppo devono rispondere ai requisiti di partecipazione richiesti dal concorso). Per ogni iscrizione dovrà essere indicato il nome ed il recapito mail di una persona di riferimento, maggiorenne, che fungerà da interlocutore e da responsabile a tutti gli effetti nei confronti degli organizzatori del concorso e che sarà il solo soggetto legittimato al ritiro di eventuali premi.
3. Opere inedite
Gli elaborati presentati devono essere originali e inediti, sviluppati espressamente per il concorso in oggetto. La non conformità a tali requisiti, a insindacabile giudizio della Giuria, prevede l’esclusione dei partecipanti dal concorso o, qualora la non conformità dovesse emergere successivamente, l’annullamento dei riconoscimenti eventualmente assegnati, con obbligo di restituzione di quanto eventualmente percepito.
Si fa presente che ogni soggetto partecipante è responsabile di quanto presentato e perciò garante dell’utilizzo di materiale libero da copyright-diritti d’autore (immagini, testi), e che l’Associazione non risponderà in alcun modo delle eventuali violazioni in tal senso.
4. Iscrizione e consegna dei lavori
L’iscrizione al concorso avverrà consegnando il lavoro entro le 12.00 del giorno 05-12-2009, preferibilmente via posta elettronica all’indirizzo pinguinineldeserto@pianetadown.org, oppure via posta ordinaria su supporto informatico (CD-DVD) adeguatamente protetto dai danneggiamenti accidentali al seguente indirizzo, Sede dell’Associazione:
Associazione Pianeta Down – Concorso “Pinguini nel deserto”
C.da Seta 37 bis -83040 Conza della Campania AV
Congiuntamente al lavoro dovrà pervenire la domanda di iscrizione al concorso, compilata in ogni sua parte.
Per i lavori spediti via posta farà fede il timbro dell’ufficio postale.
L’iscrizione al concorso è gratuita.
5 Tecniche e categorie
Il Concorso, nella sua prima edizione avrà una categoria “unica”, a carattere letterario-figurativo.
Partendo dal disegno e dal testo esplicativo allegato al presente bando, i soggetti partecipanti dovranno sviluppare, attraverso metodi e modalità che favoriscano la partecipazione attiva di tutta la classe (ad esempio per la scuola dell’infanzia la forma letteraria della favola, piuttosto che il racconto, oppure il saggio per le scuole secondarie), ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel punto 1 del seguente Regolamento, un elaborato letterario a piacere, eventualmente arricchito di una parte grafica (disegni, fotografie, etc).
L’elaborato, che dovrà essere fornito in formato .doc (Microsoft Word) non potrà superare le venti cartelle da 2000 battute inclusi gli spazi.
Sul sito dell’Associazione è scaricabile un modello del formato, impostato secondo questi parametri, al seguente indirizzo: www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/formato.doc
6 Riunioni della giuria
La Giuria effettuerà tre sessioni di giudizio. Nella prima si valuterà se gli elaborati pervenuti siano conformi al regolamento del presente bando.
Nella seconda verrà effettuata una prima selezione delle opere più meritevoli (almeno cinque per ogni grado scolastico, con tutte le categorie rappresentate).
La terza sessione decreterà i vincitori previsti nel presente regolamento.
La Giuria validamente costituita potrà deliberare a maggioranza dei presenti. Le deliberazioni della Giuria e le motivazioni dei premi assegnati verranno trascritte su apposito verbale e pubblicate sul sito internet dell’Associazione www.pianetadown.org.
7. Composizione della giuria
Le prime due sessioni di giudizio saranno svolte direttamente dai membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Pianeta Down. La giuria finale sarà composta da 7 giurati, due dei quali dovranno far parte dell’Associazione Pianeta Down.
Sarà cura del comitato organizzatore del concorso il coinvolgimento di altri componenti qualora si verificasse la necessità di operare sostituzioni.
8. Esito del concorso
L’esito del concorso sarà comunicato via e-mail e lettera raccomandata ai concorrenti vincitori entro il 28-02-2010; i risultati saranno inoltre pubblicati sul sito internet dell’Associazione (www.pianetadown.org)
9. Premi
I premi sono costituiti da buoni per l’acquisto di materiale didattico e/o per il tempo libero, da utilizzare preferibilmente a favore di progetti di integrazione ed inclusione, a scelta dei vincitori.
Sono previsti due premi per ogni ordine di scuola (dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado), senza distinzione in categorie
1° Premio = buono per il valore di 1200 Euro
2° Premio = buono per il valore di 800 Euro
A questi si aggiungerà un primo premio “assoluto” scelto tra i vincitori dei primi premi nei singoli ordini scolastici per il valore di 800 Euro (aggiuntivi rispetto ai 1200 già vinti), per un totale di 9 premi.
I lavori premiati, insieme con gli altri lavori ritenuti eventualmente meritevoli, potranno essere pubblicati a cura dell’Associazione Pianeta Down, su un volume dedicato, con lo scopo di diffondere attraverso gli elaborati risultati vincitori la cultura della “non-diversità” ed il riconoscimento delle differenze personali come “valore”.
Ad insindacabile giudizio della Giuria, qualora non ci fossero lavori meritevoli, i premi potranno non essere assegnati, in tutto o in parte.
10. Premiazione
La premiazione avverrà nel periodo aprile-maggio 2010, in luogo e orario da definire da parte del comitato organizzatore, che provvederà a darne comunicazione ai vincitori e pubblicità sul sito www.pianetadown.org . I premi verranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia. E’ fatto obbligo per questo motivo che i rappresentanti responsabili (vedi punto 2-Partecipazione) delle classi vincitrici, o un loro delegato munito di regolare delega al ritiro, siano presenti alla cerimonia stessa.
I premi eventualmente non ritirati andranno ad alimentare il monte premi della prossima edizione del concorso.
11. Le opere del concorso
I progetti artistici non verranno restituiti agli autori e diventeranno patrimonio dell’Associazione Pianeta Down. Essi potranno essere utilizzati per pubblicazioni o convegni sempre nel rispetto degli scopi dell’associazione.
12. Accettazione del bando
La partecipazione al concorso da parte del candidato presuppone la totale accettazione del presente bando.
13. Segreteria del concorso e informazioni
Eventuali chiarimenti possono essere richiesti via mail alla segreteria organizzativa del concorso, presso l’Associazione Pianeta Down al seguente indirizzo: pinguinineldeserto@pianetadown.org
Il presente bando del concorso è pubblicato sul sito internet al seguente indirizzo:
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/bando.pdf
Scarica qui la scheda di iscrizione
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/scheda-iscrizione.doc
Scarica qui la “traccia” di partenza dalla quale sviluppare l’elaborato
www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/traccia.pdf
Lunedì scorso, cinque lavoratori dell'Alcatel di Battipaglia (Salerno) hanno minacciato di darsi fuoco con taniche di benzina e bombole di gas, qualora non sarà rivista la decisione dell'azienda di sospendere le attività manifatturiere. Per ora, gli incontri avuti per cercare una soluzione non hanno prodotto risultati. L'azienda, dove si realizzano apparati di telecomunicazione, ha 200 dipendenti, tra attività produttiva e ricerca e sviluppo, e altri 300 interinali.
Il dramma dell’Alcatel sito in Battipaglia, è solo uno dei tanti che si sta consumando in Campania e in tutta Italia, con centinaia di fabbriche di medie e piccole dimensioni in bilico, pronte a chiudere, e rovinare dalle decine alle centinaia di famiglie.
Questi sono i veri problemi cui dovrebbero occuparsi i TG, mettendoli in prima pagina e dedicandovi almeno i primi dieci minuti; essi invece sono trattati da loro a metà trasmissione, con servizi fugaci o addirittura dei flash senza video; le prime notizie trattate sono le esternazioni di Feltri, le polemiche col Vaticano, o le notizie di cronaca. Il tutto, per nascondere, come si fa quando si mette la polvere sotto al tappeto, i problemi irrisolti del Governo, il quale spende e spande in accordi onerosi con uno che fino a qualche tempo fa i propri membri chiamavano terrorista, ossia Gheddafi, in guerre in Medioriente perse in partenza, o in investimenti in tecnologie che solo a nominarle fanno accapponar la pelle, ossia le centrali nucleari.
Qualche approfondimento viene dato dal TG3, unica rete delle sei nazionali principali ancora indipendente dal Governo (chissà ancora per quanto), da La7 (che però ha un basso bacino di utenza) o da internet, che però è ancora poco utilizzato in Italia, men che meno per cose utili come informarsi.

Torno a scrivere il Blog dopo un bel pò; vuoi per una vacanza di una settimana nella sempre ben accogliente Puglia (Gallipoli e dintorni), vuoi per la morte definitiva del mio vecchio portatile, vuoi per l'iniziale impegno che un nuovo pc comporta (installare programmi, capire Vista, riprendere le cose lasciate in sospeso o farne di nuove, ecc.), vuoi per una scarsa vena creativa di piena estate.
Oddio, gli argomenti ci sono sempre, ma forse la loro instancabile e dannosa ripetitività, fa sì che si arrivi alla noia nel riportarli. Ecco che farò un breve riassunto di ciò che è accaduto in questi giorni di assenza virtuale e in fondo anche di maggiore disinteresse verso l'attualità, che causa il mare, il sole e il caldo, ahimè, prende anche me. In fondo, sono un cittadino italiano anche io.
Per quanto riguarda la politica italiana, se pur a dosi ridotte data l'immeritata vacanza dei nostri politici, si sono dette le solite banalità e accuse reciproche tra i due pseudo-poli; anche se il partito più attivo è stato la Lega, il quale, malgrado la calura estiva, ha sparato altre grosse ca**ate, proponendo nuove leggi per esaltare i localismi comunali, provinciali e regionali. Tra le varie, quella che più mi ha colpito è stata la rischiesta di insegnare il dialetto nelle scuole e nelle università.
Sono il primo a dire che l'Italia non è mai stata una Nazione (forse solo durante la costrizione fascista), ma proporre queste divisioni linguistiche, di usi e costumi, nell'era della globalizzazione e dell'europeismo, mi sembra davvero ridicolo e da ignoranti.
Niente di nuovo anche per quanto riguarda le accuse di "nonno pervertito" che vengono fatte a Berlusconi ormai da mesi, da parte del Vaticano e della stampa estera. Non mi meraviglio della seconda, che da anni critica aspramente il nostro Premier, mentre i miei concittadini continuano a votarlo per motivi vari ed eventuali, e i media italiani, al 70% da lui controllati, sono rinchiusi in un morboso e zelante silenzio; mi meraviglia la prima, nonostante i vari privilegi economici che il secondo Governo Berlusconi (anche per la presenza dell'UDC) gli aveva concesso. Addirittura la Lega parla di rivedere i Patti in nome della laicità dello Stato. Ecco che la politica italiana mostra tutta la sua falsità: prima il centro-destra appoggiava tutte le istanze della Chiesa in tema di diritti civili, ora avendo perso il centro e prendendo voti "a manetta" (come direbbero i leghisti), la Chiesa non serve più. L'impressione però è che la spallata che questo scandalo a base di vallette e festini, non ci sia stata, e che il centro-sinistra ancora una volta, ha perso un'occasione, forse l'ultima, di veder battere il Cavaliere.
Per il resto, continuano ad arrivare extracomunitari e molti muoiono a mare; l'UE continua ad accusarci di essere incapaci e xenofobi, mentre non fa nulla per aiutarci, e il nostro Governo accusa la piccola isola di Malta di respingere i clandestini. Poveri nordafricani, spero non abbiano più bisogno di scappare qui. Ma la vedo dura, sempre più dura.
La Sanità continua a mietere vittime, soprattutto al Sud, per errori durante gli interventi chirurgici (anche i più banali) o causa sbrigative e superficiali dimissioni di pazienti ancora necessitanti di cure.
Dall'estero continuano a giungerci voci negative dall'Afghanistan, con i Talebani che dopo 8 anni di guerra sono ancora lì duri a morire, e con il ballottaggio tra chi deve essere il nuovo Premier-fantoccio dell'America, ovvero il Premier uscente Karzai (leggermente favorito) e Abdullah.
Per quanto riguarda la mia Campania, assodato che anche questo è stato un anno disastroso anche dal punto di vista del turismo, non mi aspettavo certo che l'inquinamento arrivasse anche davanti alla splendida, e costosa da visitare, Grotta Azzura di Capri. Una chiazza nauseabonda sta di fatto impedendo alla cooperativa addetta al trasporto dei turisti nella suggestiva Grotta, di compiere il proprio lavoro. Non so se siamo dinanzi ad un attentato ecologico contro Napoli e la Campania, di certo però questo inquinamento è reale, a differenza di quello paventato dalla Camorra per avvantaggiare qualche struttura del napoletano o del casertano.
Sono infine trapelate altre voci sul povero Michael Jackson, la cui ultima e più triste sarebbe quella della morte per omicidio, causata dal medico che lo teneva in cura. Chissà.
Credo che per il momento possa bastare, sperando di non mancare per un altro bel pò. Ma se dovesse capitare, spero che mi scuserete, perchè in fondo sono un cittadino italiano, tentato anch'io dal disinteresse e la pigrizia.


Gli amici di "Tutti a scuola", Associazione O.N.L.U.S. che da oltre tre anni si occupa della difesa dei diritti degli alunni diversamente abili, e dei diritti sociali delle persone svantaggiate in generale (a chi volesse visitare il loro sito lascio il link: http://www.tuttiascuola.org/home.asp) mi ha gentilmente sottoposto all'attenzione una recente delibera della Giunta regionale campana, datata 16 luglio e pubblicata sul BURC il 3 agosto 2009, (periodo propizio per la pubblica amministrazione o le aziende private, per applicare tagli ai fondi o aumenti alle tariffe dei servizi erogati, visto che i cittadini nel periodo estivo sono più disinteressati e distratti del solito).
La delibera ha come oggetto la determinazione delle tariffe per prestazioni erogate da Residenze Sanitarie Assistite (RSA) e Centri Diurnila, nonchè la determinazione della compartecipazione al costo delle prestazioni erogate nell'ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitarie, delle persone con handicap permanente grave e dei soggetti ultrasessantacinquenni e cittadini affetti da demenze.
Di seguito riporto la tabella delle tariffe imposte per le prestazioni sanitarie inerenti alle patologie prima indicate:
1) Residenze Sanitarie Assistite Diaria giornaliera in €:
-Anziani: alto livello assistenziale 103,56 – medio livello assistenziale 89,76
-Demenze 103,94
-Disabili: Alto livello assistenziale 113,92 - Disabili Medio livello assistenziale 85,66
2)Centro Diurno Diaria giornaliera in €:
-Anziani 56,50
-Demenze 61,44
-Disabili 68,40
Per quanto riguarda la compartecipazione degli assistiti, essa è indicata nell'Art. 3 punto 5, nella sezione b) e c), nei quali viene detto che:
b) la soglia ISEE al di sopra della quale il soggetto richiedente la prestazione è tenuto a corrispondere per intero il costo unitario del servizio previsto dal soggetto gestore è fissata in Euro 4.999,99 (quattromilanovecentonovantanove/00). Tale soglia può essere variata in relazione a specifiche tipologie di servizi, che Il Comune singolo o associato in ambito territoriale individua nel proprio regolamento unico.
c) il comune singolo o associato in ambito territoriale può introdurre forme di esenzione dal pagamento della compartecipazione al costo del servizio per specifiche tipologie di servizi in relazione alla presenza di specifiche condizioni di bisogno e di specifiche patologie, e specifica le quote di compartecipazione degli utenti ricadenti nelle fasce ISEE comprese entro i limiti sopra individuati.
Come potete evincere voi stessi, non solo le prestazioni sanitarie destinate ad anziani o persone afflitte da demenza e disabilità devono ESSERE PAGATE, e sono per di più alquanto onerose, ma per giunta le persone esentate dal pagamento sono numericamente una fetta molto ridotta di persone al di sotto della soglia di povertà (ISEE al di sotto dei 5 mila euro), ed eventuali esenzioni o riduzioni saranno applicate di volta in volta dai singoli Comuni; ovvero, solo i Comuni virtuosi ed onesti faranno risparmiare qualcos'altro ai pazienti.
Tutto ciò è un ulteriore riprova dello stato disastroso nel quale versano le casse della sanità italiana, con alcune regioni allo sfascio, quali Sicilia, Calabria e la mia Campania. Il tutto causato sia da un sistema previdenziale e sanitario basato fino a qualche anno fa sul "deficit spending" (ossia do oggi per avere chissà quanto) nonchè gratuito per tutti, anche per chi poteva permettersi le cure sanitarie, sia dall'atteggiamento truffaldino di politici senza scrupoli che, in accordo con altre categorie quali criminalità organizzata e imprenditori, ha speculato su servizi di vitale importanza quale la sanità, l'istruzione, la ricerca, la sicurezza, la viabilità, l'edilizia e quanto altro.
Per una questione di praticità ho postato solo la parte della delibera che ritenevo più esaustiva ai fini del mio post, ma a chi volesse leggere il testo per intero, basta cercare il BURC della Regione Campania n.48 del 3 agosto 2009.
Nonostante i dati disastrosi sulla balneabilità del mare campano, anche quest’anno ho avuto il coraggio (perché di questo si tratta) di recarmi qualche volta al mare ad Ischitella, località balenare nei pressi di Licola (zona Giugliano-Pozzuoli); una zona, come tutta quella che si estende da Nord di Napoli al basso Lazio, che ti fa venire un crampo allo stomaco ogni qualvolta si pensa a ciò che è allo stato attuale in confronto a ciò che poteva essere in virtù delle loro potenzialità (come ho scritto abbondantemente in più post).
A parte il mare che ho trovato sempre uguale dal punto di vista “estetico” (già da piccolo mi dicevano che era inquinato quindi non è cambiato niente), ciò che più mi ha colpito sono state le spiagge semideserte, con lidi fino all’anno scorso molto affollati di questi tempi, mentre oggi fanno registrare solo qualche sparuta presenza, al massimo una ventina di persone, con soli 5-6 ombrelloni aperti cadauno; anche il personale che lavora presso gli stessi è nettamente ridimensionato, formato solo da un paio di manovali che ti sistemano l’ombrellone e le sedie sdraio, rispetto ai 4-5 che c’erano fino all’anno prima, nonché l’animazione e il personale che lavorava al Bar (oggi gestito dagli stessi proprietari del lido). Abbandonate a loro stesse e ai rifiuti, sono invece le spiagge libere, dove qualche rifiuto ha sostituito gli ombrelloni e gli asciugamani stesi al suolo fino all’anno prima. Un paesaggio spettrale, che ti smuove rabbia, tristezza, malinconia, e il rammarico di cui sopra, causato dalla cattiva gestione della classe imprenditoriale locale, gli imprenditori, logge massoniche e la Camorra.
Tuttavia, a rendere così apocalittico il paesaggio della costa napoletana e casertana non è stato solo l’oggettivo stato del mare, ma anche alcune notizie che rasentano il ridicolo, cui purtroppo la massa disinformata ha finito per dare credito; giornali locali, alcuni dei quali palesemente manipolati dalla Camorra stessa (pensiamo a ciò che hanno fatto contro Don Peppino Diana, prete anticamorra, ingiuriato dopo la morte), hanno diffuso voci assurde, come quella delle già citate bolle ripiene di vermi comparse ad alcuni bagnanti, oppure quella del bambino morto dopo aver ingerito acqua di mare a Bacoli, o ancora quella del ritrovamento di resti umani e feti nel mare, o addirittura la perdita di un braccio per una persona dopo essersi fatto il bagno. Che il mare sia stato un buon mezzo utilizzato dalla Camorra per far sbarazzare dai rifiuti tossici imprenditori locali e non, o per sbarazzarsi essa stessa di qualche cadavere, è fuori di dubbio, e sarei un ipocrita e un disonesto non ammettendolo. Ma le voci di cui sopra sono davvero ridicole, e raccogliendo qualche parere di gente del luogo, recandomi proprio sul posto nei panni di vacanziere-detective, ho ricevuto qualche “pulce nell’orecchio”.
Qualcuno afferma che la questione mare sia diventata tutta d’un tratto così grave e palese, perché la Camorra ha interesse a “spostare” i bagnanti dal mare verso i diversi parchi acquatici proliferati stranamente proprio negli ultimi due-tre mesi, in quel di Napoli e Caserta; in particolare, pare che chi ne stia giovando palesemente sia proprio il Parco acquatico sito a Licola, ovvero il Magic World (ex Aquaflash), aperto da una ventina d’anni (dal 1990). Di fatto quest’anno, la struttura sta facendo registrare un boom di clienti, e proprio quest’anno ha deciso l’introduzione di alcuni nuovi giochi e divertimenti (quale migliore periodo per fare degli investimenti). Insomma, è proprio il caso di dire: i pesci hanno abboccato.
C’è chi invece parla di una strategia messa in piedi dai soliti magnoni truffaldini, che avrebbero alzato un polverone mediatico per far dirottare i soldi dei fondi europei in Campania proprio per risolvere questo disastro ambientale, e quindi potersi accaparrare una cospicua fetta. In fondo, già diversi fondi erano destinati dal POR Campania 2000-06 per risolvere questo annoso problema, ma alla fine tutto è solo peggiorato.
Insomma, le voci girano, e in effetti, pur ribadendo la personale consapevolezza che il mare campano è altamente inquinato e a tratti non balneabile, sono anche convinto che a mettere in giro certe voci fasulle sia stata la Camorra.
C’è però chi ha ben pensato di costruire una piscina per strada, nei quartieri spagnoli, così almeno i propri figli possono divertirsi essendogli negato anche il piacere di andare al mare.
Mentre questo è il video che ho girato io sulle spiagge deserte. Che tristezza vedere quel vucumprà che vaga sperando di beccare qualcuno cui proporre la propria merce (scusate la scarsa qualità ma è stato girato con il cellulare):
Un mese fa avevo scritto un post sulla vergognosa situazione del mare in Campania: http://lucascialo.splinder.com/post/20822456/CI+VORREBBE+IL+MARE e dopo tale periodo debbo constatare con rammarico che la situazione non è migliorata, e l’unica nota positiva fatta registrare è a Miseno, frazione del Comune di Bacoli, vicino Pozzuoli (NA), dove il ticket da 5 euro è stato rimosso, dopo le proteste dei bagnanti nonché dei gestori dei lidi i quali parlano di un calo dei bagnanti anche del 70-80%. Una magrissima consolazione; anzi nemmeno quella, dato il volume apocalittico della situazione generale, che farebbe apparire tale ticket spropositato e ridicolo (in realtà lo è stato fin dall’inizio considerando la zona tassata, non certo “californiana”).
In questi giorni, tra l’altro, si sta diffondendo la voce, anzi direi la leggenda metropolitana, tra Napoli e provincia, e soprattutto in penisola sorrentina, che diverse persone sono finite in ospedale dopo essersi ritrovate sul corpo delle strane bolle che, una volta schiacciate, si scoprivano essere piene di piccoli vermi. La notizia però è stata smentita dal Direttore dell’Unità operativa complessa della I Divisione Dipartimento Emergenze ed Urgenze Infettivologiche dell'Ospedale Cotugno, il dottor Francesco Faella, il quale ha dichiarato che si tratta di una stupidaggine, poiché è una cosa che da noi non può assolutamente succedere; vi sono certo delle malattie – ha continuato Faella - in cui alcuni tipi di mosche depongono le uova sulla pelle ferita, dalle quali poi escono le larve, ma non si tratta di patologie presenti sul nostro territorio. Al Cotugno, così come negli altri ospedali campani, conclude, non è arrivato nessun paziente affetto dalle strane bolle ‘ripiene’; al massimo ci sono stati nell’estate scorsa dei casi di infezioni della pelle, ma si trattava di bambini, che si sa, hanno la pelle particolarmente sensibile, e comunque si trattava solo di manifestazioni cutanee, solo lesioni ma assolutamente senza parassiti.
Certo, “vox populi, vox deus”; ma spesso l’ignoranza e l’allarmismo fanno si che le persone mettano in giro voci assurde e molte altre credano in tali voci. Poi se il tutto si scoprirà vero, allora sarò il primo a scusarmi con loro.
Tramite alcuni comunicati stampa sul caso, Legambiente Campania Onlus, basandosi sui dati dell’ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania), fa sapere, mediante il proprio settore scientifico per bocca del responsabile dott. Giancarlo Chiavazzo, che i tratti di costa non balneabili ammontano al 17% (anche se il dato percepito dalla persone, tra le quali mi ci metto anche io, è molto più alto, forse fino al 60-70%; a domanda però il dott. Chiavazzo ha precisato che il dato è quello, poiché la costa campana è molto frammentata in alcuni punti, pertanto la lunghezza della costa “si spezzetta”. Inoltre, sono decine le segnalazioni e le richieste di cittadini giunte presso la sede di Legambiente Campania per denunciare la mancata apposizione di cartelli del divieto di balneazione su molti tratti di costa della nostra regione dove è vietato fare i bagni. Segnalazioni in tal senso sono giunte da Mondragone, Castel Volturno e Giugliano, mentre lungo la fascia costiera che va da Portici a Castellammare di Stabia risultano tanti i bagnanti in acque non balneabili. Così pure presso le foci di diversi fiumi dichiarate non balenabili da ARPA Campania. Pertanto, la stessa Legambiente e quanti di noi ci tengono alla propria salute, a quella dei propri cari e dei tanti turisti campani e non (anche se ormai in continua e comprensibile diminuzione) chiediamo con decisione che vi sia un’efficace comunicazione riguardo la balneabilità da parte delle amministrazioni comunali. Necessari, in tal senso, sono sia i cartelli sulle spiagge, che la diffusione tramite tutti i mezzi di comunicazione, e l’invito ai gestori di stabilimenti balneari di esporre l’ordinanza all’ingresso della spiaggia.
Per aiutare la causa, posto qui il contatto mail che Legambiente Campania mette a disposizione dei cittadini per segnalare in prima persona le illegalità che mettono a rischio lo stato di salute del nostro mare: campania@legambiente.campania.it, nonché il numero verde del Noe dei Carabinieri: 800.253.608.
Qualche critica la meritano anche i gestori dei Parchi acquatici, i quali, forti dell’impossibilità dei bagnanti di recarsi al mare, stanno aumentando i prezzi delle piscine, giunti ormai mediamente sui 10 euro a persona.
Concludendo, la situazione del nostro mare per questa estate è compromessa, essendo fine luglio; e sinceramente non ci speravo più di tanto in un cambio di rotta, rassegnandomi anch’io, per ritrovare il mio amato amare, a percorrere almeno 4 ore con l’auto (a+r) per andare al mare, ad esempio verso Sperlonga o dopo Ascea; o recandomi in piscina senza però troppo entusiasmo.
Spero però, ma ne dubito ancora, che la macchina della bonifica si metta in moto con i suoi tre ingranaggi fondamentali, presenti in tutti i servizi offerti ai cittadini, ma spesso non in moto:
1) azione (ovvero funzionamento del servizio con eventuale immediata risoluzione dei problemi); 2) prevenzione (di eventuali problemi); 3) controllo delle autorità (che tutto si svolga nella totale legalità).
