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I RESPONSABILI DEI CRIMINI NELLA EX JUGOSLAVIA NON PAGHERANNO MAI SUL SERIO
Biljana Plavsic, ex presidente dei serbi di Bosnia Erzegovina condannata nel
Plavsic, 79 anni, ha scontato la pena nel carcere di Hinseberg,
La Plavsic aveva riconosciuto le proprie responsabilità in quanto vice presidente dell'autoproclamata repubblica serba di Bosnia nella campagna di persecuzione e pulizia etnica attuata dalle forze serbe contro i musulmani e i croati della ex repubblica jugoslava, la quale portò alla morte di 100.000 persone tra il 1992 e il 1995. Plavsic era diventata presidente della “Republika Srpska” nel 1996 dopo la fine della guerra e la fuga di Radovan Karadzic. Si consegnò volontariamente ai giudici dell'Aja nel 2001 e nell'ottobre del
Radovan Karadzic, arrestato nel luglio del 2008 dopo anni di clandestinità ha invece visto da poco iniziare il suo processo presso l’Aja; processo che però è stato già rinviato due volte poiché l’imputato non si è presentato, né vuole un avvocato. I giudici hanno comunque fatto sapere che il processo andrà avanti, con o senza un avvocato d’ufficio per Karadzic, ma soprattutto, con o senza quest’ultimo, imputato principale. Pare però che si sia convinto a collaborare.
Nel 1989 fu tra i protagonisti della fondazione in Bosnia Erzegovina del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) che si proponeva di proteggere e rafforzare gli interessi dei serbi di Bosnia Erzegovina. Il 3 marzo 1992 un referendum cui avevano partecipato solo i croato-bosniaci e i bosniaci musulmani (mentre era stato boicottato dai serbi di Bosnia), sancì l'indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia. Poco più di un mese dopo la Bosnia Erzegovina venne riconosciuta dall'Onu come stato indipendente e sovrano, ma i serbi di Bosnia non riconobbero il nuovo Stato e proclamarono la nascita nei territori a prevalenza serba della Repubblica Serba (Republika Srpska), di cui Karadzic divenne Presidente.
E' accusato di aver ordinato la "pulizia etnica" di popolazioni bosniache e croate. La doppia accusa di genocidio nei suoi confronti è collegata a due terribili momenti del conflitto: la strage di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo. Stragi che mostrarono ancora una volta l’impotenza e l’inefficienza dell’ONU.
A distanza di quasi 15 anni dalla fine di quelle tragiche pagine della storia jugoslava e dell’umanità in generale, non è ancora stata fatta giustizia; con una responsabile che ha scontato solo 9 anni di carcere, e un altro responsabile che, dopo essere riuscito a scappare per oltre 10 anni, ora sbeffeggia il Tribunale penale internazionale contro i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Aja), non presentandosi agli appelli.
(Fonti: LaRepubblica, Wikipedia)

Il figlio dell'ex Presidente francese Francois Mitterand e l'ex ministro degli Interni, Charles Pasqua, sono stati condannati in primo grado per il ruolo ricoperto nel traffico illegale di armi con l'Angola.
Il primo è stato condannato a due anni di reclusione con la condizionale e al pagamento di 375 mila euro, mentre Charles Pasqua è stato condannato a 3 anni, di cui due sospesi, e al pagamento di 100 mila euro. L'accusa era quella di aver accettato delle tangenti per agevolare la vendita di armi all'Angola, durante il periodo 1993-98, contravvenendo alla legislazione francese.
Imputati principale del processo sono il miliardario russo-israeliano Arkady Gaydamak e il magnate francese Pierre Falcone, che sono stati condannati in contumacia a sei anni di prigione per aver organizzato il traffico di armi. La giuria ha ritenuto Gaydamak e Falcone colpevoli di aver comprato carri armati, elicotteri e munizioni per artiglieria per un valore di 800 milioni di dollari e di averli rivenduti in Angola, durante la guerra civile, attraverso una società francese e la sua filiale nell'Europa dell'Est.
Questa notizia riporta alla luce lo sfruttamento delle potenze Occidentali verso i Paesi africani, asiatici e latino-americani, non muovendo un dito nei loro affari interni e quindi permettendo lo sterminio di milioni di persone inermi, e avendo come cospicuo ritorno la compravendita di armi; in una sorta di “scannatevi voi che noi ci guadagniamo”. La povera giornalista Ilaria Alpi aveva anche scoperto qualcosa nel ‘94, ovvero traffici internazionali di rifiuti tossici e di armi, nascosti dietro la cooperazione internazionale ai paesi in via di sviluppo (c’entrano anche le navi tossiche buttate nei mari circostanti la Calabria); ma sappiamo tutti la fine che ha fatto.
(Fonte: Unità, Free reporter)

Gli ultimi due casi, più o meno clamorosi, di Stefano Cucchi e Diana Blefari, seppur nella loro diversità, riportano in luce un fenomeno tanto grave quanto taciuto, delle morti nelle carceri italiane; vuoi per suicidio, vuoi per omicidio, vuoi per cause incerte spesso mai volutamente accertate.
Solo quest’anno, ad ora nelle carceri italiane sono morti 146 detenuti, di cui 59 per suicidio; i suicidi riguardano prevalentemente i detenuti più giovani: i 10 «morti di carcere» più giovani del 2009 sono tutti suicidi e due di loro avevano solo 19 anni. Le morti per «cause da accertare» sono più numerose di quelle per «malattia». I dati complessivi del 2009 denunciano un aumento di ben 20 suicidi rispetto ai primi 10 mesi del 2008, mentre il totale delle morti «di carcere» hanno già superato il totale dello scorso anno: 146 contro 
Per quanto riguarda il caso del romano Stefano Cucchi, 31 anni, egli è stato arrestato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli acquedotti di Roma, ed è morto all'ospedale Sandro Pertini il 22, dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli, senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti.
Sul suo corpo sono stati ritrovati lividi e ferite, nonché uno stato di denutrizione; sebbene il ragazzo fosse già molto magro di suo. Se il Governo genericamente si è dimostrato favorevole allo svelamento della verità su quanto è accaduto (e ci mancherebbe), aberranti sono le dichiarazioni di chi detiene le chiavi del Ministero della Difesa, con La Russa che ha preso a priori le difese dei carabinieri e ha affermato che ad occuparsi del caso devono essere i Ministeri dell’interno e della Giustizia; mentre il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga (figlio di Francesco Cossiga, eh vabbè…), ha puntualizzato che pur in assenza di precisi elementi di conoscenza, si conferma fino a prova contraria la tradizionale vicinanza del ministero ai militari, e che l’Arma ha sempre operato e sempre opererà con assoluta decisione e severità. Con quel padre che ha, il quale negli anni ’70 da Ministro della difesa, per sua stessa recente ammissione, faceva infiltrare i carabinieri tra gli studenti che manifestavano con l’obiettivo di creare caos e quindi le condizioni per un giustificato intervento repressivo delle forze dell’ordine nei loro confronti, non mi aspetto di meglio.
L’altro caso, quello di Diana Blefari, ex neobrigatista autrice dell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi (reo per le BR di lavorare in favore della precarizzazione del mercato del lavoro e quindi contro gli interessi dei lavoratori), si è consumato sabato sera, quando si è suicidata nella sua cella singola a Rebibbia, impiccandosi con lenzuola tagliate e annodate attorno al collo.
Per il suo avvocato, come per l’Associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri, si tratta di una morte annunciata, poiché la donna già da diverso tempo soffriva di gravi patologie psichiche e ne avevano richiesto il trasferimento presso una clinica. La Blefari si trovava per di più in una cella singola, passando la maggior parte del tempo a letto e al buio, rifiutando spesso cibo e medicine. Nel 2008 la brigatista, in un momento di particolare tensione emotiva, aggredì un agente di polizia penitenziaria (il 23 novembre prossimo sarebbe dovuto cominciare il processo).
Forse un altro caso di “due pesi, due misure”, pensando a quanti ricevono particolari sconti e trattamenti speciali quando i loro avvocati si battono per presunti loro problemi psichici, con molto successo soprattutto quando si tratta di politici e imprenditori. Un terrorista che invece colpisce un membro dello Stato deve marcire in carcere, da solo, al buio, anche quando soffre di depressione e fisicamente si sta lasciando andare.
Ma c’è anche un altro elemento che deve far discutere: molto probabilmente la terrorista aveva deciso di svelare elementi ritenuti utili agli investigatori per far luce sugli omicidi D’Antona e Biagi, e giungere all’individuazione di altri personaggi coinvolti nelle Nuove Brigate Rosse. Avrebbe potuto svelare molti punti oscuri dell’organizzazione, a cominciare dalle armi e dal nascondiglio dove sarebbero state celate, compresa la pistola usata per uccidere i due giuslavoristi. Come spesso è accaduto, chi decide di fare nomi e svelare particolari fondamentali su organizzazioni criminali o singoli, stranamente a pochi giorni dalle interrogazioni viene colto dalla voglia di farla finita e suicidarsi.
Un altro caso che forse non sarà mai del tutto risolto, ma che se non altro, deve far riflettere sul crescente numero di morti nelle nostre carceri.
(Fonti: La Stampa, Federazione “Ristretti Orizzonti”)

La settimana scorsa, in data mercoledì 28 ottobre, la Polizia e il Corpo forestale, sono scesi in strada a Roma per protestare contro i tagli del Governo al comparto della sicurezza; tantissime le sigle sindacali che hanno aderito alla protesta (I sindacati della Polizia di Stato Siulp, Sap, Siap, Silp per la Cgil, Ugl Polizia di Stato, Coisp-Up-Fps-Adp-Pnfi e Anfp , della Polizia Penitenziaria Sappe, Osapp, Uil P.A. Penitenziari, Sinappe, Fns Cisl, Cgil F.P. e Uspp Ugl, e del Corpo Forestale dello Stato Sapaf, Ugl Corpo Forestale dello Stato, Fesifo, Fns Cisl, Uil P.A. Forestali, Cgil F.P.), provenienti da ogni parte d'Italia con centinaia di pullman, treni e macchine; poliziotti liberi dal servizio, che hanno rinunciato ad un giorno di ferie o di riposo. 
Secondo i manifestanti, nel piano economico del Governo, è previsto un taglio di circa tre miliardi di euro in tre anni al Comparto Sicurezza e Difesa; e già la legge voluta da Brunetta (che li chiamò pure “panzoni”), a loro dire, sta producendo una pesante riduzione di personale a causa del mancato turn-over e un innalzamento dell'età media dei poliziotti italiani, che ormai sfiora i cinquant'anni.
I suddetti tagli previsti dal Governo, già incidono ora pesantemente sulla spesa corrente, sulle voci di bilancio ministeriale relative all'acquisto delle autovetture, della benzina, alla gestione degli uffici, delle strutture, sulla formazione, sull'addestramento, sull'equipaggiamento, sulla logistica macchine fatiscenti; ma anche sul ricambio generazionale, visto che si perdono ogni anno diecimila operatori tra tutte le Forze di Polizia, sostituiti con appena 2.500 uomini. Inoltre, visto che lo Stato ha ceduto i suoi immobili ai privati, c’è anche il rischio di essere sfrattati dagli enti privati proprietari delle caserme e degli uffici perché non si paga l'affitto.
La situazione in cui versano le forze dell’ordine non era già certo delle migliori, poiché, come hanno denunciato gli stessi sindacati, erano già costretti ad operare con divise logore e consumate (oltre che di scarsa qualità; ricorderete il servizio di “Striscia la notizia” sulle divise Made in China), con giubbetti antiproiettile che non proteggono più dai colpi di pistola o di fucile.
Altra presa in giro sono le famigerate “ronde”, le quali, sempre a detta dei sindacati di polizia, sono inutili poiché i civili da soli non possono certo sedare la criminalità, anzi possono essere solo di intralcio a chi di dovere.
Per scendere in strada un settore che non è certo vicino alla sinistra, ma storicamente di tutt’altra collocazione politica, vuol dire che la situazione è alquanto grave. Eppure il Governo ha fatto della sicurezza uno dei suoi cavalli di battaglia in sede di campagna elettorale, sia a livello politico che locale (vedi il caso di Roma, quando pareva che a ridosso delle elezioni a Sindaco, lì vi fosse uno stupro al dì).
Porgo l’esempio di Napoli. Qui è stata messa qualche camionetta dei militari in alcuni punti a ridosso di siti monumentali o dei luoghi più rinomati della città; oltre poi qualche posto di blocco qua e là da parte di carabinieri e polizia, ma sempre in posti abbastanza tranquilli. Mentre altri punti del centro sono abbandonati a sé stessi, per non parlare delle periferie e delle provincia. Infatti scippi, rapine, sparatorie, sono ancora all’ordine del giorno. Insomma, abbiamo fatto la fine dei Paesi latinoamericani, dove in alcuni punti vi è l’assedio militare, e in altri vi è il totale abbandono del cittadino.

SENTENZA DELLA CASSAZIONE PREVEDE CHE ANCHE I DIVERSAMENTE ABILI PAGHINO IL TICKET AUTO
Gli amici di “Tutti a scuola” (Associazione della quale ho già parlato in un altro post: http://lucascialo.splinder.com/post/21120326/DOPPIE+MORTIFICAZIONI), in data 14 ottobre mi hanno inviato una mail nella quale descrivono un’altra mortificazione e beffa ai danni dei diversamente abili. Di seguito riporto la notizia:
Finora molti Comuni prevedevano l'esenzione ma ora questo accordo non avrebbe più alcun valore.
La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza nr. 21271 del 5 ottobre 2009 ha affermato un nuovo principio sull'utilizzo dei parcheggi a pagamento da parte dei disabili.
A differenza di quanto avvenuto finora, infatti, anche questi utenti della strada ora devono pagare il ticket se vi parcheggiano perchè non hanno trovato posto negli spazi loro riservati.
L'episodio che ha originato l'importante decisione della Cassazione è avvenuto a Palermo ma sicuramente è destinato ad aprire una vasta discussione tra le associazioni dei disabili.
La Cassazione, nel suo dispositivo, spiega che non esiste una norma che preveda in modo chiaro e palese l'esenzione per i disabili del pagamento del ticket per la sosta auto. E le circolari amministrative che invece prevedono questo beneficio, secondo la Suprema Corte non hanno valore.
Nella motivazione si legge che «gli articoli 188 e 11 del Codice della strada prevedono per i titolari del contrassegno l'esonero, rispettivamente, dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio a tempo determinato
(disco-orario) e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall'autorità competente».
Ma secondo la Suprema Corte, «l'obbligo del ticket è un fatto diverso. Nè ha fondamento invocare a sostegno di una diversa interpretazione l'esigenza di favorire la mobilità delle persone disabili. Dalla gratuità della sosta deriva infatti un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità (piuttosto che gratuità) del posto dove sostare».
E se i posti riservati ai disabili sono esauriti? «Anche in caso di indisponibilità dei posti riservati», dicono i giudici, «non vi è ragione di consentire, in mancanza di una previsione normativa, la sosta gratuita della persona disabile negli stalli blu a pagamento».
Rispetto ad altre sentenze della Cassazione che hanno trattato il medesimo argomento, questa rappresenta una inversione di tendenza. In questo caso anche la Procura generale ha precisato la conferma della decisione del Giudice di Pace di far pagare all'invalido la multa per non aver pagato il ticket.
A Verona gli stalli blu sono gestiti da Amt e i controlli sono svolti dagli accertatori della sosta e questa sentenza sicuramente influirà sui molti disabili (o falsi disabili) che parcheggiano sugli stalli a pagamento in
particolare in centro storico. La Polizia municipale inoltre ogni giorno rimuove in media almeno 5 autovetture dagli stalli riservati.
«Questa sentenza innovativa dimostra quanto i giudici stiano modificando alcune opinioni consolidate e ci invita ad aumentare i controlli sugli stalli riservati, e qui chiedo ai cittadini che ne usufruiscono di chiamare
sempre la nostra centrale operativa, quando trovano abusivi. La lotta ai falsi disabili poi è stata inserita dal sindaco Tosi tra gli obiettivi prioritari in materia di sicurezza stradale» dice il comandante Luigi Altamura.
COSENTINO, DOPO CESARO, ALTRO UOMO DI FIDUCIA DEI CASALESI NELLE ALTE ISTITUZIONI CAMPANE?
Il titolo è provocatorio, anche se stando ai fatti, non so fino a che punto. Nicola Cosentino, Sottosegretario al ministero dell’Economia di Giulio Tremonti, coordinatore regionale campano del PdL, nonché possibile candidato alla Presidenza della Regione Campania per il centro-destra alle prossime elezioni di marzo, è stato nominato da ben 6 pentiti del clan dei casalesi, i quali lo hanno indicato come “uomo politico a loro completa disposizione”. Si tratta di: Dario De Simone, il quale ha dichiarato che Cosentino aveva avuto espressamente il loro aiuto per le sue elezioni, e pertanto, era a disposizione per qualunque cosa gli avessero chiesto; Domenico Frascogna (primo pentito a fare il suo nome nel ’98) lo aveva descritto come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco Schiavone, il famoso “Sandokan”; Carmine Schiavone, suo cugino, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali; Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche; Gaetano Vassallo, l’imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, ha descritto il suo ruolo negli appalti per consorzi, rifiuti e termovalorizzatori; infine, il boss Bernando Cirillo, in un’altra occasione ha parlato di Cosentino come uno dei “rappresentanti del Clan Bidognetti” da appoggiare in occasione della sua candidatura alla provincia negli anni ’80. L’ordine di organizzargli un incontro elettorale veniva proprio da Francesco Bidognetti, “lo zio”, condannato all’ergastolo nel processo Spartacus.
In realtà potevano essere 7, se non fosse che Michele Orsi, proprietario della società ECO4 insieme al fratelli Sergio, è stato ucciso a Casal di Principe a giugno dell’anno scorso, pochi giorni dopo aver preso la decisione di raccontare ai magistrati della direzione distrettuale Antimanfia, tutto quello che sapeva sullo smaltimento dei rifiuti e sulle connivenze tra politica e mafia nella zona di Mondragone, dopo quanto già raccontato in precedenza e che costituiva parte integrante di un’inchiesta che aveva già prodotto arresti eccellenti.
Il settimanale L’Espresso (con i giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi, indagati dalla Guardia di Finanza solo per aver fatto il proprio dovere) ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore del gas (l’Aversana Petroli di Casal di Principe, l’azienda a cui era diretto il carico di GPL che ha provocato il disastroso incendio alla stazione di Viareggio di qualche mese fa) fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l’intervento del Prefetto di Caserta Elena Stasi, poi guarda caso eletta al Parlamento per il PdL grazie anche al sostegno dell’attuale sottosegretario all’Economia. Cosentino agli amici è soprattutto noto con il soprannome di famiglia ereditato dal padre: “O’ Americano”.
In tutta Terra di lavoro (la provincia di Caserta) i Cosentino sono considerati una famiglia potentissima. Lo stesso tribunale di Santa Maria Capua Vetere è in un condominio di loro proprietà, mentre nella vicina Sparanise sorge la centrale elettrica diventata ormai il principale core-business della famiglia. Il 9 ottobre 
E Cosentino come risponde a tutto ciò? Affermando che si dimetterà soltanto se la Magistratura accerterà che egli abbia commesso realmente i reati dei quali è accusato. Un modo per dire: se la Magistratura sgamerà quello che ho fatto, allora magari mi farò da parte.
Un passato imbarazzante quello di Cosentino, tanto imbarazzante da far riflettere all’ala forzista del PdL sul candidarlo o meno come Presidente della Regione Campania. Tremonti ad esempio, ha ben raggirato l’argomento dicendo diplomaticamente che vorrebbe tenerlo con sé al Ministero, ma già sa che sarà difficile trattenerlo; dubbiosi sono gli appartenenti all’ala di Alleanza Nazionale, come Mario Landolfi, altro pezzo da 90 del casertano (nella fattispecie di Mondragone, il quale meriterebbe un post a parte) che si è mostrato dubbioso sulla sua candidatura. Oppure Bocchino ha proposto la candidatura della Carfagna. Ma il Coordinatore nazionale PdL, Denis Verdini, li ha gelati, assicurando che il prossimo candidato del partito sarà sicuramente di provenienza Forza Italia.
E’ questi sono i possibili prossimi candidati alla Presidenza della Regione che ci aspettano e che ci meritiamo? Una pedina dei casalesi? O una che stando alle intercettazioni telefoniche, per diventare Ministro è scesa ad imbarazzanti compromessi col Premier? E per un momento si è anche fatto il nome di De Gregorio, al quale non c’è bisogno di aggiungere commenti.
Lo sconforto per il futuro della mia Regione è alquanto totale, considerando che sicuramente le prossime elezioni regionali saranno vinte dal centro-destra, dato che il PdL ha quasi raddoppiato i voti del PD agli ultimi appelli elettorali; considerando che già come Presidente della Provincia di Napoli è stato eletto Luigi Cesaro, anch’egli nominato dal pentito Vassallo per alcuni affari fatti con il clan dei casalesi, anche appannaggio del fratello (sempre stando all’articolo dell’Espresso); considerando infine che il centro-sinistra in tutti questi anni di amministrazione locale, si è praticamente suicidato con una politica scellerata fatta di sprechi, scandali, inefficienze, con Bassolino e Iervolino che sono solo le due punte di un iceberg gigantesco.

Secondo i dati messi a disposizione dal Viminale, nel 2008 in Italia sono state rubate ben 144.472 automobili (circa 400 al giorno), ma secondo i dati forniti da Assicurazione.it, nonostante queste cifre, solo il 33% degli italiani assicura la propria auto anche con furto e incendio. Del resto, come dicevo in un post precedente, le tasse e i costi relativi alle auto sono già troppi, pertanto pochi possono permettersi di assicurare la propria auto contro i furti.
Vediamo ora la classifica delle auto più rubate negli ultimi anni (fonte msn.com):
10) Renault Clio (sommando versioni recenti e vecchie)
9) Ford Escort (piazzamento dovuto alla grande quantità ancora presenti sulle nostre strade, essendo ormai fuori produzione da anni)
8) Lancia Y (auto molto diffusa e richiesta tra gli italiani)
7) Volkswagen Golf (nelle sue sei versioni)
6) Ford Fiesta (versioni nuove e recenti)
5) Y10 Autobianchi (nonostante sia stata sostituita dalla Lancia Y nel 1995, è ancora molto diffusa)
4) Fiat 500 (auto ancora appetibile grazie alle versioni duttili degli ultimi decenni)
3) Fiat Panda (anch’essa ancora molto appetibile, grazie sia alla diffusione ancora presente dei vecchi modelli, sia alle nuove versioni proposte dal 2003)
2)Fiat Punto (fin dai primi modelli d’inizio anni ’90, una macchina che ha fatto sempre gola ai ladri)
1) Fiat Uno (nonostante sia stata sostituita dalla Punto ormai vent’anni fa, è ancora diffusa nel nostro Paese; ovviamente pesano nei dati i tantissimi furti del passato).

Il mio pessimismo congenito, cresciuto in modo direttamente proporzionale alle ingiustizie che i miei ancora giovani occhi hanno visto sia a livello locale che nazionale, non ci sperava per niente; e invece la decisione è arrivata: La Corte Costituzionale ha bocciato (con 9 voti su 15) l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio, ovvero il lodo Alfano. Ciò significa che il Premier Silvio Berlusconi potrà essere processato per i reati pendenti che non sono ancora caduti in prescrizione, ovvero il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il Premier e parte del management Fininvest, e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo, la posizione del Premier era stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano; ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Pertanto essendo Mills il corrotto, è automatico capire che Berlusconi è il corruttore, e quindi già condannato “di fatto”. Tra l’altro, proprio domani comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa.
C’è in realtà un terzo processo che potrebbe avviarsi a breve, il cosiddetto “Mediatrade” che è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
L’ombrello creatogli “ad hoc” per ripararlo dai processi a cui i Magistrati (a suo dire) comunisti vorrebbero sottoporlo, è stato bocciato per violazione degli articoli 3 (principio di uguaglianza dei cittadini italiani dinanzi alla legge) e 138 (obbligo di ricorso a legge costituzionale e non ordinaria) della Costituzione.
La maggioranza ovviamente fa quadrato intorno a lui, parlando di Golpe giudiziario, e con Bossi che parla di far scendere in strada il suo popolo. L’opposizione con il PD e l’UDC chiede che ora Berlusconi si presenti ai processi come tutti i cittadini, mentre l’IDV ne chiede le dimissioni. Berlusconi, ha ovviamente sbraitato contro la stampa, il Presidente della Repubblica, certi programmi di approfondimento, la Magistratura…tutti di sinistra. Ma sinceramente il suo “j’accuse” è a mio avviso ridicolo su tutti i fronti perché: 1)la carta stampata ha ormai un ruolo marginale nell’influenza la gente, visto il potere che ha la TV nel raggiungere milioni di persone e sappiamo quanto tale mezzo sia nelle sue mani, con il controllo di 5 canali nazionali importanti su 7 (tranne Raitre e La7), e considerando il crescente utilizzo di internet che ormai è preferito ai giornali (soprattutto dai giovani e giovanissimi); 2)il Presidente della Repubblica si è beccato molte critiche (anche dure) dall’IDV proprio perché ha firmato tutte le nefandezze di questo Governo, quindi non vedo come fa ad andargli contro; 3)i programmi televisivi di approfondimento che oggi vanno in onda, non fanno altro che dire le cose come stanno, soprattutto Anno Zero e Report, e forse per questo non sono benvisti dal Cavaliere. Oltretutto, quelli condotti da persone vicine al centro-destra, sono sempre risultati qualitativamente mediocri e imbarazzatamente faziosi. 4)Infine, per quanto concerne la Magistratura, essa non fa altro che accusare e voler processare Berlusconi per reati commessi prima o appena dopo la sua “discesa in campo”, che a detta di molti (anche autorevoli politologi) è stata architettata proprio per salvarsi da molti processi che stavano di lì per esplodere, venuto meno l’appoggio craxiano (con lo scoppio di Mani pulite). Quindi, non fa di certo esplodere inchieste per destabilizzarlo.
Insomma, una buona notizia, sperando che finalmente giustizia sia fatta; non chiedo le dimissioni del Premier, ma che semplicemente si presenti davanti ad un Tribunale, e dimostri la sua innocenza; senza rifugiarsi in leggi approvate dal Parlamento “ad hoc”, grazie anche al lavoro di un Ministro della Giustizia siciliano giovanissimo, messo lì a fare da marionetta. Anche perché siamo stufi di vedere un Parlamento indaffarato solo a fare leggi per proteggere Berlusconi e i suoi dai loro doveri dinanzi alla legge.
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L’Italia dei valori, agli occhi accusatori della maggioranza (ovviamente) ma anche degli altri due partiti di opposizione, ovvero PD e UDC, sta passando come partito eversivo, sguaiato, polemico, offensivo; che Casini dice addirittura di isolare dal Parlamento. Ma al di là di sommatorie accuse rivolte a qualche pittoresca manifestazione di dissenso da parte dei parlamentari dell’IDV (ultimo l’essersi presentati fuori al Parlamento vestiti da mafiosi siciliani con tanto di sigaro e coppola; oppure l’aver presentato un’agenda rossa alla Camera come quella di Borsellino contenente molti nomi di prestigio da indagare, mai più trovata dopo la sua morte) o qualche parola molto pesante nei riguardi del Presidente Napolitano (Di Pietro gli ha sostanzialmente dato del vile), bisogna anche andare nel merito della questione. Non fermandosi solo a qualche travestimento irriverente o qualche parola di troppo.
La protesta verbale e non dell’IDV, è esplosa dopo l’approvazione in Parlamento dello scudo fiscale e della promulgazione dello stesso da parte del Presidente della Repubblica; ricordo che lo scudo fiscale è un vero regalo a chi ha commesso illeciti e ha depositato i propri capitali all’estero, poiché questi possono farli rientrare entro dicembre nel pieno anonimato con una modica mora del 5% e viene offerta loro anche la cancellazione di reati finanziari, tra cui il falso in bilancio (salvo per chi ha già processi pendenti). Ora, oltre a questo ennesimo provvedimento-scandalo da parte del Governo, bisogna segnalare sia l’assenza di 23 i deputati del PD e 6 dell'UDC, assenze che sono risultate decisive per il passaggio del provvedimento alla Camera poiché lo stesso è passato per 20 voti, essendo assenti anche ben 56 deputati del PDL; come se tra le file di quest’ultimo ci fossero dei dissidenti, mentre, di contro, in quelle del PD e dell’UDC ci fossero dei deputati favorevoli. Insomma, siamo ancora di fronte ad un Parlamento bipartisan su certe leggi-schifezza a vantaggio dei disonesti; del resto, sono sempre stato convinto che i truffaldini siano presenti anche nel PD, e con certezza anche nell’UDC. In sintesi, l’IDV è l’unica ad essersi opposta sul serio al provvedimento (al momento della votazione era assente un solo deputato).
Ma non finisce qui. Altre aspre critiche al partito di Di Pietro sono giunte per le critiche di questo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per aver, come detto, firmato al primo colpo il provvedimento. La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica può respingere una legge proposta dal Parlamento, con le dovute correzioni e motivazioni, ma quest’ultimo può riapprovare la legge non apportando alcuna modifica al testo; in questo caso il Presidente deve firmare la legge in ogni caso. Per cui, se Napolitano firma subito un decreto, automaticamente dà il suo consenso allo stesso, e si rende partecipe dei suoi effetti ingiusti nei confronti dei cittadini onesti.
Sono favorevole all’opposizione frontale e decisa che l’IDV sta ponendo alla politica formato Berlusconi; mentre la timidezza mostrata ora dal PD e negli ultimi 15 anni dal centro-sinistra in generale, nonché il bello e il cattivo tempo da parte degli opportunisti dell’UDC, non fanno altro che il gioco della pseudo-destra che ci governa quasi incessantemente da 8 anni e chissà per quanti altri ancora, a livello nazionale e locale.

Il Senato ha approvato ieri in prima lettura, con modificazioni, il ddl definito Scudo fiscale, tecnicamente denominato ddl n. 1749 di conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009.
Con tale provvedimento, viene anticipata al 15 dicembre (non quindi al 15 aprile 2010 come era principalmente previsto) la scadenza per la chiusura della sanatoria con la quale, a seguito del pagamento di una sanzione del 5%, è previsto il rientro o la regolarizzazione di capitali all'estero, e risulteranno non punibili anche taluni reati penali fiscali e societari, fra cui il falso in bilancio; gli intermediari incaricati delle procedure di rimpatrio e regolarizzazione sono altresì esentati dall'obbligo di segnalazione a fini di lotta al riciclaggio. Ampliata infine la platea dei destinatari della norma che comprende anche le società partecipate o collegate all'estero. Il provvedimento è applicabile a quei soggetti che alla data di presentazione della dichiarazione riservata, a partire dal 15 settembre non abbiano procedimenti in corso.
Critiche le opposizioni, con il PD che non si è presentato al momento del voto e l’IDV che ha esposto cartelli con su scritto “I mafiosi e evasori ringraziano”. Il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha invece rinviato una sua opinione a quando la procedura istituzionale gli porgerà il testo da valutare; ma la firma da parte sua è ormai tristemente scontata.
Un nuovo regalo agli evasori, che così si troveranno arricchiti senza pagare granché di multa (un irrisorio 5%), e a coloro che si sono resi protagonisti di reati fiscali e societari, tra cui il falso in bilancio. Mentre chi paga puntualmente le tasse, anche finendo per indebitarsi, riceverà un nuovo schiaffo morale e penserà ancora una volta “il fesso sono io…”. Ha scritto bene l’IDV: “i mafiosi e gli evasori ringrazieranno”; del resto non è difficile spiegarsi il puntuale successo elettorale del PdL (prima Forza Italia)nel Sud Italia.
Tremonti, l’uomo della finanza creativa, o se vogliamo, del condono facile…
