Qui racconterò le mie verità, le verità SUPPOSTE...
"E ho ancora la forza di scegliere parole, per gioco o per il gusto di potermi sfogare... Perchè, che piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare..."
(Luciano Ligabue)

Utente: LucaScialo
Nome: Luca Scialò
Ho 28 anni, di Napoli, Sociologo, scrittore ed Operatore sociale.
Ho pubblicato cinque libri (di cui troverete i relativi Banner su questo lato scorrendo il Blog, per eventualmente poterli acquistare):
1."LE STRAGI DIMENTICATE" sul Terrorismo di estrema destra attivo in Italia tra gli anni '60 e gli anni '80;
2."IL CROLLO DELLE CERTEZZE", ossia una mia analisi sociologica sui processi che hanno caratterizzato l'approdo all'attuale società contemporanea;
3."ADDIO ALLE ARMI", analisi storica dei principali partiti di massa di destra e di sinistra, fino all'epilogo attuale.
4."ALL'ITALIA", raccolta di foto a monumenti o bellezze naturali scattate in giro per l'Italia tra il 2003 e il 2008.
5."IL CAPITALISMO AVEVA VINTO", Cronistoria del trionfo prima, ed il crollo poi, di un’ideologia che, dopo aver perso il suo principale avversario crollato sulle proprie gambe, il Comunismo, sembrava ormai destinata ad essere il modello dominante per i sistemi socio-economici e culturali del Mondo intero: il Capitalismo.
Cresciuto tra il "comunismo rivoluzionario" di mio padre e la "morale cattolica" di mia madre, politicamente mi descrivo un estimatore del "socialismo europeo", ossia del modo laico-riformista di cambiare la società, con un occhio di riguardo verso i socialmente svantaggiati, senza cercare un "conflitto di classe" con i capitalisti o gli aristocratici, bensì un dialogo costruttivo; nè senza l'appiattimento dell'economia in chiave statalista.
PER CONTATTARMI: lucascialo@virgilio.it



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martedì, 10 novembre 2009

I RESPONSABILI DEI CRIMINI NELLA EX JUGOSLAVIA NON PAGHERANNO MAI SUL SERIO

Biljana Plavsic, ex presidente dei serbi di Bosnia Erzegovina condannata nel 2003 a 11 anni di reclusione per crimini contro l'umanità commessi durante la guerra in Bosnia Erzegovina, è stata rilasciata in Svezia, dove scontava la pena cui l'aveva condannata il Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia.

Plavsic, 79 anni, ha scontato la pena nel carcere di Hinseberg, 200 chilometri ad ovest di Stoccolma. La Svezia aveva recentemente comunicato alla corte dell'Aja della possibilità di un rilascio anticipato per la Plavsic, mossa alla quale la Corte non si era opposta.

La Plavsic aveva riconosciuto le proprie responsabilità in quanto vice presidente dell'autoproclamata repubblica serba di Bosnia nella campagna di persecuzione e pulizia etnica attuata dalle forze serbe contro i musulmani e i croati della ex repubblica jugoslava, la quale portò alla morte di 100.000 persone tra il 1992 e il 1995. Plavsic era diventata presidente della “Republika Srpska” nel 1996 dopo la fine della guerra e la fuga di Radovan Karadzic. Si consegnò volontariamente ai giudici dell'Aja nel 2001 e nell'ottobre del 2002 ha ammesso a propria colpevolezza. Gesto che l’ha salvata a quanto pare.

Radovan Karadzic, arrestato nel luglio del 2008 dopo anni di clandestinità ha invece visto da poco iniziare il suo processo presso l’Aja; processo che però è stato già rinviato due volte poiché l’imputato non si è presentato, né vuole un avvocato. I giudici hanno comunque fatto sapere che il processo andrà avanti, con o senza un avvocato d’ufficio per Karadzic, ma soprattutto, con o senza quest’ultimo, imputato principale. Pare però che si sia convinto a collaborare.

Nel 1989 fu tra i protagonisti della fondazione in Bosnia Erzegovina del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) che si proponeva di proteggere e rafforzare gli interessi dei serbi di Bosnia Erzegovina. Il 3 marzo 1992 un referendum cui avevano partecipato solo i croato-bosniaci e i bosniaci musulmani (mentre era stato boicottato dai serbi di Bosnia), sancì l'indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia. Poco più di un mese dopo la Bosnia Erzegovina venne riconosciuta dall'Onu come stato indipendente e sovrano, ma i serbi di Bosnia non riconobbero il nuovo Stato e proclamarono la nascita nei territori a prevalenza serba della Repubblica Serba (Republika Srpska), di cui Karadzic divenne Presidente.

E' accusato di aver ordinato la "pulizia etnica" di popolazioni bosniache e croate. La doppia accusa di genocidio nei suoi confronti è collegata a due terribili momenti del conflitto: la strage di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo. Stragi che mostrarono ancora una volta l’impotenza e l’inefficienza dell’ONU.

A distanza di quasi 15 anni dalla fine di quelle tragiche pagine della storia jugoslava e dell’umanità in generale, non è ancora stata fatta giustizia; con una responsabile che ha scontato solo 9 anni di carcere, e un altro responsabile che, dopo essere riuscito a scappare per oltre 10 anni, ora sbeffeggia il Tribunale penale internazionale contro i crimini di guerra nella ex Jugoslavia (Aja), non presentandosi agli appelli.

(Fonti: LaRepubblica, Wikipedia)


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lunedì, 09 novembre 2009

VENT’ANNI FA CROLLAVA IL MURO DI BERLINO

Vent’anni fa accadeva l’evento destinato a cambiare le sorti politico-economiche del Mondo: la caduta del Muro di Berlino. Tale avvenimento segna la tappa fondamentale di quel processo basato sulla distensione sul piano dei rapporti internazionali tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica1, da ormai trent’anni in piena Guerra Fredda. Un conflitto definito in tale modo poiché due blocchi contrapposti, capeggiati rispettivamente da queste due grandi potenze militari, divisi convenzionalmente secondo la loro posizione geografica, in Ovest (USA, Paesi NATO ed altri Stati filo-americani non membri della NATO) ed Est (URSS, Paesi firmatari del Patto di Varsavia e altri stati filo-sovietici non rientranti in quest’ultimo), diedero vita ad una tensione basata non su una guerra disputata in modo convenzionale, ossia con le armi, ma a colpi di conquiste geografiche, appoggi militari a piccoli Stati impegnati in conflitti qua e là nel Globo, acquisizioni o produzioni di armi sofisticate e ad alto potenziale distruttivo, nonché ricerche scientifiche.

La svolta che favorì la distensione è stata individuata da molti storici e politologi nella nomina a Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS), di Mikail Gorbaciov4, l’11 marzo del 1985, succeduto ad un altro storico Segretario, Leonid Brežnev, il quale durante il suo incarico, portò l’Impero Sovietico

alla stagnazione economica e ad aspri rapporti con gli USA. Gorbaciov, infatti, durante il suo mandato, avviò alcune riforme che portarono lentamente l’Impero sovietico alla sua democratizzazione (ciò gli valse il premio Nobel per la pace nel 1990); riforme riguardanti sia il sistema economico che mediatico.

Altro duro colpo al regime fu la crescente spinta nazionalista ed indipendentista di alcuni Stati federali facenti parte dell’Impero Sovietico, i quali presero coraggio nel

contrastare, almeno politicamente, lo Stato centrista; iniziarono l’Estonia, la Lituania e la Lettonia, poi l'Ucraina, la Georgia e l'Azerbaijan6.

Un accenno va però dedicato anche a ciò che accadde durante gli anni ’80, alla parte convenzionalmente ritenuta avversa agli URSS, ossia gli Stati Uniti D’America.

Nella prima metà degli anni ’80, guardando chi era alla guida rispettiva dei due Paesi, nessuno forse avrebbe scommesso sul disgelo tra USA e URSS. Se infatti quest’ultimo era guidato da Brežnev, un conservatore che come detto portò il Paese alla stagnazione economica e all’inasprimento dei rapporti con gli americani, nel primo le elezioni presidenziali del 1981 furono vinte dall’ex attore Ronald Reagan, repubblicano, dalle idee antistataliste e liberiste (e quindi è facile immaginare

quanto lontane da quelle sovietiche).

Quando Regan entrò in carica, gli USA versavano in un momento economico difficilissimo, Egli così decise di mettere in pratica le teorie liberiste in cui credeva (tra cui la “curva di Laffer”, nonché seguendo la scia di ciò che in Gran Bretagna stava facendo il Primo Ministro liberista Margaret Thatcher), convinto che le tasse americane fossero troppo alte, e una loro diminuzione avrebbe portato ad una crescita delle entrate e a maggiori investimenti, con un effetto benefico per l'economia.

Comunque, la diminuzione delle tasse aumentò i consumi, e contribuì ad invertire la congiuntura economica, e dal 1982 al 1990, gli USA conobbero un periodo di crescita

economica ininterrotto. Il tutto facilitato dal conflitto tra Iran e Iraq, che scatenò una sorta di crisi petrolifera alla rovescia, poiché le due nazioni cominciarono a svendere

sempre più oro nero per finanziare la propria guerra.

Per quanto riguarda la politica estera (che ci riguarda più da vicino ai fini del ragionamento condotto in quest’opera), Reagan inizialmente inasprì fortemente i rapporti con l’Unione Sovietica, da lui definita, nel 1983, come “Impero del Male”; anche con altre potenze europee i rapporti non erano certo facili, in virtù del modo unilaterale da lui scelto per agire nelle questioni internazionali. Di contro, migliorarono molto i rapporti con la Cina, un alleato che Reagan ritenne strategico nella Guerra Fredda contro i sovietici.

Tuttavia, i rapporti con l’URSS migliorarono dopo la nomina di Gorbaciov a Premier, più aperto come detto al mercato e ai rapporti internazionali. Reagan è anche ritenuto il principale fautore della svolta epocale costituita dalla fine del Regime sovietico.

Chissà quanto di vero ci sia in ciò; certo è che senza una forte volontà al cambiamento, interna alla stessa URSS, le cose difficilmente sarebbero cambiate. E’ un po’ come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina.

E’ comunque parere diffuso che l’inizio della fine del Regime Sovietico sia da attribuire al crollo del muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989. Prima di parlare della sua fine, è giusto descriverne l’origine.

Innanzitutto, bisogna dire che il muro fu costruito per impedire la fuga di persone dalla Germania Est comunista. La Germania, infatti, in seguito al Congresso di Yalta poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, fu divisa in 4 aree amministrate dai Paesi ritenuti vincitori della guerra, che così potevano rivalersi sulla Germania ritenuta principale responsabile del conflitto, sotto la guida nazista: Unione Sovietica, Stati Uniti d'America, Regno Unito e Francia (il primo controllava tutta la Germania Est, gli altri la Germania Ovest). Il settore sovietico di Berlino era però di gran lunga il più esteso, e occupava la maggior parte della metà orientale della città, tant’è che Berlino Ovest (amministrata appunto da USA, Francia e Regno Unito)

era in effetti completamente circondata dalla zona destinata ai sovietici.

Inizialmente però, le persone site su territorio tedesco potevano circolare liberamente da una zona all’altra; tuttavia, man mano che la Guerra Fredda entrava nel vivo, ma soprattutto in virtù di un’emigrazione di massa dalla Germania Est a quella Ovest (quest’ultima più ricca e prospera della prima), la Repubblica democratica tedesca

(in sintesi, la Germania Est), innalzò una barriera di filo spinato per dividere anche fisicamente la città di Berlino in due parti, nella notte tra il 12 e il 13 agosto del ’61; ma già dal 15 agosto cominciò a prendere forma un vero e proprio muro di cemento e pietra. Negli anni seguirono costruzioni sempre più imponenti, fino ad arrivare al 1975, anno in cui oltre al muro vi erano recinzioni, trincee anticarro, oltre 300 torri di guardia con cecchini armati, trenta bunker e una strada illuminata per il pattugliamento lunga 177Km.

La vera svolta politica che mise in discussione il muro, non fu la politica interna ed internazionale di Gorbaciov bensì fu un altro avvenimento: il 23 agosto 1989, l'Ungheria rimosse le sue restrizioni al confine con l'Austria, e ciò permise nel mese successivo a ben 13.000 tedeschi dell'Est, di scappare

attraverso l'Ungheria, e agli occhi del Mondo, la Germania Est non poteva più nascondere l’insofferenza del suo popolo. Ma la vera goccia che fece traboccare il vaso, nell’autunno seguente, fu un errore di comunicazione da parte del Governo della Repubblica democratica tedesca, nel concedere permessi per viaggiare nella Germania dell’Ovest; di fatti, alle persone fu detto di poter raggiungere l’altra parte del muro, senza che però i vertici stessi specificassero ancora le restrizioni, le eccezioni, e soprattutto, preparassero al tutto le guardie messe di piantone nei pressi del muro. Così, decine di migliaia di berlinesi dell’Est, avendo visto l’annuncio di Schabowski, Ministro della Propaganda, in diretta alla televisione, si precipitarono inondando i checkpoint e chiedendo di entrare in Berlino Ovest. Le guardie di confine, sorprese, iniziarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che non era più possibile rimandare indietro tale enorme folla vista la mancanza di equipaggiamenti atti a sedare un movimento di tali proporzioni; così si videro costrette ad aprire i checkpoint e far passare i berlinesi dell’Est, che in festa, si

abbracciarono con quelli dell’Ovest. Siamo nel 9 novembre 1989, che di fatto, è considerata la data che sancisce il crollo del muro di Berlino.

Il muro fu dapprima lentamente fatto a pezzi dai Berlinesi stessi e dagli stranieri accorsi lì per portarsi a casa un pezzo di souvenir storico, nei giorni e settimane successive a quell’episodio. Ma ufficialmente il suo abbattimento iniziò il 13 giugno 1990, anche se non è stato abbattuto del tutto, utilizzando alcune parti come luoghi turistici e di memoria.

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 (divenuto di fatto il "Giorno della riunificazione"), quando i cinque stati federali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia), già esistenti nella Repubblica Democratica Tedesca ma aboliti e trasformati in Province, si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest). Dal momento in cui i nuovi cinque Länder entrarono nella Repubblica Federale, l'area di applicazione del Grundgesetz (Legge fondamentale, l'equivalente tedesco della nostra Costituzione) fu semplicemente ampliata ad essi

includendoli.

Il crollo del Muro ebbe un significato non solo fondamentale per la storia politica, culturale, sociale ed economica della Germania, che così poteva ritornare unita e libera dopo quarant’anni di divisione e oppressione comunista (almeno nella parte Est, che di fatto, al momento della riunificazione, si mostrò più arretrata economicamente della parte Ovest), ma anche un significato non certo positivo, come invece fu per la Germania, per la stessa Unione Sovietica, poiché in questo modo, perdeva un simbolo di grande prestigio ed influenza sul piano dei rapporti internazionali.

Ai fini della dissoluzione dell’URSS, oltre ai fatti di politica estera ed economica prima menzionati, ad essere decisivi furono ovviamente i fatti di politica interna; in particolare, un uomo politico su tutti: Boris Eltsin.

La sua carriera politica interna al PCUS è stata caratterizzata dagli scontri con l’ala conservatrice del partito, essendo lui un fervente sostenitore dell’ala radicale

riformatrice; la sua linea ferma e intransigente gli permise di diventare deputato al Congresso del popolo della Federazione nel marzo 1990, e il 29 maggio dello stesso

anno divenne Presidente del Parlamento; nominato poi, il 12 giugno del 1991, Presidente della Federazione russa, eletto a suffragio universale con il 57% dei voti21.

Nonostante la sua contrapposizione con Gorbaciov, paradossalmente, fu egli stesso determinante nella difesa della figura di quest’ultimo, nei giorni del tentato colpo di

stato del 19-21 agosto 1991, quando si schierò apertamente contro i conservatori golpisti, e chiese il ritorno di Gorbaciov, prigioniero nella sua dacia in Crimea da 3

giorni. L’episodio però fu utilizzato da Eltsin per sottolineare la debolezza della figura di Gorbaciov23 (che infatti si dimise a fine dicembre ’91), e la necessità di porre fine all’Unione Sovietica, nonché aumentare i consensi in proprio favore.

L’8 dicembre 1991, i Presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia firmarono a Belavezha il trattato che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico, e di fatto, la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti, cui aderirono altri 8 Stati dell’ex URSS il 21 dicembre dello stesso anno; mentre la Georgia (Stato che si era proclamato indipendente nell’aprile di quell’anno), solo nel ’94. In realtà, la CSI, vista da molti come speranza per un futuro di pace, nonché di prosperità socio-economica per gli stessi Paesi membri (i quali, dopo il crollo della “maschera” dell’URSS, si erano rivelati allo sguardo dell’opinione pubblica in una situazione molto critica da quel punto di vista), mostrò invece la sua debolezza politica, nonché un sostanziale controllo ed ingerenza della Russia nei confronti degli stati ex membri dell’URSS.

Insomma, da questo punto di vista non c’era stata alcuna svolta.

Del resto, oltre alle difficoltà economiche prima accennate, l’iniziale allentamento di un controllo politico-militare forte a livello centrale, aveva disvelato i vari conflitti etnici tra le popolazioni occupanti quei vastissimi territori collocati tra Europa e Asia: basti pensare alle guerre civili in Georgia, Moldavia, Tagikistan, nella regione del

Caucaso, al conflitto tra Armenia e l'Azerbaigian, e forse il più aspro e noto di tutti, al conflitto russo-ceceno.

Il crollo dell’URSS ebbe un effetto domino sugli altri regimi comunisti dell’Est europeo.

Ad anticipare il crollo dell’URSS, ci pensarono gli altri Paesi comunisti del Patto di Varsavia, ossia quel trattato elaborato dal Segretario generale sovietico Nikita

Il primo Paese a rovesciare i comunisti al potere, fu forse quello più travagliato dalle dittature nel corso del ‘900, avendo subito le oppressioni sia naziste, che comuniste: la Polonia; poi toccò all’Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria

Diverso il rovesciamento del regime comunista in Romania, dove Ceausescu, al potere dal 1965, riusciva ancora in quegli anni, a mantenere un certo controllo sul popolo. Poi, il 25 dicembre sempre dell’89, dopo una rivolta popolare in seguito all’arresto di un vescovo, il dittatore e sua moglie furono consegnati dalla polizia all’esercito, e dopo un processo sommario durato meno di un’ora da parte di un tribunale militare improvvisato, la coppia fu condannata a morte e fucilata, da

altrettanti improvvisati esecutori.

Tragica fu anche la rivolta in Albania, dove il regime comunista svelò tutti i limiti e i problemi socioeconomici albanesi, tant’è che tra il ’90 e il ’91, e successivamente nel ’97, seguitarono emigrazioni di massa verso l’Italia (in Puglia, ricorderete i barconi carichi di disperati), e la vicina Grecia.

Ultimo atto importante del crollo dell’URSS fu lo scioglimento del Patto di Varsavia;

con il rovesciamento dei regimi comunisti in tutti i suoi Stati membri, il Patto di Varsavia non aveva più ragion d’essere. Di fatto, il 1º luglio 1991, ne fu firmato a Praga il protocollo ufficiale di scioglimento, e, come segno dei tempi che cambiavano, alcuni anni dopo, ossia il 12 marzo 1999, alcuni ex membri del Patto di Varsavia aderirono alla NATO: Repubblica Ceca (ex Cecoslovacchia), Ungheria e Polonia, quelli che più di tutti, avevano sofferto la repressione sovietica.

Con il crollo del Muro di Berlino, molti credevano che il Mondo avesse vissuto decenni e decenni di pace. Nei fatti, invece, è stato il contrario, visto che tale evento ha “scongelato” e fatto emergere i contrasti tra gli Stati prima subordinati sotto una stessa egemonia (come in Jugoslavia o URSS), oltre poi ad aver fatto perdere agli USA quel contrappeso che ne frenava le operazioni militari, ovvero l’URSS. Giusto per citare qualche conflitto: le due guerre in Iraq, nell’ex Jugoslavia, l’intifada tra Israele e Palestina, il conflitto in Afghanistan, in Cecenia…

Infine, da diversi sondaggi agli abitanti dell’ex Germania est e dalle ultime votazioni presidenziali in Germania, pare proprio che una parte dei tedeschi una volta subordinati all’ex URSS, quasi rimpiangono quegli anni.

Sul crollo del Muro di Berlino e sul susseguente dominio del Capitalismo nel ventennio successivo (fino alla crisi dei mercati finanziari), vi segnalo la mia modesta opera  dal titolo “Il Capitalismo aveva vinto”, acquistabile al seguente link:
http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/il-capitalismo-aveva-vinto/7339723

 


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mercoledì, 21 ottobre 2009

IL TURKMENISTAN E LA SUA DITTATURA BISLACCA

Un regime dittatoriale si sa, tende a trasformare una Nazione a immagine e somiglianza di chi la instaura: ma il caso del Turkmenistan è alquanto estremo e bislacco.

Il Turkmenistan è uno Stato dell'Asia centrale confinante con l'Afghanistan, l'Iran, il Kazakhstan e l'Uzbekistan, e fino al 1991 ha fatto parte dell'Unione Sovietica.

Dopo il crollo dell’URSS, nel Paese è stata instaurata una dittatura monopartitica fortemente personalistica, fondata come per gli altri paesi dell'area, dall'ex capo locale del sistema sovietico Saparmyrat Nyýazow, che ha detenuto la carica vitalizia di Presidente assoluto fino alla sua morte, avvenuta per infarto il 21 dicembre 2006. In base alla costituzione il Capo di Stato e di Governo è vitalizio e detiene poteri esecutivi, legislativi e giudiziari diretti. L'unico partito esistente è il Partito Democratico del Turkmenistan, che raccoglie politicamente tutto il popolo turkmeno. Ma qui viene il bello.

La Dittatura Turkmena è caratterizzata da un'impronta peculiarmente filosofica, basata sul Ruhnama, il Libro d'Oro, ove Niyazow scrisse le proprie teorie filosofiche e politiche, il cui studio è obbligatorio per accedere a qualsivoglia carica pubblica. In base a detti precetti, il Popolo Turkmeno (Turcomanno) deve preservare al massimo i propri costumi da eventuali corruzioni esterne. Da ciò derivano le leggi che vietano le acconciature di capelli e barbe non tipiche del Turkmenistan, le norme che vietano la diffusione di musiche e libri non turkmeni (tra cui l'opera lirica) e tante altre prescrizioni specifiche. Il culto della personalità del Presidente è coltivato in modo massiccio, attraverso varie iniziative pubbliche. Tra queste: la costruzione in ogni città del Paese di statue d'oro raffiguranti il capo che indica il sole (attraverso congegni ad orologeria le statue sono in grado di seguire i movimenti solari); la modifica del calendario utilizzando nuovi nomi per giorni e mesi, tratti dai nomi della famiglia e della corte del Presidente; la diffusione capillare e iperbolica di immagini raffiguranti il Capo; l'esaltazione dei concetti di famiglia e clan del Presidente, anche attraverso l'inaugurazione di una politica matrimoniale (matrimoni d'alleanza) tra famiglie di alto rango dell'area.

Insomma, una dittatura più pittoresca di tante altre esistenti; ma con un elemento in comune con queste ultime: chi è al potere ammalia e lascia nella povertà il popolo, nonostante il Paese goda di risorse naturali abbondanti, come il tanto agognato gas.


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giovedì, 15 ottobre 2009

TURCHIA-ARMENIA VERSO LA RIAPPACIFICAZIONE

Sabato scorso Turchia e Armenia  hanno firmato a Zurigo uno storico accordo che dovrebbe mettere fine a quasi un secolo di recriminazioni per il genocidio degli armeni sotto l’impero ottomano. Ruolo importante  di mediatore è stato svolto dalla Svizzera. Il protocollo, firmato dai rispettivi Ministri degli Esteri dei due Paesi, porterà alla normalizzazione dei loro rapporti diplomatici e commerciali, nonché alla riapertura delle frontiere.

L’UE accoglie con favore questo patto tra i due Paesi, e forse dovrà tenerne presente in sede di decisione relativa alla partecipazione del Paese turco alla Comunità europea, la quale fa registrare ancora molte contrarietà sull’argomento tra i suoi Stati membri, tra cui il nostro Paese.

L’attrito tra i due Stati risale alla prima guerra Mondiale, 1915-1917, quando vi furono massacri e deportazioni di armeni ai tempi dell’Impero Ottomano. Si contano un milione di armeni massacrati e un numero elevatissimo di persone costrette a lasciare il proprio Paese. Solo a partire dal 1991, quando l’Armenia divenne uno Stato indipendente in seguito al crollo dell’URSS, la Turchia ne riconobbe l’indipendenza, ma non vi fu un riavvicinamento concreto poiché gli armeni hanno recriminato un milione di vittime, mentre la Turchia ne riconosceva solo tra le 300 mila e le 500 mila unità.

Passi concreti sono invece avvenuti a partire dal 29 aprile 2005, quando Ankara ha annunciato la possibilità di stabilire relazioni politiche con l’Armenia, e ha proposto l’istituzione di una commissione congiunta di storici per indagare sui massacri. Di lì vi sono stati altri passi, soprattutto dovuti alla spinta di uomini d’affari di entrambi i Paesi ai quali interessa la riapertura delle frontiere tra i due Stati.

Insomma, come spesso è successo durante la storia, è il commercio a smuovere la diplomazia, più del buon senso e il riconoscimento delle proprie colpe tra gli Stati.


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sabato, 10 ottobre 2009

C’ERA UNA VOLTA UN RADICALE PROMETTENTE

Francesco Rutelli, a mio avviso, è uno di quei leader (accezione che non so quanto gli si addice) del centro-sinistra responsabile dello strapotere di cui da diversi anni gode Silvio Berlusconi. Se è vero che durante il primo Governo Prodi (reo di non aver risolto questioni delicate per la Democrazia, quali il conflitto di interessi che riguarda il Cavaliere, pagandone di fatto negli anni successivi un caro prezzo), egli era Sindaco di Roma (carica ricoperta discretamente dal ’93 al 2001), è anche vero che al termine della stessa, fu candidato Premier della coalizione di centro-sinistra anteposto appunto al Cavaliere, e non volle l’alleanza né con Rifondazione comunista, né con l’IDV di Di Pietro; il primo all’epoca viaggiava oltre il 7%, il secondo cominciava a prendere consistenza e simpatie. Un vero suicidio considerando che la sua coalizione perse di circa il 2%.

Di qui, un lungo processo che lo ha portato lentamente alla moderazione e al centrismo: cofondatore nel 2002 della Margherita prima (partito che si propose come il nipote della corrente di sinistra della DC, il quale simbolo era già esistente alle elezioni politiche del 2001), e cofondatore del Partito democratico poi, ponendosi nella corrente moderata e centrista del partito, oppositrice dell’alleanza di quest’ultimo con l’Italia dei valori di Di Pietro e le forze della sinistra massimalista, oltre che oppositore di molte riforme appannaggio dei diritti civili; fino all’occhiolino strizzato ultimamente a Fini e all’UDC di Casini, con tanto di critica alla socialdemocrazia (per lui ormai fallita) e promotore di un nuovo moderatismo.

Ma la trasformazione in chiave quasi clericale di un promettente “new lab” degli anni ’90, che molti paragonarono all’epoca a Clinton e Blair, può essere maggiormente compresa se si analizza brevemente la sua carriera politica (fonte Wikipedia):

-Negli anni ’70 si iscrive al Partito radicale, avvicinandosi di fatto alla politica attiva. Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale. Nel 1983 viene eletto alla Camera dei Deputati, diventando anche Presidente del Gruppo Parlamentare radicale. Manterrà la carica di deputato fino al 1990, quando poi la cedette ad Emma Bonino per il principio di rotazione dell'incarico. In quegli anni è stato capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali.

-Nel maggio ’89, Rutelli, insieme ad altri radicali ecologisti e progressisti, fondò i Verdi Arcobaleno, movimento che si batteva per tematiche soprattutto ambientaliste. Nelle file della Federazione dei Verdi, Rutelli venne eletto dapprima coordinatore nazionale, e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera. Poi come detto, arrivò l’elezione a Sindaco di Roma nel 1993 (contro Gianfranco Fini, all’epoca ancora orgogliosamente missino) e la sconfitta alle elezioni politiche del 2001nelle vesti di candidato Premier.

-Nel 2002 contribuisce a condurre i Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centro-sinistra "Democrazia è libertà - La Margherita", di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007. Un partito come detto, che si propose quale erede della corrente di sinistra della DC. Nelle file della Margherita, fu promosso come Vicepresidente del Consiglio (insieme a Massimo D'Alema) e Ministro per i Beni e le attività Culturali nel Governo Prodi II, che però durò solo meno di due anni. Nel 2004 è tra i cofondatori del Partito democratico europeo, partito che si colloca tutt’ora a metà strada tra i popolari europei e i socialisti europei; ne è oggi il co-presidente insieme a François Bayrou.

-Dal 2007 è tra i fondatori e leader del PD, mentre nel 2008 perse l’elezione a Sindaco di Roma, riprovandoci dopo 6 anni. Attualmente ricopre l’incarico di senatore e presiede il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, oltre ad essere europarlamentare.

 

E’ vero che in politica la coerenza delle proprie idee è una virtù di pochi, e che il buon Francesco proviene da una famiglia di cattolici praticanti, però passare dall’essere un fervente radicale laico negli anni ’80 e ambientalista attivista negli anni ’90, ad un democristiano moderato, sinceramente ce ne vuole. Se si fa caso alla sua storia politica, si noterà come Rutelli (o “bellu guaglione” per usare un nomignolo coniato da Prodi) sia passato da un partito all’altro diventandone sempre poi un leader, anzi essendo sempre lui uno dei suoi co-fondatori; per la solita sete dei nostri politici di vedere la politica come una carriera da scalare, arrivando a rinnegare anche i propri ideali d’origine.

Un po’ come ha fatto Fini, in una conversione al centro che oggi li vede strizzarsi l’occhio e piacersi l’un l’altro; mascherando il loro opportunismo con una più buonista “collaborazione di buon senso con gli avversari”.


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martedì, 29 settembre 2009

L’IRAN SI STA ATTREZZANDO

L’iran, uno degli avversari più ostili rimasti agli USA, ha provato in questi giorni due missili atomici di breve raggio e due di lungo raggio, questi ultimi, secondo gli esperti, capaci di colpire Israele e le basi americane del Golfo. Ahmadinejad ha inoltre detto che il suo Paese dispone di una seconda centrale nucleare, e di essere disponibile a farla visitare agli osservatori internazionali. Il tutto, proprio dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva partorito una risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Obama ha già fatto sapere di non escludere anche l’estrema via dell’uso delle armi, non differenziandosi in questo con il suo predecessore e poco rimpianto George Bush.

Ovviamente condanno la corsa all’armamento nucleare dell’Iran, ma non posso del tutto biasimarlo, considerando ciò che sta succedendo in Medioriente. Basta guardare questa cartina geografica per notare come lo Stato nel quale da trent’anni comandano gli estimatori dello Ayatollah Khomeini, sia stato  gradualmente accerchiato da Stati filoamericani: vuoi tramite vecchi accordi politico-commerciali (Egitto, Arabia Saudita, Qatar e Dubai); vuoi per amicizie fin dalla nascita di essi (vedi lo Stato d’Israele piazzato lì proprio dagli United States); vuoi per conquiste militari recenti (vedi Afghanistan, Iraq e Kuwait); vuoi per passaggi di piccoli stati dall’orbita sovietica a quella americana (Armenia e Arzebaijan).


Pertanto, lo Stato iraniano, sentendo sul proprio collo il fiatone degli USA, pronti ad interferire sulla politica interna di uno Stato con le buone (tramite i servizi segreti, come è successo anche in Italia o sovente in quelli latinoamericani) o con le cattive (tramite operazioni militari), si arrogano il diritto di utilizzare anche l’atomica per difendersi…


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mercoledì, 23 settembre 2009

SABATO, DOMENICA E LUNEDI'

Il ministro della Pubblica amministrazione e dell’innovazione, Renato Brunetta, ha attaccato duramente, a colpi del suo solito populismo, le élite che vivono di rendita (ovvero i banchieri), le quali, insieme ad una sinistra che il Ministro ha definito parassitaria e fondamentalista, stanno stringendo un rapporto di collaborazione che definisce “una miscela mostruosa”, atta a ribaltare la Democrazia con un colpo di Stato.

Il duro affondo è iniziato sabato scorso, durante un convegno del Pdl a Cortina, dove il Ministro ha detto anche che una parte della sinistra deve andare a morire ammazzata; poi ha confermato le sue parole il giorno dopo via radio, affermando che con lui è d’accordo anche Luca Cordero di Montezemolo; infine, lunedì ha ribadito il suo concetto a Mattino5 su Canale 5 (una sorta di scopiazzamento dello storico Uno mattina in onda su Raiuno), affermando che quando questo Governo ha iniziato a togliere l'aria e l'acqua ai banchieri, essi non hanno capito più niente e si sono appoggiate a quella sinistra traumatizzata dal crollo del muro di Berlino e si è formata una miscela mostruosa, ricordando i banchieri in fila a votare alle primarie di Prodi.

Questo non è certo il primo affondo degno di nota, almeno per la sua veemenza verbale, del Ministro Brunetta (nemico dichiarato dei parassiti della pubblica amministrazione), avendo attaccato prima i baroni delle università, poi i dipendenti statali, i maestri d’orchestra, e altro che mi sfugge. Le sue sparate hanno un fondo di verità, anche perché sono il primo a dire che nella pubblica amministrazione molti beccano solo lo stipendio a fine mese senza far nulla, provocando disservizio ai cittadini, e dispendio di risorse pubbliche; quanti di noi, di fatto, si sono trovati a fare i conti con i disservizi della pubblica amministrazione, o hanno definito, almeno una volta nella propria vita, qualche professionista della P.A. come parassita. Ma ho anche sempre detto che la sua lotta ai pigroni dipendenti statali, sarebbe credibile se egli ci mettesse lo stesso impegno, e non solo a parole, anche per i tanti parlamentari suoi colleghi, i quali dopo 6 mesi di permanenza nelle Camere, hanno diritto ad una congrua pensione, percepiscono decine di milioni di euro al mese ai quali vanno aggiunti i redditi derivati da loro lavori privati (essendo quasi tutti liberi professionisti o dipendenti statali); il tutto meritato con solo 1 o 2 presenze alla settimana tra i banchi del parlamento. Io lì si che ci vedrei i tornelli per controllarne le entrate e le uscite.

Ritornando all’ultimo affondo, è vero che ci sono soggetti dell’alta finanza che hanno guadagnato oltremisura negli ultimi anni, soprattutto tra gli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, anche grazie alle tasse evase, alle agevolazioni fiscali, ai capitali portati nei Paradisi fiscali, ecc.. e che ci sono settori vicini alla sinistra che negli stessi anni hanno utilizzato le istituzioni pubbliche per uno scambio voto-lavoro, o che hanno usufruito di fondi a pioggia, o che oggi sono usciti dalla scena politica che conta e quindi cercano il modo per rientrarci, anche non tramite elezioni. Ma ricordo al Ministro Brunetta che la storia ci insegna che la maggior parte dei colpi di Stato sono avvenuti “da destra”, mediante l’appoggio dei mezzi di produzione e del capitale, e/o dei servizi segreti; o tutt’al più, tali mezzi poco democratici sono serviti per preservare il potere politico vigente, appannaggio dei più forti. E anche in Italia, i colpi di stato riusciti o tentati, sono arrivati sempre da destra: Il Fascismo nel 1922 e la Strategia della tensione, nella seconda metà del ‘900.

Quindi caro Brunetta, studi un po’ di storia oltre a cavalcare il populismo; e abbassi i toni, perché ora non è più un professore che parla ad una manciata di studenti “figli di papà”, ma è un Ministro della Repubblica italiana, ovvero di tutti gli italiani.


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mercoledì, 16 settembre 2009

VIVIAMO IN UNA DITTATURA MORBIDA

Ciò che si è consumato ieri sera è un altro chiaro esempio di come viviamo in un regime basato su una dittatura morbida, definita tale perché più latente, lenta nel suo incedere, ma non meno efficace nel tempo nel suo fare persuasorio, di una dittatura ufficiale, palese e violenta. Anzi se quest’ultima può trovare maggiore opposizione e ostacoli date le sue caratteristiche, la prima trova vita facile poiché illude i suoi subordinati di vivere nel pieno dei propri diritti e della propria libertà decisoria. Comunque, un regime dittatoriale che si rispetti, a prescindere dalla propria natura, utilizza i media come strumento di diffusione delle proprie idee, per ottenere consenso e nascondere i reali problemi delle persone: i regimi della prima metà del ‘900 utilizzavano la radio, il Cinema e i comizi in Piazza per ottenere consenso e l’assuefazione della gente; i regimi della seconda metà del ‘900 hanno utilizzato, oltre questi media, anche la televisione, mezzo molto più potente e suggestivo dei primi tre.

 

E così, Berlusconi, che ha basato il suo potere sul bombardamento mediatico delle sue reti private prima e, andando al Governo, anche quelle pubbliche poi, le quali si basano (anche se sempre più in minore parte) sui nostri contributi, continua ad utilizzare la Tv per mantenere saldo questo potere, approfittando anche del fatto che in Italia si usa ancora poco per fini informativi, uno strumento come internet, che può diventare il nuovo media cui basare un regime del Terzo millennio. Infatti, per mostrare quanto di buono ha fatto il suo Governo per gli abruzzesi colpiti dal terremoto, si è fatto dedicare una trasmissione in prima serata di “Porta a porta” (diventata ormai il megafono del Governo), nel quale sono andate in onda le immagini delle nuove case consegnate ai terremotati, e le varie ricostruzioni delle zone colpite; il tutto ottenuto grazie all’impegno della Protezione civile, la Croce rossa e alcuni Paesi stranieri (ossia i nostri contributi e altri debiti coi Paesi stranieri, su tutti l’America).
"Fortunatamente" però la trasmissione è stata un flop, con solo il 13,47% di share (poco più di 3 milioni di spettatori), contro l'oltre 22% di share di Canale 5, o il 12% di share di Raidue e Canale5. Insomma, gli italiani si sono stancati dei "bagni di folla" mediatica del Premier.

 

Così, ha fatto spostare a giovedì dal palinsesto della Rai, la trasmissione in onda su Raitre, “Ballarò”, e da quello di Mediaset, “Matrix”, cui esordio è stato spostato al 21 settembre. In quest’ultimo caso poi, l’ironia della sorte ha voluto che la trasmissione si doveva occupare proprio di libertà di stampa, con ospiti in studio quali: Maurizio Gasparri, Paolo Gentiloni, la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio, il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini e il vice di Libero Franco Bechis, l’opinionista del Corriere della Sera Beppe Severgnini e, dulcis in fundo, il direttore del Giornale Vittorio Feltri. Infine, per quanto concerne “Anno Zero”, manca una settimana al debutto, ma il contratto di Travaglio ancora non si vede. E Santoro, senza il giornalista, ha già detto che non partirà. Oltretutto, pare che sia a rischio anche report, interessantissima trasmissione in onda su Raitre di domenica in prima serata.

 

Il presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli, ha anticipato di una settimana la prossima riunione della Commissione. Ma servirà a poco. Il teatrino messo in piedi dal Cavaliere, l’ennesimo, si è già consumato nelle case di milioni di italiani.

 

Ora, se qualcuno di voi ritiene esagerato definire dittatura morbida l’operato di un Governo che decide il palinsesto dei principali canali televisivi, pubblici e privati, per mostrare il proprio operato, allora mi dica come devo definire tutto ciò. Avevamo già assaggiato il centro-destra al potere, quando ad inizio 2000 fece fuori Biagi, Santoro, Luttazzi e la Guzzanti dalla Rai. Ma gli italiani sono un popolo senza memoria, disinteressato e menefreghista.


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martedì, 15 settembre 2009

CONCORSO "PINGUINI NEL DESERTO"

L’associazione “PianetaDown” (www.pianetadown.org) con sede in Pescara, con il Patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca indice la prima edizione del concorso “Pinguini nel deserto”, aperto alle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale italiano, che si terrà dal 13-09-2009 al 5-12-2009.

 

Regolamento

 

1. Oggetto del concorso

Pinguini nel deserto” vuole essere l’occasione per una riflessione di gruppo sulla disabilità intellettiva-relazionale, con particolare riferimento alla Sindrome di Down.

Qual è la percezione che si ha a livello individuale e di gruppo della disabilità intellettiva? Quali sentimenti istintivi genera l’incontro-scontro con essa nella realtà quotidiana? Quali le dinamiche di esclusione e di inclusione che si sviluppano a livello personale e di gruppo? Come favorire queste ultime a scapito delle prime? Quali strumenti abbiamo a disposizione e quali sarebbero necessari?

 

La riflessione dovrà essere proposta e condivisa attraverso l’utilizzo di forme artistico-espressive (così come previste nel punto 5), a partire da una “traccia” data, consistente in un’immagine allegata al presente bando di concorso, e nel suo breve commento.

 

2. Partecipazione

Il concorso è riservato alle classi delle Scuole materne, primarie e secondarie di ogni ordine e grado presenti sul territorio nazionale Italiano. Proprio per favorire la riflessione comune a beneficio dell’inclusione delle persone con Sindrome di Down o altra disabilità intellettivo-relazionale, è ammessa la sola partecipazione a livello di classe (tutti i partecipanti del gruppo devono rispondere ai requisiti di partecipazione richiesti dal concorso). Per ogni iscrizione dovrà essere indicato il nome ed il recapito mail di una persona di riferimento, maggiorenne, che fungerà da interlocutore e da responsabile a tutti gli effetti nei confronti degli organizzatori del concorso e che sarà il solo soggetto legittimato al ritiro di eventuali premi.

 

3. Opere inedite

Gli elaborati presentati devono essere originali e inediti, sviluppati espressamente per il concorso in oggetto. La non conformità a tali requisiti, a insindacabile giudizio della Giuria, prevede l’esclusione dei partecipanti dal concorso o, qualora la non conformità dovesse emergere successivamente, l’annullamento dei riconoscimenti eventualmente assegnati, con obbligo di restituzione di quanto eventualmente percepito.

Si fa presente che ogni soggetto partecipante è responsabile di quanto presentato e perciò garante dell’utilizzo di materiale libero da copyright-diritti d’autore (immagini, testi), e che l’Associazione non risponderà in alcun modo delle eventuali violazioni in tal senso.

 

4. Iscrizione e consegna dei lavori

L’iscrizione al concorso avverrà consegnando il lavoro entro le 12.00 del giorno 05-12-2009, preferibilmente via posta elettronica all’indirizzo pinguinineldeserto@pianetadown.org, oppure via posta ordinaria su supporto informatico (CD-DVD) adeguatamente protetto dai danneggiamenti accidentali al seguente indirizzo, Sede dell’Associazione:

 

Associazione Pianeta Down – Concorso “Pinguini nel deserto”

C.da Seta 37 bis -83040 Conza della Campania AV

 

Congiuntamente al lavoro dovrà pervenire la domanda di iscrizione al concorso, compilata in ogni sua parte.

Per i lavori spediti via posta farà fede il timbro dell’ufficio postale.

L’iscrizione al concorso è gratuita.

 

5 Tecniche e categorie

Il Concorso, nella sua prima edizione avrà una categoria “unica”, a carattere letterario-figurativo.

Partendo dal disegno e dal testo esplicativo allegato al presente bando, i soggetti partecipanti dovranno sviluppare, attraverso metodi e modalità che favoriscano la partecipazione attiva di tutta la classe (ad esempio per la scuola dell’infanzia la forma letteraria della favola, piuttosto che il racconto,  oppure il saggio per le scuole secondarie), ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel punto 1 del seguente Regolamento, un elaborato letterario a piacere, eventualmente arricchito di una parte grafica (disegni, fotografie, etc).

L’elaborato, che dovrà essere fornito in formato .doc (Microsoft Word) non potrà superare le venti cartelle da 2000 battute inclusi gli spazi.

Sul sito dell’Associazione è scaricabile un modello del formato, impostato secondo questi parametri, al seguente indirizzo:  www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/formato.doc

 

6 Riunioni della giuria

La Giuria effettuerà tre sessioni di giudizio. Nella prima si valuterà se gli elaborati pervenuti siano conformi al regolamento del presente bando.

Nella seconda verrà effettuata una prima selezione delle opere più meritevoli (almeno cinque per ogni grado scolastico, con tutte le categorie rappresentate).

La terza sessione decreterà i vincitori previsti nel presente regolamento.

La Giuria validamente costituita potrà deliberare a maggioranza dei presenti. Le deliberazioni della Giuria e le motivazioni dei premi assegnati verranno trascritte su apposito verbale e pubblicate sul sito internet dell’Associazione www.pianetadown.org.

 

7. Composizione della giuria

Le prime due sessioni di giudizio saranno svolte direttamente dai membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Pianeta Down. La giuria finale sarà composta da 7 giurati, due dei quali dovranno far parte dell’Associazione Pianeta Down.

Sarà cura del comitato organizzatore del concorso il coinvolgimento di altri componenti qualora si verificasse la necessità di operare sostituzioni.

 

8. Esito del concorso

L’esito del concorso sarà comunicato via e-mail e lettera raccomandata ai concorrenti vincitori entro il 28-02-2010; i risultati saranno inoltre pubblicati sul sito internet dell’Associazione (www.pianetadown.org)

 

9. Premi

I premi sono costituiti da buoni per l’acquisto di materiale didattico e/o per il tempo libero, da utilizzare preferibilmente a favore di progetti di integrazione ed inclusione, a scelta dei vincitori.

Sono previsti due premi per ogni ordine di scuola (dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado), senza distinzione in categorie

 

1° Premio = buono per il valore di 1200 Euro

2° Premio = buono per il valore di 800 Euro

 

A questi si aggiungerà un primo premio “assoluto” scelto tra i vincitori dei primi premi nei singoli ordini scolastici per il valore di 800 Euro (aggiuntivi rispetto ai 1200 già vinti), per un totale di 9 premi.

 

I lavori premiati, insieme con gli altri lavori ritenuti eventualmente meritevoli, potranno essere pubblicati a cura dell’Associazione Pianeta Down, su un volume dedicato, con lo scopo di diffondere attraverso gli elaborati risultati vincitori la cultura della “non-diversità” ed il riconoscimento delle differenze personali come “valore”.

 

Ad insindacabile giudizio della Giuria, qualora non ci fossero lavori meritevoli, i premi potranno non essere assegnati, in tutto o in parte.

 

10. Premiazione

La premiazione avverrà nel periodo aprile-maggio 2010, in luogo e orario da definire da parte del comitato organizzatore, che provvederà a darne comunicazione ai vincitori e pubblicità sul sito www.pianetadown.org . I premi verranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia. E’ fatto obbligo per questo motivo che i rappresentanti responsabili (vedi punto 2-Partecipazione) delle classi vincitrici, o un loro delegato munito di regolare delega al ritiro, siano presenti alla cerimonia stessa.

I premi eventualmente non ritirati andranno ad alimentare il monte premi della prossima edizione del concorso.

 

11. Le opere del concorso

I progetti artistici non verranno restituiti agli autori e diventeranno patrimonio dell’Associazione Pianeta Down. Essi potranno essere utilizzati per pubblicazioni o convegni sempre nel rispetto degli scopi dell’associazione.

 

12. Accettazione del bando

La partecipazione al concorso da parte del candidato presuppone la totale accettazione del presente bando.

 

13. Segreteria del concorso e informazioni

Eventuali chiarimenti possono essere richiesti via mail alla segreteria organizzativa del concorso, presso l’Associazione Pianeta Down al seguente indirizzo: pinguinineldeserto@pianetadown.org

 

Il presente bando del concorso è pubblicato sul sito internet al seguente indirizzo:

www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/bando.pdf

 

Scarica qui la scheda di iscrizione

www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/scheda-iscrizione.doc

 

Scarica qui la “traccia” di partenza dalla quale sviluppare l’elaborato

www.pianetadown.org/pinguinineldeserto/traccia.pdf



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sabato, 12 settembre 2009

IL MIO 11 SETTEMBRE

Ieri, il Mondo ha ricordato ciò che successe 8 anni fa, ossia l’attentato alle Twin Towers di New York, simbolo del potere economico statunitense. Tragedia di cui sono stati incolpati i terroristi islamici, ma ci sono alcune tracce che portano a pensare che l'intellighenzia americana sapeva, anzi avrebbe coperto perfino i terroristi o quanto meno, li avrebbe comunque addestrati inconsapevolmente, nella CIA anni prima. Ancora peggio, ci sono pubblicazioni ufficiali di alcune riunioni, nelle quali bene si deduce come l’America stesse cercando un pretesto per muovere guerra all’Afghanistan, e in seconda istanza, all’Iraq. La più palese si riferisce all’intervento di John J. Maresca, vicepresidente delle relazioni internazionali di Unocal Corporation, una delle principali compagnie mondiali nel campo delle risorse energetiche e dei progetti, si presentò il 12 febbraio 1998 davanti al sottocomitato del Congresso degli Stati Uniti per l’Asia e il Pacifico, per parlare proprio dei progetti della Unocal e delle altre compagnie petrolifere sugli idrocarburi dell’Asia centrale, progetti ai quali Maresca lavorava dal 1994.

Ma come ormai mia consuetudine da due anni a questa parte, vorrei parlare del “mio” 11 settembre, quello del 1973, quando in Cile, le forze armate capeggiate dal generale Augusto Pinochet, dichiararono illegittimo il governo del socialista Salvator Allende e decisero di prendere il potere. Il Presidente non accettò alcun compromesso con i militari e si rifugiò con i suoi fedelissimi all'interno della Moneda, cioè il Parlamento cileno. I golpisti, così, prima presidiarono con i carroarmati le strade e circondarono il palazzo presidenziale tentando di stanare i rifugiato, poi lo stesso palazzo venne bombardato dagli aerei militari. Il tutto sotto la benedizione del Governo americano Nixon, che vedeva il governo Allende come una minaccia da schiacciare. Insomma, un altro 11 settembre provocato, in un modo o nell'altro, dagli Americani.

Allende per me va ricordato per il coraggioso tentativo di instaurare un Governo socialista senza uso delle armi, come invece era stato fatto in altri Paesi, anche a lui molto vicini (esempio lampante Cuba). Allende aveva scelto la strada delle democratiche elezioni, portando un miglioramento anche per le classi socialmente svantaggiate, quali quella operaia e contadina, da sempre messi al bando dai proprietari terrieri o industriali. Il suo progetto democratico, proprio perché non si basava sulla guerriglia urbana, come invece a Cuba ad esempio, durò solo 3 anni, fino al sopracitato giorno drammatico. Quando poi, la buona volontà e l'onesta politica, furono sconfitte dal potere economico e militare.

Questo è il mio 11 settembre...Anche se molti legami con l'altro, più famoso, non mancano...Il più importante, la volontà del Paese più potente del Mondo, di far restare poveri e svantaggiati determinati Paesi per sfruttarne le naturali potenzialità (soprattutto in America latina e Africa centrale), e di creare determinati eventi che giustificassero determinate azioni future.

A chi fosse interessato a conoscere la storia di Salvador Allende, invito a vedere il film "Salvador Allende", che ben racconta il Cile dell'epoca e la sfida di Allende, fino alla sua sconfitta; tutto tramite le testimonianze di chi l'ha conosciuto.


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